Ci sono i draghi dietro i cieli del mondo

di Francesca Matteoni

Una volta un vecchio della mia città mi disse che ero aria infiammabile, tanto più pericolosa perché volatile e incostante – non si poteva distinguere il nucleo da cui si sarebbe originato l’incendio e poi l’esplosione. Me lo disse con una sorta di rancore, ed ero molto giovane, ma non ho mai dimenticato le parole, il loro scandirsi vagamente profetico nella mia mente. Questo fuoco corrosivo e letale è sempre apparso, proiettato alle spalle degli uomini che chiamavo amore, che pure lo sapevo venivano a rapinarmi della mia solitudine, quello stato invincibile in cui non avevo paura ed ero sfrontata e inafferrabile, proprio ciò che loro volevano, sbriciolandolo come un volto di creta. Non ho mai redento nessuno, pur pensando di poterlo fare, di poter essere attraversata come si fa con foreste primordiali che conducono alla salvezza  e non capivo di essere io ad attraversare, mentre le lingue bruciavano pezzi di me e  mi rialzavo di cenere, compattata sul terreno morto, ma non sono che i morti, infine, a suggerire le storie.

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27 Commenti

  1. E questa brevità, che non ha nulla da aggiungere, è come la fiamma di un cerino che dal nulla genera roghi, incendia le cose, accende gli occhi, rigenera i volti sbriciolati di creta. Bruciare per poi rigenerarsi e rigenerare, come l’Araba Fenice che non teme di rinascere dalle proprie ceneri.

  2. Dobbiamo essere grati al disastro perché lui, arriva il momento che decide di occuparsi di noi, dopo che sono passati anni e anni in cui ci siamo rifiutati di farlo. Per fortuna a quel punto restano le storie (come questa) e, se siamo molto fortunati, il silenzio.

  3. bellissimo testo.

    (e poi:

    “Non ho mai redento nessuno, pur pensando di poterlo fare, di poter essere attraversata come si fa con foreste primordiali che conducono alla salvezza e non capivo di essere io ad attraversare, mentre le lingue bruciavano pezzi di me e mi rialzavo di cenere, compattata sul terreno morto, ma non sono che i morti, infine, a suggerire le storie.”

    achtung cives, direi, con un sorriso. che la civiltà passa innanzitutto di qui…

    un caro saluto

    f.t.

  4. Aria infiammabile, poetica del fuoco, della parola desiderio, del corpo foreste, l’alba incendio ha vita breve. La bellezza del testo è il suo potere
    di allaciarsi all’elemento della rivolta, o solo è pura naturalezza. Il fuoco attraversa il corpo albero, è una scia rossa che si perde in metamorfosi nel cielo.
    Mi è accaduto incontrare un albero morto
    torturato, rosicchiato dalle cenere,
    mi sembrava un sacrificio della bellezza.
    Questo testo mi affascina. Perché è magnifico,
    si tiene verso l’orizzonte centrale del fuoco.
    Perché è la mia paura maggiore, il fuoco, l’incendio, il bruciare, la fiamma.
    Risponde in contraste con il mio elemento l’acqua.
    Non c’è riparo contro il fuoco.

  5. Ringrazio Andrea per la scelta dei testi, scelta sempre bella
    e Francesca per dare una bellezza alla mia giornata.

  6. Egocentrismo prêt-à-porter. Imbarazzante. Non è con la brevità che legittimi la tua assoluta mancanza di talento. Una volta un vecchio…

  7. Parlare di talento (con accezione contemporanea) visionando queste righe, può risultare un buon trastullo pomeridiano, che tuttavia prescinde da quello che dovrebbe essere l’assunto principale di tale meta-critica, meta- disquisizione. Con il solo scopo di intrattenerci e confrontarci, pongo la questione del “contenuto” ( Oh che Dio mi perdoni per siffatta elucubrazione da scolaretta del liceo di basso lignaggio!) e tralascio volutamente lo stile, la questione talentistica, la forma e qualsiasi altra quistione, osservo il testo e mi chiedo: ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando? Se ci fosse qualcuno che comprende queste mie due parole, criptandone il significato, può capire a cosa alludo. Non si gettano quattro parole in fila, parlando di fuoco e aria. Questo è assulutamente incivile!

