di Marco Alderano Rovelli

Ho rivisto Dogville, di Lars Von Trier. E non posso non cantare le lodi di questo grandioso film teologico e politico. Che ognuno dovrebbe vedere per comprendere la storia del nostro Tempo, e la Storia tout court.
Avevo amato the Idiots, odiato Dancer in the dark. Dogville è magnifico. Esso dice l’etica. Dogville è la città del sottouomo – là dove la vittima è immediatamente carnefice. La ‘zona grigia’. E’ lo spazio cavo dell’etica, ridotta all’osso: la scheletrica e immaginaria scenografia teatrale non fa che presentare l’etica come un gioco di società. In questo gioco, la grazia appare come l’impossibile – e quest’impossibilità non può che materializzarsi come angelo sterminatore, in fine. Nicole Kidman è il tremendo – è il volto di Dio, dalla prima all’ultima inquadratura. E poi, Dogville ha un merito ulteriore: dice l’etica oggi. Dice l’America come spazio scenico dell’etica. Dice la catastrofe del nostro tempo, insomma.

E’ uscito il semestrale cartaceo di “Re:”, dal titolo
Di Andrea Inglese
4.
Bene, eccoci al termine della scimmiata. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sopportato, quelli che non mi hanno sopportato e quelli che hanno apprezzato le scimmie. Dedico alla Fuschini quest’ultima puntata, che la vede in presenza di una scimmia vera – non come l’Angelini – qui a sinistra. La scena catanese con cui le scimmie finiscono è idealmente indirizzata al mio amico Liotro. Saluti a tutti voi, amici de’ me’ coglioni. D.V.
(Qui di seguito le prime pagine del romanzo, tradotto da Werner Waas.)
Confutazione di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick
Jugoslavia: la condanna della memoria. Dell’inutilità e del danno della storia.
Ho tempo. Ho tutto il tempo che voglio. Sono tornato disoccupato. E domani ho un colloquio di lavoro. Staremo a vedere. Mettiamo sempre le mani avanti…Per farla breve io e il tipo ci siamo mandati reciprocamente affanculo stamattina, e tu hai trentatreanni sei vecchio (veeecchio, veeecchio) e qui bisogna trottare e quello che mi produci tu in due giorni io lo faccio in un’ora e qui c’è gente che bussa alla mia porta – E accogli chi vuoi, – gli dico, – chiama chi ti pare, l’importante è che sei contento.
Perché permettiamo al mondo di andare come va
[Giorgio Falco ha pubblicato nel 2004 