I poeti appartati: Silvio Talamo

Silvio Talamo, poeta che ho avuto la fortuna di conoscere una decina di anni fa, ha appena pubblicato un libro, Poesie/Gedichte, in una elegante edizione bilingue curata dalla casa editrice ProMosaik. Milena Rampoldi le ha tradotte in tedesco. Ho chiesto a Silvio di pubblicarne qui su NI una selezione che spero troverà altre letture entusiaste oltre alla mia.

effeffe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prendi la mia immagine

Su, prendi la mia immagine, è un dono;

puoi farne quel che vuoi.

Accettala.

Puoi prenderla per mano,

piazzarla su di un trono,

attaccarla su di un muro, copiarla,

come un poster in cornice

puoi strapparla, picchiarla o sottometterla,

animale ingabbiato o liberato.

 

Puoi farci un buco con la sigaretta,

inciderne con la lametta l’angolo

o farne un idolo

– buon pasto per il pubblico,

lasciarla navigare sulla carne

dei tuoi sogni per farti trasportare

anche quando appare eretica.

 

Poi, sarà un aquilone

che scorrazza per la casa.

Lei crede bene d’essere il mio corpo

e vorrebbe, magari, farsi specchio,

essere vita che palpita, reale

così come certo è.

 

Solo, ti prego, fa attenzione. Quando,

nel trionfo del tuo assolo

ne avrai mangiato il frutto,

il clamore rifluito,

ricorda, per favore,

sta attento che non scappi…

 

Nimm mein Bild

Nimm mein Bild, ich schenke es dir;

Mach daraus, was du willst.

Nimm es.

Reich ihm die Hand

Setz es auf einen Thron

Häng es an die Wand, mach dir eine Kopie

Wie ein umrahmtes Poster

Dann zerreiß es, schlag es oder unterdrück es

Wie ein Tier im Käfig oder in Freiheit.

 

Du kannst es mit einer Zigarette durchlöchern,

Ihm mit der Rasierklinge in den Winkel ritzen

Oder es in ein Idol verwandeln

Und der Öffentlichkeit zum Fraß vorwerfen,

Lass es auf dem Fleisch deiner Träume segeln

Lass dich von ihm führen

So ketzerisch es auch erscheinen mag.

 

Es wird dann zu einem Papierdrachen

Der durch das Haus schwingt.

Das Bild hält sich für meinen Körper

Möchte wahrscheinlich zu seinem Spiegel werden

Ein flatterndes Leben sein

So wahr wie gewiss.

 

Möchte dich um Vorsicht bitten.

Wenn du dann,

Im Triumph deines Alleingangs,

Die Frucht verspeist haben wirst,

Und der Ruhm verebbt,

Achte darauf, dass dir das Bild nicht entflieht…

*

Precedente agli dei

Precedente agli dei, il tuo guardare,

lì dove ora la storia è nuda e scopre,

sulla terra che brucia, ti sei alzato

antico, in un istante aperto come

una porta sul tempo, una chiatta

sul flusso senza vele, a luce tenue,

quando solo il divino, nel silenzio

percepito – al riparo dallo specchio –

esiste e non le chiese, non i libri

e a parlare era il canto, a cantare

il corpo, a cibarsi ogni pianeta

attraverso la bocca tua affamata,

osservasti la forma, comprendendo

il suo mutare in altro, mentre uguale

la casa dove giochi, non svanisce,

si imperla nell’incenso, proteggendo

nel suo profumo i semi, ti nutristi

hai fame, il dono è questo,

un fiume senza foce è sempre mare,

lo sapevi, lo sai perché il tuo sguardo

è un canto, il tuo passo una risposta,

il tuo torace il tempio, uguale al vento

debole, come il chicco piccolo sei

(che dentro ha tutto il resto), mentre l’ombra

ti ascolta e gli elementi, appena complici

suoi, si intrecciano dentro torri, troni

e regge sconosciute all’architetto,

lo vedi e sei futuro, la radice

non vuole alcun martirio, alcuna croce,

muore il despota e tutta la sua corte

cola ora (in quel momento)

oro dal tuo naso,

vino dal costato

e guardi passo passo il tuo destino

che non comanda, esegue la scrittura

del tuo viaggio, che solo andando dice

 

ed ora certo sai,

ormai hai capito

da quale luogo vieni

e che come una radice è la presenza.