  8. non so che rispondere, ognuno può pensare quello che preferisce sulle cose che scrivo.
    Sul contenuto – è un incipit, è venuto fuori così, e il postante ha scelto di metterlo. Non penso che il tema sia la delusione sentimentale comunque, forse più ciò a cui accennava Veronique, parlando di rivolta (chiaramente individuale). Sull’egocentrismo, Serti mica ha torto, mentre ha torto sulla ragazza – ho 154 anni, sono l’ultima immortale.

  9. Questo pezzo di Francesca non era pensato per essere autonomo, e’ stata una mia idea pubblicarlo cosi’ com’e’. Che il postante sono io lo sapresti gia’, Serti, se fossi capace di leggere. Non serve nessuna delazione.

    Il brano non ti e’ piaciuto, il mondo con costernazione ne prende atto. Adesso puoi fermarti.

  10. Serti, lo so che vuole giocare e si giochi. Si proceda. Ha capito benissimo a cosa alludo e va bene così. Avrà anche compreso che è lontano dalle mie intenzioni appoggiare la Matteoni, tutt’altro. L’inciviltà esiste e permane, per me, nella blasfemia di parlare di cose delicate mascherate da cosigli d’amore per casalinghe frustrate. Amen.

  11. ti muovi su un piano di decodifica continua, tra la forma e il contenuto, polo misterico e polo naturale
    qui mi hai catturata subito, viene voglia di scavare con te
    che scateni quello che scrivi

  12. @Eglantina, la cito: “Se ci fosse qualcuno che comprende queste mie due parole, criptandone il significato, può capire a cosa alludo. Non si gettano quattro parole in fila, parlando di fuoco e aria. Questo è assulutamente incivile!”.
    Devo ammettere che non ho capito le sue due parole. Le dispiace spiegarle anche me? Glielo chiedo senza falsità perché credo di aver capito qualcosa dal testo della Matteoni e magari lei ha avuto l’acume di cogliere punti più importanti.

  13. Ho il cuore ferito, quando leggo un commento come quello di Andrea Sarti. Poche righe per una critica senza delicatezza.
    Per me questo incipit dice più dell’anima e della scrittura, fuoco, ardore:gallegiare nel mondo come una fiamma, divorare il cielo,
    l’albero, raggiungere la mollecula della rivolta, essere un passaggio incendiato. Francesca si dedica al fuoco della poesia.

  14. @Fab. Forse non è questo lo spazio ed il tempo per parlarne, nè la modalità adatta perfar fronte a questioni teocrastiche o, addirittura, ermetiche. Mi fa piacere che anche lei abbia colto qualcosa, tanto più che la mia non era una critica al caro Serti, ma all’autrice – di cui peraltro non mi permetto di giudicare forma e stile- bensì unicamente il contenuto. Pertanto, a questo punto, mi auguro che abbiano ragione coloro i quali dicono che dietro questo testo ci siano consigli d’amore o, peggio ancora, delucidazioni creative per scrittrici scalpitanti o casalighe che dir si voglia, e che fuoco – fiamme ed aria, siano contenuti “inconsapevoli”.

  15. @Eglantina. Appunto, io pensavo che questo testo parlasse d’amore, dell’esperienza dell’amore fatta da una donna attratta da uomini pericolosi perché pericolosa lei stessa. Pericolosa non nel senso fisico del termine, ma in quello autodistruttivo, per cui alcune persone sono attratte dai loro simili e non dagli opposti. Quel “non ho mai redento nessuno” a mio avviso, è sia una sconfitta che una grande validazione dell’essere donna e artista; fa riferimento ad un sentire che è umano e allo stesso tempo “altro”.
    Non credo che la Matteoni volesse dare consigli a chicchessia (peraltro non ci sarebbe niente di male), ma darci una sua visione del mondo che può o meno essere condivisa dai lettori.
    Mi dispiace che non le sia piaciuto, sinceramente. Io trovo che la forma sia molto asciutta e fluida; il significato è stratificato: parte dal racconto del vecchio fino ad arrivare all’amore, alla solitudine quale rifugio importante per se stessi, alla redenzione impossibile dell’altro, e infine al tema portante di questo morceau, il raccontare da dove provengono le storie.

