Il Cavaliere e la morte

21 gennaio 2011
Pubblicato da

di Franco Arminio

Berlusconi ha paura di morire. Questa paura è comune a tutti gli uomini, ma in Italia, cuore del cattolicesimo, che ha alimentato la sua potenza giocando tutto sul memento mori, il timore della morte è assai più potente.
Accumulare potere e ricchezze è un tentativo come un altro di esorcizzare la morte. Un tentativo penoso e vano, mano a mano che si invecchia, che ci si avvicina al traguardo finale L’accumulare ricchezza e potere altro non è se non un segno di questo pensiero costante che accompagna Berlusconi.

Le pantomime oscene sulla sessualità del Cavaliere che riempiono le prime pagine dei quotidiani non sono altro che il tentativo di un uomo ormai vecchio di distrarsi dall’idea della morte. La sua è una sessualità a cartoni animati, è una proliferazione di figure disegnate dalla matita della fine.
L’ironia e l’indignazione sulle depravazioni del capo indicano anche il rapporto irrisolto che gran parte degli italiani hanno con il sesso. Si può dire che il sesso e la morte sono due grandi questioni irrisolte dell’italietta laida e fascista di cui il Cavaliere è l’ultima metamorfosi.
La vicenda di questi mesi non è solo materia per magistrati e neppure per beghe politiche. Il teorema è questo: Berlusconi è governato dalla morte, Berlusconi governa l’Italia, l’Italia è governata dalla morte.
Se vogliamo che nella nostra nazione torni a spirare qualche vento di lietezza, dobbiamo deciderci a sgombrare questo enorme cadavere che tutti insieme formiamo e di cui il Cavaliere è il cuore. Non si può pensare che siamo di fronte a un depravato da rieducare. Non siamo al collasso morale di una sola persona, ma a quello di gran parte della nazione.
Il problema della morte non è solo il problema del Cavaliere. In questo senso lui non è nostro nemico, ma nostro fratello. Bisogna bonificare lo spirito nazionale da queste pozze putride prodotte dal secolare potere di una chiesa che ha messo nella nostra testa l’idea che ci aspetta l’inferno se non diventiamo suoi seguaci.
Berlusconi non lo si sconfigge con la conta in Parlamento ma con una spietata radiografia del nostro spirito, una radiografia che sappia individuare la metastasi narcisistica prodotta proprio da una crescente paura della morte, che può essere considerata come paura della vita, una vita sempre più sigillata in piccole confezioni usa e getta.
Da tempo credo che la morte non sia più un evento, una cosa che tocca gli animi. C’è stato un momento in cui era qualcosa che veniva nella vita come una faina arrivava nel pollaio. Si può pensare che questa faina abbia stampato la sua zampa su ogni tipo di religione. Adesso la morte ha cambiato faccia, è diventata l’aria che si respira, la scena madre della vita, il riassunto delle nostre giornate. È sempre bene in vista, è sempre ben esposta contro l’amore, contro la politica vera, contro i nostri slanci più sinceri. È usata come deterrente per non vivere, per dire di no a ciò di cui potremmo gioire e da cui, invece, ci nascondiamo. Si mette in mezzo tra l’anima e il corpo e ci scinde. Si mette in mezzo tra noi e gli altri e ci divide.
Non è facile dire come e quando sia avvenuta questa mutazione della morte da evento che irrompe a realtà che ristagna. Pensate a una nebbiolina che avvolge la nostra società, pensate a una nebulizzazione dell’evento traumatico e unico della fine in vapore sospeso intorno ad ogni minuto della nostra vita: tutta la rete di comunicazione di cui siamo poveri tralicci sembra che agisca solo per diffondere il senso della fine. La morte non viene dopo l’ultimo respiro, ma sembra essere il legame tra un respiro e l’altro. Non viene pavesianamente a prendere i nostri occhi, ma da tempo li apre e li chiude a suo piacimento ogni giorno. Sempre più spesso guardiamo dal balcone della morte, vediamo il mondo come se già fossimo fuori di esso. È una situazione profondamente nuova. È una condizione che dovrebbe farci leggere l’esperienza di ognuno e di tutti come un’esperienza straordinaria. E invece ragioniamo come se fossimo sempre nello stesso mondo, nella stessa psiche, nello stesso corpo. In un certo senso e per la prima volta non siamo nella vita come un’esperienza continua interrotta dalla morte, ma siamo nella morte come un’esperienza continua interrotta raramente dalla vita.

(pubblicato su Il Manifesto)

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51 Responses to Il Cavaliere e la morte

  1. véronique vergé il 21 gennaio 2011 alle 11:40

    Ringrazio Franco Arminio per l’originalità dell’articolo. Si distingue dalla melma che accompgna la vicenda ormai conosciuta da tutti. Mi sembra che la frontiera tra intimità e pubblico sia violata. Mi mette a disaggio di leggere sulla Repubblica ( giornale che apprezzo molto) tante pagine dedicate alla non sono sessualità di Berlusconi. Si parla di prostituzione ma dalla parte di ragazze che sono violentate ma che desiderano lucro. Tutto altro la situazione di ragazze dell’est torturate che sono nelle strade di Roma, Parigi, Barcelona.
    Aspetto che i giornali che si scandalizzano, facci articoli sull’argomento.

  2. Massimo il 21 gennaio 2011 alle 11:56

    Sesso e decesso, per dirla alla Woody Allen, sarebbero due grandi questioni irrisolte anche se al posto dell’italietta laida e fascista ci fosse una bacchettona e cadaverica (appunto) repubblica socialista.

    Consiglio di leggere Lo shock primario del compianto Luigi De Marchi.

