Echi ed echi ed echi . . .

di Fabrizio Centofanti

Echi

Estrema terra appare in questa sera
il pensiero di te, la lontananza
infida, l’attimo della finitudine,
del sacro vuoto d’amore,
dell’ignoranza indomita di qualsivoglia
umore, attonita baldanza,
attratta, astrattamente indotta
dal nulla che ti affoga, ti ride
sulla faccia. Apprendimi, sollevami,
scarta la tovaglia che si arriccia,
stropiccia il cuore, con l’unica
voce che mi strappa al dolore,
all’umido biancore del ritorno.

Diabolos

Chi l’avrebbe mai detto che i sorrisi
sarebbero rimasti a mezza bocca,
che una prosa barocca
non avrebbe arginato la disfatta.
Quanto duro è il cammino
che ti sfratta il demonio dal salotto,
che smantella l’accrocco
che imbastisce di notte, sotto sotto.
Sfìlati dal tempo,
guàrdati dall’alto, come l’uomo
in coma, sul letto d’ospedale.
Appena giunge l’eco della Voce,
attàrdati un momento, non è il canto
del gallo, è la colomba
che allieta le fessure delle rocce,
la gazzella che salta, all’ombra
della croce.

Ritenta, sarai più fortunato

Mi chiedi perché questo, perché quello,
ti angosci, ti contorci, logori
il cervello per spremerne risposte
più improbabili. Tu stesso
sei convinto di perderti nell’onda
dei pensieri, nel rumore assordante
dell’assenza di luce. Non hai provato
a fermarti un istante,
a decidere di prendere e gettare
le abitudini malate,
a compiere l’atto che dà senso, a gustare
l’approdo, dopo tanto
navigare. Una sola cosa
ti manca: amare. Comincia
adesso, cambia
una volta per sempre
le note del tuo canto, attracca al porto
dove l’io riposa.

Volo velo

Di attendere, di credere, di apprendere,
tutto è precluso dal negare,
irridere ogni volta, declassare.
Tappeti volanti della gioia,
rapitela, intanto che si fonde
con l’entourage del diavolo
in cravatta, sottratta all’orbita sacrale
delle cose! Ruttate, vomitate
il vostro odio, da scaffale
ammuffito di mercato.
Alzatela più in alto, che si veda
la stolida vittoria, l’apparente
sconfitta della storia.

Fabrizio è uomo. sacerdote, laureato in lettere moderne e ha scritto su Calvino. E’ l’animatore del blog letterario La Poesia e lo Spirito. Ha pubblicato numerosi libri, alcuni più letterari, altri più vicini alla fede, tutti reperibili qui. Malgrado la mia molto scarsa propensione per la chiesa cattolica romana, personalmente lo stimo molto, come uomo, come amico e come scrittore, a.s.

antonio sparzani

Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato anche due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia, pubblicato presso Mimesis. Ha curato anche il carteggio tra W. Pauli e Carl Gustav Jung, pubblicato da Moretti & Vitali nel 2016. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno. 

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  10 comments for “Echi ed echi ed echi . . .

  1. 22 luglio 2017 at 09:19

    Grazie, caro Antonello, per la nostra amicizia sincera, la nostra collaborazione sorprendente e il nostro incontro provvidenziale (qui viene fuori il prete)..
    Un saluto a tutti gli amici di NI, in particolare al mio amato Francis.

  2. Corrado Aiello
    22 luglio 2017 at 13:54

    Non mi spiace questo canto
    Che tenta la propria Voce
    La voce che ritenta il canto
    S’avverte come una musica
    Vaga dell’Idea… Si sente
    Il sangue alto dello Spirito.

  3. 22 luglio 2017 at 16:49

    Caro Fabrizio, chissà perché molti tuoi post e ora questi bellissimi versi mi sembrano da un po’ di tempo scritti pensando a me, come impersonassi chiunque sia lontano dalla tua fede. E però, pur apprezzando la tua appassionata e discreta e instancabile azione di stimolo, anzi essendone perfino commossa, credo che questa mia resistenza abbia un’origine imperscrutabile, una inconoscibile motivazione. come qualcosa che non include nessuna malevola influenza, ma un nostro comune destino ineffabile e buono, il ritrovarci tutti in un eterno ciclo armonico universale.
    Per questo grazie ancora di questo tuo pensiero poetico di salvezza, che accolgo da amica e sorella, con un abbraccio caro,
    Annamaria Ferramosca

  4. 22 luglio 2017 at 23:24

    Grazie Corrado.
    Grazie di cuore, Annamaria: penso anch’io che la storia si manifesti per ciascuno con tratti irripetibili. Noi, forse, dobbiamo più lasciar fare che fare. Lascia vivere l’Archetipo.

  5. Lucianna Argentino
    22 luglio 2017 at 23:30

    Grazie caro Fabrizio per avermi segnalato questi tuoi bei versi che mi risuonano dentro di echi (è il caso di dirlo) buoni e familiari che fanno vibrare corde già in me ben tese e pronte all’ascolto. Mi hanno molto colpito le immagini che usi per dire di questo tuo profondo e alto sentire spirituale. Davvero belle, come quella gazzella che salta ai piedi della croce. Mi ha commossa nel senso etimologico del termine. Un caro saluto, Lucianna Argentino

  6. 22 luglio 2017 at 23:32

    Errata corrige
    Lasciar vivere l’Archetipo.

  7. 22 luglio 2017 at 23:35

    Grazie a te, cara Lucianna. Ho ancora negli orecchi la lettura di “Abele”…

  8. 23 luglio 2017 at 10:38

    bellissimi versi,Fabrizio, hanno la forza incisiva e perentoria che amo in particolare. E’ mia abitudine di non correre dietro al senso della poesia ma alla corrente trascinatoria,quandoc’è e quando c’è, ecco la poesia che si mostra. Grazie e…complimenti.
    lucetta

  9. 23 luglio 2017 at 14:14

    Grazie, cara Lucetta, per queste tue parole.
    Per aver colto la “corrente”, che a me fa pensare sempre ai vecchi amori in versi (Campana, Rebora…).

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