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Da “Le Qualità”

di Biagio Cepollaro

1.

il corpo si rende conto che senza secernere un po’
di gentilezza non offre spazio né accoglimento
in cui l’umano possa trar conforto dallo specifico
delle sue peregrinazioni: è come se uno dovesse
simulare l’arco aperto del porto che ferma
il mare ma che non trattiene tempesta o male
ma lui non può: è ancora colmo d’odio che è
olio che dal vaso trabocca ad ogni occasione
e così vorrebbe lui una specie di miele o di oblio
così – come si dice – morde la serpe coda ch’è sua

.

2.

il corpo in background smaltisce anche l’odio
insieme alle altre passioni passa e ripassa ruota
intorno alla stessa nota fino a che logora a mezza
bocca si spegne: non si odia più come palpito
presente ma la traccia resta che è una caricata
molla pronta a scattare alla prossima occasione
c’è spazio perché quella sacca si riempia ancora
la chiamano ferita non rimarginata o anche trauma
in realtà è una modifica permanente del corpo
trasformazione profonda operata dal suo odio
è sua nuova attitudine e potenza è la sua faccia

.

3.

i corpi si danno forma attraverso le mani: disegnano
su e giù dei percorsi che modellano con brividi e
leggeri sussulti le nuove curve i nuovi avvallamenti
e così si ricompongono i seni come gli occhi e le anche
ritrovano un’onda di movimento fin qui solo sognata
le gambe poi chiamate a sostenere e a provocare veloci
energiche spinte più che a deambulare sembrano fatte
per rendere possibili nuove aperture di cielo per i sessi

.

4.

il corpo dopo aver perso pensieri e liquidi si reintegra
lasciando che l’acqua inondi i tessuti e venga lentamente
assorbita e ricombinata in complessiva attesa di prodigio
a questo i muscoli sono chiamati ora che immobili
si distendono lungo la banchina del divano quasi già pronti
a scattare: è questo il profumo che domani vorrà sentire

.

5.

il corpo raccoglie nello stesso spazio e nello stesso tempo
ciò che una volta si sarebbe chiamato spirito e ciò che avrebbe
avuto la sorte ottusa del nome di materia: insieme abbraccia
i due attributi dell’infinita sostanza e un po’ si orienta
nel gran mistero dove essere ancora vivi e vigili è di per sé
fatto poetico in questo mondo che fin dal sangue traligna

.

6.

il corpo interamente ideologico si fa strada nel senso
della sua identità come indossando l’ovvietà
di un abito un detto un modo antico di fare
lo stile che ne consegue aggredendo il verso
è l’effetto che la violenza del mondo e la sua
propria hanno sulla parola che da tale forza è vinta
lo stile è decisione e giudizio lo stile è pensiero

.

7.

il corpo si fa teatro e fondale ma anche onda che cresce
e che batte e ribatte sull’argine del tempo che si dà tra
sonno e veglia rosicchiando alla notte tutto il suo margine
invadendo le sue terre fino a strappare dall’acre fondo
anche le ultime erbe: è umido al confine tra luce e buio
e di quest’acqua rappresa e pronta a defluire ora se ne gloria

*

Da Le Qualità (2008-2011), La Camera verde, Roma, 2012

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11 Commenti

  1. corpo che si distende slabbra o restringe
    sempre alla stessa altezza metrica
    sforma e conforma irrorato e si fa spirito
    e verso versato.

    Complimenti a Biagio Cepollaro.

    Un saluto

    mm

  2. Queste “qualità” partono dal corpo (il corpo, lo stesso, ad ogni incipit di verso) per “aspirare” ed “esperire”. Le declinazioni di uno stato “fisico” che trascende i sensi, pur restandovi immanente, sono in un perfetto bilanciamento di pensiero fluido e prosodia. Di qui la perenne oscillazione di sensibile in pensabile – e, più oltre, nell’immaginabile – è divagazione “mentale”: inventario della possibilità umana…

  3. Bella, per come scioglie uno stile didattico e argomentativo in un ritmo sinuoso e fluido. Mi sembra che nell’oggettivare il corpo, staccarlo dal proprio io, ci sia una volonta’ di tenere insieme il biologico e il collettivo, riducendo il personale alla voce poetica e alla selezione del suo materiale.

  4. è l’intensità mozzafiato che mi colpisce: personalmente vorrei tutte Le qualità su nazione indiana, dette dalla voce stessa di Biagio, che è parte fortemente integrante del testo.

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andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato il volume collettivo Teoria & poesia, Biblion, 2018. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.
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