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Da Dnepropetrovsk

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di Giovanni Catelli

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Il Dnepr e’ vasto e potente come il silenzio.

Qui, all’ombra del ponte bianco voluto da Breznev nel 1969, che pare quasi gettare le sue brevi arcate senza numero verso la Florida, e non verso Lievo Bierezni, appare l’irrealtà di questo inverno tiepido e ventoso come una primavera, visitato da brezze umide quasi marine, da giornate di sole degne di un aprile, da una luce di bronzo che rade la corrente all’imbrunire, disegnando finissime fuggevoli scaglie d’argento prima del buio, e del piombo improvviso che sospende allo sguardo la fuga delle acque: lontano, dove sappiamo perdersi le fioche luci dei filobus che arrancano verso il centro del fiume, giace l’immenso quartiere di Pravda, Verità, come altrove, a distanze mute quasi invincibili dal passo, respirano le torri parallele di Pabieda, Vittoria, gli alti palazzi dispersi sulle morbide colline di Topol, i condomini anni’50 di Pietrovski, le barriere piu’ recenti di Parus, Vela, sino alle vie piu’ remote ed infide di Amur.

Da Odessa

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di Giovanni Catelli

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Piat rubliei, dice il negoziante, et voila’ Odessa, come tornare a casa: la stazione, dalla grande piazza, sembra il terminal delle astronavi per la luna, con i pionieri della rivoluzione a trainare la cupola d’argento. Odessa, citta’ da sempre di cultura russa e cosmopolita, ove ancora usa chiamare Rublo l’attuale Hrivnia, sembra navigare nella sua perenne saggia indifferenza, al di la’ di momentanee rivoluzioni che ancora devono mostrare la loro vera natura: qui, la maggioranza e’ stata sempre a favore dello sconfitto Yanukovich, filorusso, e ben lontano dal nazionalismo integralista delle regioni occidentali, dove si parla in prevalenza l’ucraino, e il russo e’ visto sempre piu’ come una lingua d’invasori, poco gradita pure quando e’ parlata dal turista.

Le scimmie… (83)

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di Dario Voltolini

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dedico questa fetta di Scimmie a Lucio Angelini, che in fondo in fondo è un mio estimatore

KAMIKAZE a Milano

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kamikaze.gifCari amici,
dal 25 al 30 di gennaio, presso il Teatro Verdi di Via Pastrengo 16, a Milano, andrà in scena Kamikaze, lo spettacolo di Teatro Aperto tratto dai Canti del Caos di Antonio Moresco.

Le scimmie… (82)

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di Dario Voltolini

Dieci modeste proposte ai massimi dirigenti Rai

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di Aldo Nove

ristor.jpg“Il bello non è che il tremendo al suo inizio”, scriveva il poeta Rainer Maria Rilke che molto se ne intendeva di angeli e di decadenza della borghesia agli inizi del Novecento ma non aveva mai avuto la fortuna di assistere a un reality show. Ed essendo questo nostro nuovo, novissimo mondo agli albori del nuovo millennio, potremmo tranquillamente rovesciare la frase di Rilke e costruirne una nuova più adatta ai nuovi tempi: “Il tremendo non è che il bello al suo inizio”. Chi ce lo dice, poi, che nell’escalation mistica di sublimi atrocità dei vari Grandi fratelli, Isole dei famosi, Fattorie, Case Pappalardo, Ristoranti e quant’altro non vi sia il segno di una nuova era? Certo non è il sol dell’avvenir, ma con l’avvenire c’entra. Piuttosto oscuro come avvenire all’apparenza ma si sa, le cose cambiano, evolvono.

Le pagelle impazzite di Moratti

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di Giuseppe Caliceti

LetMoratti.jpgFine gennaio. Tempo di consigli di classe e collegi docenti. Tempo di valutazione degli alunni e degli studenti. Tempo di caotiche riunioni di interclasse e accorati colloqui coi genitori. Un ottimo periodo anche per tirare qualche somma a proposito dell’applicazione della cosiddetta Riforma della Scuola. Soprattutto in base alle novità introdotte dall’applicazione della Moratti nella valutazione.

