I processi di ingrandimento delle immagini – 14 inediti di Lili Hofer

29 luglio 2015
Pubblicato da

di Mariasole Ariot

Un passaggio interno : occhio ad occhio in sequenza successiva Lili Hofer (Bolzano 26.2.1984 – Bastia 2.6.2015) ha lasciato questi testi a Flavio : un resto di ciò che resta, la presenza viva di un’assenza.  E Flavio,  attraverso una finestrella che si apre e ci apre al mondo [il micro/macro cosmo della Hofer, a ciò che stava fuori, che attraversa il mezzo], li passa a noi con un appunto :

Per un’antologia di poeti scomparsi. Possiedo un campo in provincia di Parma, poso le lapidi.

Dunque posiamo la lapide, le apponiamo un nome, ingrandiamo le immagini.

I processi di ingrandimento delle immagini


La prima volta, inattesa e desiderata,
che un uomo mi scrive.
Forse ci incontreremo, 
passeremo qualche giorno insieme.


I.

Il libro è aperto sul tappeto
della camera dell’albergo.
I due si incontrano
in quella bambola di Bellmer
dove la voce
smette di somigliare alle parole.
Guardandoci così da lontano
siamo legati a ciò che resta nascosto,
amore mio.

Fort La Haine, Mons.

II.

decostruzione di un’attesa
una stella, dicevi, una luce cadente
io bruciavo, non ancora baciata
radicina, tu
ti strappo via
girando in bocca
una caramella


III.

Ci sdraiamo a pancia in su
pensiamo che il sole non esista,
una coperta gialla e azzurra.

Confondiamo la cattura con il gioco.

IV.

Può rifiutarsi,
quando dirà
no lui si fermerà.
Al quindicesimo minuto

stanno davvero scopando.

Tre ceffoni e finalmente piange
continuano
come se fosse amore,
lei è innamorata,
voglio innamorarmi così.

V.

ero Caligola, folla, Rolls-Royce, tu che uccidevi la bambina,

piangevi, la delusione dei corpi abbandonati alle fantasie

diventano funzionari, commedianti, impotentii

dovevo fare un tema su un film

mi perdevo, bello o brutto sempre la solita

miseria il sogno ricorrente per cui credo

di non avere mezzi

per far fronte alla realtà

 

VI.

Wim Wenders. America.

Lili Hofer

 

 

 

 

 

 

Nel salone l’inquadratura

si stringe sul quadro sopra al distributore

di bottiglie di Coca Cola e al divano rosso.

Nella sequenza successiva

ci sei tu, mentre guidi.

 

VII.

i.

passi, stoviglie, sinfoniette

fossi qui scriveremmo insieme è tutto

pieno di colombine 

ii.

ho un segno sottile sul cuore,

ti ho fatto male?

iii.

eri l’unica cosa viva nell’universo


“sono stato così vicino, così dominato nel sangue,
così intento a dominare il suo”
ii

VIII.

Una notizia. La città è schiacciata sul mare. 
La bora soffia sul golfo e i vetri tremano.
 
Vorrei rannicchiarmi in tondo come il levriere,
 
ho con me tre epistolari. Dormire ogni notte
 
in un albergo diverso.

Harry’s bar, Trieste.

IX.

i.

quando non riesco a dormire e mi dici di immaginare
animaletti elettrici, vorrei uno striscio del tuo sangue
da guardare al microscopio

ii.

alle BeauxArts ho trovato un quadro

che avremmo dovuto vedere insieme, una sintesi,

un leone morto assalito dalle lepri

X.

Tate Modern. Sul Tamigi

le navi coi graffiti, Stetson

1 stella marina sui tacchi

2 io e te una cattedrale, una voliera

su un dirupo

3 × 3 tutta la galleria Bourgeois

Ode à Ma Mère, suite di nove ragni

Vado a cercare le foglie, the limp leaves

Waited for rainiii

Sempre tuo, Cornell

XI.

Il levriere invita al gioco il bulldog
di ceramica alla reception.
Riscrivere tutti i viaggi
come se fossero immaginari.
Ora andiamo a scegliere il vino
a Saint Émilion. Probabilmente
perdiamo il treno. Troviamo due
lettini in soffitta, Le Moulin Fleuri.

XII.

Facciamo la gelatina dei pesci
la fregola
nelle mutande.
Cerchiamo qualcosa da mangiare.
Dovremmo essere più sinceri
ma è impossibile.

XIII.

Lungofiume, c’è il sole.
I due sparano ai papaveri,
ai diphylleia grayi che saltano in aria
come palloncini pieni di fumo.

La gente si sveglia con un cane
che gli salta sul letto.


XIV.

il dottore dice che non hai mai amato nessuno

forse questi uomini belli

sono una corda tra te e il mondo

restano anche se li rendi infelici

vorrei chiedere scusa a tutti

e in questo sono sincera

se non ho una mia statura

ma quella di ciò che vedo

 

 

 

Note

i A.Camus

ii F.Kafka

iii T.S.Eliot

Tag: , ,

4 Responses to I processi di ingrandimento delle immagini – 14 inediti di Lili Hofer

  1. rmorresi il 30 luglio 2015 alle 16:00

    Non ho parole, anzi sì, e ben tre: contatto, apparizione, complessità. Non ho prescrizioni per la poesia, ma se questi tre fossero i criteri, qui direi: eh beh, eh sì. Non so a chi potremmo fare condoglianze, di sicuro a noi stessi.

    Grazie Flavio, grazie Mariasole.

  2. Peppino il 30 luglio 2015 alle 23:00

    Spero di non essere inadeguato, ma vorrei chiedere a Mariasole Ariot maggiori informazioni su Lili Hofer.

  3. Flavio il 31 luglio 2015 alle 07:27

    Grazie a Mariasole e alla redazione per la pubblicazione sulla rivista, felice che i testi vi siano piaciuti.

    La nota biografica che comparirà nell’antologia dei sei poeti scomparsi è questa:
    Lili (Emilia) Hofer (Bolzano 26-2-1984 – Bastia 2-6-2015).
    Padre impiegato in banca e madre casalinga; frequenta il liceo scientifico Torricelli di Bolzano e si iscrive al corso di Lettere moderne dell’Università degli studi di Milano, non frequenta e non dà esami.
    Muore suicida nel giardino della casa della madre a Bastia.

    Nessuna pubblicazione, blog cancellati.

    Sono a conoscenza dell’esistenza di un’omonima scrittrice i cui testi credo siano reperibili in rete e che mi auguro goda di buona salute ma non si tratta della stessa persona.

    Queste sono le uniche poesie disponibili di Lili.

  4. diamonds il 31 luglio 2015 alle 12:12

    “1980: New York
    Lennon

    Una camicia appesa ad un tetto scuote le maniche. Il vento piange. L’urlo di una ambulanza che corre lungo le strade si unisce ai rumori e alle grida della città.
    In questo giorno sporco a Manhattan, John Lennon, innovatore musicale, è stato assassinato.
    Non desiderava né vincere né uccidere. Non era d’accordo che il mondo dovesse diventare un mercato finanziario o una caserma. Lennon stava ai margini della strada. Cantando o fischiettando in modo distratto, osservava le ruote degli altri che giravano in modo vertiginoso e che andavano e venivano fra un manicomio e un macello.”

    cit (ma non mi ricordo di chi)



indiani