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1967. Roma. Viale Parioli

di Tessa Rosenfeld

Nonna Genia possiede il raro dono della mimica.

Imita chiunque, dalla cameriera storpia che in un accesso d’ira ha rinchiuso in un armadio al gastroenterologo tutto inamidato che spunta ciclicamente a casa nostra per tastare il mio fegato sofferente.

La mimica di Nonna è un pretesto per scaricare le mille ansie che la tengono in un perenne stato di febbrile esaltazione.

Mon Dieu! Fa che smetta!” mormora mia madre in preda a frustrazioni ben più cupe ma alla fine scoppia a ridere e dunque autorizzata dalla sua risata cristallina mi metto a ridere anch’io. Bisticciano come furie giorno e notte; ogni pretesto è buono per scatenare l’uragano. Le prime parolacce che imparo sono quelle che si scagliano in Russo; parolacce dal suono ricco e gutturale: Sfolitch! Drian! Shto on sdoh, graziosamente tradotte in: Cogliona! Fessa! Che tu possa crepare!

Se ne sparano anche altre sopratutto in Inglese e Francese, visto che essendo upper class sparalocciare in un solo idioma non basta.

Viviamo ai Parioli zigzagando da un indirizzo all’altro.

“Perché cambiamo sempre casa?” chiedo

“È semplice!” risponde Nonna. “Perché tua madre è un Imbecille”

In effetti sfidando le minacce e il parere di famigliari e amici benpensanti l’Imbecille ha deciso di unirsi per la vita a quello che da lì a poco diverrà il mio patrigno. A nulla valgono le invettive e le urla imploranti di Nonna; da un giorno all’altro il barone Siciliano dal baffetto impomatato Federigo Azzò di Travìa detto Fufù diviene parte integrante della mia vita scompaginandola per sempre. Subito Nonna e io troviamo all’intruso un nomignolo, “Il Ratto”, cucito addosso ai modi striscianti e untuosi con cui si pavoneggia davanti a mia madre. Il Ratto è il Male Assoluto: uno, ha rapito mia madre offuscandone la sanità mentale e, due: ambisce al nostro congruo portafoglio americano cioè ai soldi di mio padre il Caro Estinto, convenientemente sepolto sotto qualche zolla di terra in California.

“Ricordati!” ammonisce nonna “Sei un Ereditiera e se Lui non rosica tutti i tuoi averi un giorno potrai comprarci  un castello!”

Ho sei anni e il pensiero che il Ratto possa rosicchiare tutti i miei averi mi getta nello sconforto più profondo.

“Che facciamo?” chiedo

“Chissà” sospira Nonna, “Forse uno di questi giorni quel sorcio schiatta”

Ma il sorcio non schiatta e anzi, captando i nostri desideri funesti convince mia madre a mandarci in esilio. Io e Nonna siamo espatriate a Sanremo ma non dal lato giusto ma in un orrido monolocale lontano dal turismo d’élite e che si affaccia su squallidi casermoni di periferia.

È il Primo Affronto e Nonna è ben decisa a dare battaglia.

“Nessuno” tuona “Ti declasserà dal tuo rango finché sono viva!” poi atteggiandosi per l’occasione al Generale Kutusoff stabilisce che il mio status di Ereditiera Americana va salvaguardato con indivisa e rigida attenzione. Ogni sera dopo cena l’educazione della Ereditiera si svolge con il seguente rituale: uno scrupoloso lavaggio di mani e piedi, pulizia dentale corroborata da gorgheggianti gargarismi e, intercalata da urla e spintoni, una ferocissima spazzolata a sciogliere i nodi nei miei capelli.

Dopo  adagiate  l’una accanto all’altra sul vasto lettone matrimoniale e con le serrande sbarrate su quell’inqualificabile panorama ci sentiamo in diritto di fantasticare sul futuro. Cosa ci riserva il Domani?

“L’America!” puntualizza Nonna “Dove Io, tu e tua madre torneremo molto presto!”

Per ribadire la sua certezza inforca gli occhiali e apre il nostro diversivo pre-notturno: l’album gigante del New Yorker.

