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NUOVI INQUADERNATI 5.

FABIO DONALISIO

(manifestino)

rivendico il diritto all’incostanza
alla linea interrotta al buco
alla danza
l’indisciplina come forma e sostanza
di una cosa poetica
violenta (e soprattutto non stanca)
rivendico oltre un noi o un loro
voto vita contro lavoro

(che poeta è, mal e detto, destino

*

la resa della sera
dopo odierno inciampare
è più vera
dell’abituare
e si abitano case
d’incidente
pur di qualcosa
pur di niente

*

“puoi credere nel buio quando la luce mente”

sono incredibilmente solo
nel senso che non ci credo
anche e soprattutto
quando vedo

e le semplici ragioni del biglietto
tramontano nel volo

*

fertilità in armi nella città occupata
che la vita è insana ad aggrappare
– a vivere
sulle strade frammentate
deraglia in vento

per infinito diminuito
ricominciare

*

chissà se
cotto dal sole e dalla morte
mi sarà rimessa (perdonata)
la solitudine se, persa la misura
e la portata dell’abiura,
sarà prescrizione per lo sfrontato
innamorarmi
(il mio)

la paga a giornata
e i rotti sul conto di dio

*

scardini la mia memoria istituzionale
fornisci ricordi incastrati, una volta,
senza fare male
ogni complessità del reale (abituale)
si fa sudore
e anche se non so (mai saputo)
te lo scopo nel cuore,
l’amore

(e chiedo aiuto)

*

hai presente il calzino
sì, roba simile alla rivolta
toccati dentro e pronta
per la cosa sepolta
i baraccati dell’amore sanno
profonde diversità sgorgate
oltre il confino
sanno il tempo, così
mani aperte e poi giunte
menti sconvolte
corpi dotati di destino

*

macina macina macina
dicevo, rimugina
e ormai la citazione sconfina
quel che resta
è dolore a grana
fina
quello che, sempre,
viene prima

*

Fabio Donalisio è nato nel ’77 in fondo alla provincia Granda. Vive e non lavora a Roma. Scrive di libri su Blowup, Rolling Stone e Pulp. Ha pubblicato miti logiche (ExCogita, 2007) e poco altro. Prima o poi tornerà sulle montagne. Lo si trova qui: fabiodonalisio@hotmail.com

Azzurra D’Agostino
Yari Bernasconi
Eleonora Pinzuti
Mariagiorgia Ulbar

21 Commenti

  1. Stamattina, assieme al caffé, gusto queste lasse splendide di Donalisio: un uso forte dell’allitterazione senza nulla condere al prevedibile amplesso della forma. Messaggio stremato per quanto netto e incisivo. Notevolissimo. Complimenti veri.

  2. a me questi versi fanno pensare che ci sia davvero speranza per la poesia contemporanea. un ritmo, una sonorità, una digestione sana di maestri e tradizioni, e una rielaborazione che trova la sua espressione in quel “(che poeta è, mal e detto, destino”. bravo donalisio. ti si può leggere da qualche altra parte?

  3. […] il tempo, così mani aperte e poi giunte menti sconvolte corpi dotati di destino Fabio Donalisio (qui il resto) Like this:LikeBe the first to like this post. Pubblicato da joanna burden Inserito […]

  4. sono versi veramente molto belli, e denotano anche, rispetto a Miti logiche, un’importante maturazione. complimenti a Donalisio.

  5. Leggo e rileggo. Ne colgo il senso, anzi l’intenzione. Ma non mi convincono del tutto. A tratti incisive, a tratti non abbastanza. Se ho tempo, nel pomeriggio, approfondisco la critica.

  6. versi inquadernati alla contemplazione distaccata quindi quanto mai più cruda – al dente – ritmo e tenuta. inconscio operativo. forse più di quanto vorrebbe l’ autore ma è mia supponente supposizione.
    una poetica che non usa afrodisiaci o fascinazione avvolgente ma come una disciplina naturale e profonda ricavata certp da una ricerca che fa il contropelo al vissuto e che non sbava mai e ha – nel suo specifico – un peso incisivo e attraente.
    sono versi dai colori freddi entelechialmente eleganti e calibrati nel loro complesso di percezioni e immagine rimandate al lettore.
    distaccati amplessi di animali a sangue freddo. piaciute.

    mi permetto di lasciare qui una interessante visione della poesia dell’ autore che leggo tra l’ altro per la prima volta.

    http://www.lanotadeltraduttore.it/speciale_poesia_cura.htm?n_page=3

    un saluto.
    paola

  7. piacere poco commensurabile quello di leggere le tracce, le scintille o le scartavetrate lasciate/provocate/incoraggiate dai versi che si scrivono. quindi, senza fronzoli, grazie. curioso di risentirvi a libro in mano. chi volesse approfondire discorsi (anche non belli, tondi o ragionevoli), sa dove trovarmi. per scritto, almeno.

  8. Versi come “strade frammentate”, mi verrebbe da dire. Un percorso che si svela avvincente (in attesa del libro).

  9. Un uso essenziale della lingua, con guizzi molto efficaci :

    quel che resta
    è dolore a grana
    fina
    quello che, sempre,
    viene prima.

    Versi come questi valgono una raccolta. Anche io ho in sospetto le allitterazioni….

  10. L’allitterazione e la rarefazione del verso mi attraggono molto.
    Trovo somiglianze con le poesie di Ivano Ferrari.

  11. Questo misto di comico e tragico, questo assurdo come la vita che si esprime nel ritmo zoppo dei versi, nell’ossimoro, nell’assurdo, mi attrae molto.

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franco buffonihttp://www.francobuffoni.it/
Franco Buffoni ha pubblicato raccolte di poesia per Guanda, Mondadori e Donzelli. Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005). L’ultimo suo romanzo è Zamel (Marcos y Marcos 2009). Sito personale: www.francobuffoni.it