 

Vor den Göttern

Vor den Göttern, dein Blick,

An der Stelle der nun entblößten Geschichte und auf Entdeckungsreise,

Auf der glühenden Erde, bist du aufgestanden

In deiner Altertümlichkeit, einem offenen Augenblick

Wie ein Tor auf die Zeit, ein Lastkahn

Auf dem Fluss ohne Schleier, in einem schwachen Licht,

Wenn nur das Göttliche in der Stille

Wahrgenommen wird – geschützt vom Spiegel –

Und es existiert, ganz ohne Kirchen und Bücher

Es sprach der Gesang, er sang

Den Körper, er sollte sich von jedem Planeten ernähren

Durch deinen hungrigen Mund,

Du beobachtetest die Form und erfasstest

Ihre Metamorphose, unverändert

Das Haus, in dem du spielst, es verweilt,

Es benetzt sich mit Weihrauch, schützt

In seinem Duft die Samen, du spendest die Nahrung

Du hast Hunger, das ist das Geschenk

Ein Fluss ohne Mündung ist ein immerwährendes Meer,

Du weißt, warum dein Blick

Gesang ist, dein Schritt eine Antwort,

Dein Brustkorb wie ein Tempel im schwachen Wind,

Du bist wie ein kleiner (allumfassender) Mittelpunkt, während der Schatten

Dich erhört und sich die Elemente als seine Komplizen

in den Türmen, Thronen

Und dem Architekten unbekannten Palästen verflechten

Du siehst es und bist Zukunft, die Wurzel

Will kein Martyrium, kein Kreuz,

Es stirbt der Despot mit seinem Hof

Gold rinnt (in jenem Augenblick)

Aus deiner Nase,

Wein fließt aus dem Gerippe

Und du durchläufst mit deinem Blick die Etappen deines Schicksals

Das nicht befiehlt, sondern nur die Schrift

Deiner Reise ausführt, die während des Verlaufs spricht

 

Und nun hast du die Gewissheit

Nun hast du sie begriffen

Deine Herkunft

Und dein Dasein, das einer Wurzel gleicht.

*

Tra le carcasse non ci sono fiori

Tra le carcasse non ci sono fiori,
quando nel corpo restano solo ossa
immuni alla vita e gli sguardi trovano,
senza presenza, i volti, l’occhio che
guarda, se non altrove,
lungo la solitudine dei giorni.
Le rughe ostentate come armi.
È inutile cercare ancora lì,
dove tu sai che non ne troverai.

Ci hanno lasciato a custodire i ruderi
di un mondo che è caduto
e chi si è accontentato,
riesce a godere del proprio giardino
credendo di ingrassare,
tracotante di paura,
fra gli steccati che sono orizzonti.
C’è chi muore così come ha vissuto …

Accettarne la morte, prima ancora
di nascere, era il rito del cammino.
Non più ora, ed il mio passo resta
avulso dalle regole del clan:
non c’è tribù ma solo appartenenza.

Resto sui bordi al buio e tasto gli sgorbi
che sporgono dal muro,
cercando la fessura.
Arriverà il mattino,
lavorerò su quei fili di luce.

Zwischen den Schlachtkörpern keine Blumen

Zwischen den Schlachtkörpern keine Blumen,
wenn im Körper nur noch die Knochen bleiben
immun gegen das Leben, die Blicke finden
abwesende Gesichter, das Auge sieht
nur noch der Einsamkeit der Tage entlang.
Die Falten vorgezeigt wie Waffen.
Vergebens, dort weiterzusuchen,
wo du weißt, dass du sie nicht finden wirst.

