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Per non dimenticare Vik

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di Lorenzo Galbiati

Vedo tutto dall’alto della platea, seduto in un posto quasi d’angolo dietro all’altare. La palestra è gremita dalle 15,30. Siamo sicuramente più di 2000. Molte persone hanno dovuto adattarsi a sedersi nel prato circostante l’edificio. Su ogni vetrata della palestra è appesa una bandiera della pace, l’unica consentita, come ha più volte dichiarato al microfono una rappresentante della famiglia.

Le bandiere della Palestina ci sono, ma tenute ammainate o fuori dalla palestra.

L’uomo che cammina un passo avanti al buio

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di Corrado Benigni

Finalmente anche in Italia un’antologia esaustiva dell’opera di Mark Strand, tra i più grandi poeti americani contemporanei. Da poco uscito per gli Oscar Mondadori, con il titolo L’uomo che cammina un passo avanti al buio, questo volume propone un’ampia selezione del vasto percorso creativo di questo maestro del nostro tempo, dagli esordi negli anni Sessanta fino ai libri più recenti.
Nella sua assoluta originalità, Mark Strand, nato in Canada nel 1934, anche se da sempre vive negli Stati Uniti, ora a New York dove insegna alla Columbia University, è autore di un’opera complessa che si ricollega ai ceppi originari della cultura statunitense ponendosi a metà strada fra il vecchio e il nuovo mondo. Da un lato riecheggia l’imagismo di Ezra Pound e l’astrattismo di Wallace Stevens; dall’altro l’immaginario dantesco, la metafisica moderna di Eugenio Montale, quella pittorica di Paul Cézanne e il surrealismo di Kafka. Da questa prospettiva la sua poesia appare come un fiume al cui alveo affluiscono mondi esterni che, interiorizzati, si rigenerano e incrementano la sua portata.

il caso editoriale

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di Chiara Valerio

17 marzo 2010, ore 22. Uno dei maggiori agenti italiani riceve un dattiloscritto. È una serata come tante, ma ancora non sa che la routine verrà stravolta da questo libro. Una volta aperto il file, gli occhi scorrono veloci sullo schermo del computer e smettere di leggere sembra quasi impossibile. 18 marzo 2010, ore 10.20. L’agente invia una mail alle maggiori case editrici italiane, definendo il dattiloscritto in oggetto non “un libro” ma “il libro”, quello che tutti gli editori vorrebbero avere nel proprio catalogo e che tutti i librai vorrebbero avere sullo scaffale della propria libreria. Ore 10.22. La casa editrice Longanesi inizia a leggere il dattiloscritto. Il consenso è unanime. Il libro ha in sé una tale forza dirompente, un intreccio narrativo così potente e sapiente costruito che è impossibile non rimanere catturati nella tela intessuta dell’autore. Il Libro deve essere un libro Longanesi. (…) Aprile – Novembre 2010. Mentre John Stephens mette a punto gli ultimi dettagli del romanzo, gli editori di tutto il mondo dell’Atlante di Smeraldo si preparano a un lancio in grande stile, praticamente in contemporanea mondiale… e la storia prosegue, in tutte le librerie, ad Aprile 2011. 21 Aprile 2011, ore 16.30. A l’Unità decidiamo di aggiungere un punto a questa cronologia e così scorriamo voracemente la Brochure consuntiva delle promozioni suddivisa, nell’ordine, nei seguenti punti L’entusiasmo dell’editore, Il giudizio unanime, la cronologia del caso editoriale, la trama, l’autore, i protagonisti, i coprotagonisti, le pagine centrali con un pop-up raffigurante una emisfera armillare culminata da una divinità vagamente indù e il cui cerchio equatoriale è tempestato di gemme verdeggianti che spunta solerte e avvenente appena si sfogliano proprio quelle pagine, le iniziative promozionali (kit vetrina e materiale per il punto vendita), il piano marketing. Due pagine.

La O di Klee e la O di Giotto

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di Laura Barile

Pochi romanzi italiani contemporanei (ma Giovanni Orelli è svizzero) hanno la densità e al tempo stesso l’audacia e la leggerezza di Il sogno di Walacek, uscito da Einaudi del 1991 (tradotto in francese da Gallimard e in tedesco per Limmat Verlag) e ristampato oggi dalle romane edizioni 66th and 2nd, con un bel saggio di Rossana Dedola che si avventura e accompagna felicemente il lettore entro il puzzle di questa scrittura umoristica.

