Avvocata nostra (Letteratura e diritto #7)
di Pasquale Vitagliano

Le serie tv hanno fatto conoscere la figura di Lidia Poët. È stata la prima donna ad essere iscritta all’albo degli avvocati. In realtà, il procuratore generale del Regno mise in dubbio la legittimità dell’iscrizione e impugnò la decisione ricorrendo alla Corte d’Appello di Torino. L’11 novembre 1883 la Corte di Appello accolse la richiesta. Il 28 novembre Lidia Poët presentò ricorso in Cassazione e questa confermò quanto già deciso in appello, cioè che “La donna non può esercitare l’avvocatura” in quanto non ammessa dalla legge. La tesi si fondava sulla qualificazione della professione di avvocato quale “ufficio pubblico”. E qui stava il punto: la legge escludeva le donne dai pubblici uffici. Poté iscriversi ufficialmente solo nel 1920, dopo che un anno prima era stata approvata la legge Sacchi (da Ettore Sacchi, il deputato che la propose). Per questo fu anticipata dall’americana Arabella Mansfield, che si iscrisse all’albo degli avvocati dello stato dell’Iowa nel 1869.
In realtà, la prima donna in assoluto ad esercitare la professione di avvocato in Italia fu Giustina Rocca, discendente da una ricca e nobile famiglia di Trani. Secondo alcuni, addirittura, Giustina avrebbe ispirato William Shakespeare per il personaggio di Porzia di Belmonte nel Mercante di Venezia. Giustina, tuttavia, non si è dovuta travestire da uomo quando l’8 aprile 1500 a lei si rivolsero due suoi parenti per chiedere una sentenza arbitrale che ponesse fine a una loro controversia. L’episodio viene ripreso da Cesare Lambertini nel De iure patronatus stampato, appunto, a Venezia nel 1533 e ristampato con successo nel 1584. Un particolare importante fu la richiesta di liquidazione delle competenze professionali stabilite dalla legge per gli arbitri con apposita tariffa (la così detta trigesima). Il soccombente – il nipote della stessa arbitra, Angelo – fu citato per l’adempimento presso il Governatore, e dovette pagare l’intera somma.
Se Giustina-Porzia è stata la prima donna avvocato, Atena è stata il primo giudice quando fonda nell’Areopago il Tribunale dove svolgere il processo contro Oreste che ha ucciso sua madre Clitennestra e il suo amante Egisto, ponendo fine alla giustizia del taglione e trasformando le Erinni in spiriti benevoli. Tutto ciò non farebbe pensare ad un tratto femminile intrinseco nel diritto? Infatti, Giorgio Galli in un saggio davvero interessante, Cromwell e Afrodite. Democrazia e culture alternative (1995) coglie un nesso costante tra la nascita delle forme della democrazia e i movimenti femminili, le resistenze nei confronti delle une sono state accompagnate dalla repressione di questi ultimi. Un esempio su tutti si ha nel XVII secolo quando la Rivoluzione inglese (atto fondativo della democrazia moderna) è anche il periodo della grande caccia alle streghe.