  3. Fabrizio Bondi il 21 gennaio 2011 alle 12:35

    Grazie ad Arminio, apprezzo molto la sua riflessione (e il suo impegno di scrittura) sulla morte. Bellissime, mi sembra, le sue ‘Cartoline dai morti’, addirittura catartiche, direi. Questo articolo è una delle cose più belle che ho letto sulle nauseanti questioni di questi giorni.

  4. Larry Massino il 21 gennaio 2011 alle 12:53

    ha paura di una cosa sola: che lo incriminino per reati di mafia e di conseguenza gli sequestrino il patrimonio. per questo cerca in tutti i modi di sviare.

  5. Ares il 21 gennaio 2011 alle 13:32

    hem.. anch’io ho paura della morte e ho una sessualità irrisolta; che si dice qui: che è inspiegabile il fatto che io non faccia il presidente del consiglio ?

  6. véronique vergé il 21 gennaio 2011 alle 13:37

    Mi scuso per gli errori. Ho scritto in fretta ; )
    dedicate solo alla sessualità del presidente del consiglio.

  7. Fernando Bassoli il 21 gennaio 2011 alle 13:43

    Deve essere una strana sensazione: possedere tutto quel potere, tutte quelle ricchezze e sapere di doverle lasciare. ‘A livella, diceva un vero grande: Totò. Forse la vera consolazione dei veri poveri è che vanno incontro alla signora Morte con maggiore serenità. Per molti è una liberazione.

  8. AMA il 21 gennaio 2011 alle 13:47

    Tutto molto suggestivo ma forzato. Berlusconi teme altro. Che non sia la Morte a portargli tutto via… La sua dimensione psicologica ed emotiva non ha la complessita’ del sentire di Jean Baudrillard.

  9. renatamorresi il 21 gennaio 2011 alle 14:26

    a volte scherzando dico che tutto il paese ha bisogno d’una lunga seduta di psicanalisi (diciamo vent’anni) – ma forse non è uno scherzo, e qui Arminio mi spiega bene perché

    mi ha colpito molto questo :”L’ironia e l’indignazione sulle depravazioni del capo indicano anche il rapporto irrisolto che gran parte degli italiani hanno con il sesso”
    sarebbe importante ripartire da qui, ma non so se ne abbiamo gli strumenti (o la forza)

    bisognerebbe spiegare per bene, per esempio, che il giro di prostitute e di festini non è gossip che distoglie dai problemi *reali* del paese *reale*, è invece profondamente intrecciato ad essi, è in perfetta continuità con Mirafiori, con i soldati in Afghanistan, con lo smantellamento della scuola pubblica, con la legge 40, ecc., aspetti coerenti del programma della biopolitica liberista, che non si occupa dei diritti civili o della giustizia, ma solo del controllo maniacale dei corpi

    ma per spiegare bene questa cosa bisogna pensare molto bene e indagare molto bene e da varie prospettive: questo tuo contributo, Franco, mi pare molto importante in tal senso

    un caro saluto,

    r

  10. GaiaKarma81@ il 21 gennaio 2011 alle 14:27

    Anch’io credo che il vero tormento di Berlusconi sia che tutto ciò che ha possa mancargli molto prima, sequestrato da chi di competenza…

  11. véronique vergé il 21 gennaio 2011 alle 14:39

    Per tornare all’argomento, non capisco questa passione per la vita sessuale del presidente del consiglio. Le ragazze non erano costrette alla prostituzione. Hanno voluto momenti di gloria, di fama. Non capisco la petizione delle donne, perché mi sembra che in questa storia le vittime non ci sono. Sono feste private. Mi interrogo su l’impegno della stampa straniera e italiana.

  12. cacioman il 21 gennaio 2011 alle 14:39

    Fino a qualche tempo fa (non so se è ancora così, devo controllare) i manifesti mortuari del centro anziani di Monte Porzio Catone erano prestampati. C’era insomma scritto qualcosa tipo “salutiamo l’amico ecc. ecc.” e poi in bianco lo spazio per aggiungere il nome dello scomparso col pennarellone nero.
    Alla faccia del vecchio satiro imbellettato, quanta pragmatica sobrietà questi anziani di Monte Porzio!

  13. diamonds il 21 gennaio 2011 alle 14:43

    « CAVALIERE: Allora la vita non è che un vuoto senza fine! Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno come cadendo in un nulla senza speranza.
    MORTE: Molta gente non pensa né alla Morte né alla vanità delle cose. »

    (Ingmar Bergman, da Il settimo sigillo)

    http://trotirider.com/playermp3/mp3/Death%20in%20Vegas%20-%20Dirge.mp3

  14. maria il 21 gennaio 2011 alle 16:19

    Io penso che tutti abbiano paura della morte, da sempre,e tutti tentino di dimenticarla in mille modi, andando a puttane, accumulando quattrini, scrivendo opere letterarie e poesia, tanto per fare degli esempi; non credo che la religione abbia in questo un ruolo particolare, quello che spaventa o sgomenta può essere “il silenzio eterno” degli spazi infiniti di cui parla Pascal come il mistero che avvolge l’inimmaginabile e impensabile nulla, ovvero la non esistenza di cui parla Amleto.

    Pochi indugiano sul fatto più significativo dell’esistenza che è appunto la morte e quindi addebitare questo a berlusconi mi sembra abbastanza vano perché potremmo farlo anche con moltissimi altri.

    Infine anch’io penso che Berlusconi tema di più la privazione dei suoi beni, ma più del suo potere, che di beni ne ha ovunque, privazione che lo consegnerebbe finalmente alla giustizia e al suo stato di uomo vecchio e solo.