Sie haben uns zurückgelassen, um die Ruinen
einer gefallenen Welt zu hüten
die sich mit sich selbst zufrieden gegeben hat,
sie genießt ihren Garten
und denkt, sie würde zunehmen,
überheblich vor Angst
zwischen den Zäunen, die Horizonte sind.
Es gibt Menschen, die sterben wie sie lebten…

Ihren Tod anzunehmen, bevor sie
geboren wurden, war der Ritus des Weges.
Nun nicht mehr; mein Schritt ist
losgerissen von den Regeln des Stamms:
Es gibt keinen Stamm, sondern nur Zugehörigkeit.

Ich bleibe an den Rändern im Dunkeln und fühle die Schmierereien, die aus der Mauer ragen
auf der Suche nach einem Spalt.
Der Morgen naht und
ich werde an diesen Lichtfäden arbeiten.

 

Il Dioniso Trasparente

La birra è rovesciata sul bancone

un velo appiccicoso

il legno acceso

che beve

esploso in spillatrici – fiotto di schiuma

dischiusa

sotto a volte di fumo

i manici stretti (boccali) spugnati

in leggere trasparenze

di vetro riflesso

è il gioco

risucchiato in bicchieri

gonfi di particelle

e gas abbagliante

in vortici

di dita stringendo

sigarette incoscienti

che le bocche

scia lo smalto viola

da labbra imburrate

in penombre fluorescenti

le luci rosso pallido

nostro intelletto nel rhum               le donne

-fianchi zebrati

investite da lingue blu (metallo) che graffiano sui

[pullover

e boccate di tenue lilla                  la gente raccolta

intorno al bar

in un successo di whisky e dispersione

che si urla lanciando

brevi segnali

strillati nelle orecchie il senso

è solo accennato il suo silenzio

tenera eco assordante

che filtra dal tweeter

fonde

e i ragazzi di luce storditi

per tutta la santa notte

dentro ai vicoli

due milioni di bar

la legge prende il caos

il caos scolora …

 

e torna      che vi faccia o no piacere

dio sconvolto                          prodotto

il carro ebbro di Dioniso                planando

le sue vesti illibate               stracciate dal catrame

sull’immateriale intrico di città

curva  incroci (l’intera specie operata)

che sbafa (rimpinzata)  smascherata

una danza incantata nell’immobile

stagno – il tempo senza memoria o materia

l’intero suo corteggio

di satiri pompati

che si danno

– le unghie sporche

e sudati

sui marciapiedi

e lo sguardo sbranato

lungo golfi di neon

e saliva incrostata all’angolo dei musi

quaranta milioni di segnali

al banchetto serale di noia e corse

in cui tutti immersi

sbattendo i piedi

in un bagno di clacson

cembali piume-vetrina                       colori

lungo mura-cartello (depilazione laser)

su corpi lisci evanescente obliati

 

ma è un Dioniso ferito

le membra trasparenti

ridotto incatenato quasi esangue…

<< Bisogna ciclicamente

dimenticare la propria esistenza>>

Questo era il suo annuncio

forse l’immagine non è così vuota

ma questo non ci è detto…

 

la realtà ha i tacchi alti…   passa per i tavoli

ciglio aguzzo e sfuggente le due mani

sulla gonna e balla in tondo

inebria percepita ammalia

(la panca piena di cappotti e sciarpe)

ma anche uccide

sempre ridendo                  nel nudo si colora

si svela a poco a poco

e torna a mutare

il suo passo confonde

il frammento e la sua festa

e come obbliga al ricordo

ne segui il vero

e la bugia

si fugge il lato       il più silente

della stessa superficie

fedele al suo amarsi     lei

quanto al tradirsi

 

