Oui, nous, nuje, nosotros sommes (un petit poch’) la France!

27 aprile 2012
Pubblicato da

di Helena Janeczek

Com’è il bicchiere della riscossa a sinistra dopo il primo turno delle presidenziali in Francia? Mezzo pieno o mezzo vuoto? Il 1,5% di vantaggio di Hollande, insieme alle nette indicazioni di Mélenchon, giustificano festeggiamenti e speranze?
E cosa rappresenta il “solo” 17,9% di Marine Le Pen, composto al 30% del voto operaio? Si tratta di qualcosa che già si conosceva e che si appaia, grosso modo, al nostro bacino leghista, prima che vicende di lingotti e diamanti bombardassero, come sa fare solo la-realtà-che-supera-la-fantasia, il mito della pura e dura identità padana?
La figlia di Le Pen purtroppo è meglio del figlio di Bossi come erede dinastica – ci vuole poco. Ma è difficile non pensare che quando la globalizzazione si fa sentire come fonte di conflitto e prospettiva sempre più vasta d’immiserimento, quando l’Europa da tutto questo non protegge, ma anzi accresce l’acuirsi dei problemi, una risposta nazionalista e reazionaria sia la prima capace di fare breccia.
E come porsi dinnanzi ai mercati che registrano subito ciò che da tempo sanno bene, ossia che per la via pianificata a Bruxelles non c’è nessuna uscita dalla crisi dell’Eurozona? Hanno paura di Hollande, quel spendaccione incorreggibile, o di chiunque, a destra o a sinistra, faccia saltare la pia menzogna del fiscal-compact, promessa data e non mantenibile? Il bicchiere è parecchio avvelenato, comunque vada.
Eppure c’è qualcosa di buono in questo eccesso di proiezioni, quasi che François Hollande, come Obi Wan Kenobi in Star Wars, fosse “la nostra ultima speranza”. Non era mai capitato che si manifestasse tanta partecipazione appassionata a un appuntamento elettorale fuori dalla stessa nazione coinvolta. Non è a Bruxelles, ma grazie al voto sovrano nel paese della Bastiglia, che ci scopriamo cittadini dell’Europa.

pubblicato su L’Unità, 24 aprile 2012.

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11 Responses to Oui, nous, nuje, nosotros sommes (un petit poch’) la France!

  1. véronique vergé il 27 aprile 2012 alle 18:14

    Grazie Helena per l’articolo. Va dritto nel cuore. Domani torno in Francia, e grazia a te, non mi abbandono più al destino, andrò a votare. Un piccolo voto per una bell’idea: participare a una visione della felicità condivisa. Ho trovato il respiro più ampio in Italia. Torno con libri e la tua voce nel cuore. Forse sarà un 1 maggio di speranza per tutti.

    Con amicizzia.

    véronique

  2. gianni biondillo il 28 aprile 2012 alle 00:50

    Véronique, non dirmi che eri a Milano e non ti sei fatta viva! Questa me la lego al dito!!!

  3. giacomo sartori il 28 aprile 2012 alle 12:03

    in realtà quello della protezione dei cittadini dall’Europa e dalla crisi etc. non è stato il cavallo solo della Le Pen, ma anche di Sarkozy e di Hollande e di Mélenchon: il vero tema, l’unico, di questa campagna nella quale la politica – e le proposte nella quale essa si articola – è stata completamente assente; è stata una lotta a chi potesse impersonificare meglio questa astratta capacità di protezione; una lotta psicologica, molto tecnica, da serial televisivo (come nei serial si sente costantemente il controllo assoluto su ogni gesto delle ferratissime equipe di sceneggiatori); che poi in questa totale evacuazione della politica Le Pen, con la sua immagine di combattiva madre di famiglia, abbia avuto buon gioco, è molto comprensibile (le sue deliranti proposte protezioniste e xenofobe sono in fondo le meno astratte!);
    certo la centralità della “carismaticità presidenziale” del candidato presidente è una costante delle campagne elettorali della quinta repubblica, ma c’è anche una involuzione della democrazia che ci riguarda tutti;

  4. jacopo galimberti il 28 aprile 2012 alle 20:53

    In realta’, le somiglianze tra Marine Le Pen e Bossi non vanno molto al di la’ della retorica xenofoba.

