Articolo precedenteAltre coppie
Articolo successivoThe Pale King

work in progress, elegiaco

di Massimo Bonifazio

oppure – da nessun luogo. dal fondo più neutro di un pioppeto,
canale di scolo o gora; dai solchi senza nome, ortiche, pareti
di rovi lungo il muro di cinta, e un là dentro di storie, un oltre
negato. così le ruote nella calura estiva, contro il verde del mais,
e un vasto materiale per narrazioni epiche, se solo qualcuno volesse:
che a migliaia, da migliaia di chilometri, rapiti all’acqua tersa,
al sale, alle ossa dei morti a novembre. oppure anche solo
dal fango distratto dei campi, di questi, e da stalle più prossime,
buone per le ultime veglie / vale a dire le cose precipitate
in quel lago gelato che era alla fine il tuo anfortas, che adesso
non saprai mai: per esempio i colori là dentro, gli umori
aggrumati di scorie degli altri, mai disposti a fornirsi perché:
del cambio del turno, della linea incessante, del dolore del braccio
che tira la leva o arrotola il filo di rame. da dove veniva
chi non sapeva dove andare, come si guardava intorno
chi finalmente era arrivato in un posto, nel mondo;
e come posava lo sguardo sulle operaie in grembiule, d’estate,
in quegli anni in cui ti era finalmente coetaneo.
e l’altra, con la sua bicicletta, per qualche momento diversa
da come l’hai conosciuta. così intenta al suo spazio
da stupirsi che altri, tanti, intorno a lei, che mai
avrebbe chiamato compagni, con pullmann e bici, e alla mensa
tutta quell’allegria di cibo rovesciato in gavette, baracchini,
masticato in dialetti diversi, aspri di agrumi lasciati a marcire,
e lei con il suo: cioè l’unico. e forse non sentirsi più soli,
oppure del resto, più facilmente: sentire che si è troppi,
sfoderata la spada della solitudine e rimasti poi ad ammirarla,
come se fosse più consona, ovvia, in quel raschiare sul fondo,
sentirsi più nobili, per via dell’unico, della primogenitura,
dell’odore dei conigli e la paglia raccolta in balòt,
dell’essere soli a pascolare le bestie, ma soli davvero.
così la mia ruota sul bordo del fosso, e guardano
loro dall’altra parte del muro, uscendo dal turno?
in questa polvere, caldo, che confonde i colori.

Print Friendly, PDF & Email

4 Commenti

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

L’amore viene prima

di Andrea Bajani
Ecco un altro figlio della luna, dice
il dottore entrando in sala parto.
Fino a ieri il reparto era semivuoto,
in sei ore si sono rotte sette acque,
sette donne sono già in travaglio.

Da “Dopo il libro”

di Emanuele Canzaniello
Che non parli, non dica niente / Non si muova, / Che stia ferma. / Non succeda nulla qui / Dentro, dentro fino a sparire...

Da “Ecfrasi”

di Fabrizio Maria Spinelli
Oggi sono andato a rivedere i famosi coniugi / Arnolfini di Jan Van Eyck, 82 X 59,5 cm, olio / su tela, alla London Gallery anche se a Londra...

Lorenzo Mizzau: due poesie

La ricerca poetica di Lorenzo Mizzau in questi anni si è concentrata su due aspetti. Il primo è quello della tensione narrativa. I suoi testi, infatti, descrivono situazioni, in cui agiscono dei personaggi e si riconoscono scenari, ambienti, luoghi.

La guerra come forma della pubblicità. Un breve poema

di Guido Caserza Non tutto è come sembra chiede cosa pensa della guerra cosa pensa un istante e ci vediamo non tutto è come sembra pote

Da “Ghost track”

di Marilina Ciaco
Presentiamo alcuni testi da "Ghost Track", il decimo libro della collana “Manufatti poetici” diretta da Paolo Giovanetti, Michele Zaffarano e Antonio Syxty (Biblion-Zacinto 2022).
domenico pintohttps://www.nazioneindiana.com/
Domenico Pinto (1976). È traduttore. Collabora alle pagine di «Alias» e «L'Indice». Si occupa di letteratura tedesca contemporanea. Cura questa collana.
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: