PETER GREENAWAY “Intervals” (1969)


 
[ “Intervals” di Peter Greenaway – …ma… non è il maestro Alberto Manzi di “Non è mai troppo tardi” a recitare l’alfabeto? Credo proprio di sì. – 144 – 1° FESTIVAL MONDIALE DEL CIRCO – 4 manifesti di Karl Marx di cui non si legge la scritta e non è “PROLETARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI” – Avevo un cappottino blu e degli stivaletti bianchi come quelli della bambina al minuto 1:17. Con l’altra con gli stivaletti neri se li guardano a lungo. Gli stivaletti. – BARBIERE – Bevete Coca-Cola – casse di bottiglie – DANILO BUEO – deposito vini …IGNAGO – distributore a moneta di bubble gum – donne con i foulards – famiglia/fanciullo/piano/chiama/piede/musica – fato/fatto/avremo/avremmo-coro/corro-capello/cappello-giorno/aggiorno… scarpa/sciarpa-carta/scarta-cena/scena/schema/schiudo/sciupo/gusto/giusto/ghetto/getto/ghiro/giro-pezzo/mezzo – Ferrero – fitto/zero/signore/magnifico/banca/anche/angolo/lungo/dunque/lezione/libro/ala/alla/figlio/egli/moglie/gigli/per favore/parlare/parte/pianterreno/continuano… – GOLIA freschezza bianca – KINDER – l’acqua che solo si intravede per pochi istanti – LAVAGET supercentro del bucato – le immagini e le cose sono racconto – MACELLERIA – MIRELLA PUTANA – molti berretti e cappelli- paletot&soprabiti – Parochia S.Geremia – Pepsi-Cola – piccioni – qualche voce – rari turisti invernali? – rintocchi di campane – S R si amano – STANDA c’è tutto – torri di barattoli – un cagnoletto nero – un metronomo – un netturbino – una calle strettissima – una sirena – Vaporetto N.2 – Venezia com’era nel 1968-69 – Vicks inalante libera il naso chiuso – Visitat… il mobili…facilit… di paga… – Vivaldi ]
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9 Commenti

  1. Venezia è una città musicale; nessun altro luogo dà insieme in questo modo il senso del tempo e dello spazio.

  2. Un’impressione di grazia,
    il passaggio delle cose
    e delle ombre di un altra epoca,
    con insegna “Barbiere”,
    ombre che passano,
    una bambina si ferma per guardare
    un altra bambina, e per l’eternità
    sarà viva in questo sguardo
    la musica di Vivaldi
    si intrufola tra due cuori.

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,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.
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