di Mariagiovanna Stabile, con tre domande alla regista Emma Dante
Ricevo ancora segnalazioni per la lista della spesa (vedi qui). Ricordo che si tratta di scegliere qualcosa di molto bello, letto, visto o ascoltato in Italia negli ultimi quattro anni, farne una breve scheda (massimo 2000 caratteri) e, volendo, porre tre domande all’autore o autrice: sarà mia cura cercare di mettermi in contatto e richiedere le risposte.
Scrivete a listadellaspesa@yahoo.it. T.S.
Per la “lista della spesa” segnalo Carnezzeria, regia di Emma Dante, compagnia Sud Costa Occidentale, tuttora in scena in Italia e in Europa.
Ho sempre pensato di conoscere abbastanza il linguaggio teatrale, se non altro per aver visto un po’ di spettacoli in giro per Milano. Devo dire però che questo spettacolo da una parte mi ha messo in difficoltà, dall’altra mi ha lasciata ammirata, per l’operazione di vertiginosa sintesi “linguistica” o meglio espressiva, che si compie durante l’azione sul palcoscenico. La narrazione del soggetto dell’opera (la quotidiana macelleria che si compie all’interno di una famiglia del Sud, tra inconfessabili abusi del padre sui figli, dei figli sulla sorella) è totalmente affidata alla mostruosa bravura, al corpo degli attori, capaci di raccontare una storia così abominevole quasi senza parole, quasi solo col corpo, col suo disagio, col sudore.

“Le immagini di mattatoi e di carne mi hanno sempre molto colpito […] Che altro siamo, se non potenziali carcasse? Quando entro in una macelleria mi meraviglio sempre di non esserci io, appeso lì, al posto dell’animale”.
1. I Sassi di Matera
22 Dicembre, oggi ucciso mio padre. Semplicissimo, atteso al varco dell’età mia e sua. Giovedì compiuti 18 anni. Ieri lui 59. Entrambi capricorni. Non voglio vederlo compiere sessant’anni, non voglio un altr’anno per la sua cifra tonda, ho pensato. Tanto vale eseguire subito la sentenza, ho pensato. Il mio regalo di compleanno, ho pensato. I regali agli altri rendono gli altri riconoscenti per principio, e la riconoscenza è il prodotto di un ricatto morale, ho pensato. Questo non è il mio caso, che ho scelto di fare a mio padre il regalo più non ricambiabile in assoluto dei regali in assoluto più non ricambiabili.

Osservate la foto. Proprio qui, sull’arteria monumentale di Kiev, il Kreshatik, vasto e severo viale di architettura staliniana costruito dopo le feroci distruzioni naziste, accurate anche nel cancellare il preesistente quartiere art nouveau, in questo luogo di interminabili parate sovietiche, esibizioni decennali di missili e carri armati, luogo dove il potere ha sempre dispiegato le sue seduzioni metalliche, le sue illusioni di pietra e cartone, le sue bandiere ormai mutate (dal 1991 la parata militare celebra l’indipendenza della nuova nazione, l’Ucraina), proprio qui è sorta, nei giorni successivi al primo ballottaggio fra Yushenko e Yanukovich, la tendopoli pacifica della rivoluzione arancione, il presidio permanente dei sostenitori di Yushenko, intenzionati a dimostrare la propria determinazione dopo i vistosi brogli elettorali,sino a circondare i palazzi del potere chiedendo un nuovo ballottaggio.
Caro Tiziano, ti invio un testo rimixato che se vuoi puoi pubblicare su Nazione Indiana. A me piace. Il merito è soprattutto di Balestrini. Nelle mie ultime letture pubbliche è già diventato un piccolo must. All’inizio, e poi a scelta, mentre si legge/interpreta, bisogna sospendere la frase e chiedere al pubblico di ripetere sempre la stessa parola, in coro: Merda!
Le orfane del volto
Maria Giovanna è bella. Ha ventidue anni e una storia di lavori precari e improbabili. Miraggi di lavori. Miraggi di successo che l’hanno spinta da un piccolo paese della Sardegna alla grande metropoli del Nord. Questa è la sua storia.
traduzione di Annalisa Cosentino