La violenza che è in noi

20 ottobre 2011
Pubblicato da

di Giacomo Sartori

Ci risiamo. Purtroppo ci risiamo. Di nuovo la violenza. Di nuovo la prospettiva di una spirale di violenza. C’erano segnali da diverso tempo, per chi avesse le orecchie fini, per chi abbia vissuto gli anni settanta e ricordi molti episodi artigianali e per certi versi patetici, a volte anche buffi, che hanno inaugurato la stagione del terrorismo. Ripeto, anche nella nostra regione. Sì, anche nella nostra regione. Allora come adesso. Ma adesso la cosa è sotto gli occhi di tutti.

Alla violenza si intende rispondere con la violenza. Inasprendo le leggi. Fingendo che i fatti di Roma non si sarebbero potuti evitare con le leggi attuali (sono anni, faccio un esempio, che le manifestazioni a Parigi sono protette dalla polizia, strada per strada, minuto per minuto, dalle frange violente, nel loro caso per lo più apolitiche). Mettendo in prigione, punendo con pene esemplari. È una risposta molto facile, e sciocca. Non ha funzionato allora, non funzionerà adesso. Provocherà anzi un’ulteriore radicalizzazione dei gruppi che adesso sono attratti dalla violenza (ripeto, ancora in maniera germinale e tutto sommato non grave). La crisi economica, la terribile crisi che incombe e che colpirà in primo luogo proprio i giovani, farà il resto.

L’Italia ha un irrisolto problema con la violenza. Negli ultimi cento anni ha vissuto le ecatombi della prima guerra mondiale, con gli ammutinamenti e le fucilazioni delle classi popolari inviate al macello, la ventennale violenta dittatura (lasciamo stare per piacere le visioni edulcorate che vanno per la maggiore) che ne è seguita, la guerra civile che l’ha conclusa, le violente diatribe riguardo alla sua interpretazione che tuttora imperversano, con l’imperante e inaccettabile equiparazione di chi ha lottato per o contro la democrazia, la riattivazione negli anni settanta delle lacerazioni di questa stessa lotta fratricida, le cui ferite non siamo ancora riusciti a curare completamente. Non nascondiamoci questa realtà. Noi italiani abbiamo la violenza nella nostra storia, non abbiamo fatto quello che occorreva per separarcene. Tutti noi. Lo si vede nello svolgersi quotidiano della politica, nel tono di qualsiasi dibattito politico televisivo.

La destra, questa destra corrotta e amorale e molto poco democratica e intollerante, ha delle enormi responsabilità. Per anni ha soffiato sulle ceneri con la sua violenza verbale e la sua grettezza, negando all’avversario qualsiasi dignità, trascinando il paese in un baratro sociale e di idee. Ma anche la sinistra ha le sue colpe. Questa sinistra che non ha saputo creare alternative, che non ha pensato a mandare in pensione i suoi incapaci e vetusti notabili, che s’è separata completamente dalla società civile.

Questi che chiamate delinquenti per me sono ragazzi. Certo incendiare una camionetta e tirare sassi ai poliziotti non è un fatto banale, ma non hanno ancora ammazzato nessuno. Non ancora. Ascoltiamoli. Cerchiamo di capire cosa dicono. Non prendiamoli in giro perché non sanno parlare bene (non dimentichiamo che anche le basi teoriche dei brigatisti erano molto povere). Parliamogli. Diciamogli le cose che la destra retriva degli anni settanta non ha saputo dire ai ragazzi che erano sedotti dalla violenza, macchiandosi a mio parere di un’oggettiva responsabilità. Riconosciamo, come l’hanno fatto gli abitanti della Val di Susa, sindaci in testa, che per certi versi e su certi temi possono avere anche ragione. Proponiamogli delle soluzioni. Costringiamogli a parlare, a usare le armi delle parole. Oppure metteteli in prigione. Demonizzateli. Fatene dei capri espiatori per le vostre irresponsabili strategie politiche e delinquenziali, o per l’incapacità a proporre un’alternativa. Risponderanno alla violenza con una violenza maggiore. Causeranno morte.

Provo tristezza e senso di impotenza.

[questo pezzo apparirà sul quotidiano “Trentino” del 21.10.11]

 

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67 Responses to La violenza che è in noi

  1. Vincenzo Cucinotta il 20 ottobre 2011 alle 10:34

    Non demonizziamo la violenza, d’accordo, figurarci…
    Posso perfino convenire che anche la violenza prevaricatrice, come appare con tutta evidenza quella del 15 ottobre, va compresa se non giustificata.
    Quindi, condivido complessivamente il senso dell’articolo, che mi pare stia su una lunghezza d’onda prossima all’articolo di Bifo, molto diffuso e richiamato in rete.
    Epperò, entrambi questi articoli mi pare che non colgano il punto nodale della questione, la strettoia in cvui ci troviamo.
    Sartori dice che dobbiamo parlare a questi ragazzi, proporre loro delle soluzioni.
    Ecco, chi propone cosa? Non sta qui il vero problema, nella afasia della sinistra, nel suo dividersi tra un’ala diciamo ortodossa (per non dire veteromarxista) e un’ala priva di qualsiasi autonomia di pensiero, le cui posizioni politiche sono determinate da quelle dell’offensiva liberista (nel senso che sono sempre di sinistra relativa, in cui sinistra in senso assoluto ha perso ogni significato)?
    Quindi, prima bisognerebbe che ci sia qualcosa da proporre, non qualcosa come un punto rivendicativo, ma una piattaforma coerente con un disegno strategico complessivo: guardandomi in giro, non vedo niente del genere.
    Eppoi, bisognerebbe che ci fosse il soggetto “rivoluzionario”. E qui, stiamo messi anche peggio, appunto perchè le teorie di Marx, nel loro declino (qui mi riferisco soltanto alla loro minore influenza, non entro nel merito delle teorie in quanto tali), hanno trascinato ogni capacità di elaborazione alternativa, ma soprattutto ogni capacità di aggregazione collettiva, di voglia e di possibilità di elaborazione di un progetto di egemonia.
    Dopodichè, il dialogo è certamente sempre utile, ma direi che non mi sembra sufficiente.

  2. georgia il 20 ottobre 2011 alle 10:47

    dobbiamo parlare a questi ragazzi, proporre loro delle soluzioni

    e se provassimo invece ad ascoltarli?

  3. andrea inglese il 20 ottobre 2011 alle 15:06

    Io vedo una situazione oggettivamente difficile. Da un lato, abbiamo la compagine del potere politico, economico e mediatico italiano che è in mano ad una destra veemente, ma allo sbando. E questa destra non attendeva altro, per cavalcare lo scandalo dei giovani violenti e rimettere in auge legislazioni repressive e autoritarie. Chiedere a questa destra di capire, di parlare, ecc., mi sembra abbastanza velleitario.
    Dall’altro ci siamo noi, ossia un variegato popolo di persone che a vari livelli di gravità stanno soffrendo tutti gli effetti del sistema capitalistico nella sua versione italiana. Da qualche tempo queste persone hanno l’occasione per coordinare le loro lotte, o per crearne di nuove, sulla scia di quanto succede in Europa e sulla scia di un governo sempre più delegittimato. In tale contesto, s’inserisce la scelta minoritaria degli sfascisti (il termine mi sembra ben scelto).
    Ora, se noi ci mettiamo a discutere “solo” per rispondere alla propaganda di destra, siamo fottuti. Siamo fottuti perché ci consideriamo dei semplici mediatori, dei consulenti sociali, tra il governo di destra e i giovani arrabbiati. Ma noi non siamo dei mediatori, dei consulenti, il nostro compito non può esaurirsi, reattivamente, nel rispondere ogni volta alle distorsioni della destra.
    Noi dobbiamo poter pensare e parlare in proprio. Tra noi, seguendo il filo dei nostri interessi sul lungo periodo. Da qui una presa di responsabilità piena e di tutti sulla questione capitale dei metodi di lotta. E qui non possiamo temporeggiare a lungo o limitarci a mitigare la furia della destra. Se si comincia dire, ad esempio, “nessuno in piazza è colpevole, perché la vera violenza è quella del capitale”, si pongono le premesse di un bel disastro. Poi davvero sarà tutta moviola: “i compagni che sbagliano”, ecc. ecc.

    Sulla questione dei metodi di lotta si vedono chiaramente tutti i nostri limiti, limiti del movimento, limiti di noi come partecipanti. Su questo tema, infatti, io non ho mai visto grande dibattito, approfondimenti, consapevolezza. Si va di speranza e buon senso. Ma si è visto che così non basta.

    Sulle modalità di alfabetizzare politicamente questi giovani e di incanalare la rabbia, non so dire. Non ho esperienza sufficiente come miltante per dare risposte su questo punto, che certo è importante.

  4. lorenzo galbiati il 20 ottobre 2011 alle 15:38
  5. Giuseppe Savarino il 20 ottobre 2011 alle 17:31

    Non sono molto d’accordo sul fatto di considerare la violenza quasi come un fenomeno politico.
    Prima di tutto è un fenomeno sociale o psicologico: anche i recenti fatti di Londra lo dimostrano.
    La violenza poi si trova sia a destra che a sinistra, la storia parla da sé e non credo ci sia bisogno di dimostrare nulla.
    Non vedo di conseguenza “irrisolti problemi con la violenza” tipici dell’Italia che altri paesi non hanno: il nostro problema semmai sono le stragi non punite e i segreti o misteri che li hanno accompagnati.
    Un problema di verità, puramente politico ma non di violenza.