Duo da camera (2)

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balthus09.jpgdi Andrea Inglese

Di questo ricco festino (salsa
di lingue, ciocche, tette e coscette)
non mi fiacco che a notte tarda
(aromi di fori e fiori, labbri mielati),
ma tu che mi sei pane e uva, cuoca
e servetta, hai deciso per sempre
il mio destino: schiavo ingrassato
del tuo piatto, inchiodato al muro,
indefesso ti mordo, rodo, mastico,
ma mai giungo all’osso, e avanzarti
non posso.

Certe volte vorrei

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di Mauro Mircispider02.jpg

Hanno portato il nuovo espositore e il signor Nino mi ha sorriso. E’ stato un sorriso sincero, di quelli che si fanno a chi si è affezionati.
Il giorno che sono arrivato qui ero un punto interrogativo, un quesito al quale solo il tempo poteva rispondere. L’ultimo TSO era stato brutto. Mi aveva detto il brigadiere dei vigili urbani che gli infermieri avevano dovuto infilarmi la camicia di forza mentre mia madre piangeva e si copriva gli occhi. – A uno gli hai quasi staccato mezza mano con un morso – ha aggiunto.
Ricordo d’un tratto che rimangono da sistemare le gomme e le caramelle. L’espositore di libri e giornali, troppo alto, le copriva, così abbiamo deciso di spostarle dietro la cassa, accanto alle sigarette. Immagino le facce spaesate dei clienti quando cercheranno le Halls e troveranno invece i titoli del Corriere. Chissà se i loro occhi indugeranno sulle parole scritte oppure scivoleranno alla ricerca delle caramelle perdute.

Le scimmie… (81)

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di Dario Voltolini

Introduzione a Una tomba per Boris Davidovic

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di Iosif Brodskij

( Il saggio di Brodskij verte sul romanzo di Kis apparso in italia con il titolo I leoni meccanici, traduzione di Martina Novak Suffada e Postfazione di Nicole Janigro, per Feltrinelli nel 1990. A. I.)

Quando, dopo grandi difficoltà, questo libro fu pubblicato per la prima volta nel 1976 a Zagabria, in Jugoslavia, venne immediatamente aggredito sulle pagine dei giornali dagli esponenti “stalinisti” che allora costituivano il gotha letterario del paese. Il grido di guerra lanciato dall’alto fu raccolto dalla base, ovvero dai serbocroati nazionalisti, tradizionalmente filo-russi e antisemiti, dato che la maggior parte dei personaggi di Danilo Kis sono ebrei, come l’autore stesso.

Le scimmie… (80)

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di Dario Voltolini

Un bel film di Gaglianone

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di Dario Voltolini

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Popolari o populisti?

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Una discussione fra Loredana Lipperini e Carla Benedetti (e tanti altri)

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Da Lipperatura, il bel blog letterario di Loredana Lipperini, riprendiamo un intervento di Lipperini stessa sull’articolo di Carla Benedetti (vedi qui). Segue un intervento di Carla Benedetti, comparso nella finestra dei commenti di Lipperatura. Tutta la discussione, compresi i commenti di Andrea, Wu Ming 1 qui menzionati, e tutti gli altri, li potete leggere qui.

Su Fiona di Mauro Covacich

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di Tiziano Scarpa

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È appena uscito nelle librerie Fiona, il nuovo romanzo di Mauro Covacich pubblicato da Einaudi. Ho potuto leggerlo con un certo anticipo e avere il tempo di meditarlo; ho scritto gli appunti che presento qui.
Mi scuso della lunghezza di questo scritto, che d’altronde è in proporzione alla mole di riflessioni che Fiona ha suscitato in me: si tratta di un romanzo che affronta in maniera appassionante e profonda un gran numero di situazioni cruciali del nostro tempo, perciò meritava una risposta non frettolosa.
Attenzione: vi avverto che per analizzare il romanzo non ho potuto evitare di svelare alcuni nodi della trama che rischiano di rovinarvi la lettura del libro. Grazie della pazienza.

