La Comunarda (canzone in Si minore)

18 dicembre 2007
Pubblicato da

di Francesco Forlani e Marco Rovelli 

 

Furia barricadera degli amori

Il tempo en rouge et noir confonde voci

e l’alba con la sera en bandolieres

I canti comunardi

scavano miniere erigono palazzi

sui boulevard della collina

E coi ragazzi in cima ad alzare un drappo nero

sul passato espirato con Lecomte

Si fermino all’ora gli orologi

oggi inizia un tempo nuovo in questa festa

e viva ciò che resta!

Abracadabrantesque, scrive il poeta

sul selciato in fiamme di Parigi

in questa evidente primavera!

Baciami Juliette se si fa sera

resta Menilmontant resiste ai tuoni

e ai lampi dei cannoni

E le baionette come un muro su a Montmartre

Michelle cantami ancora

il canto comunard

Il tuo nome è segnato a dito sul vetro

forse è come Dio, e al mio soffio si schiude

è un volto che ride, o un rigo di luce

io rido al tuo riso che mi dice sì.

Lo spettro si aggira per le piazze

all’hotel de ville in fiamme

appare agli orologi a saint Lazare

La ghigliottina brucia sotto gli occhi di Voltaire

mentre canta Louise Michel

mai più carne all’uomo e schiavi ai re.

Juliette tu sei la rosa come il pane

libertà di maggio

antica sposa floreale allez Michelle

versami da bere Côtes-du-Rhône di botte scura

perché su queste mura

si vive o si muore ma senza più paura

Il tuo nome è segnato a dito sul vetro

forse è come Dio, e al mio soffio si schiude

è un volto che ride, o un rigo di luce

io rido al tuo riso che mi dice sì.

E tra i tamburi il soffio di mille respiri

canti liberi e stendardi come un cielo

suono dei liberi e amore di corpi vivi

tra i tamburi il soffio di mille respiri

(seguirà mp3…)

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7 Responses to La Comunarda (canzone in Si minore)

  1. vero il 18 dicembre 2007 alle 17:03

    Bruciata

    Quando hai detto
    Ti tengo
    Il piede sopra il picco maggiore e primo
    E quello minore dopo
    Mentre il filo scheggiato del cardo mi entra nel palmo
    Tra scarpa e piede.
    Quando hai detto
    Ti tengo
    La vita d’uccello
    D’alta quota restava impigliata tra roccia e roccia
    Sbattendo l’ala di un’eco breve e gaia.
    Quando hai detto
    Ti tengo
    L’anima floscia galleggia sul mio petto
    Mi punge d’argento e gonfia di dolorose spighe
    E sbatto gambe indietreggiando nel vuoto e sbatto braccia
    Vissute di nuovo.
    Ferisco le mani sul destino del mondo, la pietra è un osso
    Di gomma e bosco. L’acqua mi cola come sangue sbagliato, come
    Morte inattiva, come fiato pallido.
    Dall’altra riva mi guardi e il gesto è di presa
    Con la mano arpionata al vento e la maschera che trema.
    Il respiro è una voce che non conosco
    Corrispondente al contrarsi del cuore di uovo.
    Saette tagliano la densità del corpo si sbriciolano in piani inesistenti
    E mi tuffo di nuovo.
    Il buio lo accendo di movimento interno, oscillamento
    Ridiventa tormento.
    Assorda il silenzio piombato di nulla,
    il respiro pulsante s’inceppa, s’incurva. Non so chi sono, dove sto andando,
    mi sento nemico costretto al tuo ballo.
    Ma poi c’è una luce dal corpo che arriva.
    Non sei un fondale ma quasi una riva. Il resto del mondo mi passa vicino, la vita, la morte è un
    Ricordo vicino.

  2. sparz il 18 dicembre 2007 alle 20:40

    “”io rido al tuo riso che mi dice sì.”” Ma che bene! E quando mettete il file sonoro così la sentiamo anche e danziamo e balliamo?

  3. véronique vergé il 19 dicembre 2007 alle 17:56

    Il canto ardente attraversa Parigi in fiamme,
    l’alba e la sera spuntano nell’anima in allerta.
    Il bruciore storico sveglia le bandiere nere
    nascite della notte in lotta.

    Il canto di Grenada e d’amore
    è figlio delle fontane
    il canto del ciliegio sorge
    nel cuore ancora giovane
    del poeta esilato a Parigi

    Il canto muore nella deflagrazione
    contro un muro
    bianco
    la testa del comunard
    affronta l’alba

    La lingua rivoluzionaria
    prepara il suo fuoco
    e viene il sorriso del
    ragazzo napolitenao
    giocando tra le lingue

    Grazie per il canto che mi fa pensare au Temps des Cerises, aux déjeuners sur l’herbe, aux guinguettes, à l’amour de mai entre vin généreux et fraises, dans une lumière à la Renoir.

  4. luisa il 20 dicembre 2007 alle 11:18

    si veronique ! è vero ! le temps des cerises, le déjeuner sur l’herbe, les guinguettes…
    ma, è molto stupendo così molta nostalgia per il nostro ff, un uomo di solo quaranta anni…

  5. véronique vergé il 20 dicembre 2007 alle 12:28

    Grazie Luisa,

    Si puo avere nostalgia per una epoca lontana. Per esempio, avrei voluto vivere all’epoca romantica, viaggio in Italia, Musica, Fantasia.
    E anche il Parigi di Nana o di Renoir.
    Effeffe è un idealista, dunque cultiva nostalgia.

  6. marco rovelli il 20 dicembre 2007 alle 14:34

    Abbiamo scritto questa canzone via sms. Proposto il tema, è partito uno scambio di sms, immagini inanellate, in poche ore il testo c’era, l’ho musicato, et voilà.

  7. Juliette il 22 dicembre 2007 alle 16:25

    evviva l’amore!
    -canti liberi e stendardi come un cielo-
    :-)



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