    La violenza non ha giustificazioni. Mai.
    Ricordo però che molti cambiamenti storici di rilievo e molte rivoluzioni sono state macchiate dal sangue di quelli definiti a posteriori e con estrema faciloneria “eroi”.
    Il punto cruciale credo sia il divario crescente tra i potenti di turno e la massa oppressa.
    Le ingiustizie, quando diventano estremamente “ingiuste”, creano impotenza e la miscela diventa esplosiva.
    Se i potenti di oggi non capiscono questo e continueranno ingenuamente o ciecamente a superare il limite, questi gruppi isolati di ragazzini mezzi ingenui, non saranno più una “frangia estremista” di un largo movimento ma saranno destinati a crescere di numero e magari un giorno considerati pure “eroi”.

  6. diamonds il 20 ottobre 2011 alle 17:34

    a mio parere la violenza andava condannata pure quando a esercitarla su coloro che manifestavano spesso con le mani in alto contro le discariche in campania erano le forze dell’ordine.Non so se contro i no-tav abbiano operato con le stesse regole d’ingaggio,ma non bisognerebbe mai perdere l’occasione per evitare che in futuro qualcuno possa farsi male(a meno che non sia la Storia stessa che voglia che ciò accada)

  7. Guido Tedoldi il 20 ottobre 2011 alle 18:50

    Potendo scegliere, chi vorrebbe farsi governare dai violenti? E infatti le dittature cadono. Non ne è rimasta in piedi nessuna, finora, per quanto forte e assolutamente determinata sembrasse.
    Chi, assistendo alle imprese criminose dei brigatisti rossi, poteva dire di desiderare di essere governato da loro qualora avessero vinto? E infatti hanno perso.
    Poi a volte non è possibile scegliere, oppure è talmente forte l’oppressione cui si è sottoposti (come in Francia prima del 1789, o in Russia prima del 1917) che qualsiasi promessa, anche propugnata da terroristi, sembra migliore della fogna presente.

  8. carmelo il 20 ottobre 2011 alle 22:33

    I ragazzi bisogna ascoltarli e bisogna capirli.
    Ma se un ragazzo fa una cazzata, far finta di niente, minimizzare. giustificare, addirittura coprire è un atto irresponsabile e stupido.
    La prima cosa che bisogna insegnare ai ragazzi è la consepovolezza e l’assunzione di responsabiltà delle proprie azioni.

    Vorrei far notare che la piu’ grande ingiustificata e cinica violenza è stata perpetrata da questi ragazzi (alcuni dei quali organiozzati equippaggiati ed eterodiretti da “grandi” che pensano ancora con le categorie della rivoluz<ione d'ottobre).

    nei confronti di 100.00 persone che intendevano partecipare pacificamente.

    Questi ragazzi (con la complicità di quanti si arrovellano per giustificarli) hanno attentato alla liberta di 100.00 persone hanno cinicamente messo in gioco la vita di bambini disabili donne e poliziotti. O qualcuno pensa che ammazzare un poliziotto è un atto rivoluzionario.

    mi sembra di ascoltare le cazzate degli anni settanta delle varie avanguardie "operaie" rivoluzionarie.
    In questo paese c'e' stata tanta violenza tanta retorica rivoluzionaria. Il risultato? le brigate rosse, le stragi fasciste……..Berlusconi.

    la storia di questo paese è piena di rivolte (sistematicamente represse nel sangue) e carente di rivoluzioni

  9. giacomo sartori il 20 ottobre 2011 alle 23:36

    x inglese:

    1) noi possiamo chiedere che lo stato protegga le nostre manifestazioni, cosa fattibilissima, e che – come hanno detto in moltissimi – molto probabilmente non è stata fatta solo per cinico calcolo (nel qual caso è stata una mossa molto abile: ha funzionato alla perfezione)

    [ricordiamoci che la prima cosa che ha fatto il ministro Sarkozy (allora era ministro dell’interno) dopo le rivolte del 2005 in Francia è stata quella di investire un mare di soldi in “sicurezza”; certo della sicurezza noi mettiamo in luce di solito gli aspetti negativi e i pericoli di deriva, però ci sono anche quelli positivi: lo stato ha il dovere di “difendere” le persone che vogliono manifestare pacificamente, e il suo compito non è certo quello di imboccare la soluzione autoritaria di proibire le manifestazioni e di estendere ad libitum i fermi (ricordo che in Francia sono stati recentemente molto alleggeriti); è una cosa possibilissima, anche senza gli investimenti di Sarkozy, e probabilmente senza nessunissimo investimento; non è un rimasuglio vetero-tante cose, non chiedere allo stato che fornisca questo minimo servizio di salvaguardia della democrazia, a fronte della presenza di una piccola minoranza violenta?]

    2) noi abbiamo il dovere di chiedere a questo stato che non imbocchi una soluzione autoritaria, di cui si possono prevedere i prevedibili nefasti sviluppi; certo è una richiesta ingenua, conoscendo le persone e sentite le loro dichiarazioni in questi giorni, ma noi abbiamo bisogno,proprio per non essere conniventi, di questa ingenuità; abbiamo bisogno che ci rispondano di no; è importantissimo che qualcuno le formuli, queste richieste; chi lo sta facendo, secondo te? la sinistra stessa ne ha bisogno, se non vuole appiattirsi (come sta facendo) sulle soluzioni autoritarie, e scomparire anche su questo tema; oggi c’era un bellissimo paginone sulla violenza su Repubblica, ma sembrava quasi che il problema della violenza fosse solo un astratto tema filosofico (tranne qualche timida e generica frase della Tobagi), tanto poco siamo abituati a tradurre i pensieri in proposte e richieste concrete; la mancanza di democrazia è anche la paralisi del dibattito, il dare per scontato che tanto l’altra parte non risponderà, e quindi non serve chiedere; finisce per essere, nei fatti, connivenza;

    per Carmelo

    come dice bene la stessa Tobagi, i confini tra violenti e non violenti, non sono assolutamente stagni; sono anzi convinto che, nonostante la frustrazione di molte persone per il fatto che la manifestazione di sabato sia stata mandata a monte, prevalga pur sempre da parte di molte persone, anche proprio per le vicende della Val di Susa, e per l’arroganza del potere dall’altra parte, una simpatia per questi “violenti”; io la avverto; esattamente come negli anni 70;

  10. Pisacane il 20 ottobre 2011 alle 23:47

    Non bisogna simpatizzare per i violenti.
    Nessuna scusante, nessun paragone minimizzante, nessun dirottamento dell’attenzione. Ma si può relativizzare ciò che succede nelle piazze mostrando anche ciò che succede altrove, illustrando sfaccettature e retroscena, elementi diversi e inediti, insomma storicizzando e contestualizzando.

  11. giacomo sartori il 21 ottobre 2011 alle 00:09

    per Pisacane
    io personalmente non simpatizzo, ma secondo me molti simpatizzano o sono portati a simpatizzare, proprio anche per l’impatto – astraendo un attimo dalla manifestazione di Roma – della vicenda della Val di Susa, una causa che molti ritengono più che giusta;

    per Georgia
    dico esattamente quello che suggerisci tu, usando la stessa parola

  12. ng il 21 ottobre 2011 alle 07:39

    “Chiedere allo stato che protegga le nostre manifestazioni”? Manifestazioni di stato, insomma.

    Ma da che parte sta lo stato?

    Abbiamo proprio un’altra idea di “sinistra”.

    Piccola nota storica. Nell’articolo di Sartori, là dove è scritto:

    *Diciamogli le cose che la destra retriva degli anni settanta non ha saputo dire ai ragazzi che erano sedotti dalla violenza, macchiandosi a mio parere di un’oggettiva responsabilità*

    vorrei ricordare che non fu la “destra retriva” (all’epoca, per altro, molto minoritaria) a non ascoltare i movimenti, bensì il PCI, partito che più di ogni altro si distinse nella chiusura e nella repressione.

    NeGa

  13. giacomo sartori il 21 ottobre 2011 alle 08:40

    per ng

    io credo che lo stato non sia un mio nemico, e che uno dei suoi compiti fondamentali sia quello di assicurare che i cittadini possano esprimere il loro dissenso anche radicale, per esempio manifestando in piazza; naturalmente in una prospettiva per esempio leninista, le cose non starebbero così;

    naturalmente ha ragione, negli settanta anche sull’atteggiamento del PCI, e sull’influenza di questo clima generale sul dilagare della violenza, ci sarebbe molto da dire

  14. ng il 21 ottobre 2011 alle 09:16

    Lo stato è un’entità contraddittoria. Al suo interno, le spinte sono di vario tipo, non rinchiudibili in alcun schema. Ci sono parti di stato che difendono la Costituzione, per dire, e altre che la aggrediscono, e che lo fanno con alle spalle la copertura della legge. Diversa la questione del rapporto tra stato e movimenti sociali. Senza farla lunga, dalla strage di Piazza Fontana (*di stato*) a Genova 2001, non dimenticando la copertura statale dell’organizzazione para-militare Gladio, lo stato diventa l’elemento della conservazione. Se un movimento è in grado di porre questioni importanti sul tavolo della politica, spariglia le carte; è ovvio che chi gestisce il potere, e che quindi tiene le leve dello stato, tende a fare girare la barra a proprio favore. Quindi: chiedere che lo stato protegga le manifestazioni è davvero fare diventare quelle manifestazioni *di stato* e quindi, stringi-stringi, conservative. Non mi risulta che mai, in passato, un movimento abbia avanzato quel tipo di richiesta. Anche quando le strade erano ben più “calde” di quelle di sabato scorso, i movimenti hanno praticato sempre l’auto-difesa, tralvolta dalla polizia, talvolta da parti dello stesso movimento. Si badi: il concetto di auto-difesa non è un concetto militare, bensì politico. Ma ovviamente, per porsi problemi di questo genere (e quelli che rileva Andrea sui metodi di lotta) il movimento deve essere un vero movimento e non, com’è quello odierno, un insieme di opinioni che ogni tanto trovano sbocco nella piazza.