Der durchsichtige Dionysos

Das Bier auf der Theke verschüttet

Ein klebriger Schleier

Das aufnehmende

Trinkende Holz

Geplatzt in Heftmaschinen – offene

Schaumwogen

Unter den Rauchgewölben

Die engen Griffe, die geschäumten (Bierkrüge)

In leichten Transparenzen

Des gespiegelten Glases

Das Spiel

Aufgesaugt in Gläser

Aufgebläht von Partikeln

Und trügerischem Gas

Im Taumeln

Der Finger, die bewusstlos

Ihre Zigaretten festhalten

Die Münder

Im Kielwasser des violetten Lacks

Gebutterter Lippen

Im leuchtenden Zwielicht

Die Lichter rot und schwach

Unser Verstand im Rum                           Frauen

-Mit Zebrahüften

Von blauen (Metall) zungen überfahren, die auf ihren Pullovern kratzen

Und Schlucke in einem hellen Lila                                 Die Menschen

Rund um die Theke

In einem Erfolg aus Whisky und Zerstreuung

Den man schreit, indem man

Kurze Signale sendet

In die Ohren geschrien, der Sinn

Wird nur angedeutet, sein Schweigen

Ein sanfter, ohrenbetäubender Widerhall

Vom Tweeter gefiltert

Schweißt zusammen

Und die Jungs, verwirrt von den Lichtern

Die ganze heilige Nacht

In den Gassen

Zwei Millionen Pubs

Das Gesetz fängt das Chaos ein

Das Chaos entfärbt sich …

 

Und kehrt zurück … Ob es euch passt oder nicht

Ein erschütterter Gott                           ein Produkt

Der trunkene Wagen von Dionysos                geleitet

Seine unbescholtenen Gewänder               zerrissen vom Teer

Auf dem immateriellen Knäuel der Stadt

Kurve, Kreuzungen (die gesamte Spezies operiert)

Sabbert (übersättigt) entpuppt

Ein verzauberter Tanz im unbeweglichen

Teich – die Zeit ohne Gedächtnis und ohne Materie

Mit dem gesamten Gefolge

Der hochgespielten Satyrn

Die sich offenbaren

– mit ihren schmutzigen Nägeln

Und verschwitzt

Auf den Bürgersteigen

Mit einem aufgefressenen Blick

Den neonbeleuchteten Golfen entlang

Ihr Speichel verkrustet an den Winkeln ihrer Mäuler

Vierzig Millionen Signale

Beim abendlichen Festmahl der Langweile und der Rennen

Vollkommen eingetaucht

Die Füße schlagend

In einem Bad von Hupen

Cembali Federn-Schaufenster                       Farben

Den Werbeplakaten an den Mauern entlang (Laserenthaarung)

Auf glatten Körpern, dahinschwindend und in Vergessenheit geraten

 

Aber es ist ein verwundeter Dionysos

Mit durchsichtigen Gliedern

Angekettet und beinahe empfindungslos…

<< Man muss zyklisch

Die eigene Existenz vergessen >>

So lautete seine Ankündigung

Vielleicht ist das Bild gar nicht so leer

Aber das erfahren wir wohl nie …

Die Wirklichkeit trägt hohe Stöckelschuhe … Geht durch die Tische

Eine scharfe Augenwimper, die den beiden Händen

Auf dem Rock entflieht und im Kreis tanzt

Berauscht, wahrgenommen, betört

(Der Bauch voller Mäntel und Schale)

Sie tötet aber auch

Immer lachend, entfärbt sich in der Entblößung

Entschleiert sich Schritt für Schritt

In ihrer Metamorphose

Der Schritt verwirrt

Das Fragment und sein Fest

Es erzwingt die Erinnerung

Du folgst seiner Wahrheit

Und seiner Lüge

 

Man flieht von der stillen Seite

Derselben Fläche

Treu zur Eigenliebe, so steht sie

Zum Betrug

 

 

 

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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