di Sergio Nelli
Il 30 novembre ricorre nella nostra regione una nuova festa: la Festa della Toscana. Lo ha deciso fin dall’anno 2000 il Consiglio Regionale, scegliendo questa data che richiama quel 30 novembre 1786 nel quale il granduca Pietro Leopoldo, con l’ispirazione e l’appoggio di Cesare Beccarla e non senza contrasti interni, promulgò il nuovo Codice Criminale.
La rivoluzione francese di lì a poco spazzò via lo spirito riformatore dei sovrani illuminati.
Lo stesso Pietro Leopoldo sull’onda dei primi fatti rivoluzionari ripristinò frettolosamente, nel 1790, la pena capitale. Nel 1795 il nuovo granduca, Ferdinando III, alzò il tiro della restaurazione reintroducendo la massima pena anche per i delitti di lesa maestà e per i gravi delitti contro la religione. Con l’annessione della Toscana alla Francia nel 1809 le cose non cambiarono. Il “taglio della testa” restò, benché poco praticato e convertito spesso in lavori forzati a vita, rilegittimato.
Per la prima volta nella storia degli stati moderni venivano abolite la pena di morte e la tortura.




Mi hanno incuriosito due articoli di commento ai risultati delle elezioni presidenziali statunitensi, firmati da Lea Melandri e Antonio Codebò e apparsi nei giorni scorsi nel quotidiano
Falluja, novembre 2004.
Quando scoppiò in America lo scandalo Clinton-Lewinsky, molti intellettuali si chiesero come era possibile che una squallida storia privata di sesso potesse diventare più importante della guerra che sconvolgeva in quel momento i Balcani. Oggi, di fronte all’esito delle elezioni americane, lo stupore è analogo, anche se sono cambiati i termini della contrapposizione.