Prendete un quotidiano di questi giorni, dal primo all’ultimo foglio, connettete narrativamente le pagine, immaginate una vicenda che le unifichi e le correli tutte e ricavatene il succo morale.

Le scimmie… (79)

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di Dario Voltolini

Giornalismo e verità #1

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Terzo incontro di Nazione Indiana al Teatro i

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Stiamo organizzando una giornata di incontro dal titolo
GIORNALISMO E VERITA’.
Si svolgerà esattamente tra un mese, sabato 19 febbraio a Milano, al Teatro i, in via Gaudenzio Ferrari 11, dalle ore 9.30 alle 18.

Parleranno voci libere e tenaci del giornalismo d’inchiesta: giovani e vecchi, il cronista veterano assieme al giovane che ha appena cominciato e che ha solo la forza della propria libertà e della propria tenacia, attivi in un tipo di giornalismo che oggi trova sempre meno spazio nei giornali, e ancor meno in televisione, direttori di riviste che fanno un lavoro anomalo e controcorrente, direttori di collane editoriali impegnate su questo terreno. Ci saranno racconti, discussioni e proposte, anche per rompere l’isolamento di chi non si arrende alla situazione di violenta chiusura degli spazi e di addomesticamento dell’informazione.

Io slave to love (mi prostro a Berlusconi)

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di Gemma Gaetani

berlusconi.jpgSolo il dittatore parla d’amore.
Jacques Lacan

Ti amo, Berlusconi,
ce l’hai fatta.

Troppi anni di governo resistendo,
non gettando la spugna invero mai,
tu come noi, senza mollare mai,
da governata odianteti vieppiù
man mano che passavano le leggi,
i tuoi pensieri, le dichiarazioni,
gli show oltre frontiera, le intenzioni
– fantascienza pensavo, e poi realtà;
così sfiancata da godere un po’
(sai quando la pazienza perde essenza?)
da sporca (ed) anarchista
più che real pacifista
(che infine la pazienza perde essenza)

quando il treppiede ti ferì dal popolo.

Lohengrin

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di Riccardo Ferrazzi

lohengrin.jpg“Ma è in tedesco ! Già le opere, anche in italiano, sono una noia micidiale. E poi, che palle, un teatro tutto ori e velluti rossi, giacca e cravatta, ingabbiati lì per tre o quattro ore !”
OK. Vi siete sfogati ? Le luci si abbassano, l’orchestra attacca il preludio.
Oh bella ! Questa musica avete l’impressione di conoscerla. Ogni tanto sembrano i Pink Floyd. E invece è roba che ha più di centocinquant’anni. Ma pensa te.

RITI DI PASSAGGIO a Padova

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L’anno scorso un gruppo di narratori diede vita a una iniziativa di pubbliche letture intitolata: Letteratura come verità.
Quest’anno tornano alla carica con un’iniziativa intitolata:
RITI DI PASSAGGIO
Si parlerà e si leggerà di Sesso, Gioventù chimica, Esibizioni, Povertà, Viaggio senza ritorno.
Qui di seguito trovate la presentazione e il calendario degli incontri.

Genocidio culturale

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di Carla Benedetti

faletti.jpgI due bestseller di Giorgio Faletti sono un fenomeno nuovo in Italia? Secondo alcuni si tratta semplicemente di thriller di successo che una volta tanto, invece di arrivare da oltre oceano, vengono prodotti in patria. Nient’altro? Proviamo a guardare meglio.

1. La monocultura del bestseller

Quattro anni fa un saggio di André Shiffrin, Editoria senza editori (tradotto da Bollati Boringhieri con una presentazione militante di Alfredo Salsano), lanciò un allarme al mondo della cultura. Sosteneva che l’editoria è cambiata negli ultimi dieci anni molto più che in tutto il secolo.