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Prove d’ascolto #8 – Marco Giovenale

da Oggettistica

 

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In sala d’attesa l’anziano avvocato minaccia l’anziana consorte con una cannuccia,

le ripete a bassa voce e educatamente, anodinamente, infinite volte, la parola “avanguardia”. Le dice impercettibilmente “avanguardia, avanguardia”, e la tocca con una punta di cannuccia, le tenta il braccio, delicatamente: “avanguardia, avanguardia”. È calmo, è disinteressato.

 

 

 

 

da Teatro di prima

 

 

1.

omnis sapientia a deo. dall’ospedale si esce con un bizzarro movimento a u intorno alla cancellata di perimetro. si tratta di dirigere il discorso / rendersi liberi dalla guerra. si tratta della debolezza di capire. si tratta di aggiungere le cose o di raggiungerle. è poco chiaro. comunque si tratta di far rientrare la carta nella tasca. la situazione cambia con la guerra, con l’inizio della guerra, con la continuazione della guerra, con la fine della guerra. la situazione cambia con il dopoguerra. cambia con la ricostruzione. la situazione cambia. la situazione cambia con la situazione.

 

 

2.

cancellatura iniziale. si tratta di tornare indietro di pochi anni. e di parlare lentamente per dare modo ai tecnici e agli storici di prendere appunti, vedere bene le bombe, le linee della contraerea. fare una cartina. sulla rete dei tubi, sulla rete di corridoi, si tratta di spostare dei segni di luogo, sempre più di lato, fino all’uscita dal campo ottico. cosa sono le mattine. cosa sono gli esiti delle piccole malattie dei piccoli animali. su uomini e cose. la situazione cambia dopo. la situazione cambia dopo le malattie dell’infanzia.

la situazione cambia dopo l’invenzione dell’alfabeto. infezione. la situazione è presa seriamente dai radiotelegrafisti. c’è un mormorio. è il mormorio delle foglie. è quello delle frequenze.

 

 

3.

dicono di dover iniziare. ogni inizio deve anche dare il quadro di quanto segue. le molle a spirale nell’orologio saltano fuori e svoltano per spiegare precisamente, più precisamente, il tracciato temporale. si tratta anche di capire la differenza. se scatti una fotografia stacchi l’orchestra dagli stalli, dall’incavo. il timbro non colpisce soltanto ma si sospende. stacca, cioè, va in alto. si tratta di capire se questa latenza a sua volta timbra e marca qualcosa, e cosa. ci si china sui blocchetti, non è ancora lo scatto (dell’orologio, della chiave) ma la latenza di tempo sottile prima. del prima dello scatto.

 

 

4.

è pieno di pezzi di scacchi. la scacchiera è gremita. tutte le caselle tranne una sono prese. i pezzi sono tutti cavalli, solo cavalli. si tratta di capire se ci sarà modo per tutti di muoversi, essendoci solo una casella utile. il treno continua a tardare nella spira. l’ekphrasis è interdetta perfino da prima, senza tacca per far leva sulle valve di sbloccaggio. le situazioni non sono mai trasparenti. il periodo di piombo procede da un periodo di piombo.

 

 

 

 

Il corpo del discorso (titolo da non usare)

 

 

Il quel. Il quel corpo perde frequenza.

Alla conferenza

alla casa del discorso.

Ci sono queste cose in città, segno di civiltà. Tutte le bombe lasciano buche. Il discorso bombardato ha lasciato una buca. Educatamente un vuoto.

E allora:

La comunità il comune il sindaco ci hanno fatto una casa dedicata. La casa del discorso.

In quella casa tengono i discorsi.

Bianca, delicata, Biancamaria spiega quanto era diverso negli anni passati, quaranta cinquant’anni fa. Diverso tutto, non solo il discorso, che c’era.

Con una voce che visita le baracche, i camion.

Scena. Non risponde, non ne rispondono, quando arriva arriva. Non lo si può stare mica ad aspettare, se anche lo aspettano, ripetono. Quando il corpo è pronto, cade. Se non cadesse sarebbe un segno. A ben guardare, in un altro senso, anche quando cade è un segno. Fa segno.

Ha un gran daffare col suo corpo. In corpo sano. In corpo minore. Dà anche dei cenni, non vorrebbe, sembra già eccessivo, dà i suoi cenni. Un po’ si trattiene un po’ no.

Quando sono passati gli anni, sono passati, inutile dire, che lo dica o no è così. Il corpo dà alcuni segnali. Invecchiando, ma anche non invecchiando, in una prospettiva diciamo sincronica, manda dei segnali. Si irrigidiscono dei punti. Si possono o devono ascoltare, decifrare, i segnali che il corpo manda. La parti del corpo si abituano. Si abituano gli alluci, alla stazione eretta. Si abitua il pollice, a contrastare le tensioni delle altre dita sbucciando l’arancia.