  15. sparz il 21 gennaio 2011 alle 17:10

    “”si può dire che il sesso e la morte sono due grandi questioni irrisolte dell’italietta laida e fascista di cui il Cavaliere è l’ultima metamorfosi.”” Mah! Io direi che queste due grandi questioni sono un “patrimonio dell’umanità”, non riconosciuto dall’Unesco, ma solido come nessun altro e per nulla affatto limitato a qualche nazione particolare. Alcune culture risolvono, o si avvicinano, a queste questioni in un modo, altre in un altro, ma tutte le culture si misurano con esse. Ai teoremi in questo campo, come in altri, non credo, “l’Italia è governata dalla morte”, ma suvvia, figuriamoci, con tutte le persone per bene che ci sono in giro e che, non facendosi distrarre dai mostri da baraccone che ci governano, conducono una vita intensa e utile agli altri.

    Personalmente sono arcistufo di sentir parlare del signor b. e della sua vita privata; quando e se commette altri reati, oltre a quelli assai gravi già commessi nella sua vita pubblica, intervenga la magistratura, come per ogni cittadino. Sono ben d’accordo con quanti dicono che egli ha paura d’altro, e cioè di perdere il potere, ultimo fatiscente baluardo che lo ripara dai molti prezzi che ancora deve pagare per reati già commessi e impuniti.

  16. carmine vitale il 21 gennaio 2011 alle 17:19

    arminio centra il bersaglio
    e renata morresi nel commento insu rafforza
    è propro la contiguità ad intrecciare ormai le voglie e i bisogni di due metà oscure
    c’è il paese che ride e il paese che piange
    il paese dei diritti civili calpestati
    e il paese dei diritti civili autoassegnati
    il nuovo dio si chiama denaro mai come adesso
    e i suoi seguaci timorosi della morte i nuovi padroni
    la resistenza ci salverà?
    un caro saluto
    c.

  17. carmelo il 21 gennaio 2011 alle 17:34

    cito da una recensione su un libro di Salvatore Natoli

    “””Natoli identifica la principale etiologia della follia nei disordini del desiderio: esisterebbe una relazione strettissima tra follia e desiderio, ovvero, si impazzisce quando si è in balia di esso. La follia infatti porta con sé un’affermazione di onnipotenza, è un accento, un’enfasi sull’Io e si previene attraverso il controllo e l’educazione del desiderio, imparando a governarlo, a misurarlo.””””

    chi non riesce a governare il desiderio diventa schiavo della perversione.

    Io direi che bisogna partire dall’affermazione dell’ex moglie, che l oconsiderava “malato” e scongiurava i suoi collaboratori di fare qualcosa per salvarlo.

    Questo nostro presidente del consiglio da tempo ormai ha perso i l senso della realtà e ha paura di svegliarsi dal mondo virtuale che si è creato per nascondere la sua follia mentendo a se stesso prima che agli altri.

    chiunque con i suoi mezzi economici potrebbe coltivare le sue perversioni con discrezione e intelligenza, affidandosi a professioniste. Ma lui no
    Lui, affinchè la finzione sia verosimile, vuole ragazze, giovani e belle si, ma ragazze comuni, che attarverso un rituale stupidissimo (provate a immaginare le scene descritte dalle telefonate che più coatte non si puo’) e reiterato l orassicure su quanto è bello
    quanto è affascinante
    quanto è bravo
    quanto è poetnte

    Solo una persona malata e folle puo’ sfidare il ridicolo davantii non solo all’opinione pubblica ma perfino davanti ai suoi collaboratori ed alle escort.
    Che io sappia solo una persona folle, clicnicamente folle, puo’ puerdere ogni senso del pudore e della vergogna.

    La perversione richiede dosi sempre piu’ estreme e radicali di q uesto rituale dove i servi, i cortigiani, le escort che offrono il loro corpo e i numerosi escort che offrono il loro cervello riaffermano il mondo virtuale in cui ormai è prigioniero.

    Ma c’e’ una cosa da cui non si puo’ prescindere:

    milioni di persone lo votano

  18. maria il 21 gennaio 2011 alle 17:56

    http://www.paolonori.it/basta-basta-basta-per-favore/#more-9714

    colgo l’occasione per dire anche che nori nel suo ultimo libro accenna alla discussione che si è svolta qui a proposito dei luoghi in cui si scrive, i giornali libero e il manifesto diventano La marmaglia e La plebaglia:-)

  19. alcibiade il 21 gennaio 2011 alle 18:25

    Non penso che sia un male vedere la morte, quella non figurata, nel presente, nel quotidiano, in quello che è qui e non da un’altra parte; forse pian piano ci abitueremo a disprezzarla come è giusto, ma anche a non averne paura.

    Se poi si intende lo schifo che ci circonda, quel tipo di morte, quella che ci avvelena l’anima e ci fa pensare che gli affanni che stiamo vivendo in questo mondo infelice non avranno fine, e che chi vive di soprusi è ricco e impunito e chi vive di lavoro è povero e spesso senza lavoro, allora spero che sarà possibile liberarsi presto da questa condanna.

    Credo però che “Il Presidente” non arrivi a tanta poesia.

    Il suo libro è bellissimo!

  20. carmelo il 21 gennaio 2011 alle 19:14

    scusate, proposito di perdita di senso di pudore e senso della vergogna che un po’ accomuna il nostro presidente al protagonista di notturno cileno di bolano
    il libro si sa come va a finire:
    con una tormenta di merda

  21. orsola puecher il 21 gennaio 2011 alle 20:03

    quotando sparz dalla prima all’ultima parola:

    https://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/#comment-146140

    una vera impagabile cartolina da quel di Pavia
     

     

    L’unic dispiasè lè ves andà via prima dal Berlusca

     

    Il nonno riusciva a farci ridere sempre: “L’unico dispiacere è essere andato via prima del Berlusca.”