    Le Pen e’ nazionalista, Bossi l’esatto opposto. Ho dei dubbi anche sul profilo socio-professionale del loro elettorato. Bossi e’ radicato nelle medie e grandi citta’ ed e’ in generale piu’ vicino al grande capitale (CL per esempio…) di quanto lo sia l’FN. Le Pen va forte in Corsica, nella Francia rurale del nord e dell’est, cosi’ come nelle zone industriali in riconversione. Diversi sono anche gli approcci nei confronti delle altre destre. Le Pen si dichiara equidistante sia dal capitalismo bling-bling di Sarko sia dal “socialismo” di Hollande. Bossi, come si sa, ha preso altre strade. Infine, il minor centralismo dello Stato italiano favorisce Bossi (che governa varie ragioni) e il suo comunitarismo, ma lo rendono poco propenso alle istanze neo-fasciste, malgrado Borghezio.

  5. helena il 29 aprile 2012 alle 20:32

    Non so, Jacopo – che in Francia l’estrema destra sia ultranazionalista in senso classico e da noi invece sia saltata fuori l’invenzione di una nazione separata come la Padania, mi sembra il frutto evidente di una storia assai diversa. I meccanismi delle “identità nazionali” da difendere non mi paiono però così dissimili. E se Bossi, fino a ieri, si è alleato con Berlusconi, ossia con il capitalismo, questo l’ha fatto continuando a fingere di essere “altro”. Infatti ora è la Lega è la prima forza politica a essersi smarcata da Monti.
    Infine, occhio e croce, la Lega non mi sembra andare molto bene nelle grandi città. Ma in quelle medie deindustrializzate, o nelle zone – come il Nord-Est – industrializzate e anche ricche, ma da talmente poco che le radici povere e contadine sono molto presenti. O nei paesi veri e propri (del Nord, si intende).

    Ma su questo mi piacerebbe sentire anche Giacomo – in qualità di nordico a Parigi. Il quale, se volesse dilungarsi un po’ di più su quel che ha scritto sopra, sarebbe assai benvenuto.

    Ultima cosa: un pezzo breve come questo non può né vuole essere un’analisi che “non fa acqua”. Postarlo qui rappresenta per me soprattutto un’invito alla discussione.

  6. véronique vergé il 2 maggio 2012 alle 16:14

    Per Gianni,

    Ero a Genova. La prossima volta faccio una visita a Milano, ma è una città troppo
    ancorata nelle terre, allontanata dal mare:)
    Marine Le pen non la sopporto; non voglio sentirla. Nel tono della voce si sente tutto l’odio che ha per chi è diverso.
    Un paese è bello nella sua diversità. E’ triste vedere come la storia non fa senso per ignoranti.

  7. daniele ventre il 3 maggio 2012 alle 17:57

    Sono spiacente. Noi non siamo la Francia. Non noi né tampoco la nostra sinistra di traditori scassati.

  8. helena janeczek il 3 maggio 2012 alle 18:02

    Infatti l’ho scritto in totoese :-)

    A parte le battute: resto però abbastanza convinta che per la prima volta molti di noi si rendono conto che la scelta politica di un’altra nazione delle UE, sia qualcosa che ci riguarda direttamente.

    Qualcosa del genere finora era avvenuta solo con le presidenziali USA.

  9. véronique vergé il 4 maggio 2012 alle 11:02

    Ho ascoltato l’incontro tra Hollande et Sarkosy. Il programma è diverso riguardando l’economia. Sarkosy è con Merkel: una linea di politica economica che tocca ai paesi latini come Italia; Hollande dice che farà una lotta contro l’ingiustizia. La povertà
    non ha avvenire. Penso che il risultato delle elezioni francesi abbia un’influenza in Europa. Ho sentito Hollande molto determinato.

