Light-Poetry (il tempo qui non vale niente)

testi di Mariagiorgia Ulbar
fotografie di Gaetano Bellone

 

C’era una volta

1

Una stanza per stare seduti
in cui io mi sdraiavo.
Da un ingresso di vetro
persone entravano e uscivano.
Io rivedo con occhi velati
e pupille che guardano dentro
primavere snervanti, erbe già marcescenti
così tenere acerbe grafie
che desidero ancora toccare.
Posso dire che c’erano mappe del posto
pendenti sulle pareti,
la foto di un uomo di pietra con largo cappello,
e mostrare cosí un momento del tempo
in cui altri non sono mai stati.

 

 

 

Io sarò me

2

Sirene, sfingi e arpie stanno qui dietro
da fuori io non le vedo
da dentro se entro poi non esco.
Resterò qui sotto che è lontano
sempre su guarderò,
non si affaccerà nessuno.
Io sarò me se aspetterò in agguato
ciò che è vero che è mistero che è segreto.

 

 

Preoccupazione

3

Da qualche tempo spariscono le cose
abiti, penne, i racconti di Melville in inglese;
da qualche parte un topo rosicchia
o un buco nero ingoia quel che gli pare.
Potrebbe essere anche la mia testa
che organizza la memoria, la ripassa
ma poi fa rotolare a terra
quel che è adesso
che sparisce e mai si aggiungerà alla storia.

 

 

La zona d’ombra

4

La zona d’ombra che c’è dentro le stanze
soffitti alti e lampadari appesi
stazioni radio intercetto per caso
è una parola che diventa oracolo.
Né abissi né cielo, da un’isola veniamo
che sia un corallo, un campo o un continente
sempre il mare ci circonda
sempre come ad avvistare guardiamo.

 

 

Giornata, fino a notte

5

Di mattina si è alzato un ciclone dal mare
la casa ha brillato dentro il suo occhio
dopo pranzo ho trovato pezzi di cenere
color grigio di Payne ed erano quelli
di fogli bruciati, combustibile è il tempo
la storia va in fumo pezzo per pezzo.
La mia storia di oggi si dimena a quest’ora
sotto il letto, nel mezzo, e si apre una crepa
e prima la guardo, ci scendo, poi dormo.
Col sonno sparisce quel piccolo diavolo
dalla testa sottile, dal sesso pungente
con la gamba più corta, con l’occhio affilato
sempre addosso accostato
che voleva da me le pepite lucenti
subito subito quando io le trovavo.
Di chi c’era nel sogno dirò
in un giorno lontano.

 

 

*

 

Testi e foto tratti da http://lightpo.tumblr.com/

 

*

 

«Il progetto web Light-Poetry è nato da una collaborazione tra me e il fotografo Gaetano Bellone. Mi sono chiesta: riuscirei a scrivere su un’immagine? Ho voluto provarci e ho pensato di farlo con la fotografia – con cui da sempre ho un rapporto d’elezione. Ho chiesto a Gaetano di mandarmi foto, le ho guardate a lungo, messe da parte e poi, di solito dopo qualche giorno, ho scritto. Sono foto che ritraggono luoghi che ho conosciuto molti anni addietro, quasi tutti in Abruzzo, luoghi che si sono modificati o sono scomparsi. Credo di aver scritto soprattutto di tutto ciò che nelle foto non compare, di ciò che la mente costruisce dentro lo scarto temporale. Il progetto è ancora in fieri e verrà infine pubblicato in un libro che si intitolerà Il tempo qui non vale niente.» (MU)

 

*

2 Commenti

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Una mostra su Edith Tudor-Hart, la fotografa che reclutò Kim Philby

di Davide Orecchio
A Bologna una personale sulla militante comunista vissuta tra Vienna e Londra. Oltre cento immagini salvate dall’oblio. Scatti sociali su lavoro, povertà, infanzia negli anni '30-'50. E le carte dei servizi segreti

Dov’è la porta? Una postilla su Exit Poetry. Poesia futura

di Gilda Policastro
[I]n Exit Poetry, antologia per me, non-antologia per gli altri due curatori, si sono confrontate (e scontrate) tre idee diverse di poesia...

I padroni del terremoto

di Renata Morresi
Dieci anni dopo quell’ottobre, il sisma continua: è la gestione del post-sisma ora a distruggere le fibre della vita sociale e politica.

Trevor Joyce, Storia del pavone (e coda)

Un estratto da The Peacock’s Tale di Trevor Joyce, figura cruciale per la poesia sperimentale irlandese: un testo che smonta e ricombina le lingue e i discorsi della dominazione coloniale, tra virtuosismi formali, rime semantiche e cortocircuiti del senso. Lo presentiamo qui nella traduzione ‘impossibile’ di Lorenzo Mari.

Lumina ex Ade

Un estratto dal nuovo libro di Silvia Tripodi, Lumina ex Ade (Aragno 2026), con una nota critica di Renata Morresi.

Abbiamo scorto la presenza
di un metalupo
durante una videochiamata
ho riconosciuto la sua testa
da dietro la tenda....

L’usignolo, la macchina

Tra mito, trauma e metamorfosi: Procne Machine di Carmen Gallo
di Gianluca D'Andrea
L’ordigno testuale di Procne Machine (Einaudi, 2026) affonda le radici nel trauma del mito classico, riattivando la vicenda di Procne e Filomela, sorelle unite da un legame viscerale e separate da una violenza indicibile...
renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, ed è ricercatrice di letteratura anglo-americana all'Università di Padova. In poesia ha pubblicato le raccolte Sulle mura del sole (Marcos y Marcos, 2026), La cerimonia (Collana Isola, 2025), Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Ha tradotto poeti e poetesse statunitensi, tra cui Emily Dickinson, Lorine Niedecker, Robert Lax, Rachel Blau DuPlessis, Louis Zukofsky; nel 2015 ha ricevuto il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: