François Coppée tra poesia e parodia

François Coppée (1842-1908), poeta popolare e sentimentale, noto esponente del Parnassianesimo, è stato

il vate della piccola Parigi, fatta di vicoli e modiste, di umili e umidità. Poeta malinconico, ha nostalgia ovunque di altri luoghi: in città vorrebbe la campagna (e viceversa); con gli uccelli sente la mancanza degli uomini (e viceversa); nel presente gli manca il passato; di giorno aspetta la sera e in terra aspetta il paradiso;

così lo descrive Stefano Serri nel volume dal titolo Poesia e parodia dalla Ville Lumière. Parigi in dieci righe, apparso per Robin Edizioni. Di cosa si tratta?
Coppée è stato oggetto di innumerevoli parodie e pastiches, delle quali le più note sono firmate da Verlaine e Rimbaud. Come ricorda Olivier Bivort,

I versi di François Coppée (1842-1908) costituiscono uno dei bersagli prediletti degli zutistes, in particolare le sue decime in alessandrini a rima baciata, dedicate a soggetti della quotidianità e a dettagli realistici, confluite nella raccolta Promenades et intérieurs (1875), ma già pubblicate in vari periodici nel corso del 1871. Col tempo, i «Coppées» o «Vieux Coppées» diventeranno un genere a sé, praticato in chiave ludica da Verlaine, Germain Nouveau, Charles Cros, Jean Richepin ecc. (vedi Dizains réalistes, Librairie de l’eau-forte, 1876) (Rimbaud, Opere, a cura di O. Bivort, traduzione mia, Marsilio, 2019, p. 678).

Le rime baciate delle sue decime gli valsero però un buon successo di pubblico. È dunque interessante l’operazione pensata da Serri di raccogliere in un unico volume, con sue traduzioni e testo a fronte, la silloge sopracitata di Coppée, Passeggiate e interni, insieme al rovescio della medaglia, ossia questi noti Dixains réalistes, in cui dieci poeti si divertono a comporre per gioco dei “Coppées”. Parodiato e parodia si susseguono, creando così un piacevole contrappunto.
Presento uno stralcio dell’introduzione di Serri, seguito da alcune poesie. Segnalo, agli appassionati di questo periodo della storia letteraria francese, anche il suo precedente volume Idropatici. Storie di poeti e di liquori, sempre per i tipi di Robin Edizioni, dedicato al circolo degli Hydropathes. (ornellatajani)

Félix Vallotton – Le joyeux quartier latin (1895)

 

a cura di Stefano Serri

Parigi in dieci righe

Lo scopo di questo volume, affiancare due opere non ancora tradotte in Italia e legate tra loro dal legame apparentemente occasionale della parodia, non è solo quello di illuminare entrambi i testi di nuova luce inevitabilmente riflessa, ma anche suggerire due differenti sfumature (ed è proprio dal discriminare sfumature che possono scaturire scintille di conoscenza) sul modo di intendere la poesia.

Ma questo libro è anche il ritratto di una città, Parigi, che è forse la più cantata, decantata e declamata, nel bene e nel male, dai suoi abitanti, dai suoi visitatori occasionali e anche da chi l’ha sfiorata appena, magari in modo indiretto.

Nei due testi presentati sono molti i luoghi indicati, con il nome o con un indizio, e il lettore potrà comporvi le sue passeggiate di ricordi personali o di scoperte e curiosità. Una mappa con i luoghi indicati nelle poesie, però, oltre che lasciare molte zone in ombra, non restituirebbe quello che costituisce l’anima di entrambi i libri: gli angoli anonimi, i passanti occasionali, le figure e gli scorci che, vividissime epifanie di un istante, non potremo mai più collocare. Perché se Parigi può essere rappresentata come una città da sfogliare, una città-libro, come per Baudelaire, che ne fa la Bibbia della modernità, in realtà da questo carnet in dieci righe è piuttosto la città che sfoglia il lettore viandante, sporgendosi dalle sue pietre e dalle sue vetrine, ora come un tramonto che ci coglie impreparati, ora come una venditrice ambulante che ci inquieta e che ci porta, sempre per mano, zoppicante o spedita, un po’ più lontano dentro noi stessi.

Queste ottantanove poesie, questi ottocentonovanta versi, ci mostrano poveri e ricchi, la moda e la natura, i corpi malandati sui marciapiedi e gli amoretti da boulevard. Si trovano squarci della periferia, illuminati dalla luna, «astro degli invalidi», come la definisce Nouveau, e si guarda alla tecnologia e alla modernità con un misto di entusiasmo e scetticismo […].