  10. riccardo ferrazzi il 4 maggio 2012 alle 11:16

    Il bicchiere è avvelenato comunque vada. E non c’è tanto da spaventarsi per i nazionalismi o i separatismi: quelli ci saranno sempre. Il vero dramma è che destra e sinistra non hanno più idee (per non parlare di ideali).

  11. gina il 6 maggio 2012 alle 11:31

    helena: avercene! (Elsa Dorlin, Eleni Varikas, Laure Bereni, Rada Ivekovic Joan W. Scott etc)
    Nous feministes (non si firmano cambiali in bianco:)
    ” … Nous citoyennes et indigènes, immigrées et autochtones, bourgeoises et prolétaires, travailleuses et chômeuses, nationales et naturalisées, européennes et étrangères, militantes et universitaires : filles, mères, ménopausées, avortées ou hormonées, Noires, blanches, tsiganes,arabes, musulmanes, juives ou chrétiennes, croyantes, mécréantes, voilées, dévoilées, revoilées, sexy, grosses, anorexiques, valides ou non, straight, trans, gouines, queer, morales, immorales, amorales, victimes, putes, épargnées ou enragées, … Nous, féministes, filles d’Olympe de Gouges, la demi-mondaine guillotinée pour avoir déclaré nos droits, de Solitude, mulâtresse guillotinée à Pointe à Pitre pour s’être élevée contre le rétablissement de l’esclavage, de Mary Wollstonecraft et de sa philosophie authentiquement universaliste, de Flora Tristan qui défendait “la nécessité de faire bon accueil aux femmes étrangères”, de Fatma N’Soumer combattante algérienne qui prit les armes contre l’armée coloniale, de Louise Michel qui se rangeât sans hésiter du côté des Kanaks contre les colonisateurs de son pays, d’Olga Bancik la combattante invisible de la bande à Manouchian décapitée par les nazis, des 230 militantes, résistantes, du convoi du 24 janvier 1943 qui entonnèrent la Marseillaise en franchissant le portail de Birkenau, … Nous, filles, petites filles du MLF et du FHAR ; filles d’Audre Lorde, poétesse, lesbienne, caribéenne, traquant le racisme, le sexisme et l’homophobie jusque dans les rangs des mouvements féministes et des mobilisations anti-racistes… Filles de Virginia Woolf, nous dénonçons avec elle la propagande nationaliste qui prend les femmes en otage et prétend les défendre alors qu’on bafoue leurs droits fondamentaux : « En tant que femme, je n’ai pas de pays, en tant que femme, je ne désire pas de pays, mon pays c’est le monde entier… ». Notre généalogie ne connaît pas de zones d’ombre : nous représentons cette tradition féministe internationaliste et anti fasciste qui s’est historiquement battue contre l’instrumentalisation colonialiste et nationaliste des droits des femmes et qui a toujours revendiqué l’égalité de toutEs et tous, quels que soient nos conditions, nos papiers d’identité, nos sexualités, nos religions, … Nous déclarons que nous ferons tout pour débarrasser le pays du Président sortant et appelons toutes et tous à en faire autant pour barrer la route au fascisme qui se répand en France et en Europe. Il est temps que nous nous rassemblions pour combattre ces politiques qui détruisent systématiquement notre communauté politique, nos droits, nos libertés démocratiques, le lien social et la solidarité et qui osent le faire en notre nom. Il est temps qu’un autre féminisme prenne la parole : nous, féministes, refusons avec la plus vive détermination que les « droits des femmes » et des « homosexuelLEs » ou « l’égalité des sexes » servent des idéologies et des pratiques néo coloniales et liberticides. Nous refusons de nous rendre complices de tels dispositifs qui créent les conditions de la toute puissance du capitalisme néolibéral, de la promotion d’une morale paternaliste de la « tolérance », de la réduction du politique au maintien de l’ordre policier et douanier, du fichage, de la surveillance et de la criminalisation des « étrangerEs », des populations paupérisées comme des syndicalistes et du mouvement social. Nous