
La frontiera delle donne .
di
Camilla Panhard
traduzione di Francesca Spinelli
Tapachula (Chiapas)
Due ragazze fissano in silenzio la mappa stradale del Messico : “Tapachula-Houston 2.900 chilometri”, dice la legenda. Sono entrambe minute, il cartello con la mappa le sovrasta. Come se, attraversando il fiume Suchiate, che separa il Guatemala dal Messico, fossero rimpiccolite. Una delle due è leggermente china in avanti. L’altra mi risponde di sì quando le chiedo se sono state aggredite. Appena un’ora fa. Avevano svoltato subito prima di El Silencio, una piccola frazione, per aggirare il primo posto di frontiera. È stata la loro prima aggressione. A ogni svolta, le aspetteranno banditi armati di machete, kalashnikov o pistole scalcinate.
Le due giovani si preparano ad aggirare la prossima garitta, che si trova nel quartiere di Viva México a Tapachula, capoluogo meridionale dello stato messicano del Chiapas. Un ragazzo in bicicletta si ferma per indicargli la strada, ma ci ripensa subito e gli consiglia di rinunciare.
“Te l’avevo detto”, sospira una delle due.
“Dai, andiamo”, incalza l’altra.
“Siete coraggiose”, mi limito a osservare.
“No, io no! Io no!”, riprende la più piccola, portandosi la mano alla bocca.
“Ha perso la verginità su queste strade. Non c’è bisogno di andare lontano per farsi stuprare”, spiega la compagna di viaggio, mentre l’altra arrossisce.
Si chiama Griselda e ha aspettato di compiere diciott’anni per lasciare l’Honduras. È partita da sola. Subito dopo aver varcato la frontiera del Messico, l’ha violentata un tipo che si era presentato come trafficante di persone. Per un pelo non è finita in uno dei bordelli di frontiera. Poi il suo cammino ha incrociato quello di Yohanna. Originaria di Città del Guatemala, 27 anni, la più anziana ha una forza d’animo straordinaria.