“Osserva bene,” dice puntando l’indice verso una lugubre vignetta in bianco e nero: “Questi sono gli Addams, una tipica famigliola americana!”

“Perché” chiedo “a casa loro è sempre buio? E perché i bambini sono chiusi in una gabbia?”

“Non fermarti mai alle apparenze” sentenzia “A parte qualche stranezza gli Addams hanno un tran tran molto piccolo borghese!”

“Come noi?” incalzo.

“Che dici?” sbotta indignata, “Noi siamo grandi artisti, intellettuali e cosmopoliti!” Poi spegne la luce lasciando che m’arrovelli attorno a un unico solito giro di pensiero: l’inspiegabile lontananza di mia madre.

Di quell’estate sanremese ricordo, oltre l’ossessiva vigilanza di Nonna, le passeggiate a caccia di conchiglie sul bagnasciuga, le barchette di pasta frolla e mirtilli che tingono le mie labbra di violetto e il suono del juke box che gracchi al sotto al nostro squallido rifugio.

31 Commenti

  1. Storia intrigante che mescola tre diverse culture. Capisco perchè Tessa è una persona così eclettica e piena di sorprese!

  2. Molto divertente e toccante allo stesso momento. Davvero i complimenti a questa brava scrittrice!! Ma quando possiamo deliziarci con il resto???

  3. Adoro le storie con le nonne e questa mi sebra veramente carina….vogliamo leggere il resto!!!!

  4. L’assaggio è notevole e preannuncia un seguito intrigante e non banale…complimenti! ma ora mi piacerebbe leggere tutta la storia!

  5. quando si ha un mondo dietro&dentro, si ha un mondo, non ci piove

    molto bello

    mi ricorda anche certi esilii invernali, in anni limitrofi, a Bordighera, luogo in bassa stagione allegro come un perenne due novembre, a far passare la tosse canina in certi alberghi di ottuagenarie merlettate…

    ,\\’

  6. molto molto entusiasmante!!!!!!!!!ti vien voglia di leggerne il resto !sono una rosicchiatrice di romanzi e questo piccolo anticipo mi ha incuriosito tanto spero quanto prima di leggerne il resto !!!!!!!!!!!!!!dai dai !!!!!!COMPLIMENTI

  7. Non leggevo una cosa così leggera e piacevole da tempo.
    Facci entrare nel tuo mondo Tessa.
    Voglio sapere tutta la storia.

  8. Poche righe, immediatamente dentro una storia narrata con spiccato gusto dissacrante, ironico, divertente, anche drammatico.
    Lo trovo empatico

  9. Un racconto straordinario, dallo humour terribile che cela però dolori profondi. E racconta di un mondo, di un’epoca, di un melting pot e di un’Italia a cavallo tra il boom e poi la rivoluzione degli anni Settanta ancora così poco raccontati, soprattutto attraverso la chiave del romanzo intimo e familiare.
    C’era una strana Roma, dove approdavano artisti e aristocratici decaduti, ricchi e avventurieri, e poi questo mondo, come scrive Tessa Rosenfeld, abitava ai Parioli. Tantissimi gli americani di cui questo racconto rende in modo fantastico l’innamoramento e lo straniamento di quella Roma falsamente dolce e in realtà crudele.

    E’ davvero bello. Mi ha riportato ad atmosfere che da piccola ho respirato e conosciuto. Credo poi che in molte infanzie borghesi si ritrovi una Nonna Genia. Sarei felice di vedere questo libro pubblicato
    Maria Novella De Luca

  10. Come il cacio sui maccheroni!!!! Quanto vorrei leggere il resto. I complimenti alla Sig.ra Tessa da tutto l’entourage de Il Gelato di Roma! :)

  11. Ironico e in una prosa inusuale, incuriosisce. Vien voglia di sapere di più, su questa storia. Magari presto mi troverò a sfogliarne le pagine nella libreria dove lavoro!

  12. Mi piace molto quanto ho letto..mi piace, il racconto vivo di Tessa della bambina,..Per quanto noi lo si possa dimenticare,sono le impressioni che abbiamo da bambini,le nostre emozioni che ci portano a capire gia’ tanto della vita.Non fateci aspettare molto per il seguito.Grazie*

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