    NeGa

  15. roberta salardi il 21 ottobre 2011 alle 09:42

    Dovranno definirsi meglio, nel tempo, le rivendicazioni degli indignati. Cosa chiedono: futuro? Ma la nebulosa impersonale e potente del finanzcapitalismo, composta da multinazionali, da enormi compagnie di assicurazione ecc., che condiziona dall’alto le scelte degli Stati sovrani, che persegue un’accumulazione senza limite come per una pulsione orale di avidità insopprimibile, questa nebulosa impersonale può concedere qualcosa, può provare pietà? Non credo, perché è un’entità impersonale. Possibile risposta: gli Stati sovrani dovrebbero mediare. Va bene, ma fino a che punto sono in grado di farlo, visto che sono comunque anch’essi condizionati e manipolati? Noi come cittadini con manifestazioni e richieste possiamo in qualche modo provare a pesare nei rapporti di forza. Ancor più potremmo pesare, credo, riducendo i consumi e rifiutandoci di alimentare troppo la macchina del finanzcapitalismo, per es. non facendo investimenti finanziari. Avanzo le prime ipotesi che mi vengono in mente, ma è chiaro che la questione delle strategie è tutta da pensare, da articolare, da conoscere meglio. Gli Stati sovrani comunque non sarebbero d’accordo sulla decrescita dei consumi, esortano esattamente al contrario per uscire dalla crisi, e questo dimostra quanto siano animati e guidati dagli interessi del finanzcapitalismo.
    Considerati questi pochi ma fondamentali elementi, mi pare che la semplice invocazione di pietà, che è la strada finora intrapresa dagli indignati, sia un po’ povera di prospettive. Infatti i governatori, i presidenti delle banche dicono tranquillamente: è vero, ci fate pena, abbiamo comprensione, vi capiamo soprattutto noi perché vediamo chiaramente il futuro che vi aspetta. Umanamente si può provare pietà ma non riuscire a modificare le cose poiché si è parte di un ingranaggio che non si riesce a fermare. Lo slogan “Non chiediamo futuro, ci prendiamo il presente” a mio avviso è da interpretare come il passo successivo alla richiesta vana di pietà, nel senso della ricerca di una prassi più efficace. Quale sia ripeto è da decidere nel modo più largamente condiviso. Più la prassi è condivisa più ovviamente è efficace. “Chiediamo futuro” è analogo a “vivere sperando”, nel senso che ci si pone in un atteggiamento sottoposto di richiesta, come se pezzettini di futuro dovessero essere elargiti dall’alto, da un’entità che abbiamo visto è impersonale e indifferente, mentre il futuro è il più grande diritto di tutti gli abitanti di questa terra.

  16. georgia il 21 ottobre 2011 alle 10:49

    a me non sembra che i ragazzi, di tutto il mondo, che al momento si chiamano indignati chiedano pietà e futuro, anzi mi sembra che stiano cercando di costruirselo, di intervenire in prima persona, cosa che da decenni non faceva più nessuno.
    Forse sbaglierò, ma a me, a differenza di molti di voi, questi ragazzi e ragazzini mi sembrano duri, determinati, intelligenti e pure molto preparati (non ancora preparati politicamente), sono quasi tutti molto alfabetizzati e portatori nel loro dna delle nuove tecnologie.
    Parlano benissimo, non retorici non convenzionali, NON populisti e, se non li bombarderemo preventivamente, saranno la naturale classe dirigente del domani (e forse di oggi)
    Sono ragazzi connessi (non solo in rete) con il mondo e che hanno relazioni anche sessuali con tutto il mondo (tra due generazioni forse aboliranno o almeno renderanno meno visibili anche le fantomatiche razze e etnie). Io NON credo che abbiano bisogno di tanti consigli, ma piuttosto di essere ascoltati con partecipazione civile, ma non ascoltati con pietosa e pelosa comprensione, come molti stanno già facendo MA unicamente nei confronti della minoranza violenta, ma ascoltati alla pari per imparare, una generazione dall’altra, IMPARARE ALLA PARI e non distribuire vecchi insegnamenti violenti o meno (gia falliti) dall’alto o recepirli acriticamente dal basso.

    Giacomo quando ho parlato di ascoltarli, non pensavo ai violenti (come da svariati post state facendo voi) pensavo a tutti. A me dei violenti importa relativamente poco, è uno scotto da pagare sempre e comunque, tutti lo sanno quando vanno alle manifestazioni (anche se spesso alcuni ministri sindaci e prefetti fanno finta di non saperlo). Sono sempre esistiti e, cosa interessante, sono sempre uguali e hanno gli stessi metodi nichilisti da sempre. SONO IMMUTABILI come le montagne e le cose di destra.
    E’ una violenza, la loro, che non mi interessa perchè è compiaciuta di se stessa. La violenza a volte occorre (lo sappiamo tutti mica siamo scemi), ma deve essere sempre una cosa che dà sofferenza a chi è costretto a compierla, e non una azione belluina e autosufficente come si è visto nelle strade in questi giorni: una violenza tipicamente fascista da stadio (qualunque sia l'”idea” di chi la compie). Detto questo ripeto è un fenomeno che c’è sempre quando molti umani si uniscono per fare qualcosa di importante, inutile dargli troppa importanza. Se la si vuole davvero emarginare tutti, nessuno escluso, sanno come fare.
    La cosa che invece mi ha un po’ sconvolto anche in questo blog, è che tutti parlano SOLO di black bloc (veri o finti) e nessuno spreca neppure un commento per commentare la maggioranza di persone che si è messa finalmente in cammino anche in Italia. Molti di loro sono ancora accampati nelle piazze occupate e vi tengono assemblee: a Roma (c’era la diretta ma non ha fregato nulla a nessuno) a milano (ieri alle 19 una assemblea in piazza duomo) a firenze (domenica alle 16 in piazza santissima annunziata)
    A roma in santa croce in gerusalemme dove gli accampati sono pure stati alluvionati e hanno fatto appelli in rete per avere ospitalità nelle case intorno per farsi una doccia, e tendoni per ripararsi provvisoriamente, tutto pur di non abbandonare il luogo occupato. TUTTO QUESTO NELLA PIU’ TOTALE INDIFFERENZA dei pietosi che stavano a dire poverini ai belluini e spettacolari guerrieri neri delle piazze che, ammettiamolo, in tv rendono meglio con tutte quelle fiamme come sfondo.
    Media e contro media tutti a parlare di violenza a farsi le seghe mentali.

  17. ng il 21 ottobre 2011 alle 11:10

    @ Georgia
    a differenza di quanto tu possa pensare in merito, io la diretta dell’assemblea di Roma l’ho seguita tutta. La cosa più bella, quella per me più interessante, è la loro voglia di esserci. Sui contenuti, sul modo di gestirla (talvolta ridicolo, come quando il moderatore invita a non fare interventi di dissenso), sui retroterra ideologici, ci sarebbe molto da dire; come hai detto tu stessa in altra occasione, scontano un po’ di “ingenuità”. Però è vero che sono “belli”. Non credo che ci siano differenze abissali tra quanti a Roma hanno scelto lo scontro (lo ribadisco: mi riferisco alle migliaia che si sono buttati nella mischia, e non ai “300”!) e questi ragazzi.

    NeGa

  18. Vincenzo Cucinotta il 21 ottobre 2011 alle 11:38

    Scusandomi per l’autocitazione, riporto un mio commento all’articolo di Rovelli:

    Continuo comunque a ritenere strano, direi perfino stravagante, occuparci del ruolo dei trecento (secondo me erano quasi mille in realtà), mentre non si dice nulla del movimento degli indignados in quanto tale, che si vorrebbe grande in adesioni e che dovrebbe aprire chissà che prospettive politiche.
    Il punto più importante è proprio questo, che l’esordio di sabato è stato disastroso per le ragioni che io ed altri dicevamo. La cosa mi appare ancora più grave dopo avere ascoltato il Francesco ricercatore universitario intervistato dall’Annunziata, che sembra o non rendersi conto della gravità dei fatti per la sorte del movimento, o fa finta di nulla, minimizza in pieno stile politichese (o forse l’uno e l’altro).
    C’è un problema forse contingente relativo al modo di condurre le manifestazioni, ma ce n’è uno di fondo che appunto riguarda la spontaneità del movimento e come questo possa garantire la propria autonomia, se ce l’ha e se ci crede.

    Dopo questo mio commento (in risposta ad esso?…), sono seguite decine e decine di commenti sulla violenza, e difatti mi sono rifiutato di intervenire ancora in un dibattito che non mi interessava più.
    E quindi sono certamente d’accordo con Georgia nell’invitare a spostare il tiro sul bersaglio grosso, che poi sarebbe costituito dalle centinaia di migliaia di persone che hanno ritenuto di sfilare per le vie di Roma identificandosi nel movimento degli indignados.
    Ciononostante, mi trovo in profondo disaccordo sull’atteggiamento con cui la stessa Georgia (e forse anche ng) li osserva.
    Proprio perchè li prendo molto sul serio, non lesino critiche. Li considero da pari a pari, e questi nuovi simbolismi assembleari non li condivido.
    Non sto lì a tentare di fingere di essere come loro, a comprenderli e a dare loro ragione a prescindere.
    Non è questo di cui hanno bisogno, hanno bisogno di persone che si accostino a loro con l’onestà di ammettere la propria diversità, con l’onestà di fare critiche in maniera implacabile, di costringerli a chiarire sino in fondo le loro scelte.
    Personalmente, e uso questo avverbio proprio per sottolineare che il mio è un punto di vista inevitabilmente di parte (il mio, con la mia personale storia), non mi convince un movimento che si definisce di indignati, l’indignazione è prepolitica, che non considera l’organizzazione un elemento fondamentale di lotta politica, che non ha alle spalle una vera elaborazione politica.
    Questo spontaneismo così esibito non mi convince, ma non aspetto altro che di essere convinto, più coi fatti che con le parole.
    Questo episodio di sabato mi pare intanto un brutto episodio, un momento di sconfitta che dovrebbe essere guardato per quello che è.
    Questo criticismo esplicitato credo possa costituire il mio più sincero ed utile contributo, perchè li interoga sulla profondità, sulla fondatezza delle loro convinzioni e della loro prassi.
    Non vedo dove stia il contributo di chi dice loro quanto siano bravi, come stiano facendo cose buone e giuste.
    Se io dicessi loro queste cose, avrebebro tutte le ragioni per giudicarmi un infiltrato.