     
    ,\\’
     

  22. arminio il 21 gennaio 2011 alle 22:08

    penso questo:
    penso che sia più importante il nostro rapporto con la morte che il nostro rapporto con berlusconi.
    in un articolo non si possono affrontare esaustivamente questioni tanto complesse, ma ho sempre più netta la sensazione che tutti noi leggiamo molto in fretta e le parole che leggiamo hanno poco silenzio intorno, poco spazio per sistemarsi nella nostra mente, per fare il lavoro che dovrebbero fare le parole.
    la frase finale del mio articolo se fosse stata pronunciata in un’altra epoca avrebbe dato i brividi….
    adesso tutto scorre senza fare una grinza.

  23. sparz il 22 gennaio 2011 alle 00:06

    caro Arminio, la frase finale del tuo pezzo è così metaforica da rischiare la perdita di senso: “”siamo nella morte come un’esperienza continua interrotta raramente dalla vita”” ?? “In un certo senso” dici, ma in quale senso? Io proprio non ne vedo uno possibile, al di là di giochi di parole che rischiano solo di trascinarci in giochi linguistici. Occorre stare molto attenti alla necessità di significare qualcosa. Spesso “”tutto scorre senza fare una grinza”” perché appunto non porta peso.

  24. arminio il 22 gennaio 2011 alle 00:18

    non so, a me pare che la morte e la vita è come se si fossero scambiato il posto.
    immagino poi che certe frasi abbiano peso in base a chi le dice, alla simpatia che ci fa chi le dice.

  25. Irene Ester Leo il 22 gennaio 2011 alle 00:52

    Caro Franco le tue parole sono esatte, precise, la morte ci riguarda dall’interno. Se il paese è morto è perché lo siamo noi in primis. C’è una morte ragguardevole e con il naso incipriato che ogni mattina si fa spazio tra le pieghe del viver quotidiano…e lo fa con il nostro consenso. Mister B. è la punta dell’iceberg, cui anelano molti. Cui aneliamo non essendone coscienti, non pienamente. Lo facciamo tutte le volte che lasciamo cadere un buon principio, nel nome di una dietrologia, un’idea nel nome di un interesse, una parola nel nome di un diktat di fondo.
    Il problema è che il mondo è pieno di Berlusconi…ed il mondo siamo noi.

    « Nel quartiere borghese c’è la pace di cui ognuno dentro si contenta, anche vilmente, e di cui vorrebbe piena di ogni sera l’esistenza. »
    Diceva Pasolini…

    Un saluto a voi tutti

  26. livio il 22 gennaio 2011 alle 06:04

    devo ahimè dire che al di là delle polemiche che suscitano spesso le posizioni di franco, è uno dei pochissimi a sx che riesce a non scadere in un moralismo di convenienza e che spesso di autoritorce, e a leggere i problemi da un punto di vista più radicale, che lo trascende…da queste analisi si puà partire per dire qualcosa di vero… e se non si fa questo la “narrazione” (vendolianamente) trruccata della dx non si smonta…

  27. Panda il 22 gennaio 2011 alle 06:33

    Articolo pertinente ma direi che il punto era già stato sollevato e dissezionato un po’ di tempo fa:

    Nam quod saepe homines morbos magis esse timendos
    infamemque ferunt vitam quam Tartara leti
    et se scire animi naturam sanguinis esse
    aut etiam venti, si fert ita forte voluntas,
    nec prorsum quicquam nostrae rationis egere,
    hinc licet advertas animum magis omnia laudis
    iactari causa quam quod res ipsa probetur.
    Extorres idem patria longeque fugati
    conspectu ex hominum, foedati crimine turpi,
    omnibus aerumnis adfecti denique vivunt,
    et quocumque tamen miseri venere parentant
    et nigras mactant pecudes et manibu’ divis
    inferias mittunt multoque in rebus acerbis
    acrius advertunt animos ad religionem.
    Quo magis in dubiis hominem spectare periclis
    convenit adversisque in rebus noscere qui sit;
    nam verae voces tum demum pectore ab imo
    eliciuntur eripitur persona, manet res.
    Denique avarities et honorum caeca cupido
    quae miseros homines cogunt transcendere finis
    iuris et interdum socios scelerum atque ministros
    noctes atque dies niti praestante labore
    ad summas emergere opes, haec vulnera vitae
    non minimam partem mortis formidine aluntur.
    Turpis enim ferme contemptus et acris egestas
    semota ab dulci vita stabilique videtur
    et quasi iam leti portas cunctarier ante;
    unde homines dum se falso terrore coacti
    effugisse volunt longe longeque remosse,
    sanguine civili rem conflant divitiasque
    conduplicant avidi, caedem caede accumulantes;
    crudeles gaudent in tristi funere fratris
    et consanguineum mensas odere timentque.
    Consimili ratione ab eodem saepe timore
    macerat invidia ante oculos illum esse potentem,
    illum aspectari, claro qui incedit honore,
    ipsi se in tenebris volvi caenoque queruntur.
    Intereunt partim statuarum et nominis ergo;
    et saepe usque adeo, mortis formidine, vitae
    percipit humanos odium lucisque videndae,
    ut sibi consciscant maerenti pectore letum,
    obliti fontem curarum hunc esse timorem,
    hunc vexare pudorem, hunc vincula amicitiai
    rumpere et in summa pietatem evertere suadet.
    Nam iam saepe homines patriam carosque parentis
    prodiderunt, vitare Acherusia templa petentes.
    Nam veluti pueri trepidant atque omnia caecis
    in tenebris metuunt, sic nos in luce timemus
    interdum, nilo quae sunt metuenda magis quam
    quae pueri in tenebris pavitant finguntque futura.

