La città bambina: scuole aperte

Di seguito una proposta per l’anno scolastico 2020-2021 al momento indirizzata alla Regione Toscana e alla provincia di Pistoia, ma che potrebbe essere d’interesse nazionale. Per una scuola diffusa sul territorio, una didattica a contatto con le varie realtà locali, l’utilizzo di spazi altri, dagli spazi aperti ai locali di uso pubblico al momento inutilizzati a causa della pandemia. Il sogno è grande e realizzabile, se lo vogliamo (fm)

Per richiedere la lettera, ulteriori informazioni e il modulo di adesione contattare La città bambina:  lacittabambina@gmail.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/lacittabambina/

SCUOLE APERTE – PROPOSTA PER LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE NELL’ANNO SCOLASTICO 2020-2021 UTILIZZANDO AULE DIFFUSE SUL TERRITORIO

Gentilissime associazioni, gruppi, cooperative, dirigenti scolastici, enti

vi invitiamo a sottoscrivere questa proposta come primi firmatari, per comporre una piattaforma orizzontale di partenariato che si sta formando in questi giorni. Se siete interessati, aspettiamo entro domenica 17 maggio 2020 una vostra email (all’indirizzo in calce) con la lettera di adesione che trovate di seguito, da firmare digitalmente o con allegato il documento di identità. Il 18 maggio invieremo la proposta alle istituzioni (Regione, Uffici scolastici Regionali e Provinciali) a nome di tutti gli aderenti primi firmatari. I tempi sono stretti ma da ormai alcune settimane incubiamo l’idea ed è questo il momento opportuno per contribuire al dibattito su questi temi. Il 19 maggio apriremo una raccolta firme su change.org, rivolta anche ai singoli e ad altri gruppi e pubblicheremo la proposta, sui siti web dei primi firmatari, per promuovere il confronto. La trasmissione della proposta alle istituzioni sarà materialmente fatta dall’Associazione La Città Bambina, di Firenze, allegando tutte le lettere di adesione dei primi firmatari. In questo primo momento non occorre avere spazi né compilare il modello di messa a disposizione degli stessi, ma dopo il 14 maggio chi vorrà, e potrà, è invitato a trasmettere autonomamente la lettera di messa a disposizione di spazi.

In attesa di un vostro riscontro,
cari saluti
Firenze, 6 maggio 2020

Associazione La Città Bambina

lacittabambina@gmail.com

Alla Regione Toscana

segreteria.presidente@regione.toscana.it
regionetoscana@postacert.toscana.it
consiglioregionale@postacert.toscana.it

 

All’Ufficio Scolastico Regionale
taskforcecovid19@toscana-istruzione.it
direzione-toscana@istruzione.it
drto@postacert.istruzione.it

All’Ufficio Scolastico Provinciale

usp.fi@istruzione.it
uspfi@postacert.istruzione.it
usp.pt@istruzione.it
usppt@postacert.istruzione.it
 
Ai Comuni
protocollo@pec.comune.fi.it
comune.pistoia@postacert.toscana.it
 
 

Oggetto: SCUOLE APERTE – PROPOSTA PER LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE NELL’ANNO SCOLASTICO 2020-2021 UTILIZZANDO AULE DIFFUSE SUL TERRITORIO

I sottoscritti trasmettono la proposta in oggetto, di seguito descritta, fiduciosi che le istituzioni recepiscano e sviluppino con interesse l’esigenza di organizzare modalità di riapertura delle scuole a settembre, anche attivando la disponibilità di spazi presenti sul territorio in modalità di scuola diffusa, coniugando la risposta alle esigenze di salute pubblica con la possibilità di instaurare un nuovo e migliore rapporto tra scuola e territorio.

La proposta

La Didattica a Distanza è stata, ed è, la didattica dell’emergenza, essenziale per dare continuità alla scuola e alla sua vicinanza a famiglie e alunni in un momento straordinario di pandemia. Niente oggi permette di escludere che questo momento straordinario sarà concluso in autunno, ma la didattica a distanza non può essere lo strumento principale con cui proseguire anche il prossimo anno scolastico. Dalla fase dell’emergenza si deve passare alla fase dell’organizzazione ed è necessario provare a pensare forme nuove che riportino la scuola in presenza. In gioco c’è l’inclusione di tutti e tutte, il benessere psicofisico dei più piccoli e l’idea di una società che si prende cura delle proprie istituzioni.

La scuola e gli asili sono stati chiusi durante questa pandemia, soprattutto per la difficoltà di garantire il distanziamento sociale. Gli ambienti scolastici erano già afflitti da sovraffollamento nonostante il calo delle nascite e una riduzione del numero di studenti per classe era e resta una priorità. Se l’obiettivo del prossimo futuro è garantire classi meno affollate, i fattori in gioco possono essere diversi, alcuni banali, almeno a dirsi:

1) aumentare gli insegnanti, riducendo il numero di studenti per classe,

2) intervenire sul tempo di permanenza a scuola, dividendo le lezioni in fasce orarie diverse, riducendo solo in casi estremi il tempo di lezione in presenza,

3) intervenire sullo spazio scolastico, offrendo più aule per la didattica in gruppo

Quest’ultimo punto merita un confronto aperto, in cui anche le strutture extrascolastiche possono dare un contributo al disegno di nuove politiche.

