RADIOBAHIA: racconti per canzoni [002]

di Marco Ciriello

Radio News July 1929

RADIOBAHIA: suona

“In your eyes” di Peter Gabriel

3.
Il vestito da sposa le rimase impigliato fra i piedi per tutta la vita. Lo indossò sempre, anche da nuda. Contro volontà e sentimenti. Aveva atteso invano sull’entrata del duomo ore e ore, tempo addietro. Lui era su una panchina, come adesso. Pigro, fermo, a guadare i tram passare. Sferragliare lenti. Scambiare sulle rotaie energia. Riscaldare la strada. Riempire di suoni le attese della gente. I tram: pensieri. Colorati, enormi, pesanti. Hanno numeri per farsi trovare. Sono sinceri, ti dicono dove vanno. Per questo non li prendi quando sai che ti porteranno in un posto sbagliato.

[ Marco Ciriello, scrittore e giornalista, dice: “Anche se so bene che l’ispirazione non esiste, da tre anni ogni giovedì metto su un disco e scrivo una storia per il mio giornale, non ho paura del foglio bianco né del numero di righe da tenere, io ho solo paura della morte, sempre. Per questo scrivo: per non morire.” – e fra gli sfiorati – i commossi – i perdenti – gli arrabbiati – gli idealisti – i rinunciatari – i ritagli di donna di questi short cut – che prendono lettere da note – sta questa scrittura bella ed essenziale – poetica e visionaria – ma non una riga di più o di meno ]

Radiobahia suona ogni venerdi all’alba sul quotidiano IL MATTINO

[ Peter Gabriel, SO, Geffen Records,1985]

[ immagine da: http://www.antiqueradio.org/art/rn26071.jpg ]
©1995-2008 Philip I. Nelson, all rights reserved ]

RADIOBAHIA: [ 001 ]

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La piccola targa di ottone è ancora là, incastonata nel marciapiede, lo è stata nel silenzio e nella solitudine delle strade deserte e del lockdown. Testimonia lo stesso e rende onore a chi tomba e sepoltura non ha potuto avere.
orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.