    Luc. De Rer. Nat., III, 41-90.

  28. Schiansky il 22 gennaio 2011 alle 15:05

    Capisco che in questo paese, dove chi ha studiato e sa scrivere spesso è relegato in un cesso, quando s’intravede uno spiraglio si sia tentati di sparare tutte le cartucce perché chissà quando ricapita l’occasione. Però, francamente, scomodare la categoria heideggeriane dell’essere per la morte per un caso come quello di Berlusconi mi pare eccessivo. Per il cialtrone di Arcore basta il paragone con Alvaro Vitali (quello delle commedie porcelle anni 70), integrato se proprio si vuole dal Lando tre palle dei fumetti soft porno sempre di quegli anni, e già mi pare di essere stato troppo generoso. Berlusconi non pensa alla morte (e quindi non ne ha paura), pensa alla figa e al denaro che alimenta il suo potere. Tutto lì. Lo scorrere del tempo che gonfia il suo corpo ormai marcio e ruga la sua pelle di cuoio, lui lo vive con la stessa rabbia e la stessa frustrazione con cui subisce l’ennesimo mandato di comparizione in tribunale; cioè come un attacco alla sua persona. Nulla è più distante da quel concentrato di avidità e merda che ci governa del concetto (per lui) astratto di morte; infatti tutto ciò che non si può scopare, comprare, corrompere, far fruttare o investire semplicemente non esiste.
    La parola definitiva su questo personaggio grottesco e la sua corte di servi sciocchi e vigliacchi, l’ha detta l’artista Gianni Motti con l’opera “Mani pulite”, che consiste in una saponetta prodotta con lo scarto del grasso ricavato dall’ometto dopo una liposuzione eseguita, a quanto pare, in una clinica svizzera.

  29. arminio il 22 gennaio 2011 alle 15:28

    caro s.
    ma come la metti su sembra che sia venuto da un altro pianeta
    che non c’entri nulla con l’italia e gli italiani.
    tieni conto che è stato votato a più riprese, non governa un’impresa
    ma una nazione vagamente democratica.

  30. Schiansky il 22 gennaio 2011 alle 16:15

    Caro a,

    non ho detto questo, non era mio proposito analizzare il fenomeno B e relativo popolo da cui è stato originato. Ma anche in quel caso, la morte e la vita sarebbero categorie esagerate per spiegare un fenomeno farsesco. Nell’italy non si capisce il dramma ma solo la commedia, e la vita segue questa regola. L’unica (oltre al non fumare nei locali), rispettata da tutti qui.

  31. arminio il 22 gennaio 2011 alle 16:46

    INSISTO: la morte domina la scena. non capisco perché la si vuole tenere fuori

  32. Schiansky il 22 gennaio 2011 alle 16:55

    E io persisto: qui la farsa la fa da padrona.
    Scomodare un pensiero profondo per spiegare il fenomeno B. vuol dire nobilitare qualcosa che non merita tanto. Ma è questione di punti di vista.

  33. passante il 22 gennaio 2011 alle 17:00

    eh schiansk, tu c’hai tutte le sacrosante ragioni, ma poi rispetti ogni giorno le leggi che ti fa nando trepalle…

  34. Schiansky il 22 gennaio 2011 alle 17:04

    x passante,

    in che senso?

  35. jan reister il 22 gennaio 2011 alle 18:17

    Pure io trovo poco convincente la centralità della morte proposta da Arminio, è certamente un uomo anziano e fiaccato dagli eccessi, ma trovo più rilevante lo stile di vita sordido e rapace per comprendere ciò che stiamo vivendo.

    Poi certamente l’uomo morirà prima o poi, sono già tante le giornate di lavoro istituzionale che ha perso perché esausto dalla deboscia come hanno notato i cablogrammi dell’ambasciata USA e come ha ricostruito ai tempi dello scandalo D’Addario Alessandro Gilioli sul suo blog.

    Quello che mi preoccupa non è tanto l’incontro che avrà con la morte, ma la memoria vischiosa e pesante che la sua condotta sudicia imporrà ai familiari. Persone al vertice di aziende ricchissime e potenti, figlie di un depravato: potranno denunciare, o più probabilmente, negare e rimuovere l’evidenza e la memoria.

  36. paolod il 22 gennaio 2011 alle 18:51

    Sinceramente, non vedo questa centralità della morte nel vivere (o non vivere) contemporaneo. Trovo anzi che la morte sia quanto mai espunta dal discorso, non pensata e non vissuta, ma soltanto subita come l’impensabile. P. Ariès ci aveva a suo tempo spiegato che la morte oggi, infatti, è “selvaggia”, cioè il radicalmente estraneo da cui difendersi, contrariamente alla morte “addomesticata” di altre epoche, quando con essa, appunto, si conviveva.

