Covid, alimentazione e sindemia

[ materiali per un approccio complessivo al COVID ]

da ⇨ IL GIORNO del 26 Aprile 2021

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Studio sul nesso tra alimentazione e mortalità per Covid in 158 paesi

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da The Lancet 26 settembre 2020

Il COVID-19 non è una pandemia

di Richard Horton

Mentre il mondo si avvicina al milione di morti per COVID-19, dobbiamo affrontare il fatto che stiamo adottando un approccio troppo ristretto per gestire il focolaio di un nuovo coronavirus. Abbiamo considerato la causa di questa crisi come una malattia infettiva. Tutti i nostri interventi si sono concentrati sul taglio delle linee di trasmissione virale, per controllare la diffusione del fattore patogeno. La “scienza” che ha orientato i governi è stata guidata principalmente da protocolli epidemici e specialisti in malattie infettive, che comprensibilmente inquadrano l’attuale emergenza sanitaria negli antichi parametri della peste. Ma quello che abbiamo imparato finora ci dice che la storia del COVID-19 non è così semplice. Due categorie di malattie interagiscono all’interno di popolazioni specifiche: l’infezione da sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) e una serie di malattie non trasmissibili (NCD). Queste condizioni si stanno insediando all’interno dei gruppi sociali secondo modelli di disuguaglianza profondamente radicati nelle nostre società. L’assommarsi di queste malattie in un contesto di disparità sociale ed economica aggrava gli effetti negativi di ogni singola malattia. Il COVID-19 non è una pandemia. È una sindemia. La natura sindemica della minaccia che affrontiamo significa che è necessario un approccio con più sfumature, se vogliamo proteggere la salute delle nostre comunità.

La nozione di sindemia è stata introdotta per la prima volta da Merrill Singer, un antropologo medico americano, negli anni ’90. Scrivendo su The Lancet nel 2017, insieme a Emily Mendenhall e altri colleghi, Singer sostenne che un approccio sindemico rivela interazioni biologiche e sociali che sono importanti per la prognosi, il trattamento e la politica sanitaria. Limitare il danno causato da SARS-CoV-2 richiederà un’attenzione molto maggiore alle malattie non trasmissibili e alla disuguaglianza socioeconomica di quanto sia stato ammesso finora. Una sindemia non è semplicemente una comorbilità. Le sindemie sono caratterizzate da interazioni biologiche e sociali tra condizioni e stati, interazioni che aumentano la suscettibilità di una persona a danneggiare o peggiorare la propria salute. Nel caso del COVID-19, affrontare le malattie non trasmissibili sarà un prerequisito per il successo del suo contenimento. Come ha mostrato il nostro NCD Countdown 2030 pubblicato di recente, sebbene la mortalità precoce da NCD stia diminuendo, il ritmo del cambiamento è troppo lento. Il numero totale di persone che vivono con malattie croniche è in crescita. Affrontare il COVID-19 significa affrontare l’ipertensione, l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari e respiratorie croniche e il cancro. Prestare maggiore attenzione alle malattie non trasmissibili non è un’agenda solo per le nazioni più ricche. Le malattie non trasmissibili sono una causa trascurata di cattiva salute anche nei paesi più poveri. Nella Lancet Commission, pubblicata la scorsa settimana, Gene Bukhman e Ana Mocumbi hanno descritto un’entità che hanno chiamato NCDI Poverty, che aggrava una serie di malattie non trasmissibili, come morsi di serpente, epilessia, malattie renali e anemia falciforme. Per il miliardo di persone più povere nel mondo oggi le malattie non trasmissibili rappresentano oltre un terzo del fardello di malattie. La Commissione ha descritto come la disponibilità di interventi economici nel prossimo decennio potrebbe evitare quasi 5 milioni di morti tra le persone più povere del mondo. E questo senza considerare i ridotti rischi di morire di COVID-19.


La conseguenza più importante del considerare il COVID-19 come una sindemia è il sottolinearne le origini sociali. La vulnerabilità dei cittadini anziani, delle comunità etniche nere, asiatiche e minoritarie e dei lavoratori essenziali che sono comunemente mal pagati e con meno protezioni sociali, indicano una verità finora a malapena riconosciuta, vale a dire che non importa quanto sia efficace un trattamento o un vaccino protettivo, la ricerca di una soluzione puramente biomedica per il COVID-19 è destinata a fallire. A meno che i governi non elaborino politiche e programmi per rimediare a profonde disparità, le nostre società non saranno mai veramente al sicuro contro il COVID-19. Come hanno scritto Singer e colleghi nel 2017, “Un approccio sindemico fornisce un orientamento molto diverso alla medicina clinica e alla salute pubblica, mostrando come un approccio integrato alla comprensione e al trattamento delle malattie può avere molto più successo del semplice controllo delle malattie epidemiche o del trattamento di singoli pazienti”. Aggiungerei un ulteriore vantaggio. Le nostre società hanno bisogno di speranza. La crisi economica che incombe non sarà risolta da un farmaco o da un vaccino. È necessario addirittura un risveglio nazionale. L’approccio al COVID-19 come una sindemia porterà a una visione più ampia, che comprenda istruzione, occupazione, alloggio, cibo e ambiente. Considerare il COVID-19 solo come una pandemia esclude un fronte così ampio ma necessario.

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