Entro a volte nel tuo sonno

di Francesca Fiorletta

“È solo una questione di distanza, di messa a fuoco, se mi allontano un po’ il disegno lo vedo anche nel caos”.

Così scrive Sergio Claudio Perroni nel suo ultimo libro, Entro a volte nel tuo sonno, in uscita oggi, 25 gennaio, per La nave di Teseo. E in effetti, questa frase potrebbe raccogliere l’intera scrittura di Perroni, e sicuramente l’intera stesura di questo testo particolarissimo. Un testo affascinante, certamente complesso, che non è un romanzo, non è un poema, non è una raccolta di racconti, non è un epistolario, non è un insieme di motti filosofici, non è un memoir, non è un diario, semplicemente potremmo dire che non è, osservato da vicino, niente di tutto questo. Eppure, allontanandosi un poco dalla pagina, rimettendo le parole in prospettiva, il disegno primigenio affiora, nitido e potente.
La scrittura di Perroni è qualcosa di ben diverso dalla prosa poetica in senso stretto: le sue parole godono di un ritmo interno che si estrinseca sul foglio, senza bisogno di ulteriori definizioni, senza bisogno di “andare a capo”, senza bisogno di elidere la punteggiatura o architettare altre impalcature canoniche con le quali la critica letteraria è solita riconoscere e distinguere una mela da un garofano e via così.

“Una rosa è una rosa è una rosa”, ormai lo sappiamo bene, e nel caso di Perroni direi che il sonno a cui si riferisce nel titolo “è un risveglio è un risveglio è un risveglio” (delle prospettive).

Di seguito, alcuni estratti.

*

Madrigale – L’ovunque che sei

Ti scrivo da qui, dall’ovunque di te che ogni cosa diventa quando le manchi, mi guardo intorno e vedo la gente trasformata in un popolo che ti somiglia, c’è chi cammina come te, chi ride come te, chi guarda a lungo il cielo come fai tu, e io vorrei essere lì, con la faccia dappertutto su di te, e invece sono qui, con intorno i tuoi occhi a farmi da mare, ieri è perfino affiorato uno scoglio sommerso da anni, a ricordarmi la tua smania da gabbiano di appollaiarti come un flutto in mezzo ai flutti, oggi ha piovuto un po’, una pioggia sminuzzata che batteva sulla tettoia un tempo di biscrome con dentro la tua voce, e anche il tempo che ci separa ti somiglia, è una lunga processione di istanti tutti con te sopra, ma dovresti sbrigarti a tornare invece di leggere queste cose, perciò la faccio breve e ti saluto da qui, dall’ovunque che sei ogni volta che mi manchi.

Ancora con la voglia

A volte conviene soffiare un po’ sulla vita, lasciarla raffreddare, avere un po’ di pazienza per evitare di scottarsi, a volte con la vita conviene tagliarla più fine, fare bocconi più piccoli, frenare l’istinto per evitare di strozzarsi, a volte con la vita conviene ignorare quella nel piatto degli altri, non chiedere di assaggiare quella del vicino, sono norme di buona educazione, regole di galateo, a volte conviene lasciarne un po’ nel piatto, alzarsi ancora con la voglia, sono trucchi di sopravvivenza, metodi di autoconservazione, a volte con la vita conviene masticarla a lungo, molto a lungo, incredibilmente a lungo, è il segreto per non sentirne più il sapore, il segreto per inventarle tutti i sapori che non ha.

Lucy

La commessa ha lo sguardo profondo e gli occhi luminosi, la commessa ha le mani agili e una targhetta con scritto Lucy, trucca le clienti del centro commerciale, trucca le amiche, trucca le sconosciute, in paese vogliono tutte farsi truccare da Lucy, avere il suo sguardo profondo, i suoi occhi luminosi, Lucy ha ombretti per ogni esigenza, ha più colori dell’arcobaleno, un ombretto per le sedicenni che vogliono sembrare ventenni, uno per le quarantenni che vogliono tornare come non sono mai state, ha ombretti per far sparire la roba che c’è, ombretti per far tornare la roba sparita, ha ombretti per quello che vuoi fare alla realtà, ombretti per quello che ti ha fatto la realtà, ha l’ombretto per chi resta incinta e per chi ha abortito, l’ombretto per chi ha troppi pensieri e per chi ne ha uno solo, ora sta truccando la figlia del sindaco, ombretto per sfilare il culo grosso, ombretto per slanciare le gambe tozze, poi tocca alla nuova fidanzata del suo ex ragazzo, che le chiede l’ombretto del futuro radioso, ma Lucy ha già aperto quello per distrarre dai lividi sulla pancia, dalle notti al pronto soccorso, quello che ti fa lo sguardo così profondo che non lo trovi più, gli occhi così luminosi che sembrano chiusi.

Alle mie spalle

È solo una questione di distanza, di messa a fuoco, se mi allontano un po’ il disegno lo vedo anche nel caos, se indietreggio un po’ la soluzione la trovo nonostante il problema, è solo una questione di distacco, di tragitto dello sguardo, devo solo lasciare un po’ d’aria tra quello che sono e quello che voglio, mettermi alle mie spalle per qualche istante, il tempo che basta per scoprire che il problema sono io, per capire che la soluzione sono io, per ammettere che siamo entrambi piani della stessa fuga.

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1 commento

  1. interessante la continua oscillazione dei registri, la forza di penetrazione degli sguardi dal quotidiano fin nella pagina, la semplicità di gesti che, osservati dall’alto, ci danno stupore.

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