carta st[r]ampa[la]ta n. 19

14 giugno 2010
Pubblicato da

di Fabrizio Tonello

Quando erano più piccole, le mie nipotine pesaresi adoravano far impazzire i grandi che le interrogavano sui numeri: “Quanto fa 10 più 10?” chiedeva, melenso, l’adulto sorridente. “Undici”, rispondeva implacabile Teresa. “Ma no, sono sicura che lo sai, 10 più 10, come le dita, quanto fa?” “Quindici”. “Su, non fare la sciocchina”, sospirava la nonna, “guarda le due mani: quante dita ho”? “Quattro” era la risposta. Di solito, il benevolo esame finiva lì e si andava comprare il gelato (fuori casa i piccoli mostri capivano perfettamente la differenza tra “2 palline”, “3 palline” e “4 palline con panna”).

Qualcosa del genere succede probabilmente anche al Giornale dove, il 9 giugno, Feltri ha lanciato la sua campagna per tagliare i fondi alle associazioni come l’Anpi, commissionando un articolo intitolato “Pochi fondi agli ex soldati: fanno incetta solo i partigiani”. Qualcuno potrebbe magari obiettare che i partigiani erano soldati, visto che il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia era un organismo riconosciuto non solo dal governo dell’Italia liberata ma anche dalle potenze alleate, che mandavano armi, uomini e istruzioni. Il comandante
militare era Raffaele Cadorna, generale dell’esercito regolare italiano. Ma forse è troppo chiedere che “Littorio” Feltri (come lo ha soprannominato Marco Travaglio) si sia accorto di queste cose a soli 65 anni dal 25 aprile 1945 e a 62 anni dall’approvazione della Costituzione (che il suo datore di lavoro vuole cancellare perché è “un inferno”).

Sorvolando sul fatto che la distinzione “ex soldati/partigiani” è fasulla e puzza di apologia del fascismo, un piccolo sforzo avrebbe almeno potuto essere fatto per far quadrare le tabelline. Scrive infatti Fausto Biloslavo: “Nel 2009 oltre 600mila euro sono andati a finire nella casse di sodalizi come l’Associazione nazionale partigiani d’Italia (165.500 euro), l’Associazione nazionale dei martiri caduti per la libertà della patria (65.000), l’Associazione reduci della prigionia, dell’internamento e della guerra di liberazione (81.500), l’Associazione nazionale combattenti della guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze armate (80.500). La frammentazione delle associazioni legate alla Resistenza favorisce la divisione sbilanciata della torta. Per cui anche la Federazione italiana delle associazioni partigiane si è beccata 28mila euro. La Difesa da soldi pure all’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini (i partigiani «rossi»), alla Federazione italiana volontari della libertà (96.500) e altri ancora.”

Beh, una calcolatrice tascabile, di quelle che una volta davano in omaggio con Amica, avrebbe permesso di scoprire che 165,5+65+81,5+80,5+96,5 non fa affatto “oltre 600mila euro” ma, semmai, 489.000, che in realtà sono 408.500 se si depenna il contributo alla l’Associazione nazionale combattenti della guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari delle Forze armate, che dovrebbero essere cosiderati soldati perfino dal ministro La Russa; un totale che diminuisce ulterormente se si sottrae almeno metà dei contributi (81.500) che riceve l’Associazione dei reduci della prigionia e dell’internamento, la maggioranza dei quali erano soldati dell’esercito di Mussolini internati dai tedeschi in Germania dopo l’8 settembre 1943.

Il totale corretto è quindi 367.750 euro: che differenza c’è tra 367.750 e “oltre 600.000”? Circa il 40%: il Giornale ha gonfiato del 40% la somma delle cifre che lui stesso pubblica (evidentemente contando sul totale analfabetismo matematico dei propri lettori, che poi si lamentano di pagare troppe tasse).

Per promuovere gli umori bellicosi delle signore impegnate nello shopping in via della Spiga, l’autore prosegue scrivendo di “Briciole a paracadutisti e alpini”. In effetti: i primi hanno diritto solo a 15.500 euro, mentre l’associazione nazionale alpini ne ottiene 27.000, i bersaglieri meno di 20.000 e i fanti sono fermi a 10.500. Occorre però fare le somme dei contributi maggiori che qualche malevolo caporedattore ha inserito nella tabella incorporata nell’articolo: Associazione nazionale combattenti e reduci, 212.000. Lega Navale, 44.000. Opera nazionale dei figli degli aviatori, 28,500. Ex carabinieri, 13.000 euro,e via distribuendo.

La tabella permette di fare rapidamente i conti di quanto le tradizionali associazioni combattentistiche care ai nostalgici dell’impero ricevono ogni anno (in migliaia di euro). 212+80,5+44+28,5+27+20+15,5+13+10,5+4, a cui va aggiunta metà dei contributi che riceve l’Associazione dei reduci della prigionia e dell’internamento, cioè 40.750 euro. Il totale fa 495.750 euro, che è parecchio di più dei 367.750 euro destinati ai “partigiani” che “fanno incetta”.

Sempre il 9 giugno, in un’altra pagina del Giornale, Giuseppe Bedeschi attacca, con 65 anni di ritardo, il governo Parri, che avrebbe voluto –orrore!- epurare i fascisti: nel 1945, il partito d’azione, scrive l’articolista, esigeva “un’epurazione radicale contro tutti coloro che avessero collaborato in qualche modo col fascismo o avessero occupato cariche, piccole o grandi, nell’Italia fascista: il che significava epurare una grossa parte del popolo italiano”. Anche qui con i numeri non ci siamo; chi avrebbe dovuto essere allontanato dalla vita pubblica erano i dirigenti del fascismo, gli alti funzionari, i magistrati e i poliziotti: qualche decina di migliaia di persone. Una “grossa parte del popolo italiano” avrebbero dovuto essere 10 o 15 milioni di persone, una frottola colossale.

Bedeschi e tutti i nostalgici, naturalmente, dimenticano di precisare che l’epurazione non si fece, nemmeno in minima parte: il 22 giugno 1946 l’odiatissimo Togliatti, ministro della Giustizia, fece promulgare l’amnistia con cui si metteva fine anche ai pochi processi in corso contro i criminali fascisti.

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2 Responses to carta st[r]ampa[la]ta n. 19

  1. Gianluca Liguori il 14 giugno 2010 alle 13:06

    La Giornala non è un giornale.

  2. stefano il 16 giugno 2010 alle 17:12

    ah,ah,ah!bella quella dei fascisti “epurati”dopo il’45.ma in che italia ha vissuto questo bedeschi?siamo proprio messi male se c’è gente che paga moneta sonante per leggere su un giornale(???)minchiate del genere.l’accidioso feltri e i suoi stipendiati non conoscono proprio la vergogna,fanno le pulci su somme tutto sommato ridicole in confronto ai fiumi carsici dei vari (e veri) sperperi del nostro paese.ma oltre all’intelligenza,stanno uccidendo anche la memoria ,un tanto al giorno?



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