Poesia d’amore (in qualche modo)

cassa.jpg

di
Francesco Forlani

Deve esserci un modo (un mondo)
per non tacere di nuovo il grido
di una mancata paternità
di una normalità agognata
e assassina.

Una chiave di volta ci sarà
(un risvolto) che non sia parola
que des mots que des morts
e alla ferita faccia da medicamento
dia sollievo.

Sicuramente c’é un piano (un pianto)
per non ridursi all’elemosina
di uno spazio e un tempo
e spingere i mobili da un capo all’altro
della stanza.

Esiste un qualcosa come lama
alla gomma rigata dell’ideologia nostrana
che da destra a sinistra ti divora
la carta quotidiana la quota cartacea
del nulla.

Sicuramente c’è o deve esserci
la parola d’ordine al disordine
credere che di tutte le parole
almeno una come una cosa
ti sia amica.

Che non vale credere e pensare
al bene attraverso il male fatto (dagli altri)
al meglio dei mondi migliori
è modo (un mondo)
che non vale,

un tuo sorriso, un bacio.
una tua carezza.

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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  27 comments for “Poesia d’amore (in qualche modo)

  1. véronique vergé
    2 ottobre 2007 at 08:14

    Mi piace quando Francesco parla dal suo cuore. Si ascolta un pianto fragile, discreto davanti a un mondo pazzo, solo l’amore avvolge, discreto siparo che prova distanza tra il mondo violento e la voglia d’amare.

  2. Chapuce
    2 ottobre 2007 at 08:15

    è tenerissima….

  3. Canea
    2 ottobre 2007 at 09:16

    wow che immensa ….

  4. andrea inglese
    2 ottobre 2007 at 10:28

    “e spingere i mobili da una capo all’altro / della stanza”
    il sisifo del bilocale, questo è spesso ahimé il nostro destino…

  5. 2 ottobre 2007 at 10:34

    in me. dentro di me

    mi spiace,
    non riesco a dirti che è solamente bella

    b!

    Nunzio Festa

  6. il prudente gibbone
    2 ottobre 2007 at 10:34

    un modo un mondo
    un piano (un pianto)
    ecc.

    sta roba la fa De Gregori…

  7. Francesca
    2 ottobre 2007 at 10:49

    Caro Francesco,
    è dunque un periodo così intenso, questo?
    A presto.

  8. ignorante
    2 ottobre 2007 at 10:56

    ma su che base vengono scelte le cose da pubblicare qui, scusate?

  9. marino
    2 ottobre 2007 at 11:21

    Molto bella, Francesco, in attesa di sentirtela recitare alla Foce di Porto,
    Homme libre, toujours tu cheriras la mer.
    marino

  10. asino chi legge
    2 ottobre 2007 at 11:22

    effeffe o della freschezza
    non sempre occorrono lenzuolatiche lemmiche
    estratticopichizzate da leggosuwkipedichegoogliche fontiche
    ninnananna macignate di testi che uno si compra il libro
    che degregoriselosognano oltretutto

  11. francesca tini brunozzi
    2 ottobre 2007 at 11:32

    caro francesco,
    questa poesia ha un bel tempo, viene voglia di ballarla abbracciati, fermi sul pavimento ondeggiare appena, per il tempo della canzone che tu dici, che riscuote – faccia a faccia – il suo premio di bellezza, il sorriso dentro a un bacio, la sua carezza.
    ti sorrido,
    frau

  12. The O.C.
    2 ottobre 2007 at 12:30

    Caro Ignorante,

    vengono scelte per non annoiare il pubblico.

    Cordiali saluti

  13. Ines
    2 ottobre 2007 at 12:51

    Bellissima!

  14. maria luisa
    2 ottobre 2007 at 16:41

    “normalità agognata/ed assassina” Della nostra generazione è l’inquietudine e la contraddizione. Forse è che la speranza di una normalità (quotidianità?)si rivela irrangiungibile, intima aspirazione senza possibilità di divenire azione.

  15. lu
    2 ottobre 2007 at 18:25

    la cosa più bella è la forma triangolare delle strofe

  16. sparz
    2 ottobre 2007 at 22:02

    Sicuramente c’è o deve esserci
    la parola d’ordine al disordine
    credere che di tutte le parole
    almeno una come una cosa
    ti sia amica.

    Per questo riusciamo ad andare avanti, Francesco, grazie.

  17. isabella
    2 ottobre 2007 at 22:21

    e vien voglia di lasciarti un sorriso, un bacio. una carezza (da Roma) i.

  18. Francesca E. Magni
    2 ottobre 2007 at 22:28

    il grido taglia come lama anche la pagina appena letta
    c’è sia parola sia gesto d’amore

    grazie

    fem

  19. sparz
    2 ottobre 2007 at 23:26

    effeffe quell’immagine della cassa che hai messo è fantastica. a.

  20. 3 ottobre 2007 at 00:21

    Troppo bella!

  21. 3 ottobre 2007 at 09:38

    nonostante la bontà dei sentimenti mi piace. emana verità.

    saluti,
    rs

  22. ...ma
    3 ottobre 2007 at 16:20

    lu, ci si attacca a tutto.

    Sarebbe poesia questa?

  23. sgt.Pepper
    3 ottobre 2007 at 19:39

    quasi quasi la metto in musica. Io sarei x uno slow rock, tonalità, MI minore. Sound, alla Dire Straits.

  24. 4 ottobre 2007 at 02:14

    e spingere i mobili da un capo all’altro della stanza
    come per parlare dei movimenti che ci sono concessi,, anche se siamo asserragliati,, ma io l’ho detto peggioooo

    mi minore anche secondo me

  25. 6 ottobre 2007 at 21:03

    passaci sopra,non mendicare,
    l’amore lo si crea non riceve,ne trova ne si cerca

  26. 7 ottobre 2007 at 23:43

    l’amore è sempre senza.

  27. miro
    11 ottobre 2007 at 23:01

    per l’amor del cielo!

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