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Tag: alfa+, alfabeta2, alfonso berardinelli, Andrea Inglese, destrezza, morti viventi, poesia italiana, scavafosse, Sole24
Questo articolo è stato pubblicato il 7 giugno 2012 alle14:23 e archiviato in A gamba tesa, vasicomunicanti. Segui le risposte a questo articolo con il feed RSS 2.0.




sarà… però così a occhio sembra che berardinelli faccia un certo sforzo argomentativo di cui in questo articoletto di inglese non v’è traccia (non ho capito poi se doveva far ridere). quanto all’articolo sul sole24: inglese scrive: “Doveva recensire il volume di un giovane critico di poesia, ma a tale scopo ha dedicato parsimonioso solo qualche paragrafo finale.” da cosa si evince che lo scopo dell’articolo fosse la recensione al libro di marchesini? tra l’altro si spingono anche manacorda e febbraro, con l’occasione. tutto il pacchetto insomma, in calce alla tesi, che è generale. la tesi di berardinelli è discutibile, ma anche difendibile. insomma non sembra una acrobazia. non capisco poi l’ironia di inglese riguardo al fatto che berardinelli pubblichi i suoi saggi sulla poesia per grandi editori mentre la poesia vende poco. saggi di divulgazione scientifica (biologia, matematica, fisica) vendono bene anche se la massa del pubblico non va certo a leggersi gli articoli che escono giornalmente sulle riviste scientifiche specializzate. ecco la cosa un po’ deludente forse è questa: febbraro e marchesini come contravveleno. ma insomma, de gustibus!
lor.ca.
Leggo che Berardinelli sarebbe, a detta di Inglese, “un anziano signore non informato dei fatti”. Non so dire il perché, ma a me l’anziano – anziano di testa – sembra piuttosto Inglese, ogni volta che mi capita di leggerlo. E non riesce nemmeno a strapparmi un sorriso, ahimè.
commentino malvagio, ma non troppo: io credo che il pre/concetto di berardinelli-critico stia tutto nella sua vicenda (auto)biografica di (pessimo)poeta…
D’accordo con De lea, anche se sa tanto di luogo comune critico: certo è che quel libretto di versi, di cui si ricorda solo Manacorda nella sua affogatissima antologia, non ha aggiunto granchè.
Il commentino non è affatto malvagio, anzi: basta andarsi a rileggere quello che a suo tempo l’amabile e affilatissima formichina Berardinelli ha riservato all’ elefante-totem Fortini: di fatto, poi, Fortini resta un gigante, nella critica, nella scrittura in versi e nel pensiero, l’altro non proprio.
Trovo infine splendido che nessuno si sia esposto con un commento a questo post. Come dire, mai toccare i poteri forti, figuriamoci quelli accademici.
Inglese, scrivi qualcosa che penso da tanto, ma lo fai con una bravura che non ha pari, e che non ho.
Una cosa è certa, Berardinelli non ha più, ammesso che l’abbia mai avuta, la percezione reale di quello che sta accadendo nella poesia italiana. tant’è che interviene solo sporadicamente e solo su qualche autore del proprio coté.
Ma la cosa che emerge, e su cui mi pare occorra soffermarsi è nell’apparente contraddizione di una editoria di establishment che si affanna a delegittimare la critica e la poesia, e che comunque campicchia anche stampando libri che alla poesia e alla critica afferiscono.
caro manuel,
molte persone considerano Berardinelli un disco-rotto, almeno su questi temi, ma in genere è più elegante dirlo in privato. A me sembra che di tanto in tanto sia sano dire le cose anche in pubblico. Minima aerazione critica.
“A me sembra che di tanto in tanto è sano”
grazie, corretto