di Giovanna Cosenza
Da alcuni mesi le immagini delle piazze nordafricane rimbalzano sui media: tumulti, incendi, devastazione, morti e feriti; ma anche, nel caso egiziano: sorrisi, feste, soldati e poliziotti che abbracciano i manifestanti, quasi a promettere un lieto fine. Sono immagini forti e la loro ripetizione, il loro accostamento e persino i contrasti, hanno indotto molti – specie a sinistra – a trovare più somiglianze che differenze: come se il vento nordafricano potesse soffiare anche da noi. D’altra parte – si è detto – l’anno scorso anche Atene, Londra, Roma sono andate in fiamme, dunque non siamo così diversi.
Ma la piazza italiana ha una specificità tutta sua, che la distingue anche da quelle europee, non solo dal nord Africa. In un momento di pausa dopo le ultime manifestazioni contro Berlusconi, è opportuno fare alcune riflessioni. Ecco allora dieci cose da ricordare sulla specificità dello scendere in piazza nel nostro paese.
Dieci cose da ricordare quando si scende in piazza
informale spinto sul natale
Informale spinto sul natale / Sergiomaria Cerruti. 2005
non c’è alcun fine da perseguire,
alcuna meta da raggiungere
e non occorre fare alcuno sforzo per migliorarsi
Raffaele Morelli
tra le mura domestiche nel sogno un orizzonte
limitato di stanze e lo sguardo libero avevi
per gli angoli a cercare il cane o il nonno
superbo sonno e appannato ricevevi il brusio
del mondo nello specifico una finestra luccicava
sola svegliava la famiglia ma non la veglia richiedeva
era per farti addormentare ancora dopo di nuovo
la scusa era la voce sorda d’un parente percepita
malamente allora accolta
scorreva sul divano ruvida coperta della nonna
lo spreco sudaticcio del respiro a bocca aperta
la languida carezza del sentire in lontananza
le voci ed i rumori amici a fare da contorno
lo spettro del disastro in urla bianche di bambini
fondendo niente a fuoco svegliarti pressappoco
per mesi allenavi all’abbuffata lo stomaco non
ti mancava il fegato ripugnavi la presa sui vivi
sopra tutto dormivi
Attilio Manca, storia dell’ennesimo suicidio-omicidio mafioso
di Giulia Tesauro
La morte è, dopo la nascita, l’unico elemento certo nella vita di una persona. Ma le cause della morte di una persona, quelle sono un optional che solo i più fortunati possono permettersi. Il 12 febbraio di sette anni fa veniva trovato privo di vita, nel suo appartamento di Viterbo, Attilio Manca, medico urologo siciliano. Avrebbe compiuto trentacinque anni otto giorni dopo. L’autopsia certificò la presenza nel suo sangue di eroina, alcol e barbiturici. Non si ebbero dubbi nel parlare di overdose e nell’archiviare il caso come suicidio. Dubbi invece li ebbe la famiglia di Attilio, che notò un particolare piuttosto strano: vicino al corpo di Attilio c’era una siringa e nel suo polso sinistro due fori.
Cartolina da Sanremo indirizzata a sinistra
di Helena Janeczek
Sanremo è Sanremo è Sanremo: come la rosa cui Gertrude Stein ha dedicato i suoi versi più celebri. Quest’anno è rifiorito. Non grazie ai giovani, ma a tre signori cui l’età non ha lasciato addosso i segni di un declino osceno che un altro volto ci ha stampato in mente.
Il paese guasto – L’Italia vista dai poeti
E’ on line
L’ULISSE n.14
rivista di poesia, arti e scritture:
direttori: Alessandro Broggi, Stefano Salvi, Italo Testa
IL PAESE GUASTO – L’ITALIA VISTA DAI POETI
In mezzo mar siede un paese guasto
(Dante, Inferno, XIV, 94).
Pubblicità
Sono momenti d’amore – quel passare
senza voce che li dica, senza pace
una volta detti.
senza titolo : Biagio Cepollaro
ho voluto il caldo. evitando
il rincasare alla luce gialla
gocciolante dai lampioni. evitando
sin dall’inizio
la casa vuota la maglia
lasciata e ritrovata col pericolo
costante del conato, del troppo
da tollerare, della goccia in più
proprio sul bordo del vaso.
ho voluto muovermi dentro una luce
calda che sorga da dietro
dai fianchi che accarezzi radente
la testa fino a non sentire più
di avere braccia e testa ma di stare
nelle volute della casa come un anello
nel fumo che si espanda senza sparire.
