Presentazione di “Strati” di Joe Ross

Sabato 16 giugno 2007, ore 20:00
Camera verde
[ via G.Miani 20, ROMA ]

presentazione e lettura di

STRATI

di Joe Ross

Poesie in inglese, con traduzione italiana a fronte a cura di Marco Giovenale e Andrea Raos.
Collana FELIX (http://felixseries.blogspot.com), edizioni La camera verde, Roma 2007

Autore e traduttori leggeranno i testi in inglese e in italiano

*

Joe Ross, statunitense, vive attualmente a Parigi. Ha pubblicato “Guards of the Heart: Four Plays” (Sun & Moon Press, 1990), “How to Write; or, I used to be in love with my jailer” (Texture Press, 1992), “An American Voyage” (Sun & Moon Press, 1993), “Push” (Leave Books, 1994), “De-flections” (Poets & Poets Press, 1994), “Full Silence” (Upper Limit Music Press, 1995), “The Fuzzy Logic Series” (Texture Press, 1996), “The Wood Series” (Seeing Eye Books, 1997), “Strata” (per Subpoetics, progetto personale, 1998), “EQUATIONS = equals” (Green Integer Press, 2004).

*

http://felixseries.blogspot.com

per richiedere i libretti felix o avere informazioni: tel. 3405263877 (= Camera verde)

22 Commenti

  1. Ammiro il lavoro di Andrea Raos. Conosco la sua sensibilità e la sua intelligenza. Mi rammento aver letto l’anno scorso una traduzione di Joe Ross, l’ho letto in un momento di mestizia.
    Tradurre poesia è un’arte acrobatica.

    In bocca al lupo!

  2. Alessandro, Alessandro, che dici?
    L’inglese è una lingua troppo potente. Il lavoro di Andrea Raos e di Marco Giovenale è bello. Sono francese e non conosco Joe Ross nella mia lingua o nella lingua inglese. E’ una manera di fare conoscere un poeta, no?
    Per me l’inglese non è UNIVERSALE. E’ una bella lingua certo: mio padre era professore di inglese, mia sorella anche ,e… Mia nipotina è francese/ irlandese.
    Preferisco la lingua italiana! Che significa Lesbicare?

  3. Véronique Vergé
    La vera poesia è intraducibile. Non si può scrivere un verso in una lingua, pensando alla sua traducibilità. Tanto vale scrivere versi in una lingua che tutti conoscono. L’Inglese. La poesia oggi o parla il linguaggio universale dell’arte o è solo folklore.

  4. Sì. Certo. Anche il folklore ha il suo fascino. Il dramma è che una città come Parigi sta diventando pittoresca. Lo dico con amarezza. Della cultura francese mi sono nutrito fin da ragazzino. Oggi solo in province come Rotterdam mi sento veramente a casa mia. Gli altri continuino pure a godere delle peculiarità dei paesaggi più suggestivi. Non io.

  5. Ottima idea, Morgillo. Buon lavoro (senza ironia).

    ps: alla fine del suo commento Véronique ti ha posto una domanda pertinente. Perché non le rispondi? O perché, in alternativa, non eviti di dire stupidaggini?

  6. P.S. Signor Raos, invece di postare commenti senza qualità, perché non ci racconta di sabato… Già mi figuro la scena: qualche baraccona romana che appena acchiappava la parolina in Inglese volteggiava la testa in estasi.

  7. bene bene bene…

    è possibile avere una veduta della “camera verde”?

    naturalmente occupata dai personaggi di cui trattasi in STRATI.

    :)

  8. Alessandro,

    Che bella definizione! Lesbicare… C’è grazia nel gesto di leccare, vero? Una grazia tutta femminile.
    Scusi non vedo “narcisismo” nella lettura publica dei poemi: tradurre implica un’ascolto generoso a una voce straniera. E’ un dono d’amore dalla lingua originale del poeta verso la madre lingua del traduttore: un va e vieni da una riva all’oltra…

  9. cronaca autentica.
    sì, piacevole serata. joe roos
    grande poeta e performer,
    degno di ginsberg, che conobbe.
    presenti tra il pubblico altri poeti,
    cosimo ortesta e alexandra petrova,
    che pare uscita da solaris di tarkovskij,
    cineasta molto amato in camera verde.
    poi ubriacatura 1 da peppe (trattoria)
    di vino bianco fresco,
    ubriacatura 2 da luigi (abitazione)
    di rhum e vodka. effeffe,
    crollato nella peugeot lanciata verso rebibbia,
    russava alle spalle della russa.
    l’ultimo ‘notte
    alle 5 del mattino.

  10. devo dire che ho trovato gli interventi di Morgillo (nome letto ora per la prima volta) molto divertenti e intelligenti. non capisco perché Raos lo accusi di scrivere “stupidaggini”. chiarisca.

    lorenzo carlucci

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Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato il volume collettivo Teoria & poesia, Biblion, 2018. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.