Photoshoperò#59-deslangua-effeffe-Anna Costalonga

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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  10 comments for “Photoshoperò#59-deslangua-effeffe-Anna Costalonga

  1. 8 maggio 2010 at 10:20

    questo è proprio bellissimo, fra’, na babele de speranza, così. Grazie.

  2. 8 maggio 2010 at 12:52

    certe volte, come in questo caso, vien voglia di non scrivere nulla, non aggiungere niente, fare come su facebook, cliccare “mi piace”.

  3. 8 maggio 2010 at 13:31

    -i parla i stòlega i urla al ventro
    parole inutili e senza senso.

    – nun chiagner (..)
    que ahora t’habita el mundo et te
    veste d’ogni cosa

    (na Babel d’esperanza (?)
    sol un còr foresto pol consolar un còr foresto)

    delicatissimo dialogo.

  4. pasquale vitagliano
    8 maggio 2010 at 14:10

    Non ho parole. Yes, I know my way…

  5. véronique vergé
    8 maggio 2010 at 17:10

    In quella lengua sogni? Fuga poetica. La valigia delle parole. La frontiera in una linea di bosco, un bosco di madre lingua, dentro il vento dove si ascoltano le voci della terra natale, mai perdute e dietro le voci di quelli che partono, danza delle ombre cha hanno lasciato la terra, l’ombra dell’amore e cercano un riparo. Non c’è riparo per la lingua amata, per i volti dell”infanzia, non c’è riparo per l’amore, non c’è riparo contro l’esilio e l’abbandono, non c’è riparo in un amore fatto tra due lingue, non c’è riparo per queste parole di Anna Costalonga e di Francesco Forlani, siamo ombra nuda.

  6. véronique vergé
    8 maggio 2010 at 17:38

    In quella lingua sono? Identità da svelare. Papiers come si dice. Frontiera linea irragiungibile. C’è montagne sorde. Il corpo immobile pensa a una lingua a parte. Partire è a volte impossibile, cielo si trasloca e sei in prigione, fermo aspettando un treno, il cielo si trasloca.

    Questo post mi ha fatto pensare a tutti che hanno il desiderio di partire e rimangono sul binario, senza potere valicare la frontiera.

  7. 8 maggio 2010 at 19:51

    Ci sono momenti che la poesia ti prende a tradimento e t’ invade con grande tenerezza, come un balsamo che consola sì, ma non è consolatorio, perchè ti dà slancio di vita e intelligenza per la vita e per le cose. Ecco, questo photoshoperò è uno di quei momenti. di bellezza assoluta. Ha ragione Garufi. vien voglia di tacere e ascoltare e rivedere riascoltare. Che lingua meravigliosa! Straordinari Anna e Francesco, davvero bravi. Una lengua empotlatchada (Te li ricordi, Francé, i Potlatch 80?) e solo un cor foresto pol consolar un cor foresto ..com’è vero!. Sì, davvero, una bella lingua , e che LINGUAGGIO! Bravissimi.

  8. 10 maggio 2010 at 07:56

    Concordo su tutta la linea. Bellezza assoluta e delicatezza e contaminazione che è quello che dovremmo cercare in anni come questi di crisi e talk show: silenzio, ascolto e lasciarsi contaminare.

  9. Carlo Capone
    10 maggio 2010 at 13:25

    Via Chiavicone. Son morto.

  10. 12 maggio 2010 at 22:56

    new frontier!!!!
    abbraccio
    c.

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