COPY SHOP di Virgil Widrich
[ 2001 – 35 mm – b/n – 12 minuti – musica – senza dialoghi – è la storia di un uomo che lavora in un negozio di fotocopie e fotocopia se stesso – finché non riempie il mondo intero di se stessi –
ODE A UN USIGNOLO
di FRANCO BUFFONI
Nel viaggio in carrozza da Napoli verso Roma, nei pressi delle paludi pontine, attraversando le distese di quei fiori gialli che leopardianamente “cingon la cittade” di Roma, a John Keats – autore dell’Ode to a Nightingale – d’un tratto si para d’innanzi un cardinale vestito da cardinale (con la faccia di Denis Verdini) armato di fucile a schioppo. L’uomo spara agli uccelli in cielo; Keats ne parla con sgomento nel suo epistolario. Il poeta sarebbe morto di tisi poche settimane più tardi nella stanza in affitto a piazza di Spagna di fronte alla Barcaccia.
I
Gilet di velluto di seta su camicia di lino
Suola di cuoio e sottopiede di capretto
Calzoni da livrea in pelle di daino
Nel palazzo per la cena al papa-re.
LETTURE A MILANO
di Franco Buffoni
A Milano, sabato 26 febbraio, ore 16.30,
Palazzo Sormani-Sala del Grechetto,
via Francesco Sforza 7,
incontro con
Guido Mazzoni (I mondi, Donzelli, 2010).
e
Italo Testa (La divisione della gioia, Transeuropa, 2010).
Partecipano, con gli autori, Franco Buffoni e Massimo Gezzi
Biblioteca Sormani – Comune di Milano – Assessorato alla Cultura
Monte Hellman: figure nel paesaggio
di Rinaldo Censi
E, sebbene una popolazione illuminata e crescente abbia fatto irruzione nella solitudine, e con la sua attiva forza abbia apportato mutamenti che sembrano magici, pure la caratteristica più distintiva, forse la più pregnante, dello scenario americano è la sua natura selvaggia. (Thomas Cole, «Pittura e paesaggio in America»)
Nel 1955 André Bazin pubblica un testo che dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, il suo attaccamento, il suo interesse per le strutture produttive hollywoodiane. Ci riferiamo ovviamente a “Evoluzione del western”.
Ad una età classica del genere, Bazin fa seguire, dal dopoguerra, la sua evoluzione “romanzesca”, che denomina sur-western:
La scuola, il dono, la vita e l’amore
di Nicola Fanizza
Nonostante la razionalità economica cerchi in tutti i modi di trasferire lo scambio simmetrico in tutti gli ambiti della vita sociale, i risultati di tale sforzo sono in parte negativi in quanto in alcune situazioni trova un’irriducibile resistenza. Tanto è vero che una parte considerevole della nostra morale e della nostra stessa vita staziona tuttora nell’atmosfera del dono, dell’obbligo e insieme della libertà. Non tutto per fortuna è ancora classificato in termini di acquisto e di vendita. Insomma non c’è solo una morale mercantile.
Non sentite l’odore del fumo?

di
Paolo Mossetti
Le Regole!
Va bene combattere il Tiranno, ma guai a toccare le Regole. Le Regole sono i chicchi del rosario al quale si aggrappano i martiri del berlusconismo, mentre i suoi pretoriani li gettano nella fossa coi leoni. Da una parte abbiamo un potere che corrompe giudici, paga servizi segreti deviati, usa tv e giornali come carri armati, assolda qualunque firma e volto compiacente per scatenare condanne infami anche sulle manifestazioni più innocue. Dall’altra, anime belle che si accapigliano su chi deve fare miglior figura e non guastare «una festa colorata, goliardica, fantasiosa, pacifica», come hanno detto i capetti del «Popolo Viola», in occasione delle proteste di Arcore. Ha scritto uno di loro, dopo che due ragazzi erano stati arrestati per non essersi limitati a sventolare mutandine: «Io, non-violento, sto dalla parte delle regole». E ovviamente, il PD: «Chi li conosce quelli, mica sono dei nostri, sono provocatori!».
L’onda del controtempo
di Marco Rovelli
Come dire a tuo padre che stai facendo nient’altro che il tuo dovere? Di mattina presto, attorno al tavolo della casa natale, lontana mille chilometri dalla nuova casa. “No, non adesso, il caffè dopo, adesso racconta”. Da quella prospettiva, lontana e obliqua, con i piani sfalsati, da cui tutto si confonde, non si riesce a dire che cosa è doveroso fare. E allora Rosaria deve raccontarla al padre la sua percezione, deve spiegargli perché ha deciso di mettersi in movimento, di seguire l’onda del tempo, e l’onda del tempo le fa dovere di scendere in piazza e levare la voce. Ma forse bisognerebbe dire che è l’onda del controtempo, quella di Rosaria. Di giovani che hanno deciso di non starci al flusso delle cose, un flusso che li priva di futuro, che li vorrebbe trattenere in un’impotenza senza scampo. Ognuno di loro conosce dei laureati che non trovano lavoro o che sopravvivono nel precariato, ognuno di loro sente su di sé, e non per sentito dire, che questo Paese non investe su di loro. Così il flusso del tempo lo vogliono deviare. Fanno diga, o barricata.
