PETER FALK [1927-2011] Io sono un amico… compañero.


“I’m a friend… compañero.”
 
   di Orsola Puecher

 
   Il personaggio de l’ultimo angelo che Peter Falk interpreta ne Il cielo sopra Berlino, un attore americano che arriva nella città per girare un film sul nazismo e scopre di essere un angelo che ha rinunciato alla sua immortalità, nonostante, o forse proprio perché è stato quasi improvvisato alla fine, poche settimane prima di iniziare le riprese, è fondamentale nel disegno generale dell’opera, per quel contatto sfiorato e sottile fra superiore e inferiore che delinea, per quel ponte lanciato in sordina fra lassù e quaggiù: “fai una linea scura… poi ne fai una chiara e l’insieme è bello“.  
   Wenders cercava qualcuno che fosse immediatamente riconosciuto, un musicista famoso, un pittore, uno scrittore, perfino pensò a Willy Brandt, troppo occupato per accettare.
   Voleva un attore che fosse e riuscisse ad essere “se stesso“.
   Nel settembre del 1986, le riprese dovevano iniziare il 20 ottobre, il ruolo era ancora scoperto. Fu l’assistente di Wenders, Claire Denis ad avere il colpo di genio di pensare al tenente Colombo, notissimo al grande publico con quel suo personaggio arguto e dimesso insieme, gentile e generoso, vago e distratto ma implacabile scopritore del particolare stonato della quotidianità.
   Era lui l’ultimo angelo.
   Ottenne il suo numero di telefono da Cassavettes, che lo diresse più volte e nei cui film lo aveva molto ammirato.
   Gli telefonò e gli spiegò in poche parole il personaggio e la trama e gli disse che cercava qualcuno che fosse l’ultimo angelo. Falk gli rispose “Come ha fatto a sapere che sono io?
   Chiese il copione, ma Wenders non aveva nessun copione da sottoporgli: questa fu una delle prerogative principali del film. Cosa che a Falk piacque molto, contrariamente a ogni previsione.
   Arrivò a Berlino un giovedì di novembre e passò il week end con il regista per definire il personaggio. La scelta del cappello fu fondamentale, bisognava trovare “The hat that fits the face“.
   Molti degli schizzi che Falk faceva nel suo quaderno fra una scena e l’altra diventarono parte del film.
   I monologhi interiori, voce fuori scena, de l’ultimo angelo furono curiosamente registrati qualche tempo dopo in uno studio di Los Angeles, mentre Wenders dirigeva per telefono.
   Il regista gli aveva spedito alcune pagine scritte, ma a Falk non andavano bene. E disse semplicemente “Let me close my eyes” e inventò sul momento il materiale sonoro che sarebbe stato usato nel film.
   Tutti i monologhi furono improvvisati.
   Anche questo, che forse proveniva da speciali profondità, essendo egli di padre polacco di origini ungheresi e di madre russa, entrambi di religione ebraica:

 


 

Peter Falk [ inner voice ]: I wonder if she’s Jewish. What a dear face! Interesting, what a nostril, a dramatic nostril. These people are extras, extra people. Extras are so patient. They just sit. Extras, these humans are extras, extra humans… Yellow star means death. Why did they pick yellow? Sunflowers. Van Gogh killed himself. This drawing stinks. So what? No one sees it. Some day you’ll make a good drawing. I hope, I hope, I hope.
 
Peter Falk [ voce fuori scena ]: Mi chiedo se lei sia ebrea. Che caro viso! Interessante, che narice, una narice drammatica. Questa gente è superiore, gente superiore. I superiori sono così pazienti. Si siedono appena. Superiori, questi esseri umani sono superiori, superuomini… La stella gialla significa morte. Perché scelsero il colore giallo? Girasoli. Van Gogh si è ucciso. Questo disegno fa schifo. E allora? Nessuno lo vedrà. Un giorno tu farai un bel disegno. Spero, spero, spero.

 
[ R. I. P. insieme alla signora che lo guardava sempre – prima d’esser – come lui – un po’ svanita – la domenica dalle 19 e 35 alle 20 e 35 – circa – anche se su una rete “nemica” ]
 
www.peterfalk.com/wings
 

 

9 Commenti

  1. In silenzio o, più probabilmente, pronto per il suo pezzo forte: “ah, avrei un’ultima domanda!”

  2. Avendolo conosciuto come arruffato tenente, le prime volte avevo avuto difficoltà da miope a riconoscerlo nei film della sua gioventù, e mi ero stupito, una volta messo a fuoco, della gentile bravura, del sorriso espressivo, di quello sguardo lento e caldo che lo creeranno ultimo angelo per Wenders. Ora, un dolore da perdita di punto fisso dell’orizzonte, ma visti gli ultimi tempi, sicuramente un meritato riposo.

    …Comunque, Barnaby non è nessuno di fronte a Colombo!!!

    mdp

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