  37. Il fu GiusCo il 22 gennaio 2011 alle 20:09

    Trovo imprecise sia “la morte” che “la farsa”. Si tratta di una banda di potere (legale o criminale lo dira’ la Storia, a questo punto, visto che con la cronaca non si riesce a capire perche’ i processi non si fanno) che si sta schiantando, come si e’ schiantato oggi di fronte ad una sentenza definitiva questo signore emerso a notorieta’ nazionale nel 1991 e che usava gli stessi toni di chi oggi, come sempre da 15 anni a questa parte, rifiuta di farsi processare.

    http://www.youtube.com/watch?v=BSiMHjDSzIs

  38. Ennio Abate il 23 gennaio 2011 alle 00:09

    Caro Franco,
    queste le mie obiezioni sparse e parziali al tuo pezzo che non resisto a tenere per me:

    1. «Accumulare potere e ricchezze è un tentativo come un altro di esorcizzare la morte […] L’accumulare ricchezza e potere altro non è se non un segno di questo pensiero costante che accompagna Berlusconi».

    Anch’io, scusa, ho questo pensiero costante [della morte: mia, delle persone care e in generale della morte che ogni minuto ci lavora mentre viviamo o sopravviviamo]. Eppure – guarda un po’! – «questo pensiero costante che accompagna Berlusconi» (e me) a lui fa accumulare «ricchezza e potere» e a me no. Come mai il (solo) pensiero della morte a lui porta accumulazione di ricchezza e potere e a me no? Forse il mio è un pensiero [della morte] debole e il suo (di B.) forte? O forse non c’è questo legame di causa ed effetto tra paura di morire-esorcismo di questa paura-accumulo di ricchezza e potere? Non è che Marx ha spiegato meglio di Arminio come e perché viene accumulata la ricchezza (e il potere)?

    2. «Si può dire che il sesso e la morte sono due grandi questioni irrisolte dell’italietta laida e fascista di cui il Cavaliere è l’ultima metamorfosi».

    Lascerei volentieri irrisolte queste «due grandi questioni» purché si risolvesse almeno una delle “piccole” questioni che ci assillano tipo: partecipazione servile alle guerre Usa, disoccupazione, precariato dei giovani, sfascio dell’università, ecc.

    3. «Berlusconi è governato dalla morte, Berlusconi governa l’Italia, l’Italia è governata dalla morte».

    Che sillogismo! Purtroppo si tiene in piedi soltanto sul vuoto del pensiero e dell’analisi della realtà.

    4. «Se vogliamo che nella nostra nazione torni a spirare qualche vento di lietezza, dobbiamo deciderci a sgombrare questo enorme cadavere che tutti insieme formiamo e di cui il Cavaliere è il cuore».

    Anche qua il principio di non contraddizione va a farsi benedire. Se tutti componiamo «questo enorme cadavere […]di cui il Cavaliere è il cuore» (immagine degna dei surrealisti audacissimi a mescolare incubi e politica), come facciamo a sgomberare… noi stessi? Sordità al linguaggio “metaforico”? Ma non si può stare sempre nella metafora. O restiamoci pure. Dimmi però metaforicamente come fa un “popolo morto” a togliersi di mezzo? Ci vorrebbe almeno un becchino, un monatto? Chi potrebbe essere?

    5. «Il problema della morte non è solo il problema del Cavaliere. In questo senso lui non è nostro nemico, ma nostro fratello».

    Altro escamotage linguistico, per cui mi ritrovo di colpo «fratello» di Berlusconi e non più «nemico». E soltanto perché abbiamo tutti e due in comune soltanto «il problema della morte»! Un ragionamento più “cattolico” di questo da parte di uno che sembra voglia denunciare l’Italia col «cuore cattolico» m’insospettisce. «Fratello» o «nemico» Berlusconi? Deciditi( o decidetevi…).

    6. «Berlusconi non lo si sconfigge con la conta in Parlamento ma con una spietata radiografia del nostro spirito, una radiografia che sappia individuare la metastasi narcisistica prodotta proprio da una crescente paura della morte, che può essere considerata come paura della vita, una vita sempre più sigillata in piccole confezioni usa e getta».

    Ecco una bella radiografia di un “popolo morto” sarebbe il colmo del surrealismo. Ma scusa « la metastasi narcisistica prodotta proprio da una crescente paura della morte» non c’era anche prima di Berlusconi? Prima – quando governavano Prodi & C., o prima ancora, quando c’era la Dc, o prima ancora, quando c’era Mussolini – la paura della morte non c’era? E non produceva la «metastasi narcisistica» che si è manifestata solo con l’avvento di B?

    Mi fermo qua. Non me ne volere né tu né i tuoi elogiatori. Ma una volta ogni tanto devo pure ricordarti che mescolare tremori esistenzialistici e velleitarismi politici antiberlusconiani è davvero quello che in questo momento in Italia non ci vorrebbe.
    Un caro saluto
    Ennio (dalla periferia di Colognom)

  39. liviobo il 23 gennaio 2011 alle 17:22

    mi pare che i commenti a questo pezzo evidenzino alcuni caratteri di NI che me ne stanno facendo allontanare sempre più, a malincuore perchè vi riconosco molte energie vive. 1) l’incapacità fisiologica di allargare la propria analisi oltre un sociologismo vieto e sterile, di guardare la politica e la società come un meccanismo o spesso un teatrino azionato da forze più profonde e trascendenti, la miopia che non consente quello sguardo filosofico, metafisico, mistico, che è l’unico che può comprendere insieme le attuali contraddizioni guardandole dall’esterno, e anzi l’ostracismo a chiunque ci provi – e questo è in abate e in sparz. 2) il malinteso cameratismo e settarismo e sistematico spalleggiamento fra i redattori, per cui una orsola puecher, che pure stimo, nel cui lavoro colgo più che in altri quella ricerca di cui al punto 1, non coglie la indubbia forza espressiva e la profondità e originalità d’analisi del testo di franco, e accorre a quotare tre frasette fiacche e distratte del suo amico (che poi, che cavolo mi significa questa litania del “non parliamo più di berlusconi”, quando ci state colla faccia sotto i piedi tutti quanti, finchè è lui che decide delle nsotre vite -e di quelle di chi sta peggio, ad es, gli operai?)