Il primo libro di Orelli (premio Veillon, cui si sono aggiunti nel tempo il premio Schiller e il premio Gottfried Keller) aveva una prefazione di Vittorio Sereni. Rileggiamo alcuni suoi versi dal campo di prigionia algerino, datati maggio 1944: “Rinascono la valentia/ e la grazia. / Non importa in che forme – una partita / di calcio tra prigionieri / specie in quello / laggiù che gioca all’ala. / O tu così leggera e rapida sui prati / ombra che si dilunga / nel tramonto tenace …”

Verifica dei poteri 2.0: Antonio Tricomi

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[Antonio Tricomi risponde alle Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet a proposito di Verifica dei poteri 2.0; qui le risposte precedenti.]

1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?

Per quel che so del fenomeno, sì.

2. Quando e perché hai pensato che Internet potesse essere un luogo adeguato per “prendere la parola” o pubblicare le tue cose? E poi: è un “luogo come un altro” (ad esempio giornali, riviste, presentazioni o conferenze…) in cui far circolare le tue parole o ha delle caratteristiche tali da spingerti ad adottare delle diverse strategie retoriche, linguistiche, stilistiche?

In verità, il mio primo contatto da autore – devo dire: molto sprovveduto – con Internet è stata l’edizione, presso Guaraldi, di due e-books – un testo letterario e uno di saggistica – che oggi terrei gelosamente nel computer.

Ubu-Reportage per un secolo di Patafisica

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Per la rivista diretta da Riccardo De Gennaro ho chiesto al mio maestro Fernando Arrabal di scriverci una nota su questi cento anni di patafisica visti da dentro (fuori, sopra e sotto). La traduzione è mia e il fotodossier a cura di Mauro Guglielminotti. Abbonatevi a Reportage, vale! effeffe

Portrait di Mauro Guglielminotti

Hommage
di Fernando Arrabal
traduzione di Francesco Forlani
Da il Reportage numero 6, aprile-giugno 2011

Del College Pataphysique temo mi sia ignoto l’essenziale. Come di quasi tutto. Oppure, di non poter dire altro se non quello che ho sentito dire o letto.
Credo sia ‘Il’ centro delle ricerche sapienti. (Una vera manna per me!). Ma soprattutto inutili. (Meglio ancora!). Ovvero, miste a confusione. Un panico dovrebbe sentirsi tanto a proprio agio quanto un surrealista in forte imbarazzo. Il College, naturalmente, non ha mai praticato dei veti, proibizioni o espulsioni. Ovviamente, visto che offre soltanto delle soluzioni immaginarie. Si possono quindi studiare soltanto le leggi che governano le eccezioni. “Les très riches heures du C ’P” (Fayard, 2000) del Serenissimo pennifero Thieri Foulc mi farà da guida.

La vita oscena

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di Gianni Biondillo

Aldo Nove, La vita oscena, Einaudi, 2010, 111 pag.

Perdere tutto in una età, l’adolescenza, dove invece si ha bisogno di tutto per costruire una propria identità stabile. Perdere il padre e la madre nel giro di pochi mesi, e poi la casa dove si è vissuti. Perdersi, di conseguenza, nella disperazione e nell’apatia. Questo il filo conduttore di un libro, La vita oscena, dal peso specifico elevatissimo che riesce a condensare nel volgere di poco più di un centinaio di pagine una storia drammatica, anzi di più, tragica, quella dell’autore stesso, Aldo Nove.

