Misurata replica dell’ufficio stampa di Fabio Scotto alle critiche faziose di certa poesia sperimentale

Andrea Raos

andrea raos ha pubblicato discendere il fiume calmo, nel quinto quaderno italiano (milano, crocetti, 1996, a c. di franco buffoni), aspettami, dice. poesie 1992-2002 (roma, pieraldo, 2003), luna velata (marsiglia, cipM – les comptoirs de la nouvelle b.s., 2003), le api migratori (salerno, oèdipus – collana liquid, 2007), AAVV, prosa in prosa (firenze, le lettere, 2009), AAVV, la fisica delle cose. dieci riscritture da lucrezio (roma, giulio perrone editore, 2010) e i cani dello chott el-jerid (milano, arcipelago, 2010). è presente nel volume àkusma. forme della poesia contemporanea (metauro, 2000). ha curato l’antologia chijô no utagoe – il coro temporaneo (tokyo, shichôsha, 2001). con andrea inglese ha curato le antologie azioni poetiche. nouveaux poètes italiens, in «action poétique», (sett. 2004) e le macchine liriche. sei poeti francesi della contemporaneità, in «nuovi argomenti» (ott.-dic. 2005). sue poesie sono apparse in traduzione francese sulle riviste «le cahier du réfuge» (2002), «if» (2003), «action poétique» (2005) e «exit» (2005); altre, in traduzioni inglese, sono apparse in "The New Review of Literature" (vol. 5 no. 2 / Spring 2008), "Aufgabe" (no. 7, 2008), poetry international e free verse. 

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  10 comments for “Misurata replica dell’ufficio stampa di Fabio Scotto alle critiche faziose di certa poesia sperimentale

  1. 26 marzo 2011 at 15:57

    un caro saluto a scotto e agli amici della bianca con cui, a quanto pare, condividiamo parecchi gusti. peccato non averlo saputo prima ;-)

    http://bgmole.wordpress.com/2011/03/26/onoff-line-e-lantologia-dei-francesi/

  2. 26 marzo 2011 at 18:46

    «il vero problema lo pone a chi ignora e non a chi è ignorato. »

    è vero, hai ragione, ma in genere sai qual è il problema? me ne sono accorta in questi giorni cercando notizie in rete sulla Libia, ci sono parecchi blog che offrono pareri e notizie, ma ogni volta mi sono chiesta, chi sono? chi parla qui? come posso verificare?
    E’ un po’ la stessa cosa per la diffidenza o la disattenzione verso il lavoro in rete da parte della cultura e dell’editoria diciamo così istituzionali. Da un lato è un problema generazionale, e qui sì c’è una resistenza abbastanza insormontabile, dall’altro la diffidenza verso l’autoproduzione che viene ancora vista come qualcosa di dilettantesco, che non subisce alcun vaglio esterno, “autorevole”.
    Ci vuol tempo.

  3. Andrea Raos
    26 marzo 2011 at 19:00
  4. 26 marzo 2011 at 19:06

    appunto:–)

    se ho capito bene il parallelismo

  5. 26 marzo 2011 at 19:24

    @alcor: proprio una battuta perché sto uscendo, ma gli anni di lavoro di raos qui postante, di zaffarano, di inglese, per dire, sono davvero difficilmente derubricabili come dilettanteschi, almeno per chi li avesse seguiti con un minimo di attenzione. quindi, appunto, il vaglio esterno, autorevole o meno, è giusto che sia fatto e però lo si faccia. si abbia contezza di quello che succede, dei lavori in corso (anche per dimostrarla, quella autorevolezza).

  6. jan
    26 marzo 2011 at 19:30

    ma scotto ha detto qualcosa o ci limitiamo a prenderlo in giro?

  7. 26 marzo 2011 at 19:44

    anch’io brevemente, «almeno per chi li avesse seguiti con un minimo di attenzione», questo è il fatto, sono due mondi ancora largamente paralleli, anzi, peggio, la rete legge la carta, ma la carta solo episodicamente e con distrazione legge la rete, un parallelismo zoppicante.

    Almeno “quella” carta di cui si diceva, che di solito ha anche una certa età.

  8. fabio teti
    27 marzo 2011 at 11:38

    certo che la precisazione “originale” della Presidenza è quasi (quasi) più divertente. per il resto, sì, (si spera), lo scotto vero lo pagherà chi ignora.

    f.t.

  9. Il fu GiusCo
    27 marzo 2011 at 17:16

    Con tutto il rispetto per i cartacei, credo che le energie migliori per il futuro del settore debbano necessariamente provenire dal web, che si e’ liberato da tempo di principi di autorita’, arie di famiglia, opacita’ ed eredita’ storiche (gli epistolari mitizzati, le scelte a naso, le dinamiche intereditoriali), salvando solo alcuni libri che resistono al tempo. Non e’ neppure questa la strada migliore perche’ manca ancora, sul web italiano, un percorso formativo condiviso come ad esempio ha messo il MIT.edu con i suoi opencourseware, i corsi undergraduate resi pubblici e gratuiti da ormai qualche anno.

    Chi resta nel cartaceo si prepara ad un lavoro da storico e di retroguardia, appunto, come gia’ mostrato nell’articolo-riepilogo sul web letterario italico postato piu’ giu’. E se l’acribia, la dedizione, lo spessore delle ricerche e la capacita’ di inquadrare i fenomeni per quel che sono stati si manterranno a quel livello (contaminati da bollicine contemporanee di ambito pop), non avranno neppure l’attendibilita’ dovuta agli studiosi di professione.

    Spiace dirlo perche’ suona tanto odifreddiano, ma nel campo artistico la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori che si presentano in web lascia davvero molto a desiderare quando si tratta di rilevare, organizzare ed interpretare i dati, forse perche’ ancora pesantemente sotto l’aura formativa di un “principio di autorita’” che in altri ambiti e’ stato accantonato da tempo in favore di verificabilita’ e tracciabilita’. Il guizzante Tiziano Scarpa parlava gia’ dieci anni fa di “collaudo” delle idee nella prassi, pratica che in qualche modo aiuterebbe ad alzare il livello.

    Rimane dal mio modesto e individuale punto di osservazione una netta ostilita’ verso la “famiglia”, di tanto in tanto sciolta in moti di simpatia quando questi addetti ai lavori smollano le catene del mestiere e scrivono quel che davvero pensano (come capitato qualche tempo fa sull’antologia di poesia romanocentrica tra Forlani & Ostuni, con effetti disastrosi per quest’ultimo). Visto che sciocchi non sono, ma solo e spesso in malafede, in tali momenti si realizza davvero quella interazione auspicata a parole e che nella realta’ a me pare sempre piu’ improbabile, se non altro perche’ l’inerzia della carta e’ inellutabilmente declinante mentre quella del web (o dell’immateriale, come sarebbe piu’ giusto definirlo oggi) e’ ancora ascendente, migliorabile e lavorabile.

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