  40. lucia il 23 gennaio 2011 alle 17:28

    Mi pare una pagina confezionata solo per fare effetto, la morte fa paura a tutti, tranne ai suicidati, piuttosto parlerei della vita o meglio dell’apparenza della vita che tramite le tv berlusconiane ci proprinano un’idea di eterna giovinezza e di corpi perfetti e vuoti, e della volontà politica di renderci tutti non pensanti smantellando i luoghi della cultura, scuola, università, ecc.. ma perchè cercare di capire la psiche di un uomo e non pensare invece a lottare affinchè questo uomo deponga il suo potere e si presenti in tribunale? Sinceramente di capire perchè sto tizio, sto depravato che va a letto con le minorenni proprio non mi va. Lucia

  41. mauro baldrati il 23 gennaio 2011 alle 18:23

    Ho letto altri testi di Arminio che parlavano di morte, dove ho fatto fatica a seguirlo senza ricorrere a un connubio complesso e non privo di rischi tra metafisica e psicanalisi; qui però tocca un altro punto, il potere/morte, o mortifero, e se è da intendersi, quale io lo intendo, come “anime morte”, mi trova d’accordo in pieno. Al potere ci sono morti che camminano, dead men walking, nel senso che in loro ogni spirito vitale, inteso come umano, sembra estinto. Oggi è apparso Gasparri in TV, ha detto con la solita enfasi trionfalistica che va tutto bene, strabene, che i sondaggi dicono che stravinceranno, che soprattutto “gli elettori cattolici” sono con loro, perché sanno che col governo Berlusconi i valori quali la legalità (sic), la difesa della vita e la famiglia (sic) sono al primo posto. Ora, come faccio ad attribuire a quest’essere la qualifica di “persona”? Ha ancora qualcosa di umano, sentimenti anche latenti di generosità, solidarietà, amicizia? E gente come Ghedini? Quaglieriello? Cicchitto? Sono peggio di Berlusconi, perché lui almeno ha un’aura tragioca-grottesca nella sua follia e perversione. E se è vero che rivinceranno le elezioni, vuol dire che una grande parte degli italiani è al traino di questi morti che camminano. Senza togliere nulla all’esistenza delle persone vive, di cui ha parlato Sparz (e anche Concita de Gregorio da Santoro in un accorato intervento), è la morte di una parte di società, di popolo, perché se “governare” non è “essere”, col tempo finiscono in parte per coincidere, perché gli zombi portano altri zombi, altra morte. La morte sociale ha molti aspetti, perlopiù sfuggenti. L’altro giorno ho assistito a un dialogo tra due autisti di autobus in una mensa: uno era palesemente del PD e cercava di convincere l’altro che con la destra le cose vanno male, che l’economia è allo sbando ecc. l’altro si distraeva, palesemente infastidito, e continuava a rispondere, come un disco, che a lui Berlusconi aveva tolto l’ICI. Nient’altro. Solo questo contava. Non importa che suo figlio frequenti una scuola disastrata, e che lui col suo lavoro non abbia i soldi per mandarlo in una privata. Non importa che suo figlio non possa avere un lavoro decente, nel suo futuro. Contava unicamente la sua ICI. E’ questa visione bassa, questo orizzonte sprofondato nella bassa che porta la morte sociale e al governo dei morti viventi, il governo degli zombi.

  42. paolod il 23 gennaio 2011 alle 19:30

    D’accordo con Baldrati. Un solo appunto: la scuola è, in fondo, meno disastrata di quando voglia il clichè, l’automatismo prevalente. E’ meno disastrata soprattutto in quelle aree geografiche in cui prevale il voto per Berlusconi & c. Parlo della scuola pubblica, non di quella privata, che è qualitativamente ad un livello più basso, salvo poche eccezioni (tra l’altro, chi insegna nelle scuole private prende uno stipendio inferiore per cui, appena potrà, se ne andrà nella pubblica). Il figlio di quell’autista, quindi, potrebbe trovarsi in una scuola più che decente. Anche questo fa perdere di vista lo sfascio dell’insieme.

  43. Made in Caina il 23 gennaio 2011 alle 21:36

    ci vedrei piuttosto del satanismo, una ritualità arcaica ed esoterica che contrasta stranamente con lo spirito razionalista e pragmatico di quest’uomo.

    Ma a parte ciò, il privato che cortocircuita continuamente la sfera pubblica fiaccando ogni ipotesi di interpretazione e ogni giudizio di condanna verso l’azione di governo, questa sì davvero nefasta e satanica se solo osiamo pensare alla quantità di famiglie rovinate dalla povertà e dalla crisi, ai migranti scientemente assassinati nei mari e nei centri di detenzione, ai troppi morti nelle carceri; il cortocircuito a cui va incontro il pensiero ogni volta che si tenta di analizzare l’uomo politico è il vero enigma che mantiene al potere il Biscione.
    In fondo, noi attacchiamo solo l’immagine di quest’uomo mentre il suo corpo è rimasto illeso per 17 anni.
    Così, se il manager si candida e vince le elezioni a governare è il privato e il conflitto di interesse che modificano le leggi a proprio consumo e arbitrio. Ma quando la magistratura indaga sul privato e sugli affari che compie illecitamente agevolandosi della sua posizione pubblica è l’uomo politico che risponde e reagisce mettendo in scena la rappresentazione di un processo politico.
    Ciò accade continuamente senza che gli sia stato fatto un graffio.
    Questo sdoppiamento della propria persona in due distinte immagini è la causa dell’inattaccabilità di Berlusconi, oltre a nascondere un certo che di mefistofelico e stregonesco.

