di Sergio Garufi
In un epico scontro consumatosi diversi anni fa tra due giganti della critica letteraria, Tzvetan Todorov accusò Northrop Frye di essersi limitato, con il suo saggio Anatomia della critica, a proporre una semplice tassonomia, una mera classificazione di generi letterari non logicamente coerenti tra loro. Lo studioso bulgaro aggiungeva, inoltre, che affermare che gli elementi di un insieme possono essere classificati significa formulare su questi elementi l’ipotesi più fragile che esista. Il testo del canadese gli sembrava insomma “un catalogo in cui erano state repertoriate innumerevoli immagini letterarie, ma un catalogo non è la scienza stessa, è solo uno dei suoi strumenti, e chi non fa altro che classificare non può farlo bene: la sua classificazione è arbitraria non potendosi basare su una teoria esplicita – un po’ come quelle classificazioni del mondo vivente, prima di Linneo, in cui si stabiliva la categoria degli animali che si grattano”.