Lunedì in Alba

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25 Aprile Reloaded

E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno. Scattò il capo e acuì lo sguardo come a vedere più lontano e più profondo, la brama della città e la repugnanza delle colline l’afferrarono insieme e insieme lo squassarono, ma era come radicato per i piedi alle colline. – I’ll go on to the end. I’ll never give up. ( Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, p. 392)

lo sai che tratto solo amori impossibili

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di Chiara Valerio

Quando si è giovani si è già immortali e basta. Ci sono giorni che odio Sandokan, Yanez, Tremal-Naik, il Corsaro Nero proprio perché continueranno a vivere senza di me. Io non posso più farli morire, neanche se voglio. Una volta non potevo perché avevo bisogno di loro per raccontare nuove storie. Adesso (…) li sento che ridono di me, i personaggi, la notte. Stanno sul ballatorio e ridono. (…) Ma io mi sono vendicato. Li ho fatti invecchiare: Yanez, anche Sandokan. I cinquanta, i sessanta, sono arrivati anche per loro. Sono rosicchiati dalla malinconia. Ingrassano. Disegnare il vento (Einaudi, 2011) di Ernesto Ferrero ricostruisce gli ultimi anni della vita di Emilio Salgari attraverso una ronda di personaggi, di testimoni oculari o quasi, di lettori appassionati e sparsi, e lo fa con un gesto di natura centripeta – gli accadimenti, i testimoni vagolano in un intorno della casa dello scrittore, sono i figli, il medico, la moglie, la lavandaia, la figlia del produttore di liquori, nessuno viaggia per i mari del Borneo, nessuno parte, nessuno confabula in una lingua altra rispetto a un dialetto piemontese, e le avventure del Verne italiano, per le quali tutti coloro che sono stati chiamati a parlare, hanno palpitato, stanno tutte confinate su centinaia di schede in una scatola di latta – e con una ossessione bambina – le pagine, una dopo l’altra, somigliano a quei giochi di ruolo con le statuine di bronzo, assemblate e dipinte a mano una per una, e che, una per una, rievocano un intero mondo di spade, agguati, amori, sorprese.

Sud Reloaded – Pier Paolo Pasolini

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A me basterebbe, lo giuro, la resurrezione della mia terra. effeffe
da Pagine Corsare

La Terra di Lavoro
da Le ceneri di Gramsci
di
Pier Paolo Pasolini

Ormai è vicina la Terra di Lavoro,
qualche branco di bufale, qualche
mucchio di case tra piante di pomidoro,

èdere e povere palanche.
Ogni tanto un fiumicello, a pelo
del terreno, appare tra le branche

degli olmi carichi di viti, nero
come uno scolo. Dentro, nel treno
che corre mezzo vuoto, il gelo

Up Patriots to Arts- Teatro Civico 14- Caserta

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Stasera alle 21 sono qui. Musiche di Rosario Natale (violino). Effeffe

Dieci anni, per esempio / La narrativa italiana del ventunesimo secolo

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di Stefano Gallerani

Apparso sull’ultimo numero del «Caffè Illustrato», Dieci libri, per esempio è il tentativo di stilare un bilancio di questi primi anni zero di narrativa italiana attraverso la ricognizione di fenomeni, la redazione di genealogie e l’inclusione di giudizi, poiché «l’arte non è complesso di abitudini» ma esercizio «sui “valori” in atto». Delle ragioni più specifiche del lavoro è dato conto al suo interno. A mo’ di introibo – e una volta letta anche la discussione che ha seguìto la pubblicazione, sempre qui sulla Nazione, dell’introduzione di Vincenzo Ostuni alla raccolta di antologia poetica da lui curata per «l’Illuminista» (operazione che a questa mia è in certo qual modo sorella maggiore) – a mo’ di introibo, dicevo, valgano invece queste poche righe di Marguerite Yourcenar: «Non giudicare… Giudica; non smettere, instancabile coscienza, di valutare i tuoi atti, e pensieri, e gli altrui, con i tuoi strumenti ancora primitivi; usa al meglio la tua bilancia, troppo e troppo poco sensibile, perennemente sfasata, tarata alla buona dall’apporto di incessanti scrupoli. Giudica, per non essere giudicata il peggiore degli esseri, l’animo vile, disposto a tutto per ignavia, che rifiuta di giudicare». S.G.

Dieci anni, dieci libri. Ma potevano essere anche dieci libri per ogni anno. O un libro per ciascun anno. Oppure dieci scrittori. O, perché no?, dieci “casi”. Come sempre quando si fa questione di metodo, la convenzione la fa da padrona. È la voce del padrone, anzi. Dunque, inutile sfuggirle, tanto più che per un secolo che si presenta con tre zeri, i primi dieci anni sono qualcosa di più che un semplice lasso di tempo: rappresentano un giro di pista completo, una decade perfetta e il periodo necessario e sufficiente perché si assestino posizioni, s’adeguino situazioni e si stilino bilanci. Come il presente, primo di una triplice serie, che ha ad oggetto – della produzione letteraria italiana – il fenomeno più prosaico e controverso, ovvero la narrativa.

