Articolo precedente
Articolo successivo

Mi riconosci

mi_riconosci  di Gianni Biondillo

Andrea Bajani, Mi riconosci, Feltrinelli editore, 143 pag.

 

Che Mi riconosci sia la storia del legame fra Andrea Bajani, l’autore del romanzo, e Antonio Tabucchi non renderebbe in sé interessante la lettura del libro. Non è tanto l’aspetto testimoniale, il mémoire intellettuale che attira il lettore. Mi riconosci è, su tutto, un lungo discorso attorno a temi e concetti che innervano il senso stesso dell’esistenza: amicizia, vita, morte. Temi, cioè che farebbero tremare le vene ai polsi ad ogni scrittore che si rispetti.

Quindi è la lettura metaforica del libro che rende giustizia a questo breve ma densissimo libro di Bajani. I due attori protagonisti diventano perciò metafore, e il loro rapporto particolare, grazie alla capacità che ha l’arte di trasfigurare, universale.

Andrea e Antonio. Un’amicizia nata grazie alle corrispondenze d’amorosi sensi, grazie al rispetto nato sulle pagine scritte e lette l’uno dall’altro. La storia insomma della generosità di uno scrittore affermato anche oltre confine che, curioso, scopre un suo fratello e/o figlio di penna, il giovane Andrea. Che qui ci racconta come incontrò per la prima volta Antonio. E come lo vide per l’ultima.

Mi riconosci non è neanche un romanzo, ad essere precisi. Il passo è quello del monologo teatrale.  La voce è quella attonita dell’autore che cerca, frugando nella memoria, il suo disperato modo di elaborare il lutto, di superare la perdita. Antonio (Tabucchi, ma tutti gli Antonio che abbiamo conosciuto nella vita) verrà consumato da una malattia senza scampo. Non c’è pace, non c’è soluzione, non c’è giustizia, nel ricordo di Andrea. Solo, proustianamente, il desiderio di eternare le cose che non durano, di impartire con l’unica arma a disposizione dello scrittore uno scacco alla morte.

La lingua di Bajani è levigata e precisa, anche nelle sue parti più allegoriche, ma per assurdo sono proprio le pagine bianche, quelle che dividono di continuo i brevi capitoli del libro, ad abbacinare. Come a dirci che non tutto, mai, si può dire per davvero di fronte al ricordo di un dolore, di fronte alla perdita di un amico.

 

(pubblicato su Cooperazione, numero 16 del 16 aprile 2013)

5 Commenti

  1. Grazie Gianni, non potrei essere più d’accordo di così. Mi riconosci mi è piaciuto immensamente, mi ha trascinato fino alla fine, del libro e di una straordinaria relazione, senza soluzione di continuità.
    Aggiungo che sono contento di avere conosciuto Andrea quando era con noi, in Nazione Indiana e che gli auguro di mantenere a lungo questa vena così intensa.

  2. Avevo letto un brano e l’ho ormai in casa : due presenze nella mia biblioteca che dialogono al di là del libro: Andrea Bajani e Antonio Tabucchi.

    Nel libro la casa è una presenza che murmura.Quella dello scrittore che è partito nel paese d’elezione, la casa d’estate luce permanente e quella d’inverno, la casa dopo la morte.

    Si scrive sempre in una casa. E tutti gli oggetti sono cordone ombellicale della scrittura.

    Il telefono anche tesse l’amicizia fatta di ammirazione per uno scittore già riconosciuto,
    e di stizzia a volte come in ogni legame.

    Il telefono nella solitudine di un uomo nella sua malattia, l’ansia di una notte infinità. Parlare perché diventa difficile di scrivere. Si scrive l’ultimo racconto come l’ultimo amore.

    E’belle dare tratti umani a un’amicizia,sapere creare l’assenza senza cadere nel pathos.
    Questo libro è murmuro dentro casa, davanti a una foto di Antonio Tabucchi sotto i tratti di Pessoa.

    Lo scrittore con identità moltiplicata.

  3. io ho fatto un piccolo esperimento (riuscito): ho letto in sequenza, a poche ore uno dall’altro, “Tristano muore” di Tabucchi e poi “Mi riconosci” di Bajani. se vogliamo il (ruolo di) Bajani di “Mi riconosci” è (quello di) Tabucchi di “Tristano muore”.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Non si uccide di martedì

Gianni Biondillo intervista Andrea Molesini
Perché questo rapporto continuo nei tuoi romanzi con la Storia? È una fuga dal contemporaneo o un modo di vederlo meglio?

La verità e la biro

Gianni Biondillo intervista Tiziano Scarpa
"La verità e la biro" non sembra un romanzo. È un memoir, un diario, un saggio, un viaggio, una raccolta di aneddoti. O forse, proprio per questo, è un romanzo?

Dove non mi hai portata

Gianni Biondillo intervista Maria Grazia Calandrone
"Dove non mi hai portata (mia madre, un caso di cronaca)" non è un romanzo, non è un memoir, non è una autofiction. Come potremmo definirlo?

Ciao Giancarlo, poeta urbano

un ricordo di Gianni Biondillo
Vivo con dolore la notizia che mi è appena giunta che è venuto a mancare Giancarlo Consonni, e al contempo con delizia il ricordo, che so indelebile, che ho e avrò sempre di lui.

Profezia è Predire il Presente

di Francesco Memo
Come accostarsi a Pasolini a cinquant'anni tondi dal suo assassinio? Una risposta originale la fornisce Massimo Zamboni in P.P.P, uno spettacolo di musica e parole che lo scrittore e chitarrista emiliano sta portando su e giù per l’Italia.

Il Novecento secondo Nicola Vacca

di Romano A. Fiocchi
Per quanto possa sembrare un saggio, è in realtà un libro nostalgico, un gesto d’amore. Nicola Vacca ci racconta il suo Novecento e non esita a chiamarlo adottando l’espressione coniata da Hobsbawm: ‘il secolo breve’.
gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: