Pozzoromolo di Carrino

di Marco Simonelli

Luigi Romolo Carrino ha esordito nella narrativa con Acqua Storta (Meridiano Zero 2008), un breve romanzo sulla travolgente passione di due camorristi gay, progettato e scritto come un ordigno ad orologeria, preciso al millisecondo: una tragedia che stilisticamente attingeva alla sceneggiata napoletana, monologanti flussi di coscienza al posto del cantato, una lingua essenziale screziata dal dialetto partenopeo, personaggi dilaniati da eros e thanatos in un dramma euripideo della provincia napoletana. Non a caso parliamo di teatro: il successo del libro (giunse in poco tempo alla quarta ristampa) permise a Carrino di trarne l’adattamento per un radiodramma, quest’ultimo ristampato in formato CD allegato alla nuova edizione che ebbe per titolo La versione dell’acqua.

Nonostante Carrino si muova nella direzione di una prosa narrativa tendenzialmente noir, la sua scrittura liquida e potente mantiene tutto il pathos di un’espressione lirica fortemente innovativa, fra rimandi pop e ampio uso di metafore sviluppate nella corporalità e nella quotidianità: i suoi personaggi si raccontano attraverso ciò che di tangibile li circonda, creano una sorta di paesaggio emotivo materico teso ad una soggettiva ininterrotta; le storie di Carrino vivono in un presente continuo, sono raccontate con una presa diretta che passa dai ricordi, da sentimenti profondi e spesso inconfessabili di chi agisce, una tecnica che costringe il lettore ad identificarsi nel personaggio, a vedere il mondo con i suoi occhi. Leggendo Carrino si rimane intrappolati nella psiche dei protagonisti, costretti ad assistere, nostro malgrado, alle estreme conseguenze di un intreccio inevitabile.

Sempre per Meridiano Zero esce adesso Pozzoromolo, altra prova narrativa in cui Carrino si avvale della sua già rodata tecnica espressiva lirica e narrativa per dar vita al personaggio di Gioia, una transessuale rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario che annota su un vecchio PC messole a disposizione da un’infermiera le frequenti visite dei fantasmi di un passato frantumato in vetri taglienti e insanguinati. Gioia non sa (non ricorda, non vuole, non può ricordare?) i crimini che ha commesso, non riesce a visualizzare interamente la sua storia se non attraverso la scrittura, la digitazione sistematica delle apparizioni disturbate (e disturbanti) che tornano dal passato ad ossessionarla. Schizofrenica e contraddittoria, spastica eppure sincera fino alla brutalità, la scrittura di Gioia annota il presente immobile e tragicamente disperato della sua degenza ospedaliera. In una sorta di stato crepuscolare farmacologicamente indotto emergono, deformati come in fotografie sfocate o netti e precisi come in raffigurazioni iperrealiste, i ricordi della sua adolescenza di ragazzino fra Milano e Ospedaletto: un nucleo familiare bestiale, un contesto sociale dominato dalla violenza e dallo squallore, un’identità spezzata da fratture psichiche multiple. Morte, suicidio, incesto, prostituzione e stupro appaiono, se visti attraverso gli occhi di questo personaggio, le logiche conseguenze di una richiesta eccessiva, impossibile da esaudire e per giunta punibile con una condanna a vita: la richiesta di un affetto genuino e disinteressato, lo stesso affetto che nonostante tutto Gioia è ancora disponibile a distribuire ai suoi carnefici attraverso, se non proprio un perdono, almeno una pietas che si sviluppa, memoria dopo memoria, attraverso la lenta discesa in quel pozzo infernale che è stato il suo passato.

Potrebbe forse apparire limitante imparentare questo lavoro di Carrino al fenomeno del neo-noir italiano, tuttavia in Pozzoromolo non si può trascurare quest’aspetto: la storia è cupa, claustrofobica e senza via di scampo, si sviluppa – tramite il diario di Gioia – grazie ad un’attenta analisi delle condizioni sociali dell’Italia degli ultimi quarant’anni (non mancano riferimenti pop d’epoca: il cantilenante e sofferto delirio memoriale della protagonista e voce narrante è infarcito di citazioni canore che spaziano da Mina a Carosello).

