Le cose che ci circondano

19 luglio 2008
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di Zachary Schomburg traduzione di Francesca Matteoni

Il mondo intero era là. Il magnetico polo nord era là. L’isola Prince Patrick fu presentata all’isola Prince of Wales e queste non furono le uniche isole ad essere presentate ad altre isole. Una stanza era completamente riempita dello spazio tutto attorno le isole.

Quando mi hai chiesto se ero un’isola, ti ho detto che non lo ero. Quando mi hai chiesto di raggiungerti nel salotto, ti ho detto che non potevo, che comunque io ero un’isola non potevo raggiungere nessuno da nessuna parte.

Triste, mi hai rivelato che tu non eri le due cose che si sporgono fuori nel mare come credevo, ma il piccolo spazio di mare grigio tra di loro.

Allora io ti ho detto che in effetti sono l’intero Oceano Artico, a volte.

THE THINGS THAT SURROUND US

The entire world was there. The magnetic north pole was there. Prince Patrick Island was introduced to Prince of Wales Island and these were not the only islands being introduced to other islands. One room was completely filled with the space around all the islands.

When you asked me if I was an island I told you that I was not. When you asked me to join you in the drawing room, I told you that I could not, that I was in fact an island and that I couldn’t join anyone anywhere.

Saddened, you revealed to me that you were not the two things that jut outward into the sea as I had assumed, but the little bit of gray sea between them.

Then I told you I was actually the entire Arctic Ocean sometimes.

 

Testo tratto da The Man Suit (Black Ocean, 2007)

Nell’immagine: un beluga

 

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15 Responses to Le cose che ci circondano

  1. helena janeczek il 19 luglio 2008 alle 08:59

    Il beluga! Che bello…

  2. véronique vergé il 19 luglio 2008 alle 11:50

    Magnifico il testo e la foto, il mondo marino come anima acquatica galleggia in solitudine.

  3. L.S il 19 luglio 2008 alle 12:33

    Mare e isola: immaginario dell’incontrarsi e dello svanire, dell’andare e del restare. Miraggio e sogno che si sovrappongono.
    bellissima prosa in forma di poesia. La traduzione aderisce perfettamente all’atmosfera sospesa.

    grazie
    lisa

  4. Irene il 19 luglio 2008 alle 13:55

    Le atmosfere marine, l’essere isola e mare, il definito e l’indefinito, i due aspetti di ogni anima, l’alternanza di ciò che uno desidera essere a seconda del momento e degli stati d’animo. Il rendersi disponibili e il fuggire tra le pieghe di una strisciante solitudine vissuta a momenti come fuga, a momenti come rifugio. E su tutto il mare e il senso di infinito,le sensazioni come ninfe tra le acque insieme allo splendido beluga. Grazie per questo momento di respiro delle emozioni.

  5. soldato blu il 19 luglio 2008 alle 17:41

    LA MIA ISOLA

    un raggio

    in acqua

    cavalcato

    ( nudo )

    e subito c’è terra

    , mia terra

    pregna

    di roccia e di cristalli

    ad altri

    sbarra il passo

    una voce

    : non è posto da cristiani, questo

    né per i topi della violazione

    ma è debole, la voce

    : cristiani e topi conquistano la palma

    e nel deserto predicano la verità

  6. Marco Di Pasquale il 20 luglio 2008 alle 01:07

    Nella prosa si distende il braccio di mare invalicabile tra isola e isola, tra la noia quieta di una baia anonima e la sfida dell’infinito distendersi dei ghiacci. Le isole hanno profili troppo diversi tra loro, troppa topografia caratteriale differente, che separa e non fa combaciare.

    mdp

  7. Paola il 21 luglio 2008 alle 11:10

    E’ qualcosa che ha propriamente a che fare con i mari del nord. Il senso dell’indefinito, una certa angoscia esistenziale accentuata dalla durezza dei colori, dal ghiaccio, dal silenzio rarefatto e luminoso, ma privo di calore. Come nei film di Bergman o di Von Trier. Si è più vicini al nocciolo duro dell’esistenza, privo di compiacimento, di fronzoli che ne possano edulcorare il gusto ed ammorbidire i contorni. L’anelito all’Assoluto si fa drammatico e il senso di appartenenza è dolorosa consapevolezza di solitudine. Poetico

  8. andrea barbieri il 21 luglio 2008 alle 14:40

    Non capisco la poesia. Capisco il titolo e l’immagine, è mi sembrano già perfetti così. Perciò il commento di Helena ‘Il beluga! Che bello…’ è anche il mio commento.

  9. franz krauspenhaar il 21 luglio 2008 alle 18:06

    Dio mio, Barbieri!

  10. andrea barbieri il 21 luglio 2008 alle 19:18

    Franz, se non capisci che l’immagine con quel titolo sono un capolavoro, significa che Milano ti ha stordito del tutto.

  11. franz krauspenhaar il 21 luglio 2008 alle 20:38

    Come? L’immagine e il titolo sono un capolavoro? Ma Matteoni non ha postato una vignetta!
    :-)

    Come fai a non capire il testo?

  12. francesca matteoni il 22 luglio 2008 alle 00:32

    Ciao a tutti, con un po’ di ritardo e grazie per i vostri commenti!
    Cerco di darvi la mia personale lettura di questa prosa, non so se è politically correct. Molto semplicemente la leggo come la storia di un innamoramento. Di due isole (quelle di John Donne…), due solitudini che si incontrano. Ecco, forse alla fine l’amore è questo – condividere una solitudine, anche se non ci si può comprendere fino in fondo. Riguardo all’affermazione finale (sono l’intero oceano Artico, buttato lì, quasi timidamente), mi sembra un modo di dire – se tu sei uno spazio d’acqua io sono un oceano che ti abbraccia, ti contiene.
    Barbieri ha ragione – la scelta del beluga non è assolutamente casuale…

  13. andrea barbieri il 22 luglio 2008 alle 09:24

    Dal titolo e dall’immagine scaturisce meraviglia senza mediazioni di concetti, è un linguaggio ‘creaturale’.
    Il testo invece è difficile (non brutto, difficile), va interpretato, non mi mette davanti a qualcosa che semplicemente ‘è’, che può imporsi come bellezza dell’essere, senza mediazioni.
    Per questo il linguaggio dei disegnatori e del fumetto più evoluto è così potente, e per questo viene frainteso come qualcosa di infantile, di regressivo. Non è regressivo, è creaturale. Hayao Miyazaki sarebbe incantato da quella foto del beluga, proprio come Helena.
    Insomma ci sono in questo post due blocchi, a cui corrispondono due tipi di linguaggio (e forse anche due visioni, quella orientale e quella occidentale), che si contrappongono.

  14. francesca matteoni il 22 luglio 2008 alle 12:35

    @Andrea Barbieri, penso di essere sostanzialmente d’accordo con te sulla potenza dell’immagine e soprattutto sul discorso relativo all’illustrazione e al disegno – citi Miyazaki – ecco a me viene in mente il viaggio in treno de La città incantata, con la campagna che riemerge dall’acqua, che è visivamente bellissimo e commovente e da solo potrebbe tenere tutta la storia.
    Riguardo al linguaggio inteso come scrittura e parola – è per me sempre un andare con fatica tutta umana verso ciò che abbiamo intorno.

  15. Capitan Feendoos il 22 luglio 2008 alle 19:54

    E’ bello perdersi nell’oceano. Parola di Capitano :-)



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