14 Responses to Due Inni Orfici

  1. viola il 31 dicembre 2012 alle 09:56

    peplo-di croco, superbe traduzioni, grazie Daniele

  2. orsola puecher il 31 dicembre 2012 alle 10:59

    luminose
     
    [ prenderei queste invocazioni alle “benevole” nutrici come viatico per il nuovo anno ]
     

    Jacopo Tintoretto Le origini della Via Lattea [1575]

    ,\\’

  3. sparz il 31 dicembre 2012 alle 16:58

    molto più simpatica Ecate di Era, mestatrice e vendicativa quest’ultima, grazie alla cui sola opera la guerra di Troia si conclude come sappiamo. Tutto perché Paride aveva preferito Afrodite nel famoso contesto a tre. Era approfitta del sonno di Zeus come di mille altre occasioni, per ordire la sua vendetta contro Troia. :-)

  4. Carla il 1 gennaio 2013 alle 13:38

    Magnifiche liriche!
    Era mi ha semplicemente incantato, benevola nel suo volto ridente
    madre sovrana.
    Perfetta anche la scelta dell’affresco.
    Bravo!

  5. Carla il 1 gennaio 2013 alle 13:40

    ed è soprattutto la musicalità della seconda che mi ha affascinato.
    una musicalità da canto gregoriano…meravigliosa!
    (anche Ecate se la meritava;-)

    • daniele ventre il 3 gennaio 2013 alle 17:29

      In effetti l’innodia cristiana condivide con gli inni di altre religioni la tendenza a elencare gli epiteti di colui che si invoca -la somiglianza di certe strutture comunicative in parte c’è davvero. Il fatto è che un certo cristianesimo ritiene di aver inventato tutto per la prima volta, con buona pace dei millenni precedenti.

      Auguri.

  6. effeffe il 1 gennaio 2013 alle 23:00

    ha ragione la ragazza Carla
    daniè si gruosse
    effeffe

  7. teqnofobico il 2 gennaio 2013 alle 12:15

    auguri
    superbi @ viola,
    luminosi @ orsola,
    simpatici @ sparz,
    magnifici e/o meravigliosi @ carla,
    gruoss @ furlen,
    e tuttinsieme e altri e altri ancora
    @ daniele

  8. Mónica Flores il 2 gennaio 2013 alle 20:23

    Grandi composizioni. Grazie della traduzione Daniele!

  9. Giulio Mozzi il 2 gennaio 2013 alle 22:32

    Carla:

    …una musicalità da canto gregoriano…

    Eh no, proprio no. Carla, Daniele ha cercato (come tanti altri, da Chiabrera a Carducci e Pascoli fino a Rosa Calzecchi-Onesti) di rifare in lingua italiana l’esametro greco-latino.

    Il canto gregoriano è tutt’altra cosa.

  10. daniele ventre il 3 gennaio 2013 alle 00:59

    Temo che Rosa Calzecchi Onesti facesse solo una versione alineare, vale a dire contesta di righi di prosa con una cadenza da cursus planus nel 60% scarso dei casi -e dunque niente esametri. Ai tempi di Chiabrera, e non era proprio Chiabrera, si ebbero gli ultimi tentativi di leggere versi italiani con le quantità sillabiche del latino, che è un’altra cosa -ed ha senso in altre coordinate culturali. Quanto a Carducci, la sua metrica barbara restituisce la tipologia dell’esametro latino e la combinazione accentuativa vagamente dattilica che ne risulta, sulla scia di un Commodiano e delle iscrizioni in esametri accentativi tardoantiche. Quanto a Pascoli, la sua metrica neoclassica era fondata su un tentativo di instaurare in italiano un sistema metrico alla tedesca, analogo in tutto e per tutto a quello posto in essere da Klopstock, Goethe, Hoelderlin. Un’altra cosa, rispetto a quello che ho fatto io, e che consiste nel costruire un verso di piedi accentuativi formati da una posizione forte e due deboli, all’interno di una struttura che funziona come un verso doppio e permette soltanto una soluzione di dattilo monosillabico in terza, quarta e quinta sede, come mero portato della sinafia fra l’ultima posizione del primo emistichio e la prima posizione del secondo, o della caduta per troncamento della posizione soprannumeraria del primo emistichio. Ne risulta una struttura di base che è così rappresentabile:

    + – – + – – + (-) || – + – – + – – + –

    La cui armatura esteriore ricorda certi esametri barbari carducciani e certi esametri neoclassici pascoliani per un puro fenomeno di metaritmisi.

    Assimilarmi a Rosa Calzecchi Onesti, che non è nemmeno versoliberist e che per aperta professione di “semplicità” (ma molto ci sarebbe da dire) rinuncia all’esametro, è un grave errore di prospettiva.

    Il mio esametro ritmico non è un tentativo di rifare in italiano l’esametro greco-latino: è semplicemente il tentativo di costituire un verso lungo narrativo regolare accentuativo che ha come modello la forma esteriore dell’esametro tardoantico, che ormai veniva letto accentuativamente e non più percepito come sequenza di sillabe lunghe e brevi.

    Come concezione, somiglia più a uno stikhos politikòs di andamento dattilico, cioè a una ipotetica forma metrica bizantina che dopo il cosiddetto decadimento prosodico riecheggia le posizioni forti del verso dattilico antico riproponendole come posizioni accentate all’interno di un tessuto che è costituito di piedi ritmici, non di semplici membri giustapposti (come in Carducci). Questi piedi ritmici conoscono solo l’opposizione stressed -unstressed, accentato inaccentato, e le catene ritmiche che derivano spontaneamente dalle sequenze di proclisi e dall’interazione fra accento di parola e marca intonazionale delle teste di sintagma, come in un certo versoliberismo novecentesco, non si basano sull’attribuzione convenzionale di una qualifica di lunghezza a sillabe portatrici d’accento (come in Pascoli).

    Insomma, è un’altra cosa. Considerando che: 1) il mio lavoro nasce, alla sua remota origine, come violenta negazione reattiva della non-poetica delle traduzioni alla Calzecchi-Onesti; 2) cerca di evitare gli eccessi delle traduzioni isometre estetizzanti o fascistiche di inizio secolo: gradirei non mi confondeste con esperienze che o sono in netto conflitto con la mia (Calzecchi Onesti), o che pur avendo apparenti somiglianze ed essendone il remoto presupposto storico (Carducci Pascoli) sono comunque distinte dalla mia per la loro intrinseca natura.

    Si consideri che io ho composto cose (ancora inedite) in metrica propriamente barbara, perlatro applicando alla metrica barbara criteri regolarizzatori di mia propria formulazione. Sono molto diverse per struttura e concezione da questo esametro ritmico, tanto quanto un bimotore differisce da un aliante.

    P. s.

    Augurissimi a tutti :)

  11. effeffe il 3 gennaio 2013 alle 23:30

    Gregoriano in senso kafkiano, no?
    effeffe

  12. daniele ventre il 3 gennaio 2013 alle 23:31

    Soprattutto! :)

  13. Carla il 4 gennaio 2013 alle 16:03

    Mozzi ha perfettamente ragione, il canto gregoriano con questa lirica non c’entra niente però qualcosa in essa me lo ha evocato…probabilmente l’ordine delle rime, la bellezza del canto che invocano
    nei miei commenti sono sempre molto istintiva.
    grazie Francesco per la gentilezza, Kafka non è proprio tra i miei letterati favoriti, lo trovo difficile per tanti motivi, quello della punteggiatura e quello dell’identità.

    un saluto
    c.



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