* * *

da “Passeggiate e interni” di François Coppée

IV

Amo la banlieue con i campi a riposo
E i muri lebbrosi, dove un vecchio avviso
Parla di un quartiere da tempo cadente.
O vanità! Leggo il nome di un mercante:
Sarà già al Père-Lachaise, tra le sepolture.
Indugio. Qui nulla mi piace, neppure
I soffioni tremanti in un cantone.
Poi, per tornare alle case lontane,
Con i vetri che già incendia il tramonto,
Su vie buie, tra gusci d’ostrica, monto.

 

XXVI

Parigi è infernale e sogno, tuttavia,
Una città calma e senza ferrovia,
Dove, dal buon compagno sottoprefetto,
Leggerei, al dolce, un’epistola, un sonetto.
Direi piano, minuscolo peccato,
La quartina mordace che ho scartato.
Là, custodirei vaghe ipoteche.
Mi consulterebbero per le biblioteche;
E, allievo lieto, mi metterei alla mercé
Dei sommi Esménard, Lebrun, Chênedollé.

 

XXXIX

Come sigarette scrivo questi fogli,
Per me, per mio piacere; e sono germogli
Che forse era meglio non cogliere affatto
Poiché l’impressione che mi ha esterrefatto,
Il quadro incontrato per strada un istante,
Alla fine, per chi mi ascolta, è importante?
Non lo so. Perché ciò gli sia gradito,
È, come me, un sognatore incallito?
Forse in questo ruolo si può seccare?
– Su! tu mi sbirci alle spalle, lettore.

* * *

da “Dixains réalistes”

XXIII

Il piccolo impiegato al fermo posta
arriva tardi; la marcia composta;
sulla poltrona in pelle siede dolente,
poiché sa che dovrà dare al cliente
lettere, timbri, le allegre riviste,
e pure i vaglia!… Uomo oscuro e triste.
Si dice, annusando un foglio profumato,
che non viaggia e che non è amato,
e il suo nome, poche sillabe comiche,
non c’è mai nelle gazzette pubbliche.

Nina de Villard

articoli correlati

L’amore non ha etica. Su “Meglio così” di Amélie Nothomb

di Ornella Tajani
Avere a cena Silvio Berlusconi e servirgli per dispetto gli avanzi di sei settimane prima? Talmente spassoso che è successo per davvero: così almeno racconta Amélie Nothomb nel suo ultimo libro Meglio così (Voland, traduzione di Federica Di Lella).

Ani-ma anima-lia. Su ‘Bestiario interiore’ di Silvia Argurio

di Paolo Rigo
In Bestiario interiore il mondo animale non è un rimando, non è l’agente della similitudine, ma il centro dell’intera opera, che ruota attorno alla famiglia di L. e alla sua lotta contro le consuetudini.

«Non è ancora l’ultimo febbraio…». San Valentino da una colonia penale russa

a cura di Giulia Marcucci
Ženja Berkovič è una regista e poeta russa, in carcere dal 2023 per apologia del terrorismo e «femminismo radicale e lotta all’assetto androcentrico della Russia». Presento qui in traduzione una sua poesia scritta il 14 febbraio 2025. "Il giorno di Valentino volge alla fine/Le donne stanno mute nello spiazzo/Vista di fiaba dalla finestra della quarantena"

Ripubblicare Francesco Orlando oggi

di Nicola De Rosa
Orlando ci invita a leggere il conflitto dove non si dichiara e a riconoscere nella forma un luogo in cui l’ideologia si struttura in modo non apodittico. Ripubblicarlo significa offrire uno strumento per pensare ancora la complessità e riconoscere l’ambivalenza del linguaggio

Vogliamo tutto. Vivere a Bagnoli prima della coppa

di Marco Viscardi
Le cose e le scritte vanno contestualizzate e lette alla luce di un principio di realtà e nei contesti in cui sono state prodotte. L’iperbole grottesca di un Manfredi nella colata è stata usata strumentalmente per ridurre ancora una volta un corteo di migliaia di persone alla sfilata di facinorosi e violenti.

La realtà del desiderio. “Dreams” di Dag Johan Haugerud

di Ornella Tajani
Dreams è un piccolo trattato sul desiderio, girato con grazia e pensato con una forma di sofisticata leggerezza, che tuttavia non toglie consistenza e serietà al tema. Alla fine sembra che sia proprio Johanne ad aver colto l’essenza delle cose: «So come si sente l'amore, non come appare».
ornella tajani
ornella tajani
Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: