Le belle stagioni

di Franz Krauspenhaar

 

da: WINTER  (INVERNO)

2

Sai, sono di una città di fiume,
mio nonno mi amava tanto
ma non mi vide mai, solo
io nel tempo vedo morti
che stanno accanto a me,
le mani che quasi  toccano le mie.
Io sono di una città di fiume
dell’Europa centro-orientale,
dove si parlava il tedesco.
Da lì mio padre carezzava
Puch, il suo cane. Io non
parlavo, io non parlavo
ancora, lo avrei fatto ben
lontano da quel fiume
e monti industriali. Vengo
dal bianco e nero, dalla carta
che non ricordo non mia,
sempre ci sono stato  sopra,
coi racconti, e la fantasia:
come posso andarci ora,
che tutto è cambiato…
Il futuro è morto, chiudi
il cassetto delle fotografie
e basta così, esci, nel gelo.

***

5

Tu lo sai che nella notte ho visto,
senza cane da portare ma con un filo
di voce della mente, un calciatore
correre nella nebbia e nel gelo.
Era Jair, il campione paulista delle
nostre sere comanche allo stadio
di stelle di San Siro, che è un
quartiere avanti al mio; tu lo sai
che, intabarrato nella notte asca
e sospesa come un lungo poker,
ho visto la freccia nera di Jair
scomparsa e riapparire, freccia
in una flebo preziosa, di sangue.
Stava nel firmamento di dicembre,
poco prima il Natale, e come l’ufo
delle immagini a fumetti veniva
a snodare l’aria e via scendeva,
come un missile di felino per
le foreste umide, e gracidanti, e
venne a correrci tra l’aria pallida,
poco prima dell’alba, quando la nebbia
cominciava a disfarsi, e le auto
a farsi fitto convoglio, per andare
nel non so inconsueto. Jair balzò
dentro l’alba, scendendo sulla piazza
Brescia, e sorvolando frammezzo
alle rotaie del tram, e guardava verso
le stele traverse, tabarrato dalla
divisa dell’Inter, bellissima, eterna.
Dalla cupola folle del cielo, ancora
in attesa di sbiancarsi, come latte versato
su un tavolino, il pallone scende
a velocità folle verso Jair, che al volo
lo rimanda, con un tonfo nel quasi silenzio,
verso altre stelle, stanziali, ferme dal
sempre; e poi naviga, via, nell’aria, risale,
e con un solo colpo di reni sparisce,
verso paradisi e Amazzonie e verdi pascoli
d’ogni tipo di bestia della notte, e del giorno;
mentre anch’io sparisco, a piedi, verso casa,
a poco dallo stadio di San Siro, la testa
insaccata nel sogno, che la luce mi smonta.

——

Franz Krauspenhaar, Le belle stagioni, Marco Saya Edizioni 2014

6 Commenti

  1. Molto bello questo poemetto di Krauspenhaar, mano “arrabbiato” di altre sue cose, forse anche più “casto” espressivamente, con un fondo di straziante malinconia. Preceduto da una empatica introduzione del critico Andrea Caterini. Ve lo consiglio, regalatelo a Natale ai vostri amici invece dei soliti best-seller.

  2. Molto belle queste pagine. Ho sempre apprezzato la scrittura di Krauspenhaar, anche quando presentava spigoli vivi ed eccessi; ugualmente la apprezzo adesso in queste pagine che dimostrano una parte differente – non so se pacificata, non conosco Franz personalmente – della sua sensibilità. Mi procurerò questo libro; grazie della segnalazione.

    Francesco t.

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Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/