Nota per un vero compagno di classe

5 dicembre 2009
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Sui recenti fatti accaduti a Pistoia Raul Montanari ha scritto su facebook una nota struggente. Ne riporto un passaggio che vuole essere insieme denuncia ed omaggio, quando nel teatro della crudeltà il ruolo che si interpreta appartiene ai gesti e non alle parole. effeffe

“No, le lacrime mi sono uscite alla scena incredibile del bambino che si alza fra gli altri, spaventati, sgomenti, seduti con quegli occhi dilatati in cerca di senso… il bambino che si alza e si avvicina alla piccola, la accarezza, la conforta sotto gli occhi stessi della sua aguzzina. Qualcuno deve dare un nome a questo piccolo eroe! Devono dirci qual è il suo nome, perché possiamo ripeterlo fra noi e ricordarlo, e augurargli felicità per tutta la vita. Voglio sapere come si chiamano i suoi genitori, stringere le loro mani, abbracciarli! Guardate che non soltanto il bambino affronta il rischio di prenderle anche lui (e non a caso è l’unico ad avere un gesto d’amore per la piccola vittima). No, lui per fare questo gesto così nobile e spontaneo ha dovuto vincere una battaglia interiore contro la voce vigliacca che gli diceva:
“Ma lascia perdere, lascia stare, la maestra ha ragione, non vedi come rompe le scatole ‘sta bambina? Non senti come strilla? Non vedi che schifo, come si sbrodola? Dategliele, che le merita! Ancora un ceffone! Ancora!

Raul Montanari

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7 Responses to Nota per un vero compagno di classe

  1. véronique vergé il 5 dicembre 2009 alle 12:02

    E’ una cosa che mi lascia senza parola. Quando tu lavori con i bambini, sei sempre sorpreso della loro gentilezza. Mi spiego: si parla di crudeltà tra i bambini: è una cosa vera. Per esempio, preparando il consiglio di clase con i ragazzi ( primo anno di scuola media), qualche mi ha parlato di offesi alla ricreazione. Ho parlato con le due ragazze che hanno insultato e sembrano avere capito. I bambini sono gentili e ancora pieno di speranza, di vita. Devo dire che dopo lunghi anni in scuola media mi hanno spesso illuminato la mia giornata con un sorriso.

    Quando tu scegli di lavorare con i bambini, ami l’infanzia. Sei commossa da questa giovinezza, questi occhi che ti danno fiducia. Mi è accaduto di essere nervosa, in colera perché un alunno è stato insolente con me.
    Quando non arrivo a controllare la mia colera, grido. Ma in realtà non fa niente di gridare. E’sempre con i ragazzia adolescenti che mi vengono i nervi, quando mancano di rispetto.

    Lavorare con la giovinezza non è facile. Bisogna energia. Un giorno non sei in forma, hai male nel corpo, e appunto questo giorno gli alunni sono scalmanati. E allora senti colera, stanchezza, e violenza dentro.

    Mi sembra che è un po’ facile chiudere una bambina che piange, grida.
    Forse una parola dolce, una carezza sulla testa è più efficace.
    Una domanda: quanti alunni per la stessa maestra? perché è vero che
    le classe accolgono molti alunni: non è una buona cosa.
    Ma non è una scusa per la maestra che chiude una bambina nell’armadio.

    In Francia, le classe sono con un effetivo più numeroso.

  2. véronique vergé il 5 dicembre 2009 alle 12:46

    Sono andata da vedere la video su il Mattino e ti dà la nausea. Sono bambini e non possono niente fare per proteggere il corpo della violenza.
    Mi sembra che la violenza accade nel momento del cibo. Per fare mangiare il bambino si deve solleticare con il cucchiaio, aprire la bocca del bambino, e sorridere. Ho sempre visto madri canticchiare, parlare con dolcezza, fare del cibo un gioco. E’ un gesto che non è facile: fare mangiare con abilità.

  3. véronique vergé il 5 dicembre 2009 alle 14:14

    Com’è bello questo film cuore…

  4. Leonardo P il 5 dicembre 2009 alle 20:57

    chiunque abbia un figlio sa quanto queste righe siano vere

  5. yanez de gomera il 6 dicembre 2009 alle 11:26

    prima di costruire la mia nave, cercare un equipaggio e prendere il largo sono stato anche io un bambino. Quella maledetta scuola che frequentavo io, a Casal di Principe, era privata. I miei genitori mi mandavano in una scuola privata, ovvero pagavano perchè io subissi domande come questa: perchè porta quel fazzoletto colorato in tasca?
    altri giorni accadeva di peggio: c’era una vetrina nella stanza della direttrice, colma di giocattoli sequestrati ad altri bambini: ad ogni bambino “cattivo” veniva detto “scegli i giocattoli che vuoi.”
    tutti ci cascavamo: sceglievamo sempre due pupazzi e almeno una macchina o un robot. molti gioccatoli tante punizioni: botte, merenda sequestrata e umiliziano collettiva: avevano orecchie e coda e da asino, ce le facevano indossare e girare per la scuola.
    facevano di noi piccoli mostri, perchè dicevano che nelle scuole pubbliche c’erano figli di malavitosi. quindi, per correggere noi “normali” usavano metodi da lager. era 1989. venti anni dopo ancora faccio incubi in cui mi rivedo in quella scuola.
    mi auguro sia andata a fuoco. come le case nei film horror.
    (ma senza bambini dentro l’edificio)

  6. Raul Montanari il 6 dicembre 2009 alle 14:40

    1989, Yanez? Sembra incredibile! Credevo di essere stato uno degli ultimi a subire le cose che racconto qui:

    http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/806

  7. véronique vergé il 6 dicembre 2009 alle 18:23

    Yanez e Raul mi hanno fatto commozione. Ascoltando Raul Montanari, è strano, posso vedere il bambino. C’è ancora qualcosa di terribile in agguato nel ricordo. Mi viene da pensare à la classe de neige di Emmanuel Carrère, ottimo romanzo che entra nella paura di un bambino.



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