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Sonorità flux

di Giorgia Romagnoli

Ripara il rubinetto. Per quello che vedo, per quello che sento. La perdita continua. Anche di notte. Che sento, che vedo. Chi può sentire, chi può vedere. Sentirai probabilmente lieve fruscio. Continua a perdere, come quando è iniziato. Stesso ritmo. Scandisce piano, scorre lento. Entra ed esce a intervalli regolari. Chi ascolta può sentire. Finché non sarà riparato.

*

Senti di nuovo. Un altro, si sovrappone. Fruscio più intenso. Foglie, vento, lieve brezza. Intanto continua. Si perde ma perde. Anche di notte. Lieve brezza. Si fa più intenso. Rigira se stesso. Turbine, quasi tempesta. Entra e non esce. Continua e si perde.

*

La lingua sconosciuta. Non compresa. Entra e non esce. Continua, non si perde. S’interrompe. Di notte. Dialogo e somma. Non riesci a capire. Irrompono voci. Tutte insieme. Ti convinci, è una lingua incomprensibile. Non la puoi capire. Non la puoi parlare.

*

O’clock. 24 ore. Costante. Anch’esso scandisce. Di due in due. Il tempo. Mentre perde. E soffia e perde. Lentamente, scorre. Per ora non si ferma. Continua. Ticchettio, lancette. Ritmo binario. Che scorre, che passa, che perde e soffia e scandisce ormai da tempo.

*

Martella, materia. Ora il ritmo cambia. Intervalli. Irregolari stavolta. Lavora, materia, pesante. Si è perso. Non perde ma continua a soffiare. Non lo senti più ora. E’ stato riparato. Ancora qualche alito, poi tutto torna quieto.

*

Traccia audio:

http://espoetries.blogspot.it/2012/04/fluxus-sounds.html

Giorgia Romagnoli nasce a Jesi nel 1995 e vive a Monte San Vito (AN).

Sul web cura il blog:

http://espoetries.blogspot.it/

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19 Commenti

  1. Mi sembra molto interessante la stretta connessione rta scelta tematica e scelta stilistica: l’intrecciarsi tra “ambito materiale” (il rubinetto che cola), il “tempo”, e l’io (del resto non a caso il titolo riporta la parola “flux”…flusso che è quello del rubinetto ed è anche flusso di coscienza, che è impostato sempre con una forte carica ritmica). Il flusso di coscienza è flusso ritmico, forse perché prevede un’immersione nella dimensione dell’inconscio che ha a che fare – nella nostra rappresentazione moderna – con il “dionisiaco”, o forse perché proprio il ritmo riesce a conferire un livello maggiore di “ansia” al discorso. Discorso che può essere letto tutto d’un fiato: come si dice, nella vulgata, “un fiume in piena” – dove ritorna nuovamente la “metafora” del “flusso”. Dovrei studiarci un po’ su, perché davvero noto che a una maggiore presenza dell’io, e della coscienza – nel senso latino di “mens-animus” – cresce la ritmicità e la giustapposizione: l’elenco e l’estremizzazione della paratassi. Prose ritmiche è, nel senso etimologico, la definizione perfetta di questi testi. Se pensiamo che “rythmos” è il flusso, se pensiamo a quella poesia di Archiloco “ginoske d’oios rythmos d’anthropous echei” (“riconosci a mente qual è il flusso che tocca agli uomini”), questo tipo di scrittura pseudoprosastica – che si affianca alla prosa in prosa – è l’unica che riesce a tenere in un rapporto armonico flusso, tempo e io.

    un saluto
    l.

    • Grazie del commento, Luciano. Queste prose si basano sull’ascolto e su tutte le sue sfaccettature. L’ascoltare e il sapersi ascoltare. La piccole cose, che ci circondano, ma che bisogna cogliere. Nel titolo la parola flux fa riferimento all’arte fluxus. Siamo circondati dall’arte che è strettamente legata anche ai gesti più comuni e semplici, un’ arte spontanea che sprofonda nel flusso della vita quotidiana diventando poi ritmo ed ego.
      Grazie di nuovo, un saluto.
      Giorgia.

  2. Leggere un post di Andrea Raos è sempre una scoperta. Una voce mai ascoltata prima. Svela. E’ segnare l’origine della mia passione- un corpo di terre, estrarre il lago,prosa minerale, mettere a nudo strati,scavi, perforare la lingua poetica, vedere la luce bianca e l’ametista.
    Questa poesia è ossessionato flusso- goccia parola- tempo fluire, fronte. esilio erotico- con sostrazione la poesia di Giorgia Romagnoli- Niente riparazione-riparo- flusso degli ogetti- con tempo di assenza- conosco il tempo dell’assenza scandita con la parola- contro la pietra viene l’acqua.

  3. tesa, senza fronzoli e inibizioni di genere, attenta alla cosa e non all’immagine di sé scrivente qualcosa (quanta scrittura, a qualsiasi età, è distrutta dalla *volontà* autoriale di *essere poeta*, essere questo e quest’altro). brava Giorgia,

    f.t.

  4. Ho dato un’occhiata al tuo blog. Non riesco a fare parole sulle parole, specie quando mi arrivano fino alle ossa. Come le tue. Anche le immagini (del blog) sono molto belle. Tue?

      • Sarà proprio la grana grossa a renderle accattivanti. Discutevo tempo fa con degli amici artisti concettuali, e alcuni volevano di proposito lasciare i loro video “grezzi”. Io trovo stupenda quella della finestra e della tenda. Grazie a te.

  5. brutto testo, mi verrebbe da dire alla prima lettura. però vista l’età è scusabile, anzi encomiabile, questo esperimento continuo di stile punteggiato, che nasconde piuttosto bene la mancanza di idee forti. proverei con periodi lunghi, cercando di oltrepassare il witz, il paradosso, insomma facendo fatica sul periodo e sulla pagina distesa credo verrebbero fuori cose interessanti.

  6. Ho dato una occhiata al blog, e lì si c’è tantissima qualità perché c’è tantissima personalità: una asciuttezza che ti mette voglia di urlare, di pretendere di più, di prendere per le spalle e accusare – E il resto? dove l’hai messo il resto?; è un disperato e attraente gorgo dei giorni andati e a venire, il blog. Una decisa rivincita contro queste prose, in cui c’è uno sforzo di “messaggio” in più che secondo me rovina la crudele e delicata rarefazione di cui dà prova lì dentro.

    Un saluto,
    Antonio Coda

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