Pozzoromolo risulta plausibile e supera pienamente il rischio del trash grazie a tecniche e soluzioni narrative altamente significanti: la forma-diario in cui le date mensili vengono dilatate per suggerire l’agghiacciante monotonia della clausura (41 febraio, 51 marzo); ampio uso di ripetizioni e dialetto; un’intemperanza sintattica nei discorsi indiretti volta a scorporare i personaggi che affollano la mente di Gioia rendendoli simili a voci percepite in stati di allucinazione. Carrino non è estraneo alla poesia e all’interno del testo, in forma di citazioni extra-testuali oppure amalgamati al dettato diaristico, compaiono versi di poeti scelti sulla base di consonanze fanopeiche. Una tale frequentazione concede forse a Carrino di delineare, tramite l’uso ossessivamente paratattico della lingua della protagonista, immagini potenti, perturbanti e tuttavia quasi archetipiche: una gatta che mangia il proprio cucciolo, mani trafitte, un braccio che spunta dal muro, l’uccisione di un coniglio sono come punti nevralgici di un poema iperrealista che urge e brucia come una necessaria e disperata confessione.

A fine lettura la storia di Gioia ci appartiene, ci disturba e allo stesso tempo ci riguarda, con tutto il peso di un tema come l’abuso dell’innocenza declinato dalla vittima. Gioia è un personaggio che pare uscito dal teatro di una Sarah Kane tutta italiana, una creatura perseguitata e colpita negli affetti, nella sessualità e nella carne viva, una di quelle figure disadattate, emarginate eppure dolcemente umane nella loro violenta innocenza.

38 Commenti

  1. = la sua scrittura liquida e potente mantiene tutto il pathos di un’espressione lirica fortemente innovativa, fra rimandi pop e ampio uso di metafore sviluppate nella corporalità e nella quotidianità =

    è posibbile havere una traduction?

  2. .. hem..il rischio del grazie..

    ..Carrino non rischia di dover ringraziare l’editore per averlo pubblicato:

    la bravura di Carrino non gli impone di far ringraziamenti ^__-

    .. il secondo grazie è evocato..

    Pozzoromolo risulta plausibile e supera pienamente il rischio del grazie “grazie” a tecniche e soluzioni narrative altamente significanti: [..]
    ..
    Va bè, dopo questa vado a prendermi un caffè.

  3. Pronto, eccolo.
    Scusate il ritardo.
    Premesso che il Simonelli è un noto trassone, pessima shampista e dattilografa, vogliate innanzitutto scusarlo or ora che s’appresta a corregger qui i refusi (che secondo lui sono da addebitarsi alla Matteoni redattrice, sempre e comunque!)
    :-)

    @Alan Fard (bellissimo nick, complimenti): qui volevo dire che la scrittura di Carrino a mio avviso è lirica (come la poesia lirica), ma piegata/sviluppata/espansa/compressa/ nella forma romanzo.

    @marthagraham: “supera ampiamente il rischio del trash” trattavasi di corsivo: io ho spedito l’articolo in allegato e so che poi van rivisti dai redattori e adattati in formato web, temo che non basti un copia/incolla ma vadano aggiustati, perdona perdonate perdonateci tutti. venia. pietà.

    @Alan Fard: ripeto, sono una pessima dattilografa e una shampista mediocre però merdiano al posto di meridiano è un refuso di quelli che fa ridere, me ne scuso comunque e auspico correzione, però me lo segno come neologismo sul quadernino come voce del verbo merdiare, sai mai se torna utile.

    ho fatto altri casini nel tentativo di dire che Pozzoromolo è un romanzo forte e interessante? se è così mi scuso subito e mi ritengo pronto alla lapidazione telematica. se poi qualcuno avesse pietà del sottoscritto, meglio. io comunque cerco di mandarvi qui l’autore. :-) mi scusate?
    lo leggete comunque? o, perlomeno, ci fate un pensierino?

    baci

    M.

