Spritz et circenses

Di Paola Ivaldi

 

Oh, se solo imparassimo dalle foglie:
aggraziati morire, e appartati,
in un tripudio di colori.
L’agonia del fogliame termina a terra
senza clamore né dolore
essenziale poesia
a insinuarsi tra alberi denudati
nella lieve polifonia che alita il bosco.
Il sussurrar delle foglie è il mistero dell’autunno,
che torna e ritorna a sorprendere i privilegiati,
quelli di noi ancora alla vita peduncolati.

 

 

 

 

Dannati noi siamo abitanti di città
della notte abbiamo perduto le stelle
i cieli vuoti come fondali minimali
di miseri allestimenti teatrali.
Per sempre smarrite sorelle,
forse loro stanno a guardare
gran spettacolo, ora, essendo noi,
noi essendo, ora, quelli che cadono.

 

 

 

 

Ancora no, il disturbo non lo levo,
per adesso resto qui, annichilita,
dalla vista e dall’ascolto,
lo sproloquio compulsivo
quasi quasi logorroico
quei vocali surreali
che si odon per la via
il ciarlare nei dehors
instancabili ganasce
la pretesa del tagliere
e intanto giù a chiosare
fino al battibeccare
passare in rassegna
le offerte da sogno
la promo, lo sconto
per poi dileggiare
cognati cornuti
colleghi beoti.
Questo circo
odora di sterco:
il naso io mi turo,
poi taccio, m’astengo,
di tutto fo digiuno,
non ho intenti né argomenti,
ma nel lungo e sinuoso fiume
color vermiglio, che scorre chiassoso
da un bar a un altro bar,
mi si conceda un tuffo clamoroso,
che io no, non posso bere,
mi viene l’emicrania,
lasciatemi nuotare,
in tutto quello Spritz,
fino allo sfinimento,
guardatemi annegare,
voi avari di sgomento.

 

 

 

 

Io credevo che
il bianco ciclamino
un calice di vino
quella bella gonna a fiori
più dei vecchi pantaloni
la crema da giorno, la crema da notte
la frangetta
la scarpetta
il magnesio supremo
nel suo bel barattolone
il costume da bagno, nero e intero
io credevo, ma davvero ci credevo,
che mi dessero un poco di felicità
trallallero trallallà
poi son giunti gli anni Venti
frantumate le illusioni
mecojoni mecojoni.

 

 

 

 

Ovunque io vada
mi sento pellegrina.
Non c’è luogo
qui in città
che non parli
che non dica
quanto antica
sia la vita.

 

 

_____________________

Questi testi di Paola Ivaldi sono tratti da Spritz et Circenses (Transeuropa 2025)

 

 

 

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renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
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