di Silvana D’Alessio
Spiace vedere come un approccio superficiale all’indagine storiografica trovi spesso facile eco nella divulgazione televisiva, sia pur di qualità.
Un esempio in tal senso è stata la trasmissione del blasonatissimo Superquark di Piero Angela, dell’11 di agosto scorso, trasmissione che ha suscitato molte perplessità in particolare per quel che attiene all’intervento del prof. Alessandro Barbero su Masaniello e i napoletani rinchiusi nel carcere di Fenestrelle *. Come studiosa che si è occupata per anni in prima persona dell’argomento, non ho potuto ignorarla, benché mi trovassi all’estero. Tornata in Italia, ho avuto modo di seguire più da vicino, fra l’altro sul sito dell’Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie, la polemica scoppiata a causa dell’intervista di Angela a Barbero; il professore ha affermato che nella rivolta si possono vedere le origini della camorra; che Masaniello sfruttava la prostituzione, che metteva pace nel mercato e che era invitato da molti tavernari proprio perché si trattava di un “piccolo boss”; ha sostenuto inoltre che la rivolta è scoppiata contro una gabella – quella della frutta – che colpiva chi vi lucrava, chiedendone il pizzo, e che l’incendio alla dogana dove si esigeva è stato compiuto in “perfetto stile mafioso”, precisando che affermava ciò sulla base di nuove fonti, “rapporti di polizia” e altre testimonianze, emerse di recente.