Digitando si altera tutto un fondale intorno, i pesci cambiano colore, è anche una cosa di clima, come si dice.

Crescono tutti come dei fiori, delle parti di parole.

Digitando smette, non sente più il corpo. Osservando l’acquario dalla spiaggia, o il mare dall’acquario, distingue. Sente come se stesse cadendo, a fondo, nel proprio petto, dice. Dice queste cose poco prima, poco prima di addormentarsi lasciando degli spazi tra le parole dopo. Gli spazi sono occupati dal corpo. Il corpo come l’acqua, come il come, si prende ingiustamente o giustamente tutto lo spazio disponibile, tutto lo spazio in assoluto. Per non dire che misura tutto quel che assoluto proprio non è, neanche a dirlo.

Ha corpo, si beve. Si lascia bere. Ha un corpo ben fatto, passa da un decennio all’altro. La disinvoltura del corpo. Un altro capitolo, un capitolo dell’emozionante situazione.

Prima di sposare la percezione del tempo al proprio riflesso, sposa quest’ultimo sempre a sguardi terzi, di altri ad altri. I corpi opachi, i corpi celesti.

Se lo ripete. I corpi opachi. Suona bene.

 

 

 

 

Sequenza

($TRING$)

 

 

I

È come se non se ne accorgesse
Come spinasse un salmone o due proprio più piano
Quanto sole prende su viale Libia
Come fa
Mi vede lui per primo mi chiama
Prendiamoci un caffè sto andando in posta
Da quel giorno
Come del resto sarebbe successo di non avere tempo
O ha tempo o lo trova in qualche modo
È per non accorgersi
E di scrivere
Inoltre
Leva le puntine dal muro, le righe di matita
Desquadra il foglio A3
Viene a trovare le commesse della Standa
Si attarda a distrarsi sui lavori del parcheggio
Sono andati via tutti

 

 

V

I vichinghi attaccano le coste
Dai mille ai tremila uomini
In Britannia si difendono come possono
Non tutte le leggende sono frutto di fantasia
Alcune grotte sono state affrescate in punti inaccessibili
30mila anni fa
Non è educato
La cappelliera non contiene più di un cappello
Se articolato
Ha fatto telefonare l’autista per vigliaccheria
Non ha coraggio di farlo lei
Sobilla le persone
Dice continuamente bugie
Ha mentito su tutto
Non si interessa della nostra salute
Non sa niente
Telefona solo quando le fa comodo
Per farci delle parti
Abbiamo dovuto mettere un avvocato
Iniziano molto presto
Si fortifica ovunque
Per evitare le razzie
Gli incendi dei villaggi
Nemmeno la caccia è più sicura
Abbiamo messo l’avvocato

 

 

XIII

Il tenente soffre perché tiene
L’utente quando usa
Usa dire così in società
Si batte moneta
Vicendevolmente incolpandosi
Che ci stanno a fare i poveri
A che serve la geografia

 

 

 

 

Cena in Chianti

(un fatto vero)

 

 

La famiglia incontrata è di quasi prima o quasi del prima
Della campagna di prima c’è rimasto poco
Più legno che plastica
Ci stanno i per la riserva
Ci va più legno coltivano i fagioli a casa il legno
Sbuffa che sta senza fumo dal camino
O ti ci invitano a casa mangia
Il cane fa il formaggio sul tavolo di cucina
Col muso fa il muso
Ti ci mangia del piatto lui nel piatto cane prima
Di mangiare mentre mangiate bava lo alita
Lo sèntiti alitarti nella mano quando gli dai
Lo zuccherino curvo, a C, ti bava la mano
Il palmo è un colare nelle posate dal brodo
Sul legno, nella scodella come mai non mangi
Non sentirti in imbarazzo fa il formaggio
Fa il cane mangia non fare complimenti
Mangia con noi

 

 

 

 

Contenuti

 

 

Non è vero che è senza contenuti. È pieno di contenuti. Hanno dovuto fare delle canaline per portarlo. Ha tutte delle grondaie intorno per quando i contenuti fuoriescono. Lo osservano da fuori, anzi, e anzi hanno paura che scoppi, tanto è pieno di contenuti. Addirittura incombono. Usano questo verbo, incombere. Si pigliano pure la briga, anzi l’incombenza, di inventariare i contenuti, con disperazione, proprio per il loro numero. L’aspetto quantitativo, come si dice, schiaccia l’aspetto qualitativo.

 

 

*

 

 

Prove d’ascolto è un progetto di Simona Menicocci e Fabio Teti

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renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
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