due passi (fare)

Mariasole

funebre
I raccoglitori di fiori
si atteggiano
all’alba dei vecchi
con carri mascherati,
e cavità
poco profonde.
Celeri messaggeri
dei semi
e delle donne,
ridono
discutono all’infinito
sull’esistenza
dell’acqua.

E il cielo in ombra
e il tempo stretto
e la vertigine
non hanno tempo
per aspettare il peggio.
La terra
è un canto adulto.

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Andrea

Gli anni passati si chiudono qui.
Gli anni iniziati non trovano posto
nel conto di vita che c’è.
Di quanto ho vissuto ridico:
un ago piantato nel piede,
una chiazza di sperma,
una mano sul capo.
Di quanto non vivo vivrò ricontando
ritrovo paure, un abisso, una specie
pietosa di scambio di voglie.
Anima sola, lasciarmi,
ti chiedo e ti dico: non torna.
Passando, passavi, sarà.

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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  12 comments for “due passi (fare)

  1. marthagraham
    12 agosto 2009 at 21:34

    Bello, un carillon alla Pessoa

  2. Fabio Teti
    13 agosto 2009 at 10:27

    Una domanda per Andrea Raos, se non disturba: questo testo precede/è parallelo/o segue le (gli) Api?

    Con complimenti. Splendido.

  3. véronique vergé
    13 agosto 2009 at 11:32

    E’ una tristezza
    di fado
    non c’è porto
    per l’anima
    assillo del tempo.

    Tu sei li, Andrea,
    in una magnifica poesia.

    La poesia di Maria Sole
    svela l’alba morta dei vecchi
    dedicata alla terra
    che assorbisce.

    L’immagine di Effeffe ha la malinconia
    di una spiaggia
    dove una scarpa annega nell’arena.

  4. Andrea Raos
    13 agosto 2009 at 14:48

    Ciao Fabio, l’ho scritta tra mercoledì e venerdì scorsi, in tram. Rileggendola mi sembra che tiri troppo sul patetico (l’anima…), ma ormai è fatta. Comunque grazie.

  5. 13 agosto 2009 at 14:57

    due bei lavori.
    quella di Raos è cruda e vera, forse patetico non è corretto come aggettivo, almeno per me.

  6. Fabio Teti
    13 agosto 2009 at 15:41

    Grazie per la risposta, Andrea (e: li conosco quei tram…).

    Avevo letto l’intervista di Inglese sul penultimo verri, e per quello mi incuriosiva la questione cronologica, insomma il ”dopo-api”. Ergo apprendo con piacere.

    Un caro saluto,

    Fabio

  7. 13 agosto 2009 at 17:05

    un tram nommè dèsir
    merci Raos
    effeffe

  8. metello
    15 agosto 2009 at 20:40

    nella poesia di Andrea non ci trovo niente di patetico, ma la tristezza lirica e esistenziale del no mans land che può essere un tram, con l’anima (che se è vero come dicono alcuni, circonda il corpo) alle strette, e tanta voglia di sbagliare fermata, e la sonorità dei versi meravigliosa e triste. bellissima.

  9. Nina Maroccolo
    16 agosto 2009 at 01:15

    Tristezza e Bellezza. Altro passo a due d’incomparabile “fare” poetico umanissimo.

    @ Mariasol: “La terra
    è un canto adulto.”

    Quanta verità in questa chiusa che avrei voluto scrivere io!
    E tu, Andrea, la segui in questo canto vulnerabile, mentre “Gli anni passati si chiudono qui.” Qui e ora.

  10. 16 agosto 2009 at 02:13

    Piu’ Raos per tutti!

  11. teqnofobico
    16 agosto 2009 at 12:13

    “E che sarà?”
    “E che sarà mai?”
    “Sarà mai?”
    “Sarà ora.”

  12. 19 agosto 2009 at 09:59

    Un applauso e un abbracio più forte dell’applauso alla mia nipotina mariasole elos.

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