  19. Dinamo Seligneri il 21 ottobre 2011 alle 11:44

    se i violenti fossero davvero solo delle persone incazzate, mosse da emotivo spontaneismo e non quel tentacolo armato di chissà che forza “polipa” cospiratrice, o di conservazione, questi violenti sarebbero purtroppo solo degli ingenui che si consegnano, mattoni in mano, tra le braccia del nemico, in cambio di uno sbocco per sfogarsi.
    ora, questa violenza d’esasperazione e di malumore non è sintomo di mancanza d’idee?
    si può benissimo non biasimarli perché la pancia ce l’abbiamo tutti e le idee in pochi, e a fronte di una manifestazione che non ha spazzato via mezza foglia di questo “spiazzo di cose”, si può cercare soddisfazione e una qualche giustizia in modi illeciti, farsi montare la rabbia come panna contro bersagli tutto sommato in divisa… allora tanto vale sviscerare qualche vetrina, togliersi il sassolino dalla mano, appiccare un cassonetto, assaltare un blindato, boxare colle porte automatiche delle banche.
    i carabinieri non c’entreranno, anzi sono loro ancora una volta i figli, ora i nipotini, dei proletari, sarà ancora vero questo, come denunciò famosamente Pasolini, ma sono pur sempre dalla parte sbagliata, i carabinieri, come forza di rappresentanza, sono a difendere il feudo, lo status quo, per quanto la crisi è anche contro di loro… se questi poliziotti (che hanno una famiglia quando ci sono le manifestazioni ma che spesso massacrano in carcere e nei commissariati ragazzi pescati con un po’ di roba nelle tasche, che hanno anche loro una famiglia e non a discrezione delle manifestazioni), se questi poliziotti buoni non dovessero bastare credo si chiamerebbero rinforzi, eppoi altri e altri fino ai corpi speciali, fino ad arrivare all’esercito. allora, se questi ragazzi violenti dovessero distruggere anche l’esercito italiano coi loro estintori e coi loro passamontagna, e poi battessero pure l’esercito dell’onu, allora vorrà dio gli toccherebbe di aver fatto un colpo di stato e dovrebbero governare… dove sono le loro soluzioni? dove sono le loro idee? dove i contenuti di rinnovamento? le soluzioni? è quella poi la strada per andare a cambiare le cose?
    va bene quindi il malcontento, va bene l’incazzatura, ma è giusto scendere in piazza in questo modo senza avere davvero penetrato a fondo non le complicazioni ma le basi naturali del problema?
    oppure, si picchia perché così fece nonno Ignazio, zio Fini e via dicendo?
    a me sembra che questa gente che è scesa in piazza, violenta o pacifica, sia scesa senza una meta, per manifestare proprio una indignazione senza idee, un sentimento finanziario che ad ogni modo si conosce, ma che è informata, plasmata, a immagine e somiglianza dell’opinionismo giornalistico, che corre su quei binari di qualunquismo e dibattito scaturiti da tv e giornali che stanno al remo del sistema che gli indignati vorrebbero rompere.
    Gli indignati, tirando le somme dell’equazione, la pensando come il sistema ordina di pensare attraverso i suoi mezzi di pensiero e pretendono di scuotere il sistema cogli strumenti a salve che il sistema gli mette in mano.

    La violenza nasce dall’impotenza di capire, secondo me, e non va giustificata per questo, perché si sostituisce allo sforzo di conoscere, allo sforzo di ragionamento e individuazione.
    La democrazia, infine, anatomicamente, sarebbe l’unica tra le forme di governo a contenere la possibilità di rinnovamento senza passare per la sollevazione sanguinaria o il golpe armato.
    Basterebbe scegliere le strade della politica, tappate ormai da tempo immemore da qualsiasi forma di impresa culturale di qualsivoglia tendenza; soffocamento della politica che ha permesso l’ascesa del personalismo di Berlusconi e tra poco, finito lui, porterà sulla sella un altro destro figuro che, scevro da condanne penali e da aziende salienti, farà il bello e il cattivo tempo del nostro paese, farà davvero delle leggi nere, che qualcuno, anche in mezzo agli indignados, rimpiangerà le vecchie rugginose ad personam…

  20. roberta salardi il 21 ottobre 2011 alle 12:00

    E’ vero, Georgia, qualcuno degli indignados potrebbe far parte della classe dirigente di domani senza che questo significhi l’abbattimento del finanzcapitalismo. Secondo me vedi giusto. Se il movimento, come credo, andrà avanti con un susseguirsi di manifestazioni che chiedono piccoli aggiustamenti, qualcosa forse sarà concesso, qualcuno verrà assorbito nella nostra classe dirigente appunto

  21. roberta salardi il 21 ottobre 2011 alle 12:06

    … scusate l’interruzione involontaria. Per finire: il problema del finanzcapitalismo rimarrà. Tuttavia vedo di buon occhio questo movimento e io stessa parteciperò come ho già partecipato ad assemblee o altro. Ha la grande importanza di fertilizzare il terreno, diffondere questioni e discussioni importanti, fare proseliti, introdurre e sviluppare il grande tema della decrescita.

  22. giacomo sartori il 21 ottobre 2011 alle 12:34

    per ng

    io penso, con Sofri (su Repubblica del 17), che di queste cose se ne intende (= Lotta Continua), che “i servizi d’ordine non sono la soluzione, solo un suo ingrediente” e che il problema è che “diventano incubatori di violenza concorrente con quella che vogliono sventare”

    e sono d’accordissimo naturalmente con chi dice che bisogna ragionare anche e soprattutto (a differenza della maggior parte dei media e della casta politica) sulla stragrande maggioranza di “non violenti”, che pure erano lì a esprimere qualcosa; ma è proprio per poter parlare sensatamente di questo, che è molto importante non demonizzare (anche la Tobagi usava ieri su Repubblica lo stesso verbo) la minoranza violenta, mettendo tutto il male sulle sue spalle, e cercare invece di capire perchè e per come;

  23. georgia il 21 ottobre 2011 alle 16:22

    ora non per mettere in discussione le parole di sofri con la cui esperienza non posso certo competere, ma esiste servizio d’ordine e servizio d’ordine (o di disordine):-)
    Il servizio d’ordine della Cgil non ha mai trasceso anzi in questi anni ha difeso moltissimi cortei in situazioni pericolose (compreso quello mastodontico di Firenze del social forum nel 2002).
    Ad ogni modo in grecia il servizio d’ordine dei comunisti si è scontrato con i black bloc e naturalmente i comunisti hanno avuto la meglio a differenza della polizia che lì è così corrotta che, se viene ben pagata, è disposta anche a chiudere un occhio, come capita spesso.

    Foto: dalle facce e dagli abiti sembrano proprio foto di vecchi scontri fra comunisti e fascisti
    QUI e QUI

  24. andrea inglese il 21 ottobre 2011 alle 16:41

    a giacomo,

    purtroppo, da quel che riusulta seguendo l’attualità francese, Sarkozy ha scelto tutt’altra strategia da quella che tu indichi: come ogni buon neoliberista di destra ha indebolito la presenza della polizia, e ha fatto un discorso di “quantità”, oltre ad aver tolto la “polizia di prossimità”;
    in Italia, non credo che si possa seriamente pretendere che questa destra si comporti con responsabilità, quando ha di fronte l’opportunità di speculare sui vandali di piazza; conosciamo i nostri polli; è giusto che qualcuno continui a fare prediche a questa destra, ma l’unica vera soluzione è farla fuori alle elezioni e tenersi in mano la lista dei suoi servi in questi anni;
    il servizio d’ordine ha i limiti che hai ricordato, ma a Genova, dove c’erano brandelli spontanei di servizi d’ordine, qualche utilità l’hanno avuta nell’arginare i danni; in ogni caso, è il movimento che si deve fare carico dei metodi di lotta, e anche dei suoi nemici “oggettivi”, sopratutto nel contesto attuale.

    Sulla questione della “comprensione”. Io trovo che la rabbia di chi sfascia è limpida, evidente. Non c’è bisogno di sottili analisi sociologiche per comprendere. C’è bisogno che quella rabbia: 1) o venga incanalata politicamente 2) o non nuoccia a chi sta cercando di contrastare politicamente il disastro attuale.

    Naturalmente: siamo contro la delazione, contro la demonizzazione, contro la criminalizzazione. Ma dire tutto ciò, in reazione alla propaganda di destra, non è sufficiente.

  25. ng il 21 ottobre 2011 alle 18:23

    @ Sartori
    Attenzione: il concetto di auto-difesa e quello di servizio d’ordine non coincidono. Auto-difesa vuol dire che i movimenti non delegano alla polizia (e quindi allo stato) la difesa delle proprie istanze. Le forme possono essere diverse, servizio d’ordine compreso (che però, come ho scritto nell’altra discussione, può essere gestito efficacemente solo da una grande organizzazione, che è cosa ben diversa da un movimento). In Piazza San Giovanni l’auto-difesa non si è espressa nella forma del servizio d’ordine.

    A Sofri rispondo con Erri De Luca, che del servizio d’ordine di Lotta Continua era il responsabile: “il nostro servizio d’ordine serviva contro le aggressioni della polizia e dei fascisti non per arrestare le persone dentro al corteo”.

    @ Roberta Salardi
    hai centrato il punto. Il problema non è quello di rinnovare la classe politica, bensì quello di impostare l’uscita dal “finanzcapitalismo”. Saprà, il movimento, andare in questa direzione? E’ presto per dirlo.

