MUTA, LINGUA

26 agosto 2003
Pubblicato da

Andrea Raos

…pensando che c’è un scrittore capace di questo :

“Ci sono molte possibilità, perché la provvidenza non ammette alcun limite”, disse,

“ma trovare anche solo una probabilità che concordi interamente con la realtà, è al di sopra delle nostre forze. Non abbiamo alcun potere su ciò che è fuori di noi. Neppure sappiamo a cosa tutto ciò somigli. Non concepiamo incontri a distanza. La scena è diversa dal nostro sogno più agitato. Né abbiamo potere sulla memoria e l’oblio. Mai sappiamo quali immagini verranno a galla nella nostra mente. Ci tormentiamo con consolazioni di cui non abbiamo bisogno, e dimentichiamo tutto il bene che ci potrebbe apportare una pacificazione. Le ombre della nostra anima non solo voltano le spalle alla luce, ma ci circondano, minacciose come demoni, non appena abbiamo perso l’equanimità di un chiaroscuro armonioso. Invano ci scagliamo contro stelle e amici.”

…e di questo :

“Quando le tenebre dell’inverno riempivano la vallata e non c’era soccorso contro i banchi di nebbia e i pensieri devastatori, quando la noia si teneva presso la porta delle case come la morte eterna e niente tratteneva gli uomini dall’ingrossare persino donne agonizzanti, quando una crosta di escrementi e urina si formava, strato dopo strato, sui fianchi delle vacche, quando i bambini trapassavano le mammelle gonfie delle capre voraci, belanti, con chiodi di ferro forgiato coperti di ruggine, quando i ragazzi, con crudeltà raddoppiata, fendevano il corpo dei pesci e strappavano loro le viscere (eppure si dibattevano ancora come vivi, quando qualche ora dopo li si gettava nel grasso fremente della teglia), quando il petto degli anziani si riempiva all’improvviso di muco, facendoli ansimare rauchi come trombe richiamanti alla morte, quando le preghiere dei credenti gelavano nei campi innevati delle montagne e non giungevano a Dio, quando il fuoco della forgia scintillava come una stella di Betlemme prigioniera della fucina collosa di sego, quando l’aurora boreale agitata e verdastra al di sopra della nebbia copriva di rugiada il pelo delle renne che avanzavano lente, quando la pelle degli umani soffocava sotto la sporcizia degli abiti, quando la loro sofferenza – zimbello delle stelle inaccessibili – si abbandonava con nostalgia alla lussuria, quando l’ostetrica prediceva, vedendo il corpo della partoriente, la morte prossima del nascituro, quando tutto era quello che era, allora il pastore diceva : «Non lo sopporto, non sopporto l’angelo delle tenebre. Mi consuma, mi consuma -.» E sua moglie gli risistemava il berretto di pelo sul capo, e gli dava una cucchiaiata di polvere fortificante, diluita nel latte.”

…e di questo :

“…ignoravamo che lo spirito visionario dell’umanità – là dove affronta la nostra epoca, alla punta estrema del presente – lotta con la forma insondabile, minacciata da catastrofi; e che fonda la realtà sulla trasparenza, le cose interiori, come su un grande sogno. Che lo spirito creatore dell’uomo sta diventando solitario, inquieto; che non riesce più a rifugiarsi in cielo; che anche l’idea più sublime è tradita e diviene concime per approfittatori. Ah, la saggezza di questa terra ha forse accordato la ragione agli uomini unicamente perché portino alla luce e trasformino in cenere le foreste sepolte da milioni di anni, perché brucino i grassi che si ottengono da questo immenso marciume, affinché le foreste possano di nuovo uscire, verdi, dal suolo e che la fame di acido carbonico degli alberi sia soddisfatta.”

[Hans Henny Jahnn, Die Niederschrift des Gustav Anias Horn, 1 (Fluß ohne Ufer, II), 1936-1945]

…di ieri notte, sarà perché pensavo che non mi ero mai sentito così solo, allora venivi incontro, da sempre aurora masticata, boreale, stirata fresco della sera-pelle, così da immaginare, non vivo entrare, non nell’estinzione. Perché continui a stringermi nella tua stretta-pàssano, consumi, modulato bassissimo di continuo-amore?
Cielo coperto, non puoi pensare al quinto livello/Piano di Diamante :

“non voglio luce
superiore a questa –
se luna piena
e niente altro allora basta,
in ogni luogo è cielo”

[L’abate Jien, tra il 1194 e il 1195]

Che cosa sei? Rimani a fianco? Quanto ancora?

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3 Responses to MUTA, LINGUA

  1. andrea raos il 26 agosto 2003 alle 19:52

    scusate l’autocommento, volevo solo dire che di jahnn esiste in italiano il romanzo “la nave di legno”, pubblicato qualche anno fa da rosellina archinto.

  2. dario il 4 settembre 2003 alle 17:55

    Caro Andrea, mi permetto di chiederti qui, abbastanza in pubblico cioè, notizie di Ryuichiro Utsumi. Ho visto un manga di Taniguchi tratto da un suo racconto (“L’olmo”) e ho visto che ha scritto un’imponente raccolta di racconti intitolata “Gente”. Vorrei saperne di più. Lo chiedo a te perché so che sei un esperto di letteratura giapponese.
    Grazie e a presto.

  3. andrea raos il 12 settembre 2003 alle 20:10

    caro dario, scusa se ci ho messo un po’ a rispondere. adesso che mi hai pubblicamente dato dell'”esperto di letteratura giapponese” e’ un po’ imbarazzante per me ammettere che di questo utsumi non so nulla, eppure e’ cosi’ : sono andato su internet, come avrai fatto anche tu, e ho dato un’occhiata ai siti in giapponese, come non avrai fatto tu, ma anche li’ non ho trovato molto : nato nel 1938, opera imponente, vari premi letterari, produzione anche saggistica ecc ecc. niente di piu’, mi dispiace. ma tieni anche conto che sono un pessimo internauta, e la letteratura moderna non e’ esattamente il mio campo.
    piuttosto, se ti interessi di manga, hai sentito parlare di tsuge yoshiharu (il cognome e’ tsuge): ha cominciato negli anni sessanta, ancora adesso pubblica qualche storia ogni tanto, molto sporadicamente. secondo me e’ il piu’ grande (ma non sono il solo a pensarlo, in giappone e’ un autentico mito di minoranza); senza contare che non parla ne’ di robot ne’ di squadre di pallavolo ne’ di liceali ninfomani, ma “solo” di (quasi) tutto il resto : una vera boccata d’aria. so che anche spiegelman (quello di maus) lo stima molto e ha fatto tradurre alcune sue storie in inglese, ma non so quali. scusa se ho parlato soprattutto d’altro,
    cordialmente,
    andrea raos



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