[giovani] scrittori in cantiere a Mantova
Dopo il successo della prima edizione, torna Scritture Giovani cantiere, corso di formazione per dieci giovani autori promosso da Festivaletteratura con il sostegno di Fondazione Cariplo e Illy Caffè.
Articolato in due sessioni di lezioni, che si terranno a Mantova dall’1 al 3 e dall’8 al 10 aprile 2011, il progetto si rivolge agli aspiranti scrittori tra i 18 e 27 anni che non abbiano ancora pubblicato i propri lavori. Nel corso del laboratorio i partecipanti verranno a contatto con professionisti dell’editoria (agenti letterari, editori, critici, traduttori, editor) e con scrittori affermati, alcuni dei quali già partecipanti alle scorse edizioni del progetto Scritture Giovani di Festivaletteratura.
Attraverso le testimonianze e il confronto con queste figure professionali si mirerà a stabilire un punto d’incontro tra il mondo della scrittura e quello dell’editoria, così da fornire ai giovani di talento un primo orientamento all’interno di una realtà così complessa e articolata. Si parlerà dunque dei nodi del mondo editoriale ma anche delle professioni della scrittura, e di quali siano ad oggi le strade percorribili per far arrivare al pubblico le proprie creazioni.
Ex ordres littéraires: Carmela Cammarata
di
I Santi Padri di Carmela Cammarata (Del Vecchio Editore, novembre 2010) per me è un po’ come il ratto che s’infila in una saittella (fogna, nda) di Via Foria e poi riemerge sfacciatamente da un’altra, poco più in là (madonna, ma un paragone migliore no?). Mi spiego.
Ho avuto questo libro dall’Ufficio Stampa della Del Vecchio, alla fiera di Roma. Il tizio (ormai lo conosco un po’ e lo chiamo ‘un dito ar’), mi fa: “Sai, mi piacerebbe tu lo leggessi. Avete molte cose in comune, riguardo l’uso della scrittura”.
Scatta tutto l’ingranaggio autore-lettore-recensore. Sintetizzando, il primo pensiero che faccio è: ”Ma che cosa? Io sono un grande momento della letteratura contemporanea”. Sintetizzando, la prima cosa che mi esce dalla bocca è: ”Davvero? Sono curioso…”
Leggo la quarta di copertina: Carmela Cammarata è una moderna fata dalle mani d’oro. Impiegata per hobby, è artigiana per assoluta volontà di mani ribelli. Misericordia. Chiedo se allo stand c’è la persona che ha scritto questa quarta per comunicarle immantinente… la mia impressione.
Tele Geto
del collettivo Ti Moun Rezistans, Haiti

Vicino al camino
di Walter Benjamin, da Critiche e Recensioni
Si racconta che una volta Oscar Wilde si trovava in un gruppo di persone, e il discorso era caduto sulla noia. Ciascuno aveva detto la sua; Wilde tacque fino all’ultimo. Lo guardarono con impazienza. Allora disse: «Quando mi annoio, prendo un buon romanzo, mi siedo davanti al fuoco del camino e lo guardo».
Continua a leggere su l’Eugenio.
Poeti degli anni zero all’Esc
POETI DEGLI ANNI ZERO

Venerdì 25 febbraio 2011, alle ore 18:00, Walter Pedullà, Massimiliano Manganelli, Francesco Muzzioli, Tommaso Ottonieri e Vincenzo Ostuni presentano Poeti degli anni Zero, l’ultimo numero de L’ILLUMINISTA.
L’Illuminista, rivista di cultura contemporanea diretta da Walter Pedullà e pubblicata da Edizioni Ponte Sisto, dedica un numero monografico (anno X, n. 30, febbraio 2011, pp. 352) alla poesia degli autori italiani apparsi nel primo decennio del 2000.
Walter Angelici. La pittura senza idillio
Nello stato di natura l’idillio è mancato, fatalmente. E l’essere umano, che di tale stato è vertice e in un modo termine, non sfugge alla legge, si piega anzi, ne è piegato. L’umanità descritta da Angelici ha una mestizia infusa d’orgoglio, la dignità sopra tutto della presa di coscienza, dell’accettazione d’una condizione non invertibile, non negoziabile. Un fatalismo che non è però abbandono o rassegnazione a un destino segnato, ma interrogativo inesausto e rovello, pungolo che scava così nel profondo da deformare, gentilmente a volte, a volte tanto da renderli maschere d’un mistero tutt’altro che buffo, i visi, le sembianze, dei personaggi che di questa irrequietudine assorta si fanno modelli e campioni.