    @ Georgia
    “Il servizio d’ordine della Cgil non ha mai trasceso”!? Ti scordi della cacciata di Lama, la cui causa fu proprio l’occupazione militare dell’università da parte del servizio d’ordine della CGIL (e la reazione degli studenti li costrinse a darsela a gambe levate!); per non dire di mille altre occasioni. Io stesso mi son preso una botta sulla schiena da un “barotto” CGIL durante le contestazioni in Piazza Maggiore, a Bologna, il giorno dei funerali della strage (già, non volevano che si fischiassero i rappresentati del Governo!).

  26. maria il 21 ottobre 2011 alle 18:34

    @ Nega

    E perché mai la CGIL doveva accettare di primo acchito
    che il segretario generale della più grande organizzazione di lavoratori italiani non potesse parlare all’università? Ci fu una conflitto e la CGIL perse, infatti Lama se ne andò, ma non userei le parole “occupazione militare”, fosse stata davvero tale forse te ne saresti andato tu! Non ti pare?

  27. ng il 21 ottobre 2011 alle 18:47

    @ Maria
    evidentemente non conosci molto bene la storia. La convocazione del comizio di Lama fu considerata come una provocazione nei confronti del movimento. Non era gradito, non era invitato e si presentò col servizio d’ordine … Strano, uno vuole interloquire con gli studenti e si presenta armato di tutto punto … Gli scontri iniziarono quando il servizio d’ordine del sindacato tentò di abbattere il famoso pupazzo col cartello “I Lama stanno nel Tibet” degli “indiani metropolitani”. Gli studenti reagirono e Lama e il servizio d’ordine della CGIL scapparono veloci …

  28. carmelo il 21 ottobre 2011 alle 19:12

    @sartori
    La simpatia di cui parli ha poco a che vedere con la politica, e converrai che è un sentimento pericoloso e irrazionale.
    L’unica strada è quella indicata da Inglese: trasformare la rabbia, il disagio, la condizione di precarità economica e sociale in strumento di elaborazione e di prassi politica.
    @ng
    l’uso meccanico di categorie astratte per ingabbiare la realtà a volte finisce per annebiare lo sguardo.

    Tra una polizia stile Bolzanetto (genova) e una polizia che rivendica maggiori mezzi per garantire la libertà di manifestare io preferisco la seconda.
    Non credi che questi sedicenti rivoluzionari abbiano attentato alla libertà di oltre 100.00 0 manifestanti rappresentanti di un avripinto ventaglio di istanze democratiche?
    Non credi che questi sedicenti rivoluzionari abbiano messo a repentaglio la vita di bambini donne e disabili?
    E perchè mai se io vado a una amnifestazione non devo difendermi da questi “simpatici” spaccatutto ?
    e perchè mai non devo esigere dalla polizia che difenda la mia libertà di manifestare ?

  29. ng il 21 ottobre 2011 alle 19:20

    Esigi, Carmelo, esigi; chi te lo impedisce? Un movimento che chiede aiuto alla polizia è un movimento della polizia. Da parte mia, esigerò l’immediata scarcerazione dei ragazzi arrestati.

    NeGa

  30. carmelo il 21 ottobre 2011 alle 19:30

    quindi mettendo da parte la famose categorie
    se qualcuno dei tuoi ragazzi del “movimento” (che bella parola!!!!!!)
    aggredisce qualcuno dei 100 mial manifestanti
    non bisogna chiamare la polizia per coerenza ideologica e lasciarsi massacrare

  31. georgia il 22 ottobre 2011 alle 10:35

    Il problema non è quello di rinnovare la classe politica, bensì quello di impostare l’uscita dal “finanzcapitalismo”. Saprà, il movimento, andare in questa direzione?

    il capitalismo finanziario (scusate se preferisco usare questo termine al posto del vostro slogan che in rete è un tormentone) sembra essersi già preventivamente autodistrutto (traslocando dalle nazioni d’origine e lasciando enormi ricchezze in mano a pochi mandarini), quindi tutti, nessuno escluso, dovrà affrontare il problema politicamente se non vorremo lasciarci schiavizzare da questa neo-elite nazi-fascista, però è sintomatico che tu ti chieda se saprà il movimento andare in quella direzione (direzione e movimento che fingi di conoscere bene). Il problema è che o ci salveremo tutti insieme o non ci saremo. I ragazzi che nel mondo al momento tentano il meccanismo assembleare nelle piazze per creare qualcosa, sembrano la componente dotata di più anticorpi e di più competenze naturali.
    Non si sa però cosa verrà fuori, ma certo vanno seguiti con interesse e non con alterigia dall’alto pensando che i consigli e la violenza dei vecchi e dei neo dinosauri da combattimento nerovestiti sia più funzionale. Cercate se potete di non bombardarli preventivamente con il vostro cinismo calcarizzato che è peggio di una boma carta, ne va davvero del loro futuro, ma anche del nostro.

    A roberta dico solo che è probabile che qualche indignados venga prima o poi candidato, ma solo a titolo personale (e la cosa NON va bene), nel breve periodo penso che preferiranno inserire nella classe dirigente un coglione come casarini che uno davvero intelligente.
    Questa classe politica (ma non solo politica) nessuno escluso, ha un sacro terrore dell’intelligenza che cerca sempre di esorcizzare con teorie e paroloni ormai vuoti ma adatti a depistare ogni nuovo potere cognitivo Potere cognitivo di cui questi ragazzi sono portatori sani e spesso anche inconsapevoli.

  32. georgia il 22 ottobre 2011 alle 10:55

    La cosa mi appare ancora più grave dopo avere ascoltato il Francesco ricercatore universitario intervistato dall’Annunziata, che sembra o non rendersi conto della gravità dei fatti per la sorte del movimento, o fa finta di nulla, minimizza in pieno stile politichese (o forse l’uno e l’altro).

    ho cercato in rete e visto l’intervista di annunziata dopo che ne hai parlato per la seocnda volta. L’annunziata è quello che è, e l’intervistato mi sembra solo un abatino spocchioso ;-)
    Nella diretta dell’assemblea a roma viene detto chiaramente che l’assemblea non ritiene rappresentativa nessuna narcisistica comparsata televisiva a titolo personale. Francesco era in video a solo titolo personale.
    Più chiari di così non si può :-))))))

  33. Marco Saya il 22 ottobre 2011 alle 11:15

    Il partito dell’amore non può che creare cittadini ” amorevoli. Oggi la rabbia inespressa è molto più diffusa rispetto agli anni 70′, basta un cerino…

  34. georgia il 22 ottobre 2011 alle 12:02

    rabbia inespressa è molto più diffusa rispetto agli anni 70′, basta un cerino

    verissimo ed è per questo che i vecchi arnesi mandano tanti cerini ovunque possono ;-)
    però oltre alla rabbia c’è anche tanta consapevolezza che con la sola rabbia si fa solo il gico di chi arrabbiato non è, ma si sta solo godendo il bottino di questi anni quando le persone migliori pensavano solo a coltivare la loro miserevole, personalistica, infruttuosa e retorica rabbia.

  35. Marco Saya il 22 ottobre 2011 alle 12:28

    la crisi attuale impoverisce il bottino e rende più ricca la disperazione, non dimenticatelo mai. :-)

  36. giacomo sartori il 22 ottobre 2011 alle 14:40

    x Inglese

    nella sua intervista oggi su Repubblica Vendola dice cose molto sensate:

    http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Edicola/Vendola-Black-bloc-figli-del-precariato-risposte-o-rischiamo-escalation_312566204321.html

    a me sembra pur sempre fondamentale che una voce si sia levata all’interno della “sinistra istituzionale”

  37. ng il 22 ottobre 2011 alle 14:53

    @ Georgia
    Nessuno, qui o altrove, ha scritto che “la violenza … dei nerovestiti sia più funzionale” di altre pratiche. Nessuno. Ti stai inventando fantasmi che nella realtà non esistono. E in quanto al prendersela con i “dinosauri”, be’, divertente: negli Usa gli indignati riparlano addiritura di comunismo, portando in trionfo quel vecchio marpione leninista – e sottolineo con goduria “leninista” – di Zizek!

    @ Sartori
    l’intervista di Vendola è vergognosa. Sotto tutti i punti di vista. Il pezzo più ignobile, quello dove si vede chiaramente che non sa di cosa sta parlando è il seguente:

    “Il blocco nero coinvolge frammenti di antagonismo e di estrema destra sociale, mescolando vaghi miti ideologici con pratiche da guerriglia metropolitana e di semplice gangsterismo. La palestra ideologica e il luogo concreto di reclutamento sono le curve degli stadi. Quanto al programma politico, diciamo così, è piuttosto rozzo: dagli allo sbirro”.

    Falsità.

    Si parla tanto di novità, ma Vendola sta ripetendo nient’altro ciò che dicevano Pajetta & C. negli anni 70.

    Abbiamo proprio un’altra idea di sinistra.

    NeGa

  38. georgia il 22 ottobre 2011 alle 15:03

    ng ma quando io parlo di dinosauri, non penso certo a carlo marx, ma figuriamoci, al massimo penso a lei che sentenzia dal tinello;-)

    Zizek più che leninista è un leninista postmoderno che è ben altra cosa.
    Ad ogni modo a volte leggo anch’io zizek ma spesso non lo trovo neppure troppo originale (come quasi tutte le cose che da anni sono diventate un vero tormentone di rete).