Verifica dei poteri 2.0: Gherardo Bortolotti

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[Gherardo Bortolotti risponde alle Cinque domande su critica e militanza letteraria in Internet a proposito di Verifica dei poteri 2.0; qui le risposte precedenti]

1. Le linee fondamentali di questa ricostruzione ti sembrano plausibili?

In linea di massima, direi di sì anche se, in effetti, non ho seguito in modo puntuale le vicende che voi ricostruite. Soprattutto della prima parte, diciamo fino alla rifondazione di Nazione Indiana e all’apertura di GAMMM, ho una nozione piuttosto approssimativa. In parte perché ho sempre avuto un rapporto abbastanza distaccato dalla scena letteraria, sia on che off line. In parte perché, in quegli anni, ero impegnato più sulla sperimentazione delle strutture testuali praticabili sul web (tra fine anni ’90 e primissimi 2000, soprattutto gli ipertesti e poi, negli anni successivi, soprattutto i blog) che non sulla questione della presenza on line della scena letteraria. Inoltre, agli inizi della mia frequentazione di internet, mi sembrava molto più stimolante sfruttare la portata globale della rete per avere un’idea della produzione corrente di altre aree linguistiche che non di quella italiana.

DIARY di Tim Hetherington [Liverpool 1970 – LIBIA Misurata 20 aprile 2011]

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www.timhetherington.com

“Diary” è un film fortemente personale e sperimentale che esprime l’esperienza soggettiva del mio lavoro, e fu concepito come un tentativo di trovare me stesso dopo dieci anni di reportage. E’ un caleidoscopio di immagini che collegano la nostra realtà occidentale ai mondi apparentemente distanti che vediamo nei media.

pop muzik (everybody talk about) #10

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Dick Johnson / Pussy Galore. 1989

Per Yusuf

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di Stefano Liberti e Andrea Segre

Pochi minuti fa ci ha chiamato Yusuf Aminu Baba.
E’ un ragazzo nigeriano di 30 anni. Migrante.
E’ il protagonista di A sud di Lampedusa, il documentario che abbiamo girato insieme 5 anni fa nel deserto del Niger.
Da allora ogni tanto ci chiama, per salutarci.
Questa volta la telefonata non era uguale alle altre.
Ci ha detto: “Sono a Zuwarah, sulla costa libica, tra poche ore partirò per Lampedusa. Pregate per me. Ho bisogno delle vostre preghiere e dell’aiuto di Dio”.
Gli abbiamo detto: “Non partire, è pericoloso”. Lui ci ha detto: “Stare qui è più pericoloso”.
Yusuf partirà. Forse è già partito mentre leggete queste righe. Chissà se mai arriverà o se finirà come molti altri inghiottito dal Mediterraneo.

Architesti- uno. Davide Vargas

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La Sala della Scherma
di
Davide Vargas

il salvaschermo- effeffe

Roma è una città che non mi concede confidenze. È reticente come una donna che si morde l’angolo del labbro e decide di non parlarti. Così ogni volta ho la sensazione di un appuntamento mancato. Sarà una reazione. La sento ostile. Un flusso di gente si incanala nei percorsi sotterranei della metropolitana alla stazione Termini. Una specie di labirinto infinito tra intonachi spugnosi e anneriti, nastri che delimitano aree sventrate dai lavori, scale mobili ferme.
Ho un po’ di tempo prima della conferenza e voglio andare al Maxxi come tappa obbligata e da lì alla Sala della Scherma di Luigi Moretti. Che è la vera tappa.

