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A caccia nei sogni

di Gianni Biondillo

Tom Drury, A caccia nei sogni, NNeditore, 2017, 232 pagine, traduzione Gianni Pannofino

C’è un’America, nel cuore dell’America, che sembra esclusa dalla Storia. Esiste come in un eterno scenario, sempre simile a se stesso, paralizzato negli anni cinquanta del secolo scorso, anche quando si raccontano storie dei giorni nostri. È l’infinita provincia, il ventre molle degli Stati Uniti, così peculiare eppure, allo stesso tempo, talmente metaforica, talmente ficcante che ogni provincia dell’occidente pare riconoscercisi.

A caccia nei sogni è il secondo capitolo della trilogia di Tom Drury, ma non è obbligatorio aver letto il primo volume per seguirne la trama. Il romanzo ruota attorno a pochi giorni, un fine settimana, a Grouse County. Romanzo corale, dove non esiste un protagonista su cui agglutinare gli eventi ma una famiglia come tante: Charles che rivuole indietro il fucile che appartenne al padre (ma non sa neppure lui perché ci tenga così tanto), Joan, la moglie, che prepara le valigie per un viaggio di lavoro (ma forse è una fuga mascherata), Lyris, la figlia che Joan ha ritrovato dopo anni, Micah, il figlio più piccolo dei due. In pochi giorni fanno esperienza, ognuno nel suo mondo impenetrabile, di una costellazione di piccole microfratture dell’anima, piccoli tormenti, piccole tragedie.

Attorno a loro tanti altri personaggi, altrettanto tratteggiati e irraggiungibili. Dialoghi spesso inconcludenti, come la trama che sembra ruotare attorno al nulla. Qualche scena strappa un leggero sorriso, qualche altra un lieve accigliarsi. Niente avventure memorabili, niente storie indimenticabili. In realtà, in questo continuo non far accadere nulla, accade la vita stessa. Drury, in questo, è impeccabile, come la sua scrittura, senza sbavature, senza fronzoli, ma neppure troppo disseccata. I suoi personaggi vagano, molto spesso nel buio della contea, sperduti in un mondo che sembra troppo grande, troppo incomprensibile. Veri.

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(precedentemente pubblicato su Cooperazione, numero 11 del 13 marzo 2018)

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gianni biondillo
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GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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