  39. tiketak il 22 ottobre 2011 alle 15:07

    Quando in un Paese la maggioranza della popolazione non ha alcuna rappresentanza politica parlamentare, quando cioè i partiti presenti nel Parlamento rappresentano tutti la stessa minoranza, accappigliandosi solo su questioni di stile e di poltrone ma con una contiguità ideologica fra loro superiore a quella che esisteva fra le correnti della DC, di che razza di democrazia stiamo parlando? Come facciamo a chiedere al braccio violento di questa oligarchia (cioè le cosiddette forze dell’ordine) di aiutarci a manifestare pacificamente? In Grecia gli scontri fra comunisti e anarchici non sono avvenuti perché i comunisti vogliono le manifestazioni pacifiche, ma per la leadership in un contesto che si sta facendo pre insurrezionale. Sul fatto che alla violenza dell’oligarchia greca la piazza debba rispondere per le rime là sono tutti d’accordo, giovanie meno giovani, lavoratori e disoccupati. Ho idea che per adesso qua stiamo gicando perché riusciamo ancora ad arrivare alla fine del mese; quando ci saremo grecizzati emergerà l’appartenenza di classe, i culi nel burro continueranno a predicare calma e delazione, gli altri, e saranno la maggioranza, si incazzeranno senza se e senza ma.

  40. carmelo il 22 ottobre 2011 alle 15:13

    @ng
    già e tu stai ripetendo tutta la retorica vuota dei vari gruppi e gruppetti che, negli anni ’70, si autoproclamavano avanguardia della classse operaia deliravano di rivoluzione proletaria in un paese che non è stato nemmeno capace di fare uno straccio di rivoluzione borghese.
    gruppi e gruppetti che saranno ricordati, oltre che per le violenze per l’approdo di alcuni dei loro esponenti alla corte berlusconiana.
    Gruppi e gruppetti che sono stati un completo fallimento.
    confondere alcuni atti vandalici e irresponsabili (lo ripeto visto che mi pare tu non ne sia consapevole: pur di spaccare e fare danni hanno messo in pericolo la vita degli altri manifestanti ) con atti rivoluzionari che preludono all’insorruzione, è deleterio.
    Continuare a interpretare la realtà con gli schemetti della peggiore tradizione “marx-leninista – è non voler accettare il fallimento di una generazione.

  41. carmelo il 22 ottobre 2011 alle 15:45

    un video da il fatto
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/parla-il-blocco-nero-gli-indignati-deboli-e-destinati-a-sparire-ci-vuole-linsurrezione/165417/

    a sentirli parlare sembra di essere tornati agli anni ’70: stesse cazzate

    “””””””””””
    Quali sono i vostri rapporti con gli Indignati?
    Prima del 15 ottobre si poteva pensare che fossero ingenui e naif, che rincorressero una triste utopia, che fossero espressione di un mondo che sta morendo, di riferimenti politici anacronistici. Non scacciano la casta e si fanno strumento per mantenerla in vita, perché vogliono mandar via il cattivo governo per avere il buon governo. Quest’ultimo però non esiste, è un’illusione così come la rivoluzione democratica. Qualcuno che era al nostro fianco a Roma, il giorno dopo ha avuto la viltà di accettare la delazione, la social delation tramite il web, Facebook e gli altri social network. È stato terribile vedere sui giornali e su Facebook la caccia alle streghe, cercando le foto dei manifestanti da indicare alla polizia. È un atteggiamento che a livello storico è identico a quello del bravo cittadino italiano che indicava alle Ss il suo vicino ebreo. È un comportamento vergognoso. E comunque è un movimento che in Italia non potrà mai attecchire: è un progetto politico nato monco e morto giovane.

  42. Marco Saya il 22 ottobre 2011 alle 15:45

    anch’io trovo l’intervista di Vendola vergognosa, è solo un cacciatore di voti, la lega è vicina in termini di percentuali…

  43. georgia il 22 ottobre 2011 alle 16:40

    carmelo ha postato il cuore nero dell’intervista.
    Ma quello che parla è davvero un coglione o ci fa?
    Intanto ha il vizio diffusissimo oggi di usare paragoni iperbolici ed estremi che non stanno ne in cielo ne in terra.

    dice: “È un atteggiamento che a livello storico è identico a quello del bravo cittadino italiano che indicava alle Ss il suo vicino ebreo

    Ma questo è un deficente! nessuno gli ha detto che gli ebrei erano ricercati dai nazisti e denunciati COME EBREI e non come responsabili di atti di violenza?
    C’erano tanti esempi che avrebbe potuto legittimamente fare, ma ha preferito quello a maggior effetto. I.D.I.O.T.A!.

    e poi certe parole usate come “plebe” o “pascolo”, lo marcano politicamente. A me nessuno leva dalla testa che questi più che idioti siano davvero fascisti e di cultura FASCISTA (per alcuni è addirittura provato leggere sul manifesto del 19 ottobre)

    LETTERE
    LA TESTIMONIANZA
    E il black batte il cinque

    All’angolo di via Merulana compaiono di botto una trentina di ragazzi e ragazzini tutti neri e con i caschi in testa. Iniziano a rompere i vetri di una banca. Subito tutte le persone del corteo li prendono a male-parole. Ogni tanto qualcuno scappa. Puntualmente sostituito da qualche altro di loro. A un certo punto un pezzo del corteo viene alle mani con loro. Avevo un forte sentimento di disgusto per la piega che stavano prendendo gli eventi. Tra l’altro in modo repentino. Gli sfasciatori si sono sparsi nel corteo alla spicciolata. Quasi tutti infilandosi nuovamente al suo interno o andando verso San Giovanni. Tranne uno che, ancora con il casco in testa, si è avviato fuori del corteo. Verso S. Maria Maggiore. Cosa che ho fatto anch’io perché lo stupore di gioia iniziale tornava ad essere sostituito dalla voglia di tornarmene a casa. D’un tratto mi sono accorto che lo sfasciatore continuava a fare il mio stesso percorso. Era sull’altro lato del marciapiede. Abbiamo passato due cerchi concentrici di camionette prima di arrivare fuori dalla manifestazione. Io con i miei pensieri in testa. Lui invece sempre con il casco in testa. Dopo il primo livello mi sono detto, ma come è possibile che passa così tranquillo lo sbarramento della polizia con il casco? Tra l’altro dopo aver fatto la sua parte di sfasciatore e ancora vestito di tutto punto? Allora ho guardato con più attenzione. Arrivato al secondo livello di sbarramento si è tolto il casco. Aveva diciotto anni a stento. Il sorriso con cui lo hanno salutato tutti gli agenti del secondo livello di sbarramento era davvero grottesco. Poi ci è passato in mezzo, ha battuto il cinque con uno di loro ed ha confabulato per qualche minuto con uno dall’aria di superiore che stava dietro ai due blindati.
    Carmelo Albanese, scrittore, filmaker
    19 ottobre p. 14.

  44. Vincenzo Cucinotta il 22 ottobre 2011 alle 17:38

    Non c’è nulla da fare, l’unica cosa che interessa a questi commentatori è un argomento di cui non ha senso parlare, e cioè della liceità della violenza.
    Il punto è che queste centinaia di scalmanati sono palesemente autoreferenziali, innocui verso i politici che ci governano e dannosi verso gli altri manifestanti.
    Quando una rivolta, o magari, pensate, una rivoluzione dev’esserci, allora nessuno sarà tanto stupido di occuparsi della dose di violenza. Lo dicevo alle primissime battute della discussione (post di Rovelli), dividersi sull’uso della violenza è del tutto privo di senso, ma tant’è…

    Allora, io faccio finta di niente, e mi riferisco all’intervento di Georgia, che dice in sostanza che l’assemblea di santa croce ha scomunicato il Francesco che avevo citato. Ora, se Francesco che fa parte del comitato 15 ottobre, cioè degli organizzatori della manifestazione rappresenta solo sè stesso, è altresì chiaro che l’assemblea citata rappresenta inevitabilmente solo sè stessa.
    E’ un meccanismo infernale, in cui non si sa più chi rappresenta chi.
    Si ha paura di avere un comitato centrale, ma così ognuno finisce col rappresntare sè stesso con l’inevitabile conseguenza che gli indignados non esistono più, esistono singole persone e singole istanze che in quanto parte di un insieme non hanno alcuna legittimazione ad essere rappresentativi della totalità.
    Il problema, ma mi sembrava che si capisse già dai miei precedenti commenti, non è rappresentato dal Francesco di turno, ma dalla intrinseca volatilità di un movimento così costruito. Se poi a qualcuno va bene così, ha tutte le ragioni per dimostrarsene soddisfatto, ma quello non posso essere io, tutto qui.

  45. georgia il 22 ottobre 2011 alle 19:23

    vincenzo io naturalmente non lo so chi rappresenta chi.
    So solo (per averlo sentito come te nel video della diretta e dai vari documenti che appaiono nel blog in facebook e soprattutto con twitter) che i ragazzi che si sono riuniti in assemblea DOPO il corteo, hanno deciso, e lo hanno detto più volte, che nessuno può andare in tv a titolo personale dicendo di rappresentare gli altri, e che chi ci va deve leggere solo cose già scritte insieme a tutti gli altri
    Se tu vieni chiamato in tv (e sono stati tanti in questi giorni) non è perché sei tu, ma perché appartieni al movimento 15 M, a quella singola assemblea ecc., ergo tu non puoi andare a dire cose non concordate con gli altri, ecco perché hanno deciso di leggere solo comunicati concordati con l’assemblea (comunicati che sono risposte a domande specifiche), così è successo da gad lerner , così hanno ribadito in assemblea e nel verbale di questa.
    Tutti quelli che hanno parlato in tv da soli, penso rappresentino solo loro stessi e si godono forse il loro attimo di notorietà in tv ;-)
    Francesco non so chi sia e chi rappresentasse (mentre l’annunziata dice di conoscerlo bene e da tempo) so solo che sembrava un abatino che si improvvisava leaderino.
    Io personalmente penso che siccome la battaglia è anche contro la Komunicazione, facciano bene a fare così per non essere strumentalizzati e spettacolarizzati un po’ da tutti e bruciati subito come una carta velina da agrumi.
    Non lo so (forse altri qui lo sanno) se la stessa cosa è accaduta anche in spagna. Mi sembra sia accaduta in islanda, ma li sono talmente pochi gli abitanti che una democrazia diretta è più facile costruirla e infatti in parte l’hanno già costruita
    Se poi tutto sarà volatile lo vedremo.
    Meglio volatili che macigni.