  4. @marco grazie infinite, marco. mi fa molto piacere essere recensito su NI (il neo-noir, te possino…)

    @martha non credo nei lasciti, seppure godo di un win for life intraletterario. per dire, le eredità sono tante, mica solo quella di mastriani che, a onor del vero, penso che con me non c’entri nulla, manco di striscio. io uso un contesto (come pure in acqua storta) per generare un significato che non è quello di denuncia sociale o che. grazie per il ‘non è assolutamente brutto’

    @guido grazie anche a te

  5. Chiedo scusa, per i refusi che non ho corretto!

    Invece il libro di Luigi Carrino attende lettura sul mio scaffale – sono molto curiosa.

  6. Quante scuse per così poco ^__^, comunque mi sa che questo non lo leggo, probabilmente mi regalerò “Acqua Storta”.. si,si,si

  7. Carrino, mi scusi, approfitto della sua presenza per farle una domanda:

    perchè scrive?

    và, gliene faccio un’altra:

    per chi scrive?

    gliene faccio un’altra:

    chi dovrebbe essere il suo lettore ?

    .. hem un’altra:

    chi è il suo poeta preferito?

    .. hem, va a teatro?

    .. il dramma preferito?

    .. e la commedia?

    .. che ne pensa di Saviano?

    .. mi fa una breve descrizione della sua città?

    e della sua Italia?

    azz.. va bè, ne scelga due a suo piacimento e_e

  8. Grazie, grazie infinite a Simonelli per questo indovinatissimo articolo che ha dato il destro a marthagraham di citarmi (sto scherzando [fino a un certo punto] – ma il romanzo dei due camorristi gay dev’essere sinforoso, me lo cercherò).

  9. Caldeggio la lettura di Acqua Storta che è il libro con cui ho conosciuto (ed iniziato ad amare) la scrittura di Carrino (e anche un po’ lui): se proprio mi fosse chiesto di fare una proporzione direi che Acqua Storta sta a Dolores Claiborne come Pozzoromolo sta a Misery non deve morire. Scelgo Stephen King come riferimento casualmente, è il primo che mi è venuto. Acqua Storta è preciso come una bomba, Pozzoromolo è profondo come il famoso imbuto dantesco e altrettanto claustrofobico… si muovono in due direzioni diverse e con moti diversi ma ti portano entrambi ad un punto di rottura. Forse è giusto leggerli in ordine di composizione. Meritano entrambi.

  10. faccio il mio in bocca al lupo a Carrino: mi chiedo se occorra necesariamente prndere storie off limits: i cow boys, gli amanti nazisti dell’ultima ‘festa’(?) del cinema di Roma, ora i due gay camorristi… inconcepibile una storiella più comune o ordinaria? che so, il flirt tra il panettiere e il magazziniere, l’impiegato delle poste e il giornalaio? un caro saluto.

  11. il biologo molecolare e il suo macellaio..

    o anche il netturbino e il fumettista..

    o che so… l’idraulico, no l’idraulico no fa porno, l’egittologo e il geriatra..

  12. manuel, certo che è concepibile una ‘storiella più comune o ordinaria’. e se tale storiella è raccontata con maestria, può certo piacere.
    infatti, gli scaffali sono pieni di ‘storielle comuni’, e alcune – non tante, ma esistono – sono raccontate con garbo, tecnica, mestiere e coinvolgono il lettore con buona pace del ‘sentimento’ e de ‘l’emozione’
    mi pare – non credo di sbagliarmi – che storie ‘off limits’ – per dirla con le tue parole -, ce ne sono pochine. magari, a onor della varietà modello discount, non è così brutto averne (non è così brutto che qualche editore le pubblichi).
    cmq
    – i camorristi gay riguarda il libro precedente
    – pozzromolo, questo qua che parla il buon simonelli, è quello appena uscito.

    tuttavia, non è il tema ‘scottante’ che genera un buon romanzo… anche una storia ‘forte’ ha bisogno di essere raccontata bene.

  13. @anfiosso
    sul sinforosA son passato allegramente
    sulla label RECCHIE, presente sul suo blog, un po’ meno.