nous révoltons contre cette société qui laisse crever ses propres citoyenNEs de froid et de faim dans la rue tout en prétendant ne pas pouvoir accueillir « toute la misère du monde » ; nous condamnons la ruine des services publics, notamment en matière de santé, d’éducation, de recherche et de proximité qui sont la condition matérielle nécessaire de l’égalité réelle. Obscur objet du désir, l’adhésion de 6 millions d’électeurs et d’électrices françaisES à une culture fascisante fait l’objet d’un racolage actif. Le score du FN est comme un blanc seing pour nous maintenir dans la minorité, pour nous abreuver de représentations populistes, débiles, de raisonnements simplistes qui ne prônent que la haine ; la société civile n’est plus qu’une société de consommation clivée et apeurée. Cette surenchère doit cesser… Pour notre part, nous ne laisserons plus ce front nationaliste récupérer le féminisme pour en faire l’étendard des frontières de l’« Occident ». Nous ne laisserons pas un parti, quel que soit le sexe de son chef, nous diviser impunément.Nous luttons contre le grand renfermement dans une Europe forteresse qui transforme le combat historique pour nos droits et nos libertés sur nos corps et nos vies en une valeur de la « civilisation occidentale » et un critère d’intégration islamophobe… Qu’en est-il justement de « Nous » ? Qu’en est-il de « nos » droits ? Qu’en est-il de ces millions de femmes vivant ici sous le seuil de pauvreté ou assignées au travail domestique ? Qu’en est-il de l’égalité réelle des sexes et des sexualités ?… Quelle place occupe la lutte contre l’hétérosexisme dans notre société : une société qui maintient les discriminations salariales comme la licité des insultes ou l’impunité des violences ? Quels moyens sont alloués à une éducation sexuelle émancipatrice et à l’accès réel aux droits sexuels reproductifs et non reproductifs pour toutEs (maintien des centres d’IVG, valorisation et diffusion de la gynécologie médicale, contraception libre et gratuite, accès à la PMA sans discrimination) ? En tant que féministes, comment ne pas exiger l’abrogation des lois qui criminalisent les femmes en raison de leur religion, la multiplication des modes de garde collectif féministe, la réforme des manuels scolaires et le développement de la place de l’histoire des femmes, des études postcoloniales et de la notion de « genre » dans toutes les disciplines, l’éradication des publicités et des jouets prônant l’hétérosexualité obligatoire, la reconnaissance pleine et entière des droits sociaux des prostituéEs ? … Quelles leçons prétendons-nous vouloir donner au monde et de quelle histoire voulons-nous être les héritierEs ? Nous appelons aujourd’hui à voter pour le candidat qui demeure en position de barrer la route au projet néoconservateur d’une Europe amnésique, pour faire rempart aux politiques avilissantes des droites extrêmes comme des dérives droitières des partis de gouvernement d’ici ou d’ailleurs. Cet appel ne donne nullement carte blanche à M. Hollande ni ne signifie une adhésion à son programme économique et social : nos votes sont une promesse qui charrie le tumulte des combats passés, une promesse vis-à-vis de cette mémoire des luttes, un engagement pour l’avenir. Si nous gagnons cette fois, nous n’oublions pas que les fascistes sont de retour en Europe ; une Europe déchirée et désolée par des décennies d’un néolibéralisme agressif. Fidèle à Virginia Woolf, et à son brulot féministe Trois guinées (expurgé de ses œuvres « complètes » récemment parues dans La Pléiade), nous affirmons que, désormais, quiconque tente de nous instrumentaliser en prétendant défendre le droit des femmes sous couvert de progrès, d’identité nationale ou de défense des frontières européennes – rencontrera sur son chemin une internationale féministe que nous appelons de nos voeux”.Nous, féministes …