  46. helena il 23 ottobre 2011 alle 08:40

    Hanno arrestato un ventitrenne che aveva incendiato il blindato in Piazza San Giovanni con l’accusa di tentato omicidio. L’evidenza – e anche il compiacimento – con cui ne informa tutta la stampa, mi sembra secondaria al dato puro e semplice. Pare che questo ragazzo si stesse preparando per andare in Val di Susa. Pare dunque qualcuno che aderiva scientemente a un’idea di lotta come guerriglia. Però malgrado questo, dubito che in piazza San Giovanni, diciamo pure nell’infuriare della battaglia, avesse ben chiaro che incendiare un blindato potesse valergli quel tipo di imputazione, e le conseguenze relative.
    Forse sarebbe il caso di calibrare le discussioni sulla violenza o non violenza anche su questo tipo di doccia fredda del principio di realtà.

  47. carmelo il 23 ottobre 2011 alle 09:58

    Mi fa piacere leggere questo post, perchè si affronta un aspetto fondamentale che mi sono sforzato di evidenziare: la consapevolezza delle proprie azioni e l’assunzione di responsabilità.
    Probabilmente i ragazzi non erano consapevoli del rischio di mettere in pericolo le vite dei loro coetanei e dei poliziotti. Chi ha partecipato o visto le sequenze, sa bene che questo rischio è stato corso.
    Ma i cosiddetti grandi, che a quanto si dice sono dietro l’organizzazione di queste azioni militari (come tali sono stati organizzati gli di violenza, non avevano niente di spontaneo) che vengono pianificati a freddo e messi in atto in tutte le manifestazioni ( e che richiedono anche un po’ di soldini o no?) si sono posti il problema o hanno deciso che qualche vita umana è solo un “effetto collaterlale” della rivoluzione?

  48. giacomo sartori il 23 ottobre 2011 alle 10:45

    per Carmelo

    chi sarebbero questi “cosiddetti grandi” che “sono dietro” queste “azioni militari”?

    una delle caratteristiche (oggettiva, e nessuno può contestarla) della lotta armata degli anni ’70 era l’età molto bassa delle persone coinvolte, età che diminuiva via via con il procedere degli anni e con il dilagare e poi rifluire delle azioni violente (si veda per esempio il libro di Manconi);
    il che è ovvio (da che mondo è mondo non sono certo i vecchioni che fanno le rivoluzioni, come si è dimostrato una volta ancora nei paesi arabi), ma appunto può fare sì, come mi sembra stia succedendo, che a volte frange di giovani prendano dei granchi;
    invito insomma a meditare quello che dice Helena

  49. georgia il 23 ottobre 2011 alle 11:18

    Non so quanto la stampa sia affidabile, soprattutto a caldo, ma dall’articolo di repubblica on line ieri il ragazzo sembra quasi solo un teppistello comune che bazzica ambienti non proprio di sinistra;-)

    “Le indagini sono partite da una intercettazione telefonica del giovane che, telefonando a uno spacciatore abruzzese, si era vantato: “Hai visto cosa ho combinato a Roma?””

  50. ng il 23 ottobre 2011 alle 11:38

    Ricordo che, fino al terzo grado di giudizio, anche per questo ragazzo vale la presunzione d’innocenza …

    E’ strano che nessuno abbia sottolineato la testimonianza di Carmelo Albanese proposta da Georgia. Se il fatto venisse confermato, tutta la lettura della giornata cambierebbe. Non è di secondaria importanza sapere che gli scontri sono stati orchestrati dalla polizia, non credete?

    Ah, nonostante le intimidazioni e il terrorismo mediatico, il corteo in Valle di Susa è veramente grande! Unico pericolo: numerosi manifestanti hanno le sciarpe del Toro!

  51. carmelo il 23 ottobre 2011 alle 12:38

    @georgia
    non so se sono teppistelli (probabilmente si almeno buona parte di essi), ma due cose sono certe:
    1) erano organizzati, avevano pianificato gli assalti, erano equipaggiati con attrezzature moderne e costose.
    2) grazie a questi coglioncelli (cpome ha sottolineato Asor Rosa) non la polizia ma il governo ha gioco facile nel criminalizzare la protesta e spegnere sul nascere un movimento serio che poteva e puà ancora sensibilizzare larga parte della popolazione su temi importanti e decisivi.

    @ng
    il tuo garantismo ha un sapore berlusconiano
    nessuno vuole qui condannare penalmente o sostituirsi ai giudici
    qui si vuole cercare di capire cosa è successo, capirne le cause e le conseguenze.
    si vuole dare un giudizio politico.

    Quandanche arrampicandovi sugli specchi volete incolpare la polizia (cosa vuol dire la polizia? quei carabinieri che per poco bruciavano vivi?)
    non gli è parso vero di utilizzare e strumentalizzare questi teppisstelli per criminalizzare la protesta

  52. carmelo il 23 ottobre 2011 alle 12:54

    @giacomo sartori
    condivido quello che dici riguardo agli anni 70, non ho mai detto il contrario

    per grandi intendo persone dai trenta anni in su che ispirano questi ragazzi ventenni.
    I giovani prendono dei granchi a volte grazie anche ai deliri “rivoluzionari” dei garndi.

    Mi risulta che (riferito da mio figlio) nelle assemplee dei giovani qui a roma questi teppistelli sono stati bollati come corpi extranei al movimento, che usano metodi fascisti e paramilitari per inquinare le manifestazioni
    mentre osservo che anche qui dei “grandi” i ostinano a difenderli scambiando le cazzate per atti rivoluzionari.

    quando dici che non hanno ammazzato nessuno non è certo per merito loro.

    quando dici che bisogna ascoltarli intanto per poterli ascoltare si dovrebbero togliere le costosisissime maschere i bastoni e le biglie.

    infine osservo che la gran parte di ragazzi che era alla manifestazione non li accettava, non accettava la loro presenza minacciosa e aggressiva e qualcuno (sotto i miei occhi) ha rischiato di essere massacrato

  53. ng il 23 ottobre 2011 alle 13:16

    @ Carmelo
    ti posso mandare pacatamente a quel paese? E guarda che è un giudizio politico, il mio; un giudizio netto contro il tuo democraticismo da operetta. Ecco, lo sto facendo; la vedi la mia faccia? Il ghigno è per te. Ma ho anche un consiglio, gratis tutto per te: prima di sparare giudizi, sforzati di leggere cosa dicono gli altri. Punto e vado a pranzo con i miei pargoli vestito da Black Bloc.

    PS: “attrezzature moderne e costose”? Un casco e una fionda? Non conosci quello di cui parli. Do you remember Wittgenstein?

  54. Dinamo Seligneri il 23 ottobre 2011 alle 14:08

    NG, secondo me, senza idee non si va da nessuna parte e gli indignados sono solo indignati e spontanei, ma credo che le istituzioni stiano esagerando colla caccia agli stregoni; quando un movimento è così soggetto ad essere rastrellato e strumentalizzato dallo Stato per legittimarsi, lo Stato dovrebbe anche essere magnanimo e snidarne il numero (parlamentare….) sufficiente per accomodarsi le cose e piantarla, l’accanimento non serve. Gli altri li lasciassero liberi.

  55. marco rovelli il 23 ottobre 2011 alle 16:36

    Detto quel che andava detto, condivido molto nell’intervista al c.d. “black bloc”. Non muta il giudizio sull’inaccettabilità della dinamica delle azioni del 15 (non sto a tornare su tutti i vari punti, spese fin troppe parole). Gli è però che non sono questi i nemici. I nemici stanno altrove. Questi sono compagni di strada, e bisogna parlarsi.

  56. Dinamo Seligneri il 23 ottobre 2011 alle 16:54

    Rovelli, se quelli che chiami compagni di strada fanno i corbellini, risultando utili solo alla causa del “nemico”, è lecito o no trattarli come complici (scienti o incoscienti)? Sono nel torto, Rovelli, quei ragazzi, perché sono violenti e controproducenti, sono nemici pure loro;
    che poi vogliamo discutere sulle punizioni… che è inutile infierire, che le cazzate possono farle tutti ecc, è un altro paio di manichei. Ci mancherebbe.

  57. marco rovelli il 23 ottobre 2011 alle 19:02

    Rispondo a te riportando quel che ho risposto su FB a qualcuno che, da un punto di vista opposto al tuo, mi rimproverava per non aderire alle pratiche dei c.d. “bb”: Rileggi tutto quel che ho scritto, e non troverai alcuna contraddizione. Non ho mai parlato di teppisti. Ho detto che quelle pratiche sono state imposte alla piazza, che avevi altri scopi. Che non era la solita parata carnevalesca, a mio giudizio – e di molti altri, sicuramente della maggioranza di quelli che erano lì -ma era quello di aprire una modalità nuova di occupazione delle piazze. Modalità inedita, che poteva funzionare come no. Ma a questo punto non lo sapremo. Perché è stato impedito dall’imposizione di altre pratiche. Ma non voglio tornare su questo discorso. Dico che condivido molte analisi generali fatte dall’intervistato. (Cosa che già sapevo, peraltro, visto che diverse persone di quell’area le ho conosciute personalmente). Ma pensar bene non significa fare buone pratiche. Soprattutto, dunque, mi interessa capire che stiamo tutti dentro un unico comun denominatore. E che occorre uscire dalle logiche binarie, identitarie, bianco-nero. Che invece occorre “star di qua e di là”, ovvero lanciare ponti, passaggi. Il resto, sono sterili rivendicazioni suicidarie.