L’incontro tra volontà politica e disponibilità delle realtà extrascolastiche può dare vita alla sperimentazione di una diffusione dello spazio scolastico in strutture del territorio finora non deputate alla scuola. Spazi, chiusi e aperti, che fino ad oggi venivano utilizzati al massimo durante le gite di istruzione, o che rimanevano inutilizzati in orario scolastico, sono oggi potenziali aule diffuse. Per garantire uno spazio di crescita collettiva a bambini e adolescenti, le aule non devono restare più chiuse. Per riaprirle forse dovremo utilizzare, anche per il programma didattico ordinario i cinema, i teatri, gli spazi dei circoli ricreativi e delle parrocchie, le fattorie didattiche, i centri di quartiere, i centri socio-educativi, certi spazi di lavoro da visitare e conoscere, i parchi, le palestre, i sentieri del territorio, i percorsi sugli argini dei fiumi, i musei, le biblioteche e gli archivi, con una programmazione e un calendario che tutta la città e il territorio possono offrire a rotazione alle proprie scuole e alle scuole di altri luoghi che vorranno scambiare queste esperienze.

Già dalla seconda metà dell’Ottocento lo spazio scolastico si è trasformato, a partire da motivi di sanità pubblica: da palazzo senza luce si è trasformato in padiglione collegato a spazi aperti, permeato di aria e luce, prima per motivi di igiene e salute (per contrastare la tubercolosi), poi anche per sperimentazioni di pedagogia sociale. Dall’esperienza del movimento per le scuole all’aria aperta a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento sono sorte sperimentazioni che hanno influenzato il  movimento dell’architettura moderna e hanno cambiato definitivamente il modo di concepire gli spazi, non solo scolastici. Ma il rapporto con aria e luce ereditato dalle scuole all’aria aperta è rimasto spesso una potenzialità inespressa o sommessa, nelle esperienze vissute a scuola. Probabilmente anche il rapporto della scuola con la città e il territorio ha ancora molto potenziale inespresso. Forse oggi la salute pubblica può essere ancora una volta motivo per sperimentare e consolidare nuove relazioni tra scuola e città.

Cosa impedisce agli asili e alle scuole di provare ad approfittare degli spazi del territorio?

I costi e le modalità per l’apertura, l’adeguamento e la sorveglianza degli spazi, per la loro pulizia e sanificazione, per lo spostamento degli alunni, possono essere affrontati orientando risorse e sforzi organizzativi in questa direzione. La scuola è dotata di assicurazione che può essere adattata a coprire anche  attività fuori dall’area scolastica. Gli spazi extrascolastici possono essere adeguati per rispondere a requisiti  di sicurezza e di prevenzione.

Cosa può offrire il territorio alle scuole?

Le realtà presenti sul territorio possono essere chiamate da subito a proporre forme e modi di messa a disposizione di spazi e di offerte formative integrative, con lo scopo di consentire a ogni istituto di redigere prima di settembre un calendario e un protocollo di utilizzo delle aule diffuse.

FERMO RESTANDO LA NECESSITA’ DI UN INGENTE INVESTIMENTO NELL’ISTRUZIONE PUBBLICA, PROPONIAMO CHE LE ISTITUZIONI PREPOSTE PROMUOVANO UNA COLLABORAZIONE TRA SCUOLE E SOGGETTI GESTORI DI SPAZI PRESENTI IN CITTA’ E SUL TERRITORIO, PER CONSENTIRE ATTIVITA’ DIDATTICA CURRICULARE ED EXTRACURRICULARE ANCHE IN AULE DIFFUSE, SOPPERENDO ALLA MANCANZA DI SPAZI SCOLASTICI E SCONGIURANDO IL PROSEGUIMENTO DELLA DIDATTICA A DISTANZA INDIVIDUALE. TRASMETTIAMO A TITOLO DI ESEMPIO UN FORMAT PER LA MESSA A DISPOSIZIONE DEGLI SPAZI.

francesca matteoni

Curo laboratori di poesia e fiabe per varie fasce d’età, insegno storia delle religioni e della magia presso alcune università americane di Firenze, conduco laboratori intuitivi sui tarocchi. Ho pubblicato questi libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Higgiugiuk la lappone nel X Quaderno Italiano di Poesia (Marcos y Marcos 2010), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Appunti dal parco (Vydia, 2012); Nel sonno. Una caduta, un processo, un viaggio per mare (Zona, 2014); Acquabuia (Aragno 2014). Dal sito Fiabe sono nati questi due progetti da me curati: Di là dal bosco (Le voci della luna, 2012) e ‘Sorgenti che sanno’. Acque, specchi, incantesimi (La Biblioteca dei Libri Perduti, 2016), libri ispirati al fiabesco con contributi di vari autori. Sono presente nell’antologia di poesia-terapia: Scacciapensieri (Millegru, 2015) e in Ninniamo ((Millegru 2017). Ho all’attivo pubblicazioni accademiche tra cui il libro Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014). Tutti gli altri (Tunué 2014) è il mio primo romanzo. Insieme ad Azzurra D’Agostino ho curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici, nata da un lavoro svolto nell’oristanese fra il dicembre 2015 e il settembre 2016. Abito in un borgo delle colline pistoiesi. 

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  1 comment for “La città bambina: scuole aperte

  1. rm
    16 Maggio 2020 at 15:29

    È una bellissima proposta. Anche se si scontra con la fisionomia quanto mai varia delle scuole italiane, sparse su realtà geopolitiche quanto mai diverse (dove insegno io, per es, non ci sono più teatri, musei, cinema o piazze, tutto inagibile per via del terremoto; la scuola era già l’unico presidio di civiltà), è importante poter pensare in modo malleabile e nei termini dei teatri del sapere che il nostro paese offre. Le varie comunità/enti locali/comuni vogliono/possono farsi carico della scuola senza le solite alzate di spalle e rimbalzi di responsabilità? In certi luoghi la scuola nel bosco per i più piccoli è già una realtà, per dire, e se si uscisse dalla logica gerarchica del Ministro che emana norme, nonché da un certo taglio burocraticista della didattica come trasmissione di contenuti e amen, potremmo addirittura cogliere l’occasione per sperimentare nuovi scambi di saperi.

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