La meravigliosa utilità del filo a piombo

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di Francesca Matteoni

Scrivere, oppure far dritti i muri delle case, del luogo che si abita, perché sia uno spazio il più possibile a nostra misura, dare una direzione alle idee sghembe, come un impasto che si solidifica, talvolta si fa pure sasso che si scaglia contro i vetri, apre brecce per respirare. La meravigliosa utilità del filo a piombo di Paolo Nori (Marcos y Marcos, 2011) è un libro di discorsi, scritti e “parlati”, nei luoghi più vari, dal sedile di un treno alla propria casa sommersa nel brusio delle seghe elettriche degli operai al lavoro all’esterno, ad un appartamento romano a cui suonano visitatori imprevisti (un po’ come l’uomo di Porlock per il Coleridge del Kubla Khan, con la differenza che qui il disturbatore diventa parte integrante del processo di scrittura e non causa di smarrimento, perdita dell’ispirazione), alla voce interna dove affiorano le parole, sfogliando e acquistando libri da una bancarella, o cercando il giusto paio di calzoni, “braghe” in cui stare a proprio agio, con tutto il tempo per le molteplici distrazioni/rivelazioni che nutrono il lavoro letterario.

l’Agnus Dei di Nanni Moretti

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di Chiara Valerio

Habemus papam di Nanni Moretti racconta la storia di un uomo che, più di ogni altro, deve fare i conti con le proprie debolezze, le proprie incapacità, le proprie passioni. Quelle che gli sono state negate, quelle che lo hanno indebolito, quelle che, pure, gli hanno donato, se non fascino, dolcezza. Quest’uomo, più di ogni altro, è il ruolo che ricopre. È un Amleto anziano la cui Danimarca è il mondo intero e al quale i ricordi, per il mero fatto di essere il ruolo che gli è stato assegnato, sono stati cancellati. Quest’uomo, senza più ricordi, diventa nessun uomo, quando, per il compito al quale è stato chiamato, per l’esempio che è, dovrebbe essere tutti gli uomini.

L’indomito, verso

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Che cos’è il PREMIO FALERNO primo romanzo 

Il “Premio Falerno Primo Romanzo” nasce nel 2010 dall’idea di suggellare il “gemellaggio” storico tra vino e letteratura, e in particolare per sottolineare da un lato l’importanza storica della città di Capua e dall’altra il vino Falerno, vino famoso dell’antica Roma, che ancora oggi si produce in diverse zone della provincia di Terra di Lavoro.
Il “Premio Falerno Primo Romanzo” è dedicato agli autori esordienti, la cui opera prima sia stata pubblicata in Italia dal gennaio dell’anno precedente al gennaio dell’anno in corso.
I nove romanzi d’esordio dei nuovi narratori italiani, segnalati da altrettanti testimonial provenienti dal mondo della cultura, vengono letti e valutati dalla giuria popolare, formata dai comitati di lettura collegati alle numerose librerie della provincia di Caserta aderenti al Premio, il voto di questi (entro il 31 maggio 2011) decreterà i quattro autori finalisti.
Ad ogni scrittore esordiente candidato dai componenti della giuria di qualità viene abbinata un’azienda produttrice di Falerno che accompagna il percorso del libro candidato.
La proclamazione del vincitore avverrà l’ultima sera del Capua il Luogo della Lingua festival a Palazzo Lanza in Capua il 19 giugno 2011.
Qui è possibile consultare il programma completo.
Post Scriptum
Secondo me la migliore opera prima è Ho rubato la pioggia, ed. Nottetempo, di Elisa Ruotolo, e per chi volesse saperne di più Giovedì mo che viene sarò qui a “raccontare” il perché. effeffe

[2] LE VIE DEI GRANDI CONVOGLI di Vaclav Janovič Dvoržeckij

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[ ⇨ parte prima ]


Dmitrij Dmitrievič Šostakovič [1906-1975]
Opus 40 Cello Sonata No. 2 in D min [1934] I Allegro non troppo

Introduzione, traduzione e cura
di ⇨ Anna Tellini

 
     Capitolo XII: Libertà-Schiavitù
 
     E’ difficile descrivere le agitazioni e le ansie degli ultimi giorni. Anno 1937! Arrivano “fittamente” nuovi convogli sotto scorta. Inizia una nuova “ondata” di avvenimenti. C’è ansia… impossibilità di capire, le voci sono diverse: “fanno tornare quelli che sono liberati”, “non libereranno l’articolo 58”, “aggiungono nuovi termini, tolgono gli sconti di pena…”.