  58. carmelo il 23 ottobre 2011 alle 20:09

    @ng
    grazie per mandarmi a quel paese. Devo dire lo hai fatto con garbo citando perfino un filosofo.
    DEvo arguire che tu alla manifestazione non c’eri o se c’eri non hai notato le attrezzature di cui erano dotati quei ragazzi.
    Le maschere costano 100 euro ca.
    Mio figlio che ancora studia ci campa un mese con 100 euro. In genere i soldi li usa per comprare libri o coltivare la sua passione che è la musica.

  59. carmelo il 23 ottobre 2011 alle 20:17

    @sartori
    capisco il tuo sforzo di capire.
    capisco anche che non bisogna considerarli nemici (ci mancherebbe altro).
    ma ti rippongo la questione:
    come fai a partlare con chi si nasconde, agisce clandestinamente, e rifiuta sistematicamente il confronto, usando la violenza come unico mezzo di comunicazione?
    come fai a non dare un giudizio politico su cio’ che è accaduto?
    1) è stata messa a rischio la vita di persone
    2) come sempre è successo in questo paese la destra sfrutta questi fatti per tacitare le manifestazioni.
    3) le persone fisicamente piu’ deboli (donne con i bambini disabili) vengono automaticamente costrette a non partecipare.

    Insomma non capisco come si possa tradurre concretamente la tua esortazione di un dialogo nei confronti di questi ragazzi

  60. carmelo il 23 ottobre 2011 alle 20:29

    da un articolo dell’unità:

    Ancora scontri in piazza davanti al Parlamento ad Atene, nel primo pomeriggio i feriti sono almeno 40, ma i giovani del servizio d’ordine del partito comunista, appoggiati da altri manifestanti, hanno duramente caricato gli incappucciati mettendoli in fuga nei giardini di piazza Syntagma. Lanci d’agenzia parlano di una manovra di accerchiamento congiunta tra agenti e comunisti. Gli incappucciati hanno quasi tutti maschere anti-gas e zainetti dai quali estraggono petardi e bombe incendiarie.

  61. giacomo sartori il 23 ottobre 2011 alle 21:00

    parlare vuol dire parlare direttamente (per esempio Marco dice di conoscerli; e ci sono molte situazioni/luoghi in cui sono presenti/raggiungibili), o indirettamente, mettendo sul tavolo le loro rivendicazioni e analisi, e affrontandole con lo strumento delle parole, smontandole e mostrandone la fallacia, senza demonizzazioni e senza atteggiamenti di superiorità (se c’è una cosa che caratterizza la situazione attuale è proprio il fatto che nessuno ha delle ricette che funzionano, a cominciare proprio dai “grandi esperti” dell’economia etc.);
    io sono in disaccordo completo con quanti in questi giorni, anche sulla rete (es. Forementi), dileggiano la povertà teorica di queste persone;
    parlare vuol dire partire dal presupposto che la loro rabbia è perfettamente legittima (e certo più nobile, proprio come succedeva negli anni ’70 dell’abulia di molti loro coetanei);

    questo non vuol dire naturalmente negare la loro responsabilità (per es. per quanto è successo il 15), anche legale (e forse essere messi di fronte alle loro responsabilità può aiutarli a ritornare con i piedi per terra, visti i profili umani e psicologici che sono usciti in questi gg), ma con misura e giustizia, senza derive, senza violenze, con umiltà, e senza isterismi;

    non cosa cosa sia un “giudizio politico”, Carmelo, vedo qui altrove persone che hanno tante sicurezze, e confesso di averne molte di meno; ma anche se lo esprimessi, questo mio “giudizio politico” sarebbe un qualcosa che certo i ragazzi in questione non potrebbero probabilmente capire; come non lo capirebbe certo Berlusconi e il 90% dei nostri governanti, e molti notabili della sinistra, e forse anche tanti che erano alla manifestazione il 15;
    quello che mi sembra importante è non diminuire ulterioremente gli spazi di dibattito e di confronto, è che i vari giudici politici possano confrontarsi; l’isteria della demonizzazione, che nasconde le debolezze e le incertezze dei “buoni”, sappiamo già porta: alla radicalizzazione dei violenti e al loro rafforzamento (almeno temporaneamente);

  62. carmelo il 23 ottobre 2011 alle 21:10

    @Giacomo sartori
    le tue parole mi sembrano di buon senso e sono condivisibili.
    non si giudicano le persone, ma i loroo comportamenti si.
    Parlare, discutere, comunciare sempre e comunque anche quando l’interlocutore rifiuta ogni confronto.
    Ma poi arriva il momento delle scelte e se in 200.000 persone (che rappresentano gruppi che si sforzano di elaborare un pensiero nuiovo e nuove pratiche, che oeprano nel sociale, che studiano etc) decidono di fare una manifestazione non esiste per nessuna ragione al mondo che 300 o 3.000 ragazzi si incappucciano e decidono, senza assumersene la responsabilità, di usare la violenza in mdo pericoloso e indiscriminato.
    Se non altro perchè queste persone prestano il fianco a tutte quelle forze autoritarie molto potenti nel nostro paese, che possono infiltrarsi, utilizzarli (come dicevi proprio tu nell’altro articolo) strumentalizzarli, per criminalizzaare la protesta invocare leggi speciali etc etc.

  63. lorenzo galbiati il 24 ottobre 2011 alle 00:50

    Sono convinto che l’avvenire appartiene alla non-violenza, alla conciliazione delle diverse culture.
    Questo è la tappa che l’umanità dovrà superare nella sua fase successiva
    .

    E, sono d’accordo con Sartre,
    non possiamo scusare i terroristi che lanciano bombe, li possiamo solo comprendere. Sartre ha scritto
    nel 1947: “Riconosco che la violenza, in qualsiasi forma essa si manifesti, è un fallimento. Ma è un
    fallimento inevitabile, perché viviamo in un mondo di violenza. E se è vero che il ricorso alla violenza
    rimane la violenza che rischia di perpetuarsi, è anche vero che è l‟unico modo per fermarla
    4
    .” Per cui
    vorrei aggiungere che la non-violenza è un modo più sicuro per fermarla. Non possiamo appoggiare i
    terroristi come Sartre ha fatto in nome di questo principio, durante la guerra in Algeria, o per l‟attentato
    ai giochi di Monaco nel 1972, ai danni di atleti israeliani.6
    Non è efficace e Sartre si interrogherà poi alla fine della sua vita, sul significato di terrorismo e a
    mettere in discussione la sua ragion d’essere. Dire “la violenza non è efficace” è più importante che non
    se si debba o no condannare coloro che vi si dedicano. Il terrorismo non è efficace. Il concetto di
    efficacia richiede una speranza non violenta. Se c’è una speranza violenta è nella poesia di Guillaume
    Apollinaire: “Quant‟è violenta la speranza”; non in politica. Sartre, nel marzo 1980, a tre settimane
    dalla sua morte, ha dichiarato: “Bisogna cercare di spiegare perché il mondo di oggi, che è orribile, è
    solo un momento nella lunga evoluzione storica, che la speranza sia sempre stata una delle forze
    dominanti delle rivoluzioni e delle insurrezioni, e come mai sento ancora la speranza come mia
    concezione dell‟avvenire
    5…” Bisogna capire che la violenza volta le spalle alla speranza. Bisogna
    preferire la speranza, la speranza della non-violenza. E‟ il cammino che dobbiamo imparare a seguire.
    Tanto da parte degli oppressi che degli oppressori bisogna arrivare a una trattativa
    per far scomparire l’oppressione: è ciò che permetterà di non avere più violenze terroristiche. Per
    questo non si deve permettere l‟accumularsi di troppo odio.”

    Stephane Hessel, Indignatevi!

  64. maria il 24 ottobre 2011 alle 11:28

    I combattenti per la liberazione dell’algeria dal dominio coloniale francese non erano terroristi e la loro violenza era giustificata, non fu come rompere le vetrine o qualche bancomat.

  65. ng il 24 ottobre 2011 alle 12:05

    @ Georgia
    confermo la mia impressione: non sai leggere!

    Ho scritto “la violenza è la levatrice della storia”, non “della vita”; è tutta un’altra cosa. Ma è anche, quella frase, una delle frasi più famose di Marx (Cap XXIV, Il Capitale). Insomma, oltre che non essere in grado di capire ciò che gli altri scrivono, non hai neppure la cultura adatta a discutere di certe questioni. Comunque, animato da materialistica pazienza, ti consiglio di prendere in mano “Per la critica della violenza” di Walter Benjamin: è tutto già scritto.

    Ultimo appunto: tu continui a riferirti nervosamente a me, ma in realtà ti stai riferendo a una maschera che ti sei costruita.

    NeGa

  66. ng il 24 ottobre 2011 alle 12:07

    Ops! Ho sbagliato! Il commento non era per questa discussione! Me ne scuso.

  67. lorenzo galbiati il 24 ottobre 2011 alle 13:07

    NegGa
    In compenso, la mia citazione di Hessel era anche per te e per la frase di Marx da te citata.
    Credo sia importante ricordare che l’ispiratore degli indignati sia un convinto nonviolento, un ultranovantenne che, tra l’altro, è andato a Gaza a bordo delle navi pacifiste che hanno violato il blocco, non è uno che sostiene la resistenza armata di Hamas.
    Per quanto riguarda Marx e Benjamin, è appunto questo il problema, non ci si può fermare alla loro concezione della storia e della violenza. Quella storia è finita, una volta per tutte, con l’era atomica e la fine della guerra fredda. Il futuro è della nonviolenza, o non sarà futuro.
    Con il capitalismo globalizzato si sta avendo un rigurgito di violenza, tra guerre spacciate per missioni di pace o per liberare popoli da dittatori, e tra manifestazioni in cui si crede di ottenere risultati concreti e duraturi in termini di diritti con la violenza.
    Sono sempre forme cristallizzate del passato, che si ripetono nevroticamente, perché più facili, più istintive della violenza. Sono tutte forme fallimentari. Riescono solo ad avere attenzione mediatica, e poco più. Fanno parte del sistema, il sistema le viviseziona e le fagocita.



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