Palermo Underground: Fabio Sgroi

di

Francesco Forlani

Quando abbiamo preparato il numero di Focus-in, rivista parigina, su Palermo abbiamo avuto chiaro dal principio che cosa non avremmo voluto offrire ai lettori di Focus-In, una
Palermo fissata in cliché-archetipi, immagini come sabbie “immobili” che non fossero in grado di raccontarci davvero la contemporaneità. Volevamo invece individuarne delle visioni diurne e allo stesso tempo notturne, immagini di movimento, il suolato sperimentale e giovanile. A chi allora affidare il nostro consueto racconto fotografico? Grazie a Giuseppe Schillaci, scrittore palermitano e nostro redattore abbiamo scoperto il lavoro di Fabio Sgroi.

Più particolarmente uno dei suoi primi reportage sul mondo underground della Palermo degli anni Ottanta (Palermo 1984 – 1986, Early works).

Palermo nella metà degli anni Ottanta non era affatto una città semplice – spiega il fotografo in un’intervista –anzi era una città sotto assedio, molto diversa dal resto dell’Italia, era grigia, buia e desolata”. Eppure dalle immagini elegantemente in bianco e nero, a colpire è proprio la luce dei volti, come quella che transfigura un giovane punk caravaggesco in una sorta di Vladimir Majakovskij del Sud. La Palermo degli anni Ottanta ci appare come un inferno abitato da angeli, e del resto è proprio dall’autunno di quegli anni che avrà originela primavera degli anni Novanta, con la nuova stagione politica dei sindaci, Orlando a Palermo e Bianco a Catania, il movimento studentesco della Pantera, quel fuoco che proprio a Palermo esplose prima diaccendere la polveriera degli atenei di tutto il paese.

In una bellissima conversazione con Marta Federici, pubblicata su Flash-Art la scorsa primavera, Fabio Sgroi insiste su questo dispositivo essenziale al suo fare fotografia. “Cerco sempre di mostrare una mia personale visione degli eventi che fotografo, non mi interessa rappresentare l’evento in sé per sé. Mi cattura la scena, la luce. Ogni situazione è diversa e io sono molto istintivo, anche molto veloce”.

La nouvelle vague a Palermo c’è stata davvero e ha coinvolto artisti, musicisti, giovani in grado di reinterpretare quanto accadeva nelle altre città europee, grazie anche a tutte quelle forme di contaminazione possibili che le estati ponevano in atto. Per entrare in contatto con i loro coetanei inglesi, francesi, tedeschi, non era necessario andare a Londra, Parigi, Berlino, perché da Londra, Parigi, Berlino il mondo si trasferiva d’estate su quelle spiagge. Un “falso” movimento dunque, in grado di produrre visioni del mondo poco allineate alla tradizione.

Nella prefazione al libro, Francesco De Grandi, artista che con Alessandro Bazan, Andrea Di Marco e Fulvio Di Piazza è stato un esponente della Nuova scuola palermitana dei primi anni Novanta, quel mondo lo racconta così:
“Punk, anarchici valprediani eravamo LA CUBA, un gruppo di attrattori impazziti, un avamposto Cyberpunknell’interzona della Palermo anni ’80 spazzata dal vento dell’eroina statale di Villa Siringa e del Liceo Artistico puzza di piedi. Disegnatori di altri mondi, di sordide buttane e di mostri malinconici. Stavamo accovacciati sul ponte non terminato di via Belgio, una rampa che si fermava al suo culmine in un groviglio di tondini d’acciaio, verso ciò che restava degli agrumeti della Palermo felicissima, con i piedi-anfibi penzoloni, a passarci le canne di erba di Partinico e meditare di fanzine indipendenti e di fighe spaziali, sotto di noi Aranceti Meccanici a perdita d’occhio”.

Fotografo, dunque Fabio Sgroi che incontra musicisti, pittori, De Grandi, romanzieri-registi, Schillaci, questo ci dice che l’underground è proprio la rete di energie, spiriti e creatività carsiche che irrorano i campi, scorrendo veloci invisibili prima di esplodere in luoghiinattesi come vulcani che parevano sopiti.

 

Fabio Sgroi, nato a Palermo. Si avvicina alla fotografia nel 1984 scattando fotografie ai suoi amici, giovani vicini alla musica punk e all’underground; nel 1986 per due anni entra a far parte dell’agenzia di Letizia Battaglia e Franco Zecchin, Informazione fotografica, per conto del quotidiano L’Ora di Palermo. Fin dall’inizio dedica il suo lavoro alla sua città e alla sua terra la Sicilia, concentrandosi sulle ricorrenze annuali, le cerimonie religiose e la vita quotidiana. Viaggia e lavora attraverso l’Europa e in diverse parti del mondo. Nel 2000 si concentra anche sul formato panoramico dedicandosi al paesaggio urbano e all’archeologia industriale. Prende parte a mostre collettive ed espone in mostre personali, in Italia e all’estero. La sua carriera include la partecipazione ad alcuni progetti internazionali
e residenze. Fine 2017 pubblica Past Euphoria Post Europa con Crowdbooks e nel 2018 esce Palermo ‘84-’86 – Early works con Yardpress e nel 2020 Palermo ‘90 per Union Editions

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francesco forlani
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux. Ultimo romanzo pubblicato: L'amico spagnolo
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