  14. Ma nessun problema, Carrino! A parte il fatto che io “sinforoso” ho scritto, e non “sinforosa” (l’aggettivo concorda col sostantivo, quanto ad uscita, o hanno cambiato qualcosa nel frattempo e io non me ne sono accorto?), ho cancellato il link e L’ho messa negl’indesiderati.
    Più di così, veramente, non posso fare. A parte non leggerla, ovviamente.
    Ad. ad.

  15. Ma mi sembra veramente esagerata tutta la faccenda: la reazione dell’uno, la controreazione dell’altro e in quest’ultima lo slittare dal piano del diverbio personale, che è comprensibile, a quello della negazione dell’opera (o degli opera) di un autore, opera che a mia vista, per inciso, è non solo rispettabile ma ammirevole, almeno per ciò che ne ho letto finora tanto in poesia quanto in prosa.

    Probabilmente adesso non leggerai ugualmente ciò che egli ha edito, ma almeno, ti prego, non giudicare ciò che non hai ancora avuto a leggere, maldicendo in pubblico dell’autore in quanto tale. Al quale oltretutto sono legato da rapporti abbastanza innervati e linfatici da provare un certo dispiacere a vederlo trattato come non merita, toccato in cose che esulano dalla cosa in questione.

    Certo è stato irruento, ma chi non ha almeno una brutta piega nel carattere? E vedersi, in viso al mondo, ridurre a «recchia», o ad alcunché di riduttivo – per giunta colorato in macchiettistico (la semantica è la semantica) -, salvo la riduzione parta autoironicamente da sé stessi, non è piacevole per nessuno: tantomeno per una persona che abbia, come il Carrino, un senso dell’ironia e del ludus meno sviluppato, a quanto è parso, rispetto alle altre sue doti artistiche ed umane. Difatti, se lo stesso labellamento riduttivo fosse capitato al mio blog, ti avrei cortesemente pregato di correggere una tale riduzione; la differenza del Carrino è che non è stato cortese; il resto è stato pura, fatale conseguenza.

    Non chiederò che facciate la pace, ma almeno che non vi facciate la guerra.

  16. Ludus?
    Qua si tratta di essere stronzi, Palasciano, riduttivi e qualsivoglisti.
    Cioè, manco mi dovrei sprecare, sia chiaro.
    RECCHIE?
    Non è narcisismo. Si intitola ‘onestà intellettuale’, ‘sta sconosciuta.

    Ma poi, mi chiedo, chi se ne fotte di codesta faccenda?
    Nessuno.
    Mi ritiro.

  17. Leggerò il libro. Caro Carrino, sono cose spiacevoli, e il web è abitato pure da dementi…proprio come il paese reale.

  18. Ordinerò il libro e lo leggerò, e spero che mi piaccia e mi colpisca.
    Intanto auguro comunque in bocca al lupo a Carrino.

    Francesco t.

  19. Ahimè, io sono il più sventurato di tutti, giacché mi trovo tra Scilla e Cariddi, tra Anfiosso e Carrino. L’uno non può dirsi «demente», giacché è intellettuosissimo letterato, per giunta in volontarie condizioni barbone (per tacer delle ricchione) che rendono più ammirabili i suoi sforzi e risultati lirici e filologici, caparbiamente démodée e calati in un quadro di critica al modus vivendi standard occidentale non-a-parole-ma-vissuta che lèvati; parimenti l’altro non può ridursi a «recchia», giacché (senza dar conto della sua virilità, della quale ovviamente, pur se squisita, non è d’uopo darsi vanto) gli argomenti omosessualità e transgender, nella sua letteratura, non possono bastare a connotarla, assolutamente, trattandosi di letteratura di ricerca ad alto tasso di poesia e a forte inclinatura nello squarcio epistemico, e che rifugge ogni standard e facilità, con attingimento sofferto alle risorse empatiche, al sé e circosfera; e insomma chi conosce d’un minimo ambedue non potrà non dispiacersi dell’increscioso incidentucolo di dianzi; che infine non merita memoria. E che ho scritto a fare questo post, allora? Niente, è che sono grafomane. E colgo l’occasione per invitarvi ai miei concerti – vedi colonna destra del mio blog http://palasciania.splinder.com – nonché, i campani, alla presentazione in Capua il 28 novembre di Pozzoromolo. Alè.

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Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/