  16. @Fab Non è vero che non mi è piaciuto il testo, più volte ho ribadito di non pronunciarmi sullo stile e sulla forma. La mia era solo una cosiderazione sul contenuto ambiguo, o presunto tale. Certo che la sua spiegazione semantica potrebbe risultare convincente, ammesso che Matteonni confermi tale interpretazione. Probabilmente ho osato troppo nel pensare che dietro all’amore umano narrato,si potessero celare interessi ermetici…
    Ad ogni modo mi fa molto piacere potermi confrontare con lei.

  17. Ecco risolto l’arcano: secondo me non c’è contenuto ambiguo. Dovremo chiedere a matteoni se c’è oppure no; inutile continuare a discuterne fra noi (sarebbe una mastrubazione e la masturbazione è un atto, in genere, solitario).
    E’ sempre bello confrontarsi. Sono io a ringraziare lei.

  18. Eccomi. A volte le cose come sono hanno qualcosa di più incredibile di ciò che si ritiene misterico.
    La lettura di Fab è qualcosa in cui riconosco molto ciò che ho scritto, @Eglantina penso proprio che fuoco e aria siano solo se stessi, niente di più, almeno non qui. Potrei anche aggiungere, ma più come curiosità, indipendente dalla vita del testo, che questo è proprio ciò che è successo all’autrice, tanti anni fa, quelle parole le sono state davvero dette. E per saperle scrivere o almeno provarci, di anni ne sono serviti quasi sedici.
    Se c’è qualcosa di arcano e altro probabilmente sussite anche per me, se è vero che scrivendo si cerca di anche di dare una risposta o di ragionare su argomenti ed esperienze che sembrano restare sempre un po’ oltre la nostra portata. Non so se sono stata esauriente, ma lo spero.

  19. @Francesca, adesso è chiaro. Molto chiaro e, sinceramente, mi sento sollevata. E Fab, dunque, ci aveva visto giusto.
    Buon proseguimento ad entrambi.

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andrea raos ha pubblicato discendere il fiume calmo, nel quinto quaderno italiano (milano, crocetti, 1996, a c. di franco buffoni), aspettami, dice. poesie 1992-2002 (roma, pieraldo, 2003), luna velata (marsiglia, cipM – les comptoirs de la nouvelle b.s., 2003), le api migratori (salerno, oèdipus – collana liquid, 2007), AAVV, prosa in prosa (firenze, le lettere, 2009), AAVV, la fisica delle cose. dieci riscritture da lucrezio (roma, giulio perrone editore, 2010), i cani dello chott el-jerid (milano, arcipelago, 2010), lettere nere (milano, effigie, 2013), le avventure dell'allegro leprotto e altre storie inospitali (osimo - an, arcipelago itaca, 2017) e o!h (pavia, blonk, 2020). è presente nel volume àkusma. forme della poesia contemporanea (metauro, 2000). ha curato le antologie chijô no utagoe – il coro temporaneo (tokyo, shichôsha, 2001) e contemporary italian poetry (freeverse editions, 2013). con andrea inglese ha curato le antologie azioni poetiche. nouveaux poètes italiens, in «action poétique», (sett. 2004) e le macchine liriche. sei poeti francesi della contemporaneità, in «nuovi argomenti» (ott.-dic. 2005). sue poesie sono apparse in traduzione francese sulle riviste «le cahier du réfuge» (2002), «if» (2003), «action poétique» (2005), «exit» (2005) e "nioques" (2015); altre, in traduzioni inglese, in "the new review of literature" (vol. 5 no. 2 / spring 2008), "aufgabe" (no. 7, 2008), poetry international, free verse e la rubrica "in translation" della rivista "brooklyn rail". in volume ha tradotto joe ross, strati (con marco giovenale, la camera verde, 2007), ryoko sekiguchi, apparizione (la camera verde, 2009), giuliano mesa (con eric suchere, action poetique, 2010), stephen rodefer, dormendo con la luce accesa (nazione indiana / murene, 2010) e charles reznikoff, olocausto (benway series, 2014). in rivista ha tradotto, tra gli altri, yoshioka minoru, gherasim luca, liliane giraudon, valere novarina, danielle collobert, nanni balestrini, kathleen fraser, robert lax, peter gizzi, bob perelman, antoine volodine, franco fortini e murasaki shikibu.
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