  44. sparz il 23 gennaio 2011 alle 23:36

    @liviobo sei padronissimo di dire la tua opinione caro commentatore liviobo, ma ti prego di non dare alle tue private opinioni quell’aura di verità generali che non hanno. Il mio appello a badare alla significazione non è banale come sembri credere, farebbe bene a tutti leggere un po’ più Mauthner. Il neopositivismo logico è stato sì superato, ma qualche istanza ce l’ha insegnata bene e sacrosantamente; almeno Baldrati prova a spiegare in che senso, beninteso secondo lui, quelli che ci governano sono dei morti viventi. Tutte metafore peraltro che a mio parere non aiutano a formulare un’analisi utile al cambiamento e a praticarlo.

  45. francesco forlani il 24 gennaio 2011 alle 02:07

    il principe e la morte

    effeffe

  46. orsola puecher il 24 gennaio 2011 alle 09:55

    Liviobo le rimando al mittente la stima e la dietrologia dello spalleggio.
    Sarà che io sono di Milano e da piccina percorrevo con gli schettini la via Vincenzo Monti dove, angolo Via XX Settembre, la via storica delle peripatetiche milanesi, si erge la villona stile bunker con finestre a feritoia al pianterreno del suddetto signor B, e che ho visto il craxismo crescere e tramutarsi in berlusconismo, mantenendone i metodi, la corruzione, la doppia morale, sarà perché non ho visto nella sinistra una vera volontà di risolvere il conflitto d’interesse nei suoi lunghi anni di governo, sarà perchè conosco un esercito di persone che sono vive e lottano insieme a noi da anni e anni, pagando in prima persona il non cedere a certi compromessi, che nell’ambiente dell’arte, della cultura e del teatro sono spesso l’unico motivo di successo di personaggi sopravvalutati e sponsorizzatri, che questa estetica del lamento, questa melodrammatica psicanalisi d’accatto, questa tendenza a rendere mitica e universale, più di quanto già lui non faccia, la figura del cavaliere, “lui non è nostro nemico, ma nostro fratello“, sono per me un mero esercizio retorico fine a stesso, per cui la gens berlusconiana ce la teniamo fino al 3000 d. C.
     

    ,\\’

  47. Mauro Baldrati il 24 gennaio 2011 alle 11:28

    @Paolod – Gli studenti (e i professori) manifestano contro lo smantellamento della scuola pubblica e del diritto allo studio, operazione portata a compimento con la riforma dell’attuale governo. Le maestre manifestano per il taglio degli insegnanti di sostegno, per il sovraffollamento delle classi. Con l’Università, la demagogia del regime grida che la riforma è “contro i baroni”, ed è vero, perché ha istituito la figura del “super barone”, con l’eliminazione di molte facoltà accorpate ad altre (rette dai super baroni) creando una situazione di super-accentramento. Il figlio dell’autista che pensa solo alla sua ICI dovrà fare i conti con questo futuro, se vorrà studiare.

  48. liviobo il 24 gennaio 2011 alle 12:25

    mah, sarà psicanalisi d’accatto per voi (come se l’eros e la morte li avesse inventati freud), ma a me invece armnio sembra uno dei pochissimi che dica cose nuove, e come me la pensano mi pare i maggiori (comparativo antipatico, lo so) scrittori italiani… quindi inviteri più voi a porvi domande… cmq vedo il dialogo sempre più dificile, o.p. mi rimanda indietro addirittura la stima… come a chiudere permalosamente ogni rapporto…. io intanto per dire come la penso sulla faccenda, vista l’aria che tira qui, non ci ho pensato proprio di proporre a NI e ho pubblicato qui, a chi interssasse…

    http://rebstein.wordpress.com/2011/01/24/nuovi-parametri-etici/#more-32854

  49. arminio il 24 gennaio 2011 alle 19:19

    il pezzo di livio sul blog segnalato sopra è molto bello.
    quanto al mio, avevo deciso di inserirlo nel libro che sta per uscire, l’ho sottoposto a numerose modifiche, tenendo conto anche delle osservazioni fatte qui.
    io ho sempre usato i blog come luogo di verifica per testi appena scritti.
    metto in rete dei semilavorati, ho sempre fatto così.
    il lavoro di lima lo riservo per il passaggio su carta.

    forse più che su berlusconi il mio pezzo, almeno nelle mie intenzioni, poteva far riflettere sul ruolo della morte nella nostra epoca.
    è chiaro che si preferisce parlare di berlusconi più che della morte….

  50. massimo il 25 gennaio 2011 alle 13:00

    Non faccio certo fatica a dare ragione ad Arminio: la morte domina la scena. Sempre.
    Il fatto che si preferisca parlare di B. è segno della rimozione incessante del pensiero dei pensieri.
    Per quello che può valere il mio giudizio, ho trovato le tue (o sue, come preferisce) Cartoline dei morti, belle, emozionanti, profonde e con un senso della letteratura “classico” (non trovo un termine migliore). Si sente dentro la vita dell’umanità e non succede spesso ultimamente.
    La vita vine intesa come quello che rimane quando il consumatore sparisce: insomma, uno Spoon River minimalista, ma con il tono giusto. Spero non sia offensivo o banale il collegamento.

  51. gargenna il 26 gennaio 2011 alle 19:14

    scusa ma, davvero penso che il sesso e la morte siano i due grandi dilemmi irrisolti dell’umanità, non solo dell’italietta
    bello l’articolo comunque ;-)



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