Dopo il miracolo

di Gianni Biondillo

Alessandro Zaccuri, Dopo il miracolo, 259 pag., Mondadori, 2012

Il seminario della Vrezza si trova in un’immaginaria valle appenninica del piacentino, simbolo perfetto di una metaforica, immutabile, provincia italiana. Siamo negli anni del riflusso, con un nuovo papa sopravvissuto (miracolosamente?) ad un attentato. Il contado viene travolto da una successione di avvenimenti che distruggono l’apparente pacifica immobilità del luogo. Dapprima il suicidio di Beniamino, il più giovane rampollo di una devotissima famiglia che ha in Attilio Defanti – mezzadro arricchito – un patriarca giusto e paziente, infine l’irrompere di un chiassoso pellegrinaggio di fedeli fanatici che, quasi mettendo in assedio il seminario, chiedono a gran voce l’intercessione di un santo guaritore.

Il problema che il santo, Don Alberto, santo non si sente affatto. È un teologo raffinato, inquieto, razionale, un prete scettico che non crede ai miracoli. Ma anni addietro, per una concomitanza di eventi, sicuramente tutti spiegabili dalla scienza, un suo gesto di pietà ha fatto “risorgere” da morte certa una bambina. E ora la madre, Maria Sole, ex sessantottina irrisolta, professa una fede cieca nei confronti dei poteri taumaturgici del sacerdote.

Zaccuri, come già dimostrano le sue prove precedenti, ha il dono della narrazione corale: Dopo il miracolo è un romanzo affastellato di personaggi, alcuni appena tratteggiati, altri sbalzati al cesello. Si permette di parlare di temi profondi, entrare nel cuore del mistero, con coraggio: il dubbio della ragione, l’oscurità della fede, la meraviglia dell’esistenza, l’incomprensibilità la morte. Ma lo fa con metafore mai grevi, spesso attraverso le parole dei suoi personaggi, più che con le sue. Zaccuri ha una scrittura elegante che sa manipolare impercettibilmente di capitolo in capitolo. Fa il verso a stili, suggestioni letterarie, autori. Una tonalità personale e autentica, però, per quanto camuffata, ammanta l’intero romanzo: l’ironia affettuosa, mai crudele. Comica. Di chi ha fede per davvero, senza mai prendersi sul serio.

(pubblicato su Cooperazione n. 21 del 22 maggio 2012)

articoli correlati

Profezia è Predire il Presente

di Francesco Memo
Come accostarsi a Pasolini a cinquant'anni tondi dal suo assassinio? Una risposta originale la fornisce Massimo Zamboni in P.P.P, uno spettacolo di musica e parole che lo scrittore e chitarrista emiliano sta portando su e giù per l’Italia.

Il Novecento secondo Nicola Vacca

di Romano A. Fiocchi
Per quanto possa sembrare un saggio, è in realtà un libro nostalgico, un gesto d’amore. Nicola Vacca ci racconta il suo Novecento e non esita a chiamarlo adottando l’espressione coniata da Hobsbawm: ‘il secolo breve’.

E qualcosa rimane

di Gianluca Veltri
Cinquant'anni fa, in uscita da una nicchia indecifrabile, con un inatteso successo radiofonico risalente a qualche anno prima e una reputazione che si andava consolidando – a detta di molti – come sempre più “ermetica”, Francesco De Gregori licenzia all’alba del 1975 il disco della vita.

Iroko

di Simone Redaelli
Le mattine che usciamo di casa assieme, è ancora buio. Se è inverno, come oggi, troviamo il furgone pieno di ghiaccio. Io entro e mi siedo al mio posto. Papà apre la portiera del guidatore, mette in moto, e la richiude.

Thrilla in Manila

di Gianluca Veltri
Cinquanta anni fa, il 1° ottobre del 1975, si tenne a Manila, tra Joe Frazier e Muhammed Alì, l’incontro di box più drammatico che si ricordi. Terzo e decisivo appuntamento tra due rivali acerrimi.

Via dalla pazza folla olimpionica

di Gianni Biondillo
A Milano le olimpiadi invernali che si inaugurano fra tre mesi sembra che interessino a nessuno. Non c’è più alcun cuore di milanese che batte all’avvicinarsi di